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martedì 6 novembre 2012

Capitolo 30 (di Miss Marvel)



Admiral City
Cielo sopra la Salazar Tower
22 aprile 2013
11.59 PM
Cielo sopra la Salazar Tower

Hal Salazar strinse i denti, cercando di vincere il senso di vertigine. Il campo magnetico in cui era chiuso insieme a Maxwell – Mezzanotte – era invisibile. Sotto di esso osservava il grattacielo che si era spezzato a metà, lasciando cadere tonnellate di detriti sulla città. Era uno spettacolo al contempo affascinante e orribile. Un enorme, innaturale albero era la causa del crollo. Il tronco abnorme aveva sventrato la Salazar Tower, spaccando cemento, acciaio, vetro, titanio.
Una serie di anelli concentrici di energia bluastra avvolgevano la colossale pianta. L'antenna funziona ugualmente, fu il primo pensiero di Hal. Poi provò un dolore profondo, lacerante, per ciò che era successo al suo grattacielo. Alla mia città.
«Manca un minuto», sentenziò Mezzanotte, serafico. «Il ricevitore reggerà?»
Salazar guardò il compare, cercando di scuotersi. «Reggerà. Ma tutto questo...»
«Soltanto un piccolo sacrificio in più, per cambiare il mondo. Devi essere forte.»
Un ragazzo dai vestiti lacerati levitava verso la sommità dell'albero, in una posa che ricordava in un qualche modo il defunto American Dream.
Eddie.

* * *

Admiral City
Poco sopra le macerie della Salazar Tower
22 aprile 2013
11.59 PM

Libby era incredula. Il grattacielo si era spezzato sopra le loro teste, mentre salivano lungo le scale. L'edificio aveva tremato, scaraventando le tre donne a terra. Stray, la telecineta di Fortress Europe, era stata rapida e istintiva. Utilizzando il suo potere aveva sollevato in volo se stessa e le compagne. Insieme erano uscite dalla finestra più vicina. Non contenta era riuscita a schermarle dalla pioggia di detriti e calcinacci, portandole più su, fin dove si vedeva la linea di frattura della Salazar Tower, spezzata in due da un albero di dimensioni titaniche che cresceva dentro la torre.
Libby notò quattro figure sospese in volo, un centinaio di metri sopra le loro teste. Con mano tremante accese la modalità zoom dei suoi occhialini da runner. Il vecchio Hal Salazar e un uomo sconosciuto, l'aspetto vagamente da santone, levitavano uno accanto all'altro. Un terzo Super, molto più giovane, stava raggiungendo la sommità dell'albero. A centoventi metri in linea d'aria dai tre c'era infine Uranium, sospeso in volo nella sua tuta ipertecnologica.
«Che cosa cazzo...»
Dehydra non riuscì a concludere la domanda. Una voce riecheggiò nella testa delle tre Super.
«Ascoltatemi! Sono Scanner.»
«Si è ripreso, professore?», replicò Libby, pur rendendosi conto dell'inutilità di farlo ad alta voce. Gli psionici la irritavano da sempre.
«Non c'è tempo per questo. Dovete fermare Salazar e Mezzanotte. Avete tredici minuti per farlo.»
Stray e Dehydra scambiarono sguardi preoccupati con la Super dello START, che fece loro cenno di attendere. «Professore, si spieghi meglio.»
«Nessuna spiegazione, vi invio tutto ciò che ho scoperto in forma di input mnemonico.» Non fece in tempo a concludere la frase-pensiero che la testa di Libby si riempì di una ridda di immagini, parole e dati.

E Libby vide tutto.
Il governo lo chiamava Evento Mezzanotte, gli scienziati Tempesta Elettromagnetica Anomala. Hal Salazar, che la ragazza scoprì essere a sua volta un Super, lo aveva battezzato Flare di Teleforce. Fonte e origine ignota, generato nello spazio, il Flare avrebbe investito la Terra alla mezzanotte del 22 aprile 2013, attraversandola, invisibile, in dodici minuti esatti. Per quel poco tempo tutti i Super del pianeta avrebbero goduto di un ampliamento dei loro poteri. Molti non se ne sarebbero nemmeno accorti.
Salazar aveva interpretato quell'evento come un segno del destino. L'umanità doveva mutare, evolversi. Con un mondo di Super, nessuno avrebbe patito più miseria e dolore. Imbrigliare il Flare di Teleforce e usarlo per distribuire la sua potenza su tutto il pianeta: solo lui, tramite il suo sapere e le sue industrie, poteva farlo. Aveva costruito un'antenna ricevente all'interno della Salazar Tower: dai piani segreti del grattacielo fin su, alla sommità.
Una volta raccolta l'energia proveniente dallo spazio aveva però bisogno di qualcuno in grado di diffonderla ovunque. L'unico a poterlo fare era un suo vecchio amico Super, di nome Maxwell, ora noto come Mezzanotte. Ignoto ai più, ma dotato di poteri eccezionali. Ucciso nel 2002 da un virus genetico programmato da un gruppo di potere occulto, interno all'ONU. Resuscitato in quelle ultime ore grazie a uno Super sconosciuto, Eddie, dotato di incredibili talenti latenti. Che era poi il ragazzo in cima all'albero gigante.
I principali governi mondiali sapevano del Flare ma non avevano la tecnologia e le capacità per sfruttarlo. Molti, tra cui il presidente Romney, temevano che Hal Salazar, il miliardario visionario, avrebbe tentato di sfruttarlo per creare una nuova generazione di sovrumani. Pur non conoscendo la reale portata dei progetti del vecchio, non potevano lasciargli via libera. Hanno elaborato piani di contenimento, piani di sterminio dei Super. Qualcuno considerava l'Evento Mezzanotte come un'occasione per porre fine a quelle anomalie che camminavano tra i normali esseri umani.
Salazar sapeva che avrebbero cercato di fermarlo. Studiò contromosse. I Triari, il finto attacco ad Admiral City, e infine il balzo temporale in avanti, che era costato metà del potere del resuscitato Maxwell, nonché parte dell'energia rubata a Uranium, l'uomo atomico, attirato sul grattacielo. Era il trucco che lo avrebbe portato alla vittoria, spiazzando gli avversari che non si aspettavano nulla del genere.

Libby scosse la testa, frastornata. Stray le appoggiò una mano sulla spalla. Si guardarono negli occhi. Quelli della velocista erano colmi di lacrime. Avevano visto anche altro. Matt, American Dream, era morto. Ucciso dopo essere stato utilizzato da Salazar e Mezzanotte come ulteriore pedina, come fumo negli occhi dei potenti mondiali.
Tutti erano colpevoli. Tutti.
«Mi spiace moltissimo», mormorò la telecineta tedesca.
Poi gli strati di energia bluastra che avvolgevano i resti della torre e l'albero che l'aveva distrutta si gonfiarono a dismisura, pulsando e salendo verso il cielo. Verso Salazar e Maxwell.
Era scoccata la mezzanotte.

* * *

Admiral City
22 aprile 2013
Mezzanotte

«Uranium, Lady Liberty, Stray, Dehydra, ascoltate.» La voce psichica di Scanner era ancora più intensa. «Vi porto gli ordini del tenente colonnello Ross: dovete fermare quei due. I conti con gli altri colpevoli di tutto ciò li faremo più tardi. Ora dobbiamo impedire che Mezzanotte compia qualcosa che potrebbe avere esiti catastrofici. Nessuno conosce le possibili conseguenze
Libby ascoltava e osservava. Maxwell assorbiva l'energia blu, le braccia aperte come un Cristo redentore. Anche la ragazza sentiva gli effetti del Flare, di cui in precedenza aveva percepito solo le avvisaglie. Il corpo le pulsava di potere, di vitalità. Anche le sue compagne parevano godere dello stesso miracolo.
«Uranium, tu pensa a Mezzanotte», proseguì Scanner. «Distruggilo, non c'è altro modo. Voi, ragazze, bloccate Salazar. Fatelo prig...»
«No», urlò Libby. «Mezzanotte è mio.»
«Non hai le capacità per...»
«Stai zitto.» Ignorando le proteste del telepate si rivolse a Stray. «Così potenziata puoi farmi volare fino a quel bastardo?»
La tedesca ci pensò un attimo, poi annuì. Senza attendere altro tese le mani psichiche e agganciò Libby, scagliandola come un proiettile verso il cielo buio. Lady Liberty assunse la posizione di volo tipica di Matt. Si accorse di poter accelerare i suoi movimenti col solo pensiero, anche senza una base d'appoggio su cui darsi la spinta. Piombò addosso a Mezzanotte a Mach 2.5, disperdendo il campo di forza invisibile che teneva in salvo Hal Salazar. Non badò al vecchio che precipitava. Colpì Maxwell a pugni uniti, spingendolo via dalla colonna di energia blu, che però lo seguì, unito come un cordone ombelicale.
Il Super accusò il colpo. Sputò sangue, ma poi sorrise. «Non dovresti combattermi, bensì unirti a me», affermò, mentre frenando incendiava l'aria attorno a sé.
«Maledetto!» Come una furia, Libby gli sferrò un pugno a velocità supersonica. Mezzanotte schivò, veloce quasi quanto lei. Quasi: il colpo gli tranciò di netto l'orecchio destro.
Maxwell socchiuse gli occhi, da cui scaturirono due fulmini che investirono la ragazza. Le strapparono i vestiti, causandole ustioni diffuse. In circostanze normali Lady Liberty sarebbe morta. Si limitò invece a stringere i denti, potenziata dal Flare a cui era esposta. Tempestò l'avversario di colpi di Krav Maga sferrati in ipervelocità. Riuscì a piazzargli una ginocchiata al fianco destro, sbriciolandogli un paio di costole. Per tutta risposta Mezzanotte amplificò il suo campo energetico, torcendo i muscoli della ragazza con un elettroshock intensissimo. Se in quel momento lei era forte quanto il povero Matt, Maxwell era paragonabile a Dio.
«I prescelti di Salazar, Eddie e Bonnie, saranno araldi migliori di voi», affermò, tendendo la mano destra per bruciarla come un fiammifero.
All'improvviso il Flare lo abbandonò, deviando verso un punto a nord-ovest, giù in città, attirato da chissà cosa.
Mezzanotte spalancò gli occhi, incredulo. Libby non gli lasciò il tempo per riprendersi dallo stupore. Lo afferrò per le spalle e schizzò orizzontalmente verso sud-est. Si accorse che oramai volava autonomamente. Aumentò la velocità fino a raggiunge Mach 7. Accelerò ancora, passando oltre lo skyline di Admiral City. Tra le sue mani il corpo di Maxwell si contorceva, sottoposto a pressioni che la ragazza poteva reggere, ma lui no. Fu a Mach 10, in volo sopra la Martinica, che l'uomo si disarticolò, le ossa frantumate, gli organi interni collassati, gli occhi esplosi. Libby decelerò fino a rimanere sospesa sopra le acque buie del Mar dei Caraibi.
Lasciò cadere il cadavere di Mezzanotte, quindi planò, semicosciente, verso l'ignoto.

* * *

Admiral City
Attico del Crowne Plaza
23 aprile 2013
Ore 00.05 AM

Il Flare di Teleforce investì Tito Salazar, inginocchiato al centro della sala, gli occhi chiusi, i muscoli tesi. Era vestito con la speciale tuta color antracite, in nano-network, che lo aiutava a distribuire l'energia assorbita al suo organismo. Nella mano destra stringeva i due telecomandi, il suo e quello del defunto fratello Theodor. Non li aveva più lasciati, per scaramanzia, anche dopo aver attivato il deviatore innestato in tempi non sospetti su quello che fino a poche ore prima era lo scheletro inanimato del vecchio Maxwell.
Oh sì, pensò Tito, sarebbe stato uno spreco dividere tutto questo potere con gli insetti là fuori, caro vecchio e stronzo padre mio.
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martedì 21 agosto 2012

Capitolo 19 (di Domenico Helldoom Attianese)




Laboratorio Centro START 
22 aprile 2013 
Ore 6:25  


Cheveaux d’Ange si era risvegliato, il suo corpo almeno.
«Non sono il francese, sono Scanner.»
«Come?» Blackjack era confuso. 
«Probabilmente avrà trasferito tutta la sua mente dentro di lui, forse perché altrimenti molti dettagli sarebbero andati persi», spiegò Rushmore. 
«E bravo il cervellone», rispose Scanner, col corpo del francese. 
«Visto che non sei morto, Dream è tornato normale?» 
 «No, Rushmore, ormai American Way è libero. I blocchi psichici sono saltati quando sono entrato in coma e Salazar ha trovato, non so come, il modo di soggiogarlo ai suoi ordini. Way è convinto di vedere Mezzanotte, che lui crede essere un certo Dave con cui sarebbe cresciuto. Non so come abbia fatto, ma Salazar controlla uno dei super più potenti in circolazione.» 
«American Dream è contro di noi…» 
«Sì, ma non è questo il problema più grande. Salazar e Mezzanotte stanno per fare la loro mossa, grazie ai poteri di Mezzanotte intendono far saltare Portorico e generare un’onda di Teleforce che si spargerà per tutto il pianeta.»

* * * 

Salazar Tower
22 aprile 2013
Ore 6.25

«Allora perché ci sei tu qui, papà?»
«Mezzanotte non è solo un nome, è un piano. Codice di sicurezza: Omega-Tesla-Geova-Super.» Salazar vide Bonnie guardare oltre le sue spalle. Un muro si divise in due alle sue parole e rivelò uno scheletro metallico collegato ad una postazione computerizzata. 
«Questo, Lisa, contiene il cervello di Maxwell, e questo» - disse, indicandogli il diamante che lo scheletro portava al collo- «contiene la sua anima. Mezzanotte è mantenuto in questo mondo da un supporto vitale e dal mio potere. Il mio potere è superiore a quello dei super creati dall’incidente, io sono stato esposto alla pietra intera. In parole semplici, posso controllare e manipolare le anime degli esseri viventi, posso sentirle e osservarle, comprenderle e alterarle.» 
Bonnie gli sembrava confusa. Non aveva mai fatto cenno a nessuno dei suoi poteri, ma ormai non aveva più senso nasconderli. 
«Forse capirai meglio così. Nightshifter, entra.» 
«Eddie, stai bene?» chiese Bonnie, preoccupata, vedendo entrare Eddie, dalla cui bocca colava una nebbia nera.  Salazar gli toccò la fronte, gli occhi si illuminarono di verde e Nightshifter uscì dal suo corpo, solidificandosi accanto a Salazar. 
«Sta benissimo, controllo la sua essenza ora, e gli ho fatto un upgrade. Voi due, come molti super, siete molto più potenti di quello che pensate.» disse Salazar e toccò la fronte di Bonnie. Anche i suoi occhi si illuminarono di verde e, come Eddie, si fermò in piedi di fronte allo scheletro. 
«Come lui, ora sei più potente e soggiogata a me. Ora calma, sento che cerchi di liberarti. Non puoi, mettiti il cuore in pace e ascolta. Voglio farti capire, voglio che almeno uno dei miei figli sia con me» disse, con un misto di speranza e dispiacere nella voce. 
«Che devo capire, sei un pazzo bastardo, papà» 
«Sssh» fu la risposta di Salazar, e Bonnie ammutolì. «Come stavo dicendo, io e Maxwell ci separammo dopo l’incidente del ‘73. La nascita dei super aveva creato in me un nuova speranza, un mondo che ci avrebbe uniti agli uomini e ci avrebbe permesso di progredire verso un futuro migliore. Maxwell capì, prima di me, che non sarebbe stato possibile e ognuno andò per la sua strada. 
Dopo l’incidente di Rodeo Drive mi ricontattò, disse che aveva scoperto qualcosa di terribile. 
Quando andai da lui, scoprii che stava morendo. Lo avevano contaminato con qualcosa creato apposta per i Super, e mi mostrò i piani dell’ONU che era riuscito a recuperare. 
Un virus chiamato “Piaga del superuomo”, campi di concentramento, bombardamento nucleare. Era quello che volevano fare nel caso fosse successo qualcosa di simile all’incidente del 2001 o a quello del 1973. 
Non potevo lasciarlo morire cosi, avevamo attraversato i secoli insieme, eravamo più che fratelli e cosi chiusi la sua anima in quel diamante e il suo cervello in quello scheletro. Portai ciò che rimaneva di lui qui, e andai a chiedere spiegazioni. 
Non negarono nulla, mi minacciarono e mi dissero che solo l’entusiasmo che gli uomini avevano per i super ci salvava ancora dalla nostra fine. 
Per anni meditai su cosa fare, pregando che non scoccasse qualche scintilla, ma non potevo attendere per sempre. 
Quei due psicopatici dei miei figli sono sempre più difficilmente contenibili.  
Quel bastardo di Yell è sempre più azzardato in quello che fa. La minaccia del risveglio di American Way, che ho fortunatamente arginato, prima che mostrasse al modo la sua follia. 
E questi sono solo alcuni dei pericoli che potrebbero scatenare contro i super l’ira e la paura di un intero pianeta. Certo, vorrei che tutti i super si unissero a me e non dovessero perire insieme a Portorico, ma molti non capirebbero. 
I Governi ci temono, vogliono distruggerci. E i super alleati ai governi, come lo START e la Fortress Europe, hanno tradito i loro simili. Quindi è ora di assumere il posto che ci spetta. 
Se tutti diventano Super, non avremo più nemici» disse Salazar, sinceramente dispiaciuto per quello che lui e Mezzanotte avrebbero dovuto fare ad alcuni dei loro simili. 
«Ed ora all’opera, ricreiamo un corpo a Maxwell» concluse. 

Toccò prima la fronte di Eddie, poi quella di Bonnie sintonizzando le loro anime e codificando i suoi ordini.
Si misero all’opera, mentre Salazar sentiva tutto quello che facevano. 
Prima Bonnie mutò il minerale dello scheletro da argento a calcio, mentre Eddie duplicava il DNA dal cervello creando il midollo. Mentre il lavoro di Bonnie era finito, Eddie continuava, cellula dopo cellula, a ricostruire il corpo. 
Reni, Polmoni, Cuore e tutti gli altri organi interni. Intanto uno shanghai di vene ed arterie si generava partendo dall’alto, mentre strati di cartilagine, muscoli e pelle iniziarono a ricoprire tutto lo scheletro.
Per ultimi creò gli occhi, di un azzurro intenso e dei lunghi capelli neri. 
Bonnie ed Eddie si spostarono e Salazar si avvicino al nuovo corpo. Staccò il diamante dal suo collo e la pietra andò in polvere nelle sue dita, lasciandogli un fumoso pugno di energia verde tra le mani. 
Con l’energia tra le mani, appoggiò i palmi al corpo e un’esplosione di Teleforce proveniente dal redivivo Maxwell stese Nightshifter, Eddie e Bonnie. 
Un sorriso si stampò sul volto di Maxwell, che abbracciò Salazar. «Finalmente ti sei reso conto che avevo ragione, eh Hal?» 
«Purtroppo sì, dobbiamo agire in fretta… ma prima mettiti qualcosa addosso» rispose Salazar sorridendo di rimando. 
«Ah, sì», rispose e semplicemente pensando riorganizzò gli atomi intorno a se in un nuovo costume. 
«Che te ne pare?» Sembravano due ragazzini che non si vedevano da tempo, pronti a giocare di nuovo insieme. 
A un gioco che avrebbe sconvolto un pianeta.
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martedì 31 luglio 2012

Capitolo 17 (di Ariano Geta)




ADMIRAL CITY
22 aprile 2013
Salazar Tower
Ore 6.20 a.m.

«Tu sai chi è Mezzanotte, non è vero?» domandò Bonnie. Si era appena risvegliata dallo shock della luce bianca, e la sua testa era piena di informazioni nuove, come se gliele avessero iniettate nel cervello.
Sulle labbra di Salazar si disegnò un sorriso malinconico.
«Io sono un uomo del XVI secolo, cresciuto in un’epoca in cui esisteva solo la fede in Dio. Per me era quella l’unica spiegazione possibile per la pietra lucente che rinvenni a Tenochtitlan. Ero un medico al seguito di Cortés, lo sai, uno dei conquistatori dell’impero azteco. Credevo fosse una pietra preziosa particolarmente luminosa, e cominciai a capire il suo vero valore solo molti decenni dopo, man mano che compagni e famigliari invecchiavano mentre io rimanevo sempre giovane».
Lei lo fissò incuriosita. Questa storia gliela aveva raccontata già altre volte, ma probabilmente stavolta avrebbe aggiunto particolari inediti.
«Il primo uomo al quale rivelai il mio segreto fu un sacerdote, ma ebbe una reazione inattesa. Gli avevo mostrato ciò che ai miei occhi era un miracolo divino, e lui disse di fare molta attenzione poiché spesso dietro certi apparenti prodigi si nasconde il diavolo…»
«Intendi dire che Mezzanotte in realtà è Satana?»
Salazar si concesse una risata, contenuta ma assai divertita. «No, ovviamente no. Ti ho riferito le parole del sacerdote solo perché tu capissi il mio rapporto con la pietra lucente. Da uomo di fede la percepivo come un dono di Dio, ma nel contempo cominciai a essere terrorizzato all’idea che fosse uno strumento del demonio».
L’espressione divertita del viso tornò seria.
«Io ho letto quasi in diretta i primi trattati filosofici improntati allo scetticismo e alla negazione di Dio, e li irridevo. La luce al mio fianco era una prova inconfutabile che contraddiceva le loro deduzioni logiche. Però mi chiedevo che senso avesse possedere quel miracolo senza sfruttarlo per lenire le sofferenze del mondo. Nelle mie piantagioni non esistevano schiavi, tutti erano rispettati, e inoltre usavo gran parte dei miei profitti per fare opere di bene, però restava una goccia nell’oceano. Ma ti sto annoiando, vero?»
«Capisco la necessità di fare qualche premessa, ma…»
«Beh, in effetti anche se parlassi per ore e ore non riusciresti a capire. Nella mia mente di uomo del XVI secolo Dio è imprescindibile, questo è ciò che volevo farti capire. Quando gli americani invasero Cuba per sostenere la lotta degli indipendentisti contro gli spagnoli, io ero abbastanza conosciuto, ma solo di nome visto che – per ovvi motivi – non partecipavo alla vita pubblica. Tuttavia il console americano Maxwell volle conoscermi di persona, così come aveva già fatto con altri maggiorenti cubani».
L’attenzione di lei ebbe un sussulto. Era la prima volta che lui pronunciava questo nome.
«Era un uomo di fede come me, anche se tramite canali diversi», ironizzò Salazar riferendosi al credo metodista di Maxwell. «In breve diventammo amici. Lui sosteneva fermamente la vocazione americana di costruire una società e un mondo migliore, e in effetti nei decenni appena trascorsi la sua nazione aveva affrontato una dolorosa guerra civile pur di abolire la schiavitù. Insomma, sembrava davvero che gli Stati Uniti potessero creare un luminoso futuro per l’intera umanità… e se era tanto luminoso, potevo pur aggiungervi un po’ della mia luce, no?»
«Cosa accadde?» chiese lei con impazienza.
«Gli diedi un piccolissimo frammento della pietra lucente. Con l’aiuto di alcuni studiosi iniziammo ad analizzarlo, convinti entrambi di poterne dimostrare l’origine divina. Uno degli studiosi era un giovane di nome Tesla…» Sorrise. «Dopo pochi mesi ci disse che la pietra nascondeva qualcosa di straordinario, parlando però da scienziato e non da uomo di fede. Secondo lui l’energia che emanava quel frammento – non appena fosse stata opportunamente depurata – era in grado di donare all’uomo una salute e una vita lunghissima, e dei talenti straordinari. Poteva persino rendere più rigogliosi i raccolti facendo scomparire la fame. Io e Maxwell eravamo entusiasti della cosa, ma a quel punto avvenne il primo imprevisto».
«Ovvero?»
«Durante un esperimento, un raggio di energia ottenuto della pietra essiccò tutte le piante e le forme di vita vegetali nel raggio di miglia e miglia. Cuba fu colpita da una gravissima carestia per colpa nostra. Tesla ne rimase sconvolto e decise di abbandonare tutto e ritornare negli Stati Uniti. D’altro canto Maxwell fu costretto a rivelare al consigliere militare americano il nostro segreto. Era impossibile nascondere l’origine innaturale di quel disastro. Inoltre, seguendo la nostra logica di credenti, pensavamo che fosse giusto assumersi le nostre colpe…»
Boner osservava suo padre con crescente sorpresa.
«Io ero demoralizzato: volevo fare del bene e invece avevo causato una calamità naturale. Maxwell era più tranquillo: sosteneva che qualche piccolo incidente di percorso può capitare. Comunque, gli studi su quell’energia - la teleforce ovviamente - vennero messi sotto controllo dai militari americani. Ci obbligarono a trasferirci a Portorico affinché altri eventuali effetti collaterali imprevisti fossero circoscritti a quella piccola isola, e inoltre divisero in due il frammento e ne portarono una parte a Washington per fare degli studi separati. Ignoravano che tale frammento era solo una piccolissima parte della pietra lucente ancora nelle mie mani».
«Quindi il governo americano ha avuto la teleforce nelle sue mani già dagli inizi del 1900?»
«Sì, ma come ti dicevo il frammento che hanno a disposizione è minuscolo. Inoltre hanno causato più danni che progressi. Tipo Rebel Yell…»
Respirò lentamente prima di ricominciare a parlare. «Io e Maxwell eravamo d’accordo su una cosa: l’intera umanità doveva beneficiare della teleforce. Lunga vita, salute e biblici talenti distribuiti ad ogni uomo sulla terra: questo era lo scopo che ci guidava come uomini di fede. Ma Maxwell stava invecchiando, e non avrebbe più potuto starmi accanto per l’esecuzione del progetto. Necessitavamo ancora di decenni di studio, così gli proposi di esporsi all’energia della pietra – non quella del frammento, ma l’intera pietra, capisci! – per aumentare la durata della sua vita».
Lei comprese immediatamente. «Quindi Maxwell è… Mezzanotte?»
«Sì. Siamo sempre stati in buoni rapporti, fino all’incidente del 1974. Le conseguenze sulle persone colpite ci causarono dei dubbi. Una teleforce accuratamente depurata, come diceva Tesla, avrebbe aumentato la durata della vita dell’uomo e gli avrebbe fornito dei talenti. Ma noi immaginavamo una maggiore intelligenza, o un super pollice verde come è capitato a Eddie. Non volevamo che gli uomini avessero il potere di distruggere altri uomini. È stato a quel punto che le nostre strade si sono separate per… divergenze d’opinioni sull’uso della teleforce. Ma sono certo che lui, esattamente come me, vuole solo che la teleforce rappresenti la luce di Dio, non l’ombra del demonio».
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martedì 10 luglio 2012

Capitolo 14 (di Cervello Bacato)


 

Admiral City
Nelle vicinanze della Salazar Tower
22 aprile 2013
ore 06.17 AM

Vomitò copiosamente sui tre cadaveri che gli giacevano innanzi. Tre sagome nere e senza vita, di cui una del tutto simile ad un sacco nero della spazzatura: accennata forma umanoide, lingua fine e tortuosa che fuoriusciva da una smorfia contratta di dolore.
Ho rischiato grosso col Triario... rimuginò tra sè il superumano, sputando i residui di saliva densa che gli infestavano la bocca di un sapore orrendo. Sapere che di mezzo c'è quello squilibrato di Nightshifter mi inquieta. Chissà che dirà il cervellone...
Un boato improvviso gli fece alzare la testa al cielo.
«E quelli cosa...!?» .

***

Salazar Tower
Quinto piano
22 aprile 2013
ore 06.15

«Rock!... Bzzz... senti?...bzz.. Rockster, mi senti!? ..bz.. Archer. Riesci a sentirmi!?» .
«Ti sento, ora ti sento. Ma che cazzo sta succedendo qui? Sento delle...».
«Ascoltami bene! E' successa un..bzz.. assurd...bzz.»
Sentiva male ma ne era certo: la voce del suo compagno tremava, era sconvolto.
«Ho ricevuto immagini da uno dei droni di Rushmore, in perlustrazione..bzz.. torre. American Dream è bzz traditore! Bzb....bz.ha ucciso Sun e forse anche Stray è... bzz...»
Il pilota s'interruppe e senza alcun contegno lasciò spazio solo ai singhiozzi.
«Ma che cazzo stai dicendo?! Il lurido bastardo cosa?!», urlò quel ''Big Show'' alla sua tuta aderente in cui era incorporata la ricetrasmittente.
«Devi riportarli fuori e bzb... Solo Waver e Versor... aiuto... Non... bzz...cazzate! Hai capito..bzz? La mia Stray... bzbz...»
Rockster troncò la conversazione e sbriciolò senza il minimo sforzo la parete su cui si reggeva. Rabbia. La sua stazza cresceva a vista d'occhio. Guardò il pavimento, i piani inferiori. Da pochi minuti a quella parte riusciva a percepire quelle presenze. Una in particolare lo attraeva. Alzò un piede, pronto a sbatterlo per sfondare i metri che lo separavano da Lui.
American Dream, chi altri se non quel figlio di troia!
Lo stivale in pelle si fermò a pochi centimetri dall'impatto.
Dove te ne voli Riccioli d'oro?... Stavolta ti faccio il culo!
La Rabbia aumentava. La sua massa era più che raddoppiata. Il bestione corse demolendo ogni cosa gli si parasse davanti, fuoriuscendo dalla torre e piombando cinque piani più giù, davanti all'entrata dell'edificio. Lì, decine e decine di membri delle forze dell'ordine. In disparte, un rottame col fucile e un teppista dall'aria sfigata. Non si curò di loro, si piegò su se stesso flettendo le ginocchia nude, ora larghe quanto un'intera persona. La Rabbia esplose. Il rinculo gli formò tutt'attorno una voragine profonda qualche metro e in un area di cento, tutti caddero a terra, incapaci di mantenere l'equilibrio per l'inatteso movimento sussultorio del terreno. Rockster vide la città sotto di lui farsi piccola, l'onda d'urto dissolversi, le luci allontanarsi.
Ti vedo, ti prendo e ti squarto con le mie mani pezzo di merda!
Riflessi fulminei e potenza esplosiva, una manciata di secondi dopo stava stringendo a sè AD, intercettato durante il suo volo. Lo fissò con gli occhi iniettati di sangue.
«La pagherai, cane! Ti squart...»
Non finì la frase. Incredulo, fissò un secondo American Dream, che avanzava fulmineo dalla Salazar Tower.

***

Sommità della Salazar Tower
22 aprile 2013
06.14

Immobile fra le macerie, una figura incappucciata, coperta da capo a piedi da una pesante tunica ebano. Una smorfia indefinita e per un attimo, uno spiraglio di potentissima luce da quel cenno scoperto di viso. Nightshifter gli si materializzò davanti. Il suo ventre di oscurità fumosa espulse American Dream da un gomitolo di fili d'ombra.
Questo si alzò da terra lentamente, confuso. Tastò il pavimento. Impossibile!... Lo picchiettò con le nocche. Lo bucò come fosse neve. Alla personale soddisfazione poi, seguì stupore e ammiraizione. Non appena lo vide, comprese ciò che realmente era diventato Dave. Un Dio... Uno vero!
Uccidi Rockster.
Uccidi Uranium.
Come me.
Come noi.
Sei molto di più.
Gli altri Sei...
quei vecchi
si prostreranno.
Adesso sai.
Amico mio...

Ora Matt capiva ogni cosa, sul suo amico e su sè stesso. Non disse nulla. Nessun risentimento. Matt capiva... Spiccò il volo col cuore in gola, lasciandosi luce e ombra alle spalle. Non sarò un Dio gracile!
Mezzanotte in uno sbuffo d'ombra, svanì nel buio, così com'era comparso. Mezzanotte, sempre immobile, fissò il futuro divenuto presente.
Déjà-vu... Questa volta Yell, perirete!
Il suo sorriso accecante accolse le prime luci dell'alba.

***

Laboratorio
centro START
22 aprile 2013
ore 6:15

«Oh, no! No! Non è affatto come pensavamo!», disse Rushmore accarezzandosi il pizzetto sale e pepe.
«La testa, la testa argh... Mi sta esplodendo cosa cazzo mi ha fatto?!»
Rushmore fissò il biondino con un espressione apparentemente priva d'interesse. Aveva da poco cominciato a contorcersi sulla sedia in preda ai dolori, probabilmente cercando di uscire da quel rompicapo di pensieri che Scanner gli aveva trasmesso. Gli occhi impazziti, i denti digrignati che si consumavano.
Due menti in una. Non reggerà.
Uno dei sensori su uno schermo squillò forte.
La CIA è arrivata. Lui mi sarà d'aiuto.
L'uomo più intelligente del mondo si fece triste. Scrutò il francese, sentendosi ancora una volta un verme. Le sue intenzioni erano al sicuro. Nessun telepate al mondo avrebbe mai potuto scrutargli il cranio. C'era da perdersi in quel cervello fuori dal comune.
Se Scanner ha fatto quel che ha fatto, è per mancanza d'alternative adatte. Un cenno di logica in un infinità di scelte improbabili. Lo ha fatto per me, lui solo ne sapeva l'utilità e in quell'istante ha così ben deciso. Sarà comunque semplice giustificare la cosa. Il mio destino dopotutto, è una condanna nel buio, nella solitudine. Niente dolce musica, per me... E sia. Altri due Super, per il segreto di Mezzanotte. Altri due Super nella mente suprema.
«Cheveaux non temere», riprese poi, sembrando rincuorare il telepate e posandogli delicatamente le mani sul capo. «Non sentirai più dolore, lo giuro!»
Un minuto, soltanto uno.
Cheveaux D'Ange ora giaceva senza vita fra le braccia del professore.
Impulsi, pensieri veloci, ricordi, sangue informazioni dati nervi parole dolore frasi immagini numeri date foto...
Dave!... E' molto di più, da molto più tempo. Evitare la verità d'altronde, non equivale a mentire.
Un sorriso amaro gli accarezzò le labbra. In quel momento Blackjack, il Super della CIA, lo raggiunse.

***
Stanza personale di Karl Rushmore,
Centro START
20 Maggio 1981

«Allora Matt, parlami di quei sogni», disse la new entry dello Start, nonchè l'uomo più intelligente del mondo. Si aggiustò gli spessi occhiali da vista sul naso aquilino, mentre sedeva comodo di fronte al lettino cui giaceva disteso il compagno.
American Dream sembrava a disagio. Il suo viso tradiva un turbamento che Rushmore mai si sarebbe aspettato dal più potente superumano conosciuto.
«Questi incubi... Mi riportano a quel giorno in cui l'Ombra... Ero confuso capisci?! Una parte di me voleva di più, voleva sfogare quell'impotenza, mentre l'altra sapeva quanto fosse sbagliato. Ho ucciso... Cristo se ho ucciso...! Quella Cosa mi ha indicato la via...»
Schizofrenia, disturbi della personalità... le possibilità si susseguirono nella mente di Karl.
AD s'interruppe un momento, percorrendo con lo sguardo la piccola stanza circondata da quegl'insoliti monitor piatti e pieni di grafici pulsanti di luce. Deglutì rumorosamente, incrociando gli occhi curiosi del professore. Poi riprese.
«L'Ombra sapeva del '73, lo sapeva da molto prima...»
- - -
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martedì 3 luglio 2012

Capitolo 13 (di Cily)



American Way si sentiva molto bene. Finalmente Mezzanotte era tornato!
Da molto tempo non si sentiva così pieno di energie.
Certo era strano chiamarlo Mezzanotte.
Per lui era sempre Dave.
Forse perchè, nonostante fosse passato tanto tempo, aveva ancora la battuta pungente e quel suo sorrisetto ironico.
Eppoi quegli occhi straordinariamente brillanti.
Erano come quelli di suo padre, anche i suoi occhi avevano brillato fino alla fine.
Suo padre.
Quell'uomo mite che gli aveva insegnato ad andare in bicicletta, che lo portava alle partite di football e che gli aveva spiegato la differenza tra il bene e il male.
Quando Matt gli aveva detto di avere dei poteri speciali e che avrebbe aderito al programma START, lui lo aveva guardato con la stessa fierezza di quando aveva cominciato a lavorare come operaio nella centrale sperimentale della Teleforce.
Per lui Matt era sempre un eroe, qualsiasi cosa facesse, anche prima che avesse i poteri.
«Figliolo sono felice che tu abbia capacità così grandi. Però ricorda, non ci sono talenti più utili di altri.
Qualunque sia la cosa che ti riesce bene, mettila a servizio del mondo e sarai veramente felice.»
Bei principi certamente, ma suo padre era solo un contadino con la testa piena di fantasie e non avrebbe mai capito l'inferno che Matt aveva attraversato per colpa di quei poteri.
Se non avesse avuto Dave sarebbe impazzito.
Ma ciò che era più importante, sarebbe morto se non ci fosse stato Dave il giorno dell'esplosione.
Lavoravano entrambi nella centrale sperimentale e avevano affrontato insieme il periodo di apprendistato.
Quando c'era stata l'esplosione della Teleforce loro due erano vicinissimi al settore da cui si era sprigionata l'energia.
Dave lo aveva preso per un braccio e lo aveva tirato con forza.
«Amico dobbiamo filarcela, qui esplode tutto!»
«Ma le procedure di evacuazione prevedono che attendiamo soccorsi. Ora verranno a prenderci!»
«Tra poco la Teleforce ci cuocerà talmente bene che diventeremo fluorescenti e, credimi, nessuno ci vorrà nemmeno sfiorare.»
Avevano infranto le raccomandazioni di sicurezza e si erano messi in salvo.
Molti dei loro colleghi, rispettosi delle procedure avevano atteso i soccorsi e erano morti ustionati, altri avevano sviluppato dei tumori fulminanti per essere rimasti troppo tempo esposti alle radiazioni.
Inizialmente le istituzioni avevano offerto ai sopravvissuti cure mediche e controlli approfonditi e Matt ne era stato felice.
Aveva cominciato a soffrire di emicranie frequenti durante le quali non riusciva più a parlare. Quando l'emicrania passava, si addormentava e si risvegliava due o tre giorni dopo.
Anche Dave stava male. Soffriva di una febbre che non passava mai e che ogni due o tre giorni saliva a 40.
Inoltre aveva avuto episodi di amnesia in cui si era trovato in luoghi sconosciuti senza sapere come ci fosse arrivato.
Poi un giorno Matt aveva sentito i pensieri nella mente del giovane dottorino che lo stava visitando e lo aveva raccontato all'amico.
«Anche io riesco a fare delle cose strane con la mente,» gli aveva risposto Dave «Riesco a scaldare gli oggetti. Non tutti però. Quelli arrotondati non riesco a raggiungerli, ma quelli con angoli e punte posso farli diventare molto molto caldi.»
I medici avevano detto che la Teleforce aveva causato mutazioni importanti del sistema nervoso in tutti i sopravvissuti, ma solo Dave e Matt avevano sviluppato certe capacità.
La comunità scientifica li aveva convinti ad aderire ad un programma di test per conoscere e sviluppare i poteri.
Matt si era messo nelle loro mani con fiducia cieca non immaginando quel che sarebbe successo.
Loro lo avevano spremuto come un limone.
Volevano vedere fino a che punto arrivavano i suoi poteri, volevano che imparasse a utilizzarli correttamente e efficacemente ma non avevano pazienza, perciò lo sottoponevano a sedute frequenti ed estenuanti. Non erano mai contenti e ne volevano sempre di più.
A loro non importava che il giorno dopo Matt avrebbe avuto delle fitte così forti alle tempie da desiderare di aprirsi la testa in due con un martello e che i dolori alle ossa sarebbero stati così intensi che gli sarebbe stato impossibile alzarsi dal letto.
Per fortuna c'era Dave.
Anche quando era sfinito, Dave passava per fare quattro chiacchiere e bere una birra.
Una volta Dave lo aveva trovato solo in casa, steso a terra nel disperato tentativo di trascinarsi fino al bagno.
«Non preoccuparti Matt,», gli aveva detto. «Domani andrò io al tuo posto.»
«Ma domani è la tua giornata di riposo.»
«Ci sono un paio di cosette che sono rimaste in sospeso e che voglio riuscire a fare. Sai come si dice, batti il ferro finchè è caldo.»
Nonostante il tono spavaldo, Dave era pallidissimo e gli tremavano le mani.
Però Dave non si lamentava mai, anzi si spingeva sempre fino al limite ed era riuscito a fare facilmente cose che a Matt avevano richiesto molto esercizio.
Una volta Dave aveva liberato così tanto il suo potere che il cilindro di metallo si era liquefatto e l'aria della stanza era diventata così rovente che i due osservatori che prendevano appunti si erano ustionati.
«Se la sono voluta», aveva commentato Dave allegramente. «Glielo ho letto in faccia che pensavano che non ce l'avrei fatta.»
Dave aveva sempre voglia di scherzare ma l'ultima volta che si erano visti era teso e cupo.
E non scherzava affatto.
«Questa non è vita. Tutti i giorni eseguiamo ordini, andiamo di qua e di là per risolvere i loro casini internazionali e i loro disastri ambientali. Il fatto che possiamo salvare il mondo non vuol dire che dobbiamo farlo in continuazione. Andiamocene!»
«Non posso venire con te, Dave,» aveva risposto Matt abbassando gli occhi.
«Dimmi che non hai mai pensato di ucciderti pur di liberarti di questa vita assurda.»
Per la verità Matt ci aveva pensato tante volte.
«Anche a me non piace farmi sparare addosso ma non posso lasciare mio padre. Ha solo me.»
Nonostante fosse certo della sua scelta quando Dave era partito Matt si era sentito terribilmente stupido e la squadra dei Super non aveva guarito la sua solitudine.
Ora Dave era tornato.
I pensieri di American Way furono interrotti dalle vibrazioni della mente di Mezzanotte.
«Matt ricordati che stiamo solo facendo ciò che va fatto. Quello che abbiamo scoperto è gravissimo. Gli altri Super sono troppo sciocchi per capire, ma tu e io sappiamo come andrà a finire se non facciamo qualcosa. Dobbiamo fermarli!»
Matt pensò a quanti Super avrebbe dovuto ancora uccidere e gli tornò alla mente Libby.
Lei non avrebbe capito e non si sarebbe piegata, ma lui non l'avrebbe uccisa.
Non avrebbe mai potuto farle del male.
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martedì 8 maggio 2012

Capitolo 5 (di Lady Simmons)



Admiral City
San Antonio Canal
22 Aprile 2013
Ore 4.45 AM

«Se le stanno dando di santa ragione.»
«Già…»
«Cosa c’è Boner, sei preoccupata per Lattughino?»
«Smetti di chiamare così Eddie. I suoi poteri…»
«Cosa? Sono eccezionali? Sono ecologici? Sono a basso impatto di CO2?»
«Stronza».
«Uranium sembra in difficoltà stavolta».
«Non è solo. C’è Alexsej con lui e arrivano anche gli europei, meglio mantenere un basso profilo».
«Dovresti smetterla di nasconderti e combattere ogni tanto».
«Ho le mie ragioni, sta zitta. La mia priorità adesso è andare alla Salazar Tower».

Boner stette un momento a guardare, cavalcando la sua custom. Le tutine a tema le erano sempre sembrate ridicole.
Conosceva perfettamente l’identità di quelli che combattevano, sin da bambina. E anche quello grosso, difeso dai Triari, sapeva chi fosse. Mezzanotte.
Una leggenda oscura senza fascino, ma capace di suscitare orrore in lei. Il fragore dell’esoscheletro ed io suoni che grugnivano dalle finte narici la inquietavano.
Sapeva che né Uranium né i pagliacci della Fortress Europe avrebbero fermato l’inarrestabile.
Non ora.
Un modo c’era sempre, le diceva suo padre, di superare ogni avversità, ogni nemico. Sin dalla prima difficoltà, quando per sbaglio uccise il suo primo umano.
«Guardalo Bonnie, guardalo bene», disse serrando con la mano la sua faccia terrificata verso il cadavere «Devi fissarlo in mente e mai dimenticare gli eccessi del tuo potere».
Era cresciuta leggendo dei supereroi della Marvel, sognando di avere uno di quei “doni”. Ma quando era toccata la sua sorte invece del volo o della telepatia, o degli artigli di adamantio aveva ricevuto soltanto il controllo sulla calcificazione delle ossa altrui.
Deformarle affilando dall’interno o sgretolarle completamente, facendo afflosciare un corpo umano con bizzarro “sbluff” in una frazione di secondo. Per la morte occorreva qualche minuto in più di sofferenza straziante.
Di recente una specie di udito selettivo si stava manifestando, ma non riusciva a direzionarlo perfettamente per ascoltare l’intera conversazione.

Erano già a dieci metri di distanza, ma udì Mezzanotte sibilare ad Alexsej: «Portami… Edd… cavo il cuore» mentre i Triari meccanicamente ripetevano «Mezzanotte… cavare… cuore».

La Torre era a pochi chilometri da lì, ma prima era necessario lasciare Dehydra a casa di Eddie, per trovarlo e metterlo al sicuro. Mezzanotte voleva lui e solo lei e suo padre conoscevano la pericolosità della sua situazione.
Dehydra detestava Eddie ed il suo potere da mentecatto. Persino lui si pigliava per il culo parlandone, dicendo che «accellerare la crescita delle piante di basilico è una grande responsabilità».
Dehydra invece era fiera di essere una Super, se ne vantava. Era cresciuta a pane e Ripley, una coi controcazzi insomma, che poteva prosciugare qualsiasi materia organica dei suoi liquidi, anche selezionandone uno soltanto.
Eddie e Boner erano stati insieme più volte, ma i segreti di lei li avevano sempre divisi.
Un passato di cui non voleva o poteva parlare, ma che ora la stava portando lì, da suo padre per la prima volta dopo 15 anni, ammesso fosse stata in grado di arrivarci.
Il Presidente Romney aveva fatto circondare la torre da soldati speciali e quelli dello Start erano nei paraggi, ne poteva sentire il fetore. Specialmente di Libby, la sciacquetta griffata che si dava tante arie solo perché Hollywood le aveva puntato un enorme faro addosso.
La moto sobbalzava, ma non poteva fermarsi.
Sentiva la torre pulsare di teleforce, ma non era la stessa intensità della prima volta. Mezzanotte guidava la partita stavolta.

«Dehydra, ti prego...»
«Tranquilla, Prezzemolino è in buone mani, finchè lo tengo idratato no?»
«Vorrei poterti spiegare, ma non voglio che altri come noi muoiano».
«Aaah quante storie. Va dove devi, al Broccoletto ci penso io. Ci ritroviamo qui tra sei ore».

La torre era illuminata dal fuoco e da esplosioni nei piani alti, proprio dove Hal Salazar aveva il suo splendido attico, la centrale di controllo di tutte le sue fabbriche.
O almeno così faceva credere al resto del mondo, ai suoi dipendenti più fidati e a Tito e Theodor i figli che suo malgrado aveva dovuto tenere con se’.
Il vero comando del suo impero industriale giaceva nel sottosuolo, a 20 piani dallo sfarzoso ingresso della Torre, con al centro l’imponente ologramma di Ramon Salazar.
Tito e Theodor sapevano pochissimo sul nonno e sulle origini del teleforce, sebbene avessero rovistato in ogni singolo angolo del palazzo, ignari dell’intimo “scantinato” paterno di 375.000 metri quadrati, dove peraltro erano venuti alla luce.
I primi esperimenti condotti sul teleforce erano stati testati sui Salazar. Hal non desiderava mettere in pericolo nessun altro.
I suoi due bambini vennero al mondo in laboratorio, manifestando immediatamente un’aggressività impossibile da gestire con mezzi convenzionali. Salazar e i suoi scienziati più fidati studiarono per anni una soluzione, arrivando alla drastica soluzione di sottoporli all’introduzione di naniti infinitesimali nelle cellule in grado di contenere la mutazione scatenata dal teleforce. Di tutto questi avvenimenti inspiegabilmente non avevano memoria, entrambi.

Boner cercò di aggirare i blocchi degli agenti speciali, ma senza successo.
In quell’istante Libby si manifestò a velocità sovrumana e chiese agli agenti se avessero visto il suo bambolotto in costume mentre sulla torre sembrava si combattesse. Un attimo di disattenzione e poté sgattaiolare in una zona d’ombra, dove un secolo fa suo padre le aveva mostrato come entrare ed uscire dalla torre in caso d’emergenza.
Ma fu bloccata da tre agenti, a cui dovette far crescere qualche osso di troppo per attraversare il muro lasciandoli attoniti e urlanti. Un cunicolo strettissimo per dieci metri, poi il buio si disperse all’istante, e la voce metallica di suo padre annunciò «Bentornata Bonnie».

Era il peso di questi segreti che la allontanavano da Eddie, Dehydra e gli altri.

Non poteva spiegare che Hal Salazar non era mai esistito e che Ramon Salazar era il suo vero padre, il primo a contaminarsi volontariamente con la più consistente quantità di teleforce scoperta da lui nei Caraibi nel 1543, all’età di 32 anni.
Vissuto fingendo di essere prima suo figlio, poi suo nipote, poi i suoi altri discendenti per simulare una progenie e nascondere la propria età al mondo, Ramon Salazar difendeva dai politicanti ed i loro mandanti il teleforce da 470 anni con l’invulnerabilità acquisita.
Ma Mezzanotte complicava maledettamente le cose.
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martedì 17 aprile 2012

Capitolo 2 (di Angelo Sommobuta Cavallaro)




Admiral City.
22 Aprile 2013.
Ore 4.25 A.M.

Le nanomacchine stimolarono il suo udito, facendogli ascoltare un trillo identico a quello standard di un cellulare. Appoggiò la mano sul mouse, abbassò il volume della diretta streaming della Admiral City News che stava seguendo, portò pollice e indice all’altezza dell’orecchio destro e premette sul padiglione auricolare. «Che vuoi?»
La voce di una persona risuonò chiara nelle sue orecchie e nella sua testa. «Ti stai divertendo?»
«Decisamente no. Tu?»
«Non mi posso lamentare.»
«Novità?»
«La fase zero sta per essere ultimata. Hanno finito di lanciare i primi Triari. Cinque per ognuno dei venti distretti.»
«Mezzanotte?»
«Sta facendo quello che deve fare.»
«Sicuro che possiamo fidarci?»
«Dobbiamo fidarci.»
«Ho i miei dubbi. Fallirà.»
«Non fallirà.»
«Ma se fallirà?»
«Non fallirà. Oggi si riscrive la storia. Oggi si riparte da zero. Non sono ammessi fallimenti.»
«Ma se
«Se, e solo se sarà il caso…Daremo inizio al nostro piano.»
«Che è quello che avrei preferito adottare subito.»
«Ma che è anche il più rischioso, perché dovremmo esporci ed entrare personalmente in azione.»
«Ho sempre preferito agire di persona. Lo sai.»
«Sta’ tranquillo. Rilassati. Goditi la nottata. E goditi lo spettacolo. Sei in prima fila, no? Dopotutto il tuo rifugio gode di una vista privilegiata sulla Salazar Tower.»
«Me ne fotto della Salazar Tower. Preferisco seguire la ACN.»
«Sei sempre stato strano, tu. Cosa stanno facendo vedere?»
«Filmati amatoriali, riprese sgranate di alcuni giornalisti. La scia di fuoco che impatta sulla torre, l’esplosione, le urla delle persone intorno a chi sta riprendendo, le fiamme per la città. Solite puttanate. Te li ricordi i servizi del dopo Rodeo Drive?»
«Me li ricordo. Niente di interessante, allora.»
«Già. Anche se…»
«Cosa?»
«Aspetta un momento.»
«…»
«…»
«Allora?»
«Eh eh eh…»
«Che hai da ridere?»
«Si sono decisi a mandare in onda un servizio nuovo. Proprio adesso.»
«E quindi?»
«E quindi c’è qualcosa di interessante da vedere.»
«Del tipo?»


Qualche minuto prima…

A Maria Espantoso stavano per scoppiare il cuore e la testa.
Di paura.
E di felicità.
Nonostante si sentissero allarmi, boati e rimbombi, nonostante qua e là si alzassero colonne di fumo, e nonostante la situazione sembrasse essere decisamente pericolosa, aveva deciso di fiondarsi sul campo subito dopo aver udito quelle due esplosioni. L’aggiornamento di quella stronza di Betsy Braddock aveva spiegato che erano saltati in aria due edifici nel centro della zona portuale di San Antonio Canal.
Proprio a due passi da dove abitava lei.
Un’occasione imperdibile, per ritornare ad essere la numero uno della ACN.
Aveva chiamato Rogerio, il suo cameraman, gli aveva dato appuntamento per le 4, e dopo aver scovato quella cosa, stavano per girare quello che era probabilmente il materiale più interessante dopo lo scoppio della Salazar Town.
«Sicura di volerlo fare?», chiese Rogerio.
«Sicura», annuì Maria. Quindi prese il cellulare, compose il numero sul tastierino, e attese.
Tre squilli.
«Pronto?», rispose una voce dall’altro capo.
«Claremont, sei tu?»
«Maria?»
«Sì. Passami subito il capo. È urgente.»
«Non credo possa…»
«Muoviti.»
Passarono alcuni istanti, poi Maria udì il solito tono aspro di Kevin Smith, boss di ACN, il network più importante di Admiral City. «Che diavolo vuoi? Stiamo lavorando, nel caso non lo sapessi.»
«Anch’io.»
«Che stai dicendo?»
«Sono con Rogerio. A San Antonio Canal. Preparati a mandarmi in onda. Fra cinque minuti.»
«Ma…»
«Niente ma. Diretta. Cinque minuti. Non te ne pentirai.»
«Ma…»
Click!
Maria infilò il cellulare nella tasca del jeans, si sistemò il trench e afferrò il microfono che le passò Rogerio. «Quanto manca?»
«Due minuti», rispose il cameraman.
«Bene. Fammi un bel primo piano, lasciami parlare, poi quando dico “Ora ve lo mostriamo” mi faccio da parte e tu lo riprendi. Ok?»
«Ok.»
Maria sospirò.
Rogerio si mise in spalla la videocamera. «Cinque secondi… Quattro… Tre… Due… Uno…»
Maria vide accendersi la spia rossa della videocamera.
Era in onda.
Sorrise. «Qui è Maria Espantoso per la ACN, siamo in diretta dalla zona portuale di San Antonio Canal, ad Admiral City, per un servizio straordinario. Dopo la sciagura della Admiral Tower, che sta tenendo con il fiato sospeso tutto il mondo, ora ci troviamo a poca distanza dal centro doganale, esploso qualche minuto fa per cause ancora tutte da accertare. Siamo testimoni di attacchi che rimangono senza spiegazioni ufficiali, poiché le autorità, fino a questo momento, non hanno rilasciato dichiarazioni in merito. Fonti vicine alla Casa Bianca sembrano aver riferito che il Presidente Romney abbia decretato lo stato di allerta Defcon 3, ma non c’è ancora nulla di certo. E allora cosa sta succedendo? Chi c’è dietro tutta questa violenza, dietro tutti questi attacchi? Noi della ACN abbiamo trovato qualcosa che forse potrebbe rispondere ad alcune di queste domande. Ora ve lo mostriamo.»
Maria si fece da parte e vide Rogerio spostare la telecamera alla sua destra. Si voltò e indicò col microfono le fiamme. «Il cerchio di fuoco che stiamo inquadrando ha un diametro di circa cinque metri. Come potete vedere, le fiamme non sono molto alte, arriveranno al massimo a una trentina di centimetri. La cosa inquietante è ciò che il cerchio contiene al suo interno. Avviciniamoci di più.»
Si avvicinarono.
Maria riprese a parlare. «Una figura giace distesa al centro del cerchio infuocato. Un’armatura nera, una specie di esoscheletro, ricopre interamente il suo corpo. Sulla fronte e sul petto è impresso un simbolo, una sorta di circonferenza, con una linea che, dal centro del cerchio, punta verso l’alto. Il cerchio di fuoco con l’esoscheletro al suo interno sembrano proprio ricordare il simbolo. E osservando bene tutto notiamo che simbolo, cerchio di fuoco ed esoscheletro sono simili a un orologio. Un orologio che segna la…»
«MEZZANOTTE!», urlò l’esoscheletro, la voce distorta da una specie di modificatore vocale che la faceva apparire come l’insieme di tante altre voci.
Maria rimase paralizzata, e notò che anche Rogerio sembrava sotto shock.
L’esoscheletro si alzò, e in quello stesso istante le fiamme si spensero. Poi due figure si materializzarono al suo fianco.
Dal nulla.
Non indossavano un esoscheletro nero, ma delle tute lucide dello stesso colore che li facevano sembrare delle ombre.
«Continua a riprendere!», disse Maria al cameraman, nonostante dalla sua voce trasparisse la paura.
Le tre figure si fecero avanti. Poi si arrestarono di colpo.
Maria li vide sollevare la testa verso l’alto, e fece altrettanto.
Una scia dorata, come quella di una cometa, era apparsa nel cielo.
Maria si illuminò nel vedere la scia atterrare proprio davanti a lei, e fronteggiare le figure in nero. «Uranium!»
L’Uomo Atomico dello START le sorrise, quindi si portò l’avambraccio sinistro alla labbra.
«Ragazzi, Capitano Kirkman. Sono vicino alla dogana. Raggiungetemi subito. Li ho trovati.»
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martedì 3 aprile 2012

Guida all'universo di Due minuti a Mezzanotte




Quella che segue è una breve descrizione dello scenario mondiale, della cronologia e dei fatti/personaggi salienti che caratterizzano l'universo di Due minuti a mezzanotte.
Sono dati spicci, a disposizione di voi che scriverete i capitoli del racconto. Sentitevi liberi di:

  • Utilizzarli;
  • Ampliarli;
  • Modificarli;
  • Se necessario, stravolgerli.


Cronaca breve di un quarantennio


Anno 2013.
Il mondo di Due minuti a mezzanotte è il nostro. Più o meno.
La crisi economica impazza, la guerra al terrorismo vive di alti e bassi dal settembre de 2001, quando un camion pieno di esplosivo al fosforo mischiato a polvere d'uranio impoverito  si è fatto saltare in Rodeo Drive, causando quasi mille morti. Al Qaeda ha rivendicato l'attentato e da allora il mondo non è stato più lo stesso.
Ma in realtà il mondo era già cambiato nel 1973.

1973.
Crisi energetica causata dalla Guerra del Kippur: l'economia planetaria è al tappeto, il prezzo del petrolio sale alle stelle. Mentre i Capi di Stato cercano soluzione politiche, un industriale visionario, il portoricano Hal Salazar, finanzia degli esperimenti sull'utilizzo di energia alternativa, basandosi sugli studi di Nikola Tesla. In otto centrali dislocate su tre diversi continenti la sperimentazione produce una certa quantità di Teleforce, una nuova, misteriosa fonte di energia. Essa entra in contatto con centosessanta esseri umani presenti nelle otto fabbriche, dotandoli di quelli che vengono definiti volgarmente superpoteri.
Purtroppo il processo s'interrompe all'improvviso, lasciando le centrali non più operative e senza più capacità di produrre ulteriore Teleforce. Ma al mondo ora ci sono dei superuomini in possesso di incredibili capacità fisiche e mentali. I paesi che ospitano le centrali delle Salazar Enterprises fanno a gara per accaparrarsi i servizi dei Super. Alcuni si danno alla macchia. Altri pensano di sfruttare i loro poteri per fini personali o criminali.

Admiral City e un mondo di Super




C'è chi dice che Hal Salazar abbia volutamente sabotato gli esperimenti sulla Teleforce dopo aver visto ciò che essi avevano causato.
Diversi blog cospirazionisti sostengono che i due figli di Salazar, Theodor e Tito, venderanno il brevetto al miglior offerente al momento della morte del padre, che nel 2013 ha oramai settantanove anni compiuti.
Nel mentre il vecchio magnate ha impiegato buona parte del suo enorme patrimonio per acquistare e migliorare la città in cui è nato e cresciuto, San Juan.
Grazie al suo intervento la capitale di Portorico conta oramai 920.000 abitanti, piazzandosi all'undicesimo posto tra le città più popolose degli Stati Uniti, tra San José e Detroit. Non solo: San Juan è ora una città moderna, piena di grattacieli, ricca e prospera. I suoi abitanti formano un mix etnico tipico delle grandi metropoli occidentali: meticci, bianchi, ispanici, afroamericani e immigrati cinesi, giapponesi e cubani costituiscono il melting pot della città.
Nel 1984 San Juan ha cambiato nome su proposta di Salazar. Ora è nota anche (soprattutto) come Admiral City, in onore del padre di Hal, l'ammiraglio Ramon Salazar, che costruì le fortune di famiglia grazie a dei misteriosi “viaggi d'affari” nel Mar Caraibico.

Admiral City è un centro mondiale di cultura, arte e ricerca scientifica. In molti la definiscono “la New York delle Antille”.
La città, come il resto di Portorico, è soggetta alla giurisdizione degli Stati Uniti d'America, pur godendo di un grado di autonomia simile a quello di uno stato federato dell'unione.
Ad Admiral City ha sede uno dei due soli gruppi supereroistici riconosciuti dalle Nazioni Unite, lo START. Esso appartiene de facto all'U.S. Army e viene ritenuto da molti il “cane da guardia” del presidente Romney nei confronti delle Salazar Enterprises. Nessuno alla Casa Bianca desidera altri colpi di testa come quello che nel '73 portò alla sperimentazione non concordata della Teleforce. A ogni modo lo START viene utilizzato come gruppo d'intervento speciale in varie parti d'America e del mondo.

Ora però è arrivato Mezzanotte e il mondo ora rischia di cambiare ancora. O forse di distruggersi per sempre.

Geopolitica spiccia




Non c'è granché di diverso rispetto al nostro universo, ma qualcosina sì.
Dalle ceneri dell'Unione Sovietica si è salvata la Repubblica Socialista di Ucraina e Bielorussia, un monoblocco comunista old style, che non disdegna di fare affari con terroristi anti-occidentali e altri simpatici soggetti. Tuttavia l'economia della RSUB è così provata e vetusta da non rappresentare un vero pericolo per il resto del mondo.
Se non fosse per quelle testate nucleari sovietiche rimaste nei silos ucraini...

Cina e India sono le superpotenze emergenti, proprio come le conosciamo. Pare che gli Indiani abbiano un'unità segreta di Super, creata nell'ultimo decennio grazie all'ingegneria genetica e non con gli esperimenti sulla Teleforce.

Il Medio Oriente è uguale al nostro, con l'Iraq “liberato” recentemente dalla dittatura di Saddam e l'Iran impegnato in una corsa al nucleare che preoccupa l'Occidente.
In Egitto le prime elezioni libere dopo il regime di Mubarak sono state recentemente vinte da uno dei Super “nati” dagli esperimenti del '73, Wael Ghaly, conosciuto come il Grande Thot.

In Europa la crisi economica sta colpendo duro, proprio come succede nel nostro universo. La Grecia è stata dichiarata in default a fine 2012 ed è caduta in preda al caos. Al momento è controllata da un commissario nominato da Bruxelles, ma è stato necessario l'invio di una Missione di Pace per mantenere l'ordine pubblico.
A Bruxelles c'è la sede del secondo e ultimo gruppo supereroistico riconosciuto a livello internazionale, la Fortress Europe.

I Super


Dei centosessanta Super “nati” nel 1973, ben centocinquantaquattro sono ancora vivi. Quarantacinque sono attualmente alla macchia (quaranta di questi sono ricercati per vari reati e crimini).
Una cinquantina fanno invece parti di gruppi, associazioni o compagnie di supereroi, ma solo due di tali gruppi sono internazionalmente riconosciuti (lo START e Fortress Europe).  
Altri interpretano il ruolo di eroi solitari, vigilantes o giustizieri.
Ci sono Super più forti e Super più deboli. Ci sono anche giustizieri senza alcun potere che si limitano a emulare gli eroi nati dalle centrali Salazar.
La Teleforce ha regalato poteri e talenti diversi ai vari Super, dal volo alla superforza, dalla rigenerazione ai laser oculari, dalla telepatia alla telecinesi etc etc. Ci sono però due caratteristiche comuni a tutti quanti:  
  • I Super invecchiano invecchiano dieci volte più lentamente dei normali esseri umani. Dal 1973 al 2013 sono fisicamente invecchiati di soli quattro anni.
  • I Super hanno una maggiore resistenza a ferite, fatica e dolore, pur non essendone affatto immuni.

Lo START



È l'unità di Super al servizio dell'U.S. Army e, subalternamente, dell'ONU.
Nasce nel 1976 e inizialmente conta tre Super nati dagli esperimenti con la Teleforce: American Dream, Uranium, Libby.
Nel 1981 si unisce un quarto e ultimo membro, Rushmore.
American Dream viene considerato “il più potente eroe vivente”. I cospirazionisti sostengono che sia l'unico Super nato molto prima degli incidenti degli anni '70. Qualcuno pensa che si tratti di un fratello illegittimo del padre di Hal Salazar. Altri sostengono che fu proprio l'ammiraglio Ramon Salazar a portarlo a casa da uno dei suoi misteriosi viaggi per mare.
Uranium è “la bomba atomica umana”; il suo potere è il controllo delle radiazioni di ogni genere e tipo. Indossa sempre un'armatura speciale che gli permette di interagire col mondo esterno.
Libby (in foto) “Lady Liberty” è la paladina dei valori di libertà e democrazia. È la fidanzata storica di American Dream. A differenza del suo compagno non vola e al posto della superforza è dotata di supervelocità.
Rushmore è uno scienziato geniale, col quoziente d'intelligenza in continua crescita, nonché un inventore provetto.

Imitatori, wannabe, Girini




L'avvento dei Super nel 1973 ha cambiato, tra le altre cose, le regole sociali del nostro mondo. Alcuni di questi sovraumani - così come vengono scientificamente chiamati i Super - hanno poteri tanto grandi e notevoli da apparire semidivini, se paragonati al normale homo sapiens sapiens.
Molti di loro sono diventati icone nazionali, venerati come rockstar,  seguiti dai paparazzi, contesi dai brand come testimonial e dai governi come protettori e "deterrenti superumani".
Tutto ciò ha anche aperto nuove prospettive e nuove ambizioni anche nel cosiddetto uomo comune: ci sarà un giorno in cui nasceranno nuovi Super? E' possibile diventarlo, anche senza conoscere il segreto della Teleforce?
C'è chi non ha aspettato le risposte, preferendo cercarsele da solo. Non potento replicare gli esperimenti di Hal Salazar, molti aspiranti supereroi (o supercriminali) hanno tentato altre strade per poter imitare i loro idoli. E' così che è nata quella che gli psicologici chiamano Sindrome dell'Imitatore.
Gli Imitatori ricorrono a espedienti, spesso rischiosi e spericolati, per aumentare le loro doti fisiche e mentali: doping estremo, potenziamenti chirurgici, cure ormonali, tecnologia sperimentale etc etc.
I risultati variano molto da caso a caso, ma solo in rarissime eccezioni i risultati sono lontanamente paragonabili ai talenti di cui dispongono i veri Super.



Ben diverso è il caso dei Girini.
Questo è un termine coniato da Rushmore, l'uomo dall'intelligenza poliedrica, Super del team americano START.
E' dal 1973 che le autorità mondiali monitorano diversi scienziati, specialmente quelli legati in qualche modo ad Hal Salazar e alle teorie di Nikola Tesla. La domanda cruciale è: esiste qualcuno che può in qualche modo aver replicato gli esperimenti con la Teleforce del magnate portoricano? Se la risposta più logica sembra essere no, ci sono alcuni episodi che a quanto pare costituiscono importanti eccezioni.
Parliamo di Super molto meno conosciuti - spesso del tutto ignoti anche alle autorità - che si sono manifestati anche parecchi anni dopo l'evento del 1973. Sono casi rarissimi, spesso difficili perfino da scoprire e da localizzare, ma la loro esistenza è data per certa da tutti coloro che studiano i sovraumani, compreso il Centro Sorveglianza e Ricerca (CeSoR) di Caguas, Portorico, autorità mondiale in questo campo di studi.
Quanti sono? Impossibile dirlo. Pochissimi, questo è certo. Hanno differenze sostanziali coi loro "fratelli maggiori" nati durante gli esperimenti del 1973? Impossibile dirlo. C'è la possibilità che qualcuno di essi sia stato creato tramite tecnologie diverse da quelle relative alla Teleforce? Impossibile dirlo.
La persona che si sta maggiormente occupando di questo genere di ricerche è il già citato professor Rushmore dello START. A lui si deve la definizione informale di questi fantomantici Super non catalogati nei database mondiali: i Girini.


L'arrivo di Mezzanotte


22 aprile 2013.
Notte.
Quattro ore prima degli eventi narrati nel capitolo 1.
Di punto in bianco, nel cuore di una nottata tiepida, qualcosa è piombato sulla sommità della Salazar Tower, il grattacielo più alto di Admiral City (350 metri, 65 piani, sede delle omonime industrie), distruggendo un paio di piani e prendendo possesso dell'edificio. Al contempo nel resto della città si sono verificati una serie di attacchi/attentati di origine ignota, che hanno gettato nel caos un quartiere dopo l'altro. 
La creatura che ha occupato Salazar Tower è a sua volta sconosciuta, forse di origine non umana. Il Professor Scanner, il più abile telepate vivente, è riuscito soltanto a percepire e a comunicare al Sindaco di Admiral City il nome con cui questa terribile entità si identifica: Mezzanotte. Quindi Scanner è stramazzato, colpito da ictus multipli, ridotto a un vegetale.
Mezzanotte ha respinto e distrutto le unità di pronto intervento di Polizia ed Esercito accorse sul posto. I suoi misteriosi tirapiedi stanno ingaggiando scontri in diversi aree di Admiral City. Qualcuno parla di mostri, altri di umanoidi dotati di superpoteri. Il presidente Romney ha già decretato lo stato di allerta DEFCON 3, e la situazione sembra volgere al peggio.

Chi/cosa è Mezzanotte? Perché ha attacco la città? Da dove è venuto? Chi lo ha mandato? Chi lo fermerà?