American Way si sentiva molto bene. Finalmente Mezzanotte era tornato!
Da molto tempo non si sentiva così pieno di energie.
Certo era strano chiamarlo Mezzanotte.
Per lui era sempre Dave.
Forse perchè, nonostante fosse passato tanto tempo, aveva ancora la battuta pungente e quel suo sorrisetto ironico.
Eppoi quegli occhi straordinariamente brillanti.
Erano come quelli di suo padre, anche i suoi occhi avevano brillato fino alla fine.
Suo padre.
Quell'uomo mite che gli aveva insegnato ad andare in bicicletta, che lo portava alle partite di football e che gli aveva spiegato la differenza tra il bene e il male.
Quando Matt gli aveva detto di avere dei poteri speciali e che avrebbe aderito al programma START, lui lo aveva guardato con la stessa fierezza di quando aveva cominciato a lavorare come operaio nella centrale sperimentale della Teleforce.
Per lui Matt era sempre un eroe, qualsiasi cosa facesse, anche prima che avesse i poteri.
«Figliolo sono felice che tu abbia capacità così grandi. Però ricorda, non ci sono talenti più utili di altri.
Qualunque sia la cosa che ti riesce bene, mettila a servizio del mondo e sarai veramente felice.»
Bei principi certamente, ma suo padre era solo un contadino con la testa piena di fantasie e non avrebbe mai capito l'inferno che Matt aveva attraversato per colpa di quei poteri.
Se non avesse avuto Dave sarebbe impazzito.
Ma ciò che era più importante, sarebbe morto se non ci fosse stato Dave il giorno dell'esplosione.
Lavoravano entrambi nella centrale sperimentale e avevano affrontato insieme il periodo di apprendistato.
Quando c'era stata l'esplosione della Teleforce loro due erano vicinissimi al settore da cui si era sprigionata l'energia.
Dave lo aveva preso per un braccio e lo aveva tirato con forza.
«Amico dobbiamo filarcela, qui esplode tutto!»
«Ma le procedure di evacuazione prevedono che attendiamo soccorsi. Ora verranno a prenderci!»
«Tra poco la Teleforce ci cuocerà talmente bene che diventeremo fluorescenti e, credimi, nessuno ci vorrà nemmeno sfiorare.»
Avevano infranto le raccomandazioni di sicurezza e si erano messi in salvo.
Molti dei loro colleghi, rispettosi delle procedure avevano atteso i soccorsi e erano morti ustionati, altri avevano sviluppato dei tumori fulminanti per essere rimasti troppo tempo esposti alle radiazioni.
Inizialmente le istituzioni avevano offerto ai sopravvissuti cure mediche e controlli approfonditi e Matt ne era stato felice.
Aveva cominciato a soffrire di emicranie frequenti durante le quali non riusciva più a parlare. Quando l'emicrania passava, si addormentava e si risvegliava due o tre giorni dopo.
Anche Dave stava male. Soffriva di una febbre che non passava mai e che ogni due o tre giorni saliva a 40.
Inoltre aveva avuto episodi di amnesia in cui si era trovato in luoghi sconosciuti senza sapere come ci fosse arrivato.
Poi un giorno Matt aveva sentito i pensieri nella mente del giovane dottorino che lo stava visitando e lo aveva raccontato all'amico.
«Anche io riesco a fare delle cose strane con la mente,» gli aveva risposto Dave «Riesco a scaldare gli oggetti. Non tutti però. Quelli arrotondati non riesco a raggiungerli, ma quelli con angoli e punte posso farli diventare molto molto caldi.»
I medici avevano detto che la Teleforce aveva causato mutazioni importanti del sistema nervoso in tutti i sopravvissuti, ma solo Dave e Matt avevano sviluppato certe capacità.
La comunità scientifica li aveva convinti ad aderire ad un programma di test per conoscere e sviluppare i poteri.
Matt si era messo nelle loro mani con fiducia cieca non immaginando quel che sarebbe successo.
Loro lo avevano spremuto come un limone.
Volevano vedere fino a che punto arrivavano i suoi poteri, volevano che imparasse a utilizzarli correttamente e efficacemente ma non avevano pazienza, perciò lo sottoponevano a sedute frequenti ed estenuanti. Non erano mai contenti e ne volevano sempre di più.
A loro non importava che il giorno dopo Matt avrebbe avuto delle fitte così forti alle tempie da desiderare di aprirsi la testa in due con un martello e che i dolori alle ossa sarebbero stati così intensi che gli sarebbe stato impossibile alzarsi dal letto.
Per fortuna c'era Dave.
Anche quando era sfinito, Dave passava per fare quattro chiacchiere e bere una birra.
Una volta Dave lo aveva trovato solo in casa, steso a terra nel disperato tentativo di trascinarsi fino al bagno.
«Non preoccuparti Matt,», gli aveva detto. «Domani andrò io al tuo posto.»
«Ma domani è la tua giornata di riposo.»
«Ci sono un paio di cosette che sono rimaste in sospeso e che voglio riuscire a fare. Sai come si dice, batti il ferro finchè è caldo.»
Nonostante il tono spavaldo, Dave era pallidissimo e gli tremavano le mani.
Però Dave non si lamentava mai, anzi si spingeva sempre fino al limite ed era riuscito a fare facilmente cose che a Matt avevano richiesto molto esercizio.
Una volta Dave aveva liberato così tanto il suo potere che il cilindro di metallo si era liquefatto e l'aria della stanza era diventata così rovente che i due osservatori che prendevano appunti si erano ustionati.
«Se la sono voluta», aveva commentato Dave allegramente. «Glielo ho letto in faccia che pensavano che non ce l'avrei fatta.»
Dave aveva sempre voglia di scherzare ma l'ultima volta che si erano visti era teso e cupo.
E non scherzava affatto.
«Questa non è vita. Tutti i giorni eseguiamo ordini, andiamo di qua e di là per risolvere i loro casini internazionali e i loro disastri ambientali. Il fatto che possiamo salvare il mondo non vuol dire che dobbiamo farlo in continuazione. Andiamocene!»
«Non posso venire con te, Dave,» aveva risposto Matt abbassando gli occhi.
«Dimmi che non hai mai pensato di ucciderti pur di liberarti di questa vita assurda.»
Per la verità Matt ci aveva pensato tante volte.
«Anche a me non piace farmi sparare addosso ma non posso lasciare mio padre. Ha solo me.»
Nonostante fosse certo della sua scelta quando Dave era partito Matt si era sentito terribilmente stupido e la squadra dei Super non aveva guarito la sua solitudine.
Ora Dave era tornato.
I pensieri di American Way furono interrotti dalle vibrazioni della mente di Mezzanotte.
«Matt ricordati che stiamo solo facendo ciò che va fatto. Quello che abbiamo scoperto è gravissimo. Gli altri Super sono troppo sciocchi per capire, ma tu e io sappiamo come andrà a finire se non facciamo qualcosa. Dobbiamo fermarli!»
Matt pensò a quanti Super avrebbe dovuto ancora uccidere e gli tornò alla mente Libby.
Lei non avrebbe capito e non si sarebbe piegata, ma lui non l'avrebbe uccisa.
Non avrebbe mai potuto farle del male.
- - -
Scarica Due minuti a Mezzanotte in formato ePub o in formato Mobi aggiornato di settimana in settimana! (Impaginato da Matteo Poropat)
Da molto tempo non si sentiva così pieno di energie.
Certo era strano chiamarlo Mezzanotte.
Per lui era sempre Dave.
Forse perchè, nonostante fosse passato tanto tempo, aveva ancora la battuta pungente e quel suo sorrisetto ironico.
Eppoi quegli occhi straordinariamente brillanti.
Erano come quelli di suo padre, anche i suoi occhi avevano brillato fino alla fine.
Suo padre.
Quell'uomo mite che gli aveva insegnato ad andare in bicicletta, che lo portava alle partite di football e che gli aveva spiegato la differenza tra il bene e il male.
Quando Matt gli aveva detto di avere dei poteri speciali e che avrebbe aderito al programma START, lui lo aveva guardato con la stessa fierezza di quando aveva cominciato a lavorare come operaio nella centrale sperimentale della Teleforce.
Per lui Matt era sempre un eroe, qualsiasi cosa facesse, anche prima che avesse i poteri.
«Figliolo sono felice che tu abbia capacità così grandi. Però ricorda, non ci sono talenti più utili di altri.
Qualunque sia la cosa che ti riesce bene, mettila a servizio del mondo e sarai veramente felice.»
Bei principi certamente, ma suo padre era solo un contadino con la testa piena di fantasie e non avrebbe mai capito l'inferno che Matt aveva attraversato per colpa di quei poteri.
Se non avesse avuto Dave sarebbe impazzito.
Ma ciò che era più importante, sarebbe morto se non ci fosse stato Dave il giorno dell'esplosione.
Lavoravano entrambi nella centrale sperimentale e avevano affrontato insieme il periodo di apprendistato.
Quando c'era stata l'esplosione della Teleforce loro due erano vicinissimi al settore da cui si era sprigionata l'energia.
Dave lo aveva preso per un braccio e lo aveva tirato con forza.
«Amico dobbiamo filarcela, qui esplode tutto!»
«Ma le procedure di evacuazione prevedono che attendiamo soccorsi. Ora verranno a prenderci!»
«Tra poco la Teleforce ci cuocerà talmente bene che diventeremo fluorescenti e, credimi, nessuno ci vorrà nemmeno sfiorare.»
Avevano infranto le raccomandazioni di sicurezza e si erano messi in salvo.
Molti dei loro colleghi, rispettosi delle procedure avevano atteso i soccorsi e erano morti ustionati, altri avevano sviluppato dei tumori fulminanti per essere rimasti troppo tempo esposti alle radiazioni.
Inizialmente le istituzioni avevano offerto ai sopravvissuti cure mediche e controlli approfonditi e Matt ne era stato felice.
Aveva cominciato a soffrire di emicranie frequenti durante le quali non riusciva più a parlare. Quando l'emicrania passava, si addormentava e si risvegliava due o tre giorni dopo.
Anche Dave stava male. Soffriva di una febbre che non passava mai e che ogni due o tre giorni saliva a 40.
Inoltre aveva avuto episodi di amnesia in cui si era trovato in luoghi sconosciuti senza sapere come ci fosse arrivato.
Poi un giorno Matt aveva sentito i pensieri nella mente del giovane dottorino che lo stava visitando e lo aveva raccontato all'amico.
«Anche io riesco a fare delle cose strane con la mente,» gli aveva risposto Dave «Riesco a scaldare gli oggetti. Non tutti però. Quelli arrotondati non riesco a raggiungerli, ma quelli con angoli e punte posso farli diventare molto molto caldi.»
I medici avevano detto che la Teleforce aveva causato mutazioni importanti del sistema nervoso in tutti i sopravvissuti, ma solo Dave e Matt avevano sviluppato certe capacità.
La comunità scientifica li aveva convinti ad aderire ad un programma di test per conoscere e sviluppare i poteri.
Matt si era messo nelle loro mani con fiducia cieca non immaginando quel che sarebbe successo.
Loro lo avevano spremuto come un limone.
Volevano vedere fino a che punto arrivavano i suoi poteri, volevano che imparasse a utilizzarli correttamente e efficacemente ma non avevano pazienza, perciò lo sottoponevano a sedute frequenti ed estenuanti. Non erano mai contenti e ne volevano sempre di più.
A loro non importava che il giorno dopo Matt avrebbe avuto delle fitte così forti alle tempie da desiderare di aprirsi la testa in due con un martello e che i dolori alle ossa sarebbero stati così intensi che gli sarebbe stato impossibile alzarsi dal letto.
Per fortuna c'era Dave.
Anche quando era sfinito, Dave passava per fare quattro chiacchiere e bere una birra.
Una volta Dave lo aveva trovato solo in casa, steso a terra nel disperato tentativo di trascinarsi fino al bagno.
«Non preoccuparti Matt,», gli aveva detto. «Domani andrò io al tuo posto.»
«Ma domani è la tua giornata di riposo.»
«Ci sono un paio di cosette che sono rimaste in sospeso e che voglio riuscire a fare. Sai come si dice, batti il ferro finchè è caldo.»
Nonostante il tono spavaldo, Dave era pallidissimo e gli tremavano le mani.
Però Dave non si lamentava mai, anzi si spingeva sempre fino al limite ed era riuscito a fare facilmente cose che a Matt avevano richiesto molto esercizio.
Una volta Dave aveva liberato così tanto il suo potere che il cilindro di metallo si era liquefatto e l'aria della stanza era diventata così rovente che i due osservatori che prendevano appunti si erano ustionati.
«Se la sono voluta», aveva commentato Dave allegramente. «Glielo ho letto in faccia che pensavano che non ce l'avrei fatta.»
Dave aveva sempre voglia di scherzare ma l'ultima volta che si erano visti era teso e cupo.
E non scherzava affatto.
«Questa non è vita. Tutti i giorni eseguiamo ordini, andiamo di qua e di là per risolvere i loro casini internazionali e i loro disastri ambientali. Il fatto che possiamo salvare il mondo non vuol dire che dobbiamo farlo in continuazione. Andiamocene!»
«Non posso venire con te, Dave,» aveva risposto Matt abbassando gli occhi.
«Dimmi che non hai mai pensato di ucciderti pur di liberarti di questa vita assurda.»
Per la verità Matt ci aveva pensato tante volte.
«Anche a me non piace farmi sparare addosso ma non posso lasciare mio padre. Ha solo me.»
Nonostante fosse certo della sua scelta quando Dave era partito Matt si era sentito terribilmente stupido e la squadra dei Super non aveva guarito la sua solitudine.
Ora Dave era tornato.
I pensieri di American Way furono interrotti dalle vibrazioni della mente di Mezzanotte.
«Matt ricordati che stiamo solo facendo ciò che va fatto. Quello che abbiamo scoperto è gravissimo. Gli altri Super sono troppo sciocchi per capire, ma tu e io sappiamo come andrà a finire se non facciamo qualcosa. Dobbiamo fermarli!»
Matt pensò a quanti Super avrebbe dovuto ancora uccidere e gli tornò alla mente Libby.
Lei non avrebbe capito e non si sarebbe piegata, ma lui non l'avrebbe uccisa.
Non avrebbe mai potuto farle del male.
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