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martedì 26 giugno 2012

Capitolo 12 (di Ferruccio Gianola)




Admiral City
San Antonio Canal
22 Aprile 2013
Ore 6.18 AM


Da quando era infetto Sniper poteva pensare. Angela Solheim non lo avrebbe mai creduto possibile: li aveva creati per eseguire ordini e null’altro. Ora invece il Golem era in grado di pensare e adesso che pensava si rendeva conto che non sopportava l’odore di sudore degli umani. Chi più chi meno lo emanavano e se lo portavano addosso tutti: maschi, femmine, bambini, supereroi o meno era una loro caratteristica in comune. Un odore che diventava ancora più forte e penetrante quando avevano a che fare con le emozioni. Emozioni che in certe situazioni rendevano il lezzo insopportabile.
Sniper, con i suoi sensori, aveva imparato a conoscerlo e a distinguerlo bene. Ma prima di essere infetto non aveva mai fatto delle considerazioni in merito.
Era piacevole pensare, pensò.
Adesso dall’odore di sudore era in grado di capire cosa stesse provando un essere umano. Una facoltà quasi da supereroi se non fosse stato fatto di calcio e ora, mentre lo osservava assorto, percepiva il coraggio sovrumano di Alexsej, benché non lo capisse.
Negli ultimi tempi si domandava spesso cosa significava vivere provando emozioni e la faccenda lo rendeva perplesso: che fosse dovuto anche questo a un effetto del virus immesso nei Golem da Mezzanotte?
«Allora, sei pronto?» chiese Alexsej.
Il Golem analizzò la domanda studiando le tre parole. Annusò Alexsej, prima di annuire.
Alexsej sorrise e il Golem si ritrasse. Il sorriso di Alexsej aveva cambiato le caratteristiche dell’odore di sudore.
«Vedo che non vuoi parlare! Sai dove si trova la Salazar Tower?»
Il Golem non rispose. Non lo sapeva. Era stolto e stupido e nessuno gli aveva mai parlato della Salazar Tower. Neppure il virus che gli era stato immesso in circolo gli aveva fornito delle informazioni in merito.
Avrebbe dovuto incontrare gli altri Golem per saperlo. Chissà se Blaster lo sapeva. Blaster non sudava.
Era bello non sudare, pensò.
«Davvero sei un cecchino?»
Alexsej lo guardava. L’odore di sudore adesso non era più così impregnante. Forse era un effetto causato dalla brezza che si era alzata in quel momento, colpa di un temporale in arrivo sulla città.
«Sono un cecchino» rispose, cercando di capire cosa stesse provando Alexsej.
Non era coraggio adesso.
Al robot pareva quasi che Alexsej si stesse rilassando un poco. Lo scontro doveva averlo affaticato. Pensò che fosse un buon momento per ucciderlo. Non capiva come mai non gli scattava l’impulso di farlo. Afferrò il fucile. Forse sarebbe bastato alzarlo e premere il grilletto, da quella distanza non avrebbe dovuto neppure prendere la mira.
«A che pensi amico?»
«Non sono tuo amico, sono un cecchino»
«Lo so, lo so, non puoi vivere senza fucile. Lo sento, siete in simbiosi, ma non sarai permaloso?»
«Sono un cecchino!»
«Lo hai già detto. Non saranno così anche i tuoi amici?»
Sniper percepì di nuovo una variazione nel sudore di Alexsej. Fastidio? Poi lo vide alzarsi: aveva gli anfibi slacciati e si muoveva in maniera goffa. Si domandò un’altra volta perché non gli arrivasse l’impulso di ucciderlo. Non avrebbe sbagliato con un colpo a bruciapelo.
Forse non toccava lui. Forse il virus di Mezzanotte aveva in mente qualcosa d’altro per lui. Si domandò a chi sarebbe toccato l’onore di uccidere Alexsej.
Blaster era della sua stessa classe, quindi il virus si sarebbe comportato allo stesso modo. Lo stesso valeva per Brawler. Non conosceva altri Golem diversi da lui.
Chissà se il virus avrebbe finito per trasformarlo in un essere umano. Con la forza che aveva sarebbe potuto diventare un supereroe.
«Detto tra noi, prima di andare mi farei una dormita… avrei bisogno di dormire un poco. Ma non c’è tempo. Voi non dormite mai?» chiese Alexsej, poi si ricordò della nenia del Golem. «Sì, sì, non dirlo… io sono un cecchino, ahaha.»
Il Golem non fece una piega. Guardò Alexsej, nel momento in cui il supereroe fu distratto da qualcosa. Forse da un rumore impercettibile.
Sniper non capì, percepì di nuovo una forte variazione nell’odore del sudore del supereroe, causato da un’emozione di piacere. Poi lo vide chinarsi e lo notò aprire il palmo della mano lentamente. Subito dopo scorse uno strano e piccolo essere con le ali posarsi sul palmo della mano di Alexsej.
Il Golem non aveva mai visto nulla di simile. L’essere era di colore rosso con dei piccoli puntini neri sul dorso.
«Sai che animale è?» gli chiese Alexsej
Il golem negò con il capo.
«E' una Coccinella. Si chiama Coccinella: è da sempre un simbolo legato alla fortuna, si dice che quando vola e si posa sul dito anulare indichi una prossima relazione d'amore o amicizia, quando si posa sul medio indica invece un’idea positiva che ci giunge. Siamo messi bene. Grazie a te e a questo piccolo animale generoso riusciremo a portare a termine la missione che ci hanno affidato. È bello avere degli amici!»
Il Golem non disse nulla, sì era bello avere amici, pensò.
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