Admiral City.
22 Aprile 2013.
Ore 4.25 A.M.
Le
nanomacchine stimolarono il suo udito, facendogli ascoltare un trillo
identico a quello standard di un cellulare. Appoggiò la mano
sul mouse, abbassò il volume della diretta streaming della
Admiral City News che stava seguendo, portò pollice e indice
all’altezza dell’orecchio destro e premette sul padiglione
auricolare. «Che vuoi?»
La voce di una persona risuonò
chiara nelle sue orecchie e nella sua testa. «Ti stai
divertendo?»
«Decisamente no. Tu?»
«Non
mi posso lamentare.»
«Novità?»
«La
fase zero sta per essere ultimata. Hanno finito di lanciare i primi
Triari. Cinque per ognuno dei venti distretti.»
«Mezzanotte?»
«Sta
facendo quello che deve fare.»
«Sicuro che possiamo
fidarci?»
«
Dobbiamo fidarci.»
«Ho
i miei dubbi. Fallirà.»
«Non fallirà.»
«Ma
se fallirà?»
«
Non fallirà.
Oggi si riscrive la storia. Oggi si riparte da zero. Non sono ammessi
fallimenti.»
«Ma
se?»
«Se, e
solo
se sarà il caso…Daremo inizio al
nostro
piano.»
«Che è quello che avrei preferito
adottare subito.»
«Ma che è anche il più
rischioso, perché dovremmo esporci ed entrare personalmente in
azione.»
«Ho sempre preferito agire di persona. Lo
sai.»
«Sta’ tranquillo. Rilassati. Goditi la
nottata. E goditi lo spettacolo. Sei in prima fila, no? Dopotutto il
tuo
rifugio gode di una vista privilegiata sulla Salazar
Tower.»
«Me ne fotto della Salazar Tower. Preferisco
seguire la ACN.»
«Sei sempre stato strano, tu. Cosa
stanno facendo vedere?»
«Filmati
amatoriali, riprese sgranate di alcuni giornalisti. La scia di fuoco
che impatta sulla torre, l’esplosione, le urla delle persone
intorno a chi sta riprendendo, le fiamme per la città. Solite
puttanate. Te li ricordi i servizi del dopo Rodeo Drive?»
«Me
li ricordo. Niente di interessante, allora.»
«Già.
Anche se…»
«Cosa?»
«Aspetta un
momento.»
«…»
«…»
«Allora?»
«Eh
eh eh…»
«Che hai da ridere?»
«Si sono
decisi a mandare in onda un servizio nuovo. Proprio adesso.»
«E
quindi?»
«E quindi c’è qualcosa di
interessante da vedere.»
«Del tipo?»
Qualche
minuto prima…
A Maria Espantoso stavano per scoppiare il
cuore e la testa.
Di paura.
E di felicità.
Nonostante
si sentissero allarmi, boati e rimbombi, nonostante qua e là
si alzassero colonne di fumo, e nonostante la situazione sembrasse
essere decisamente pericolosa, aveva deciso di fiondarsi sul campo
subito dopo aver udito quelle due esplosioni. L’aggiornamento di
quella stronza di Betsy Braddock aveva spiegato che erano saltati in
aria due edifici nel centro della zona portuale di San Antonio Canal.
Proprio a due passi da dove abitava lei.
Un’occasione
imperdibile, per ritornare ad essere la numero uno della ACN.
Aveva
chiamato Rogerio, il suo cameraman, gli aveva dato appuntamento per
le 4, e dopo aver scovato
quella cosa, stavano per girare
quello che era probabilmente il materiale più interessante
dopo lo scoppio della Salazar Town.
«Sicura di volerlo
fare?», chiese Rogerio.
«Sicura», annuì
Maria. Quindi prese il cellulare, compose il numero sul tastierino, e
attese.
Tre squilli.
«Pronto?», rispose una voce
dall’altro capo.
«Claremont, sei tu?»
«Maria?»
«Sì.
Passami subito il capo. È urgente.»
«Non credo
possa…»
«Muoviti.»
Passarono alcuni
istanti, poi Maria udì il solito tono aspro di Kevin Smith,
boss di ACN, il network più importante di Admiral City. «Che
diavolo vuoi? Stiamo lavorando, nel caso non lo
sapessi.»
«Anch’io.»
«Che stai
dicendo?»
«Sono con Rogerio. A San Antonio Canal.
Preparati a mandarmi in onda. Fra cinque minuti.»
«Ma…»
«Niente
ma. Diretta. Cinque minuti. Non te ne pentirai.»
«Ma…»
Click!
Maria
infilò il cellulare nella tasca del jeans, si sistemò
il trench e afferrò il microfono che le passò Rogerio.
«Quanto manca?»
«Due minuti», rispose il
cameraman.
«Bene. Fammi un bel primo piano, lasciami
parlare, poi quando dico “Ora ve lo mostriamo” mi faccio da parte
e tu lo riprendi. Ok?»
«Ok.»
Maria
sospirò.
Rogerio si mise in spalla la videocamera. «Cinque
secondi… Quattro… Tre… Due… Uno…»
Maria vide
accendersi la spia rossa della videocamera.
Era in onda.
Sorrise. «Qui è Maria Espantoso per la ACN, siamo in
diretta dalla zona portuale di San Antonio Canal, ad Admiral City,
per un servizio straordinario. Dopo la sciagura della Admiral Tower,
che sta tenendo con il fiato sospeso tutto il mondo, ora ci troviamo
a poca distanza dal centro doganale, esploso qualche minuto fa per
cause ancora tutte da accertare. Siamo testimoni di attacchi che
rimangono senza spiegazioni ufficiali, poiché le autorità,
fino a questo momento, non hanno rilasciato dichiarazioni in merito.
Fonti vicine alla Casa Bianca sembrano aver riferito che il
Presidente Romney abbia decretato lo stato di allerta Defcon 3, ma
non c’è ancora nulla di certo. E allora cosa sta succedendo?
Chi c’è dietro tutta questa violenza, dietro tutti questi
attacchi? Noi della ACN abbiamo trovato qualcosa che forse potrebbe
rispondere ad alcune di queste domande. Ora ve lo mostriamo.»
Maria
si fece da parte e vide Rogerio spostare la telecamera alla sua
destra. Si voltò e indicò col microfono le fiamme. «Il
cerchio di fuoco che stiamo inquadrando ha un diametro di circa
cinque metri. Come potete vedere, le fiamme non sono molto alte,
arriveranno al massimo a una trentina di centimetri. La cosa
inquietante è ciò che il cerchio contiene al suo
interno. Avviciniamoci di più.»
Si avvicinarono.
Maria riprese a parlare. «Una figura giace distesa al
centro del cerchio infuocato. Un’armatura nera, una specie di
esoscheletro, ricopre interamente il suo corpo. Sulla fronte e sul
petto è impresso un simbolo, una sorta di circonferenza, con
una linea che, dal centro del cerchio, punta verso l’alto. Il
cerchio di fuoco con l’esoscheletro al suo interno sembrano proprio
ricordare il simbolo. E osservando bene tutto notiamo che simbolo,
cerchio di fuoco ed esoscheletro sono simili a un orologio. Un
orologio che segna la…»
«
MEZZANOTTE!»,
urlò l’esoscheletro, la voce distorta da una specie di
modificatore vocale che la faceva apparire come l’insieme di tante
altre voci.
Maria rimase paralizzata, e notò che anche
Rogerio sembrava sotto shock.
L’esoscheletro si alzò, e
in quello stesso istante le fiamme si spensero. Poi due figure si
materializzarono al suo fianco.
Dal nulla.
Non indossavano un
esoscheletro nero, ma delle tute lucide dello stesso colore che li
facevano sembrare delle ombre.
«Continua a riprendere!»,
disse Maria al cameraman, nonostante dalla sua voce trasparisse la
paura.
Le tre figure si fecero avanti. Poi si arrestarono di
colpo.
Maria li vide sollevare la testa verso l’alto, e fece
altrettanto.
Una scia dorata, come quella di una cometa, era
apparsa nel cielo.
Maria si illuminò nel vedere la scia
atterrare proprio davanti a lei, e fronteggiare le figure in nero.
«Uranium!»
L’Uomo Atomico dello START le sorrise,
quindi si portò l’avambraccio sinistro alla labbra.
«Ragazzi, Capitano Kirkman. Sono vicino alla dogana.
Raggiungetemi subito. Li ho trovati.»
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