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martedì 11 dicembre 2012

Capitolo 34 (di Angelo Benuzzi)



Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:00

Ammit si rialzò, l’impulso cieco della fame sopraffatto da una nuova sensazione. Tremava tutta, sussulti sempre più violenti che sembravano poterla smembrare da un momento all’altro. Attorno a lei si diffuse una vibrazione, una nota cupa a limite degli infrasuoni. Un punto luminosissimo, azzurro-bianco, si manifestò all’altezza del suo petto. I residui di consapevolezza di Isabelle, il nucleo di istinti che costituivano l’identità di Ammit morirono in quel momento, annientati dalla luce insostenibile della Teleforce.
L’energia assorbita aveva raggiunto la massa critica, oltre al limite sostenibile per un essere umano, oltre alle possibilità di un qualsiasi essere vivente basato sulla chimica del carbonio. In pochi secondi il punto si espanse fino a saturare la forma-Ammit e cominciò a crescere. Mentre cresceva, un metro alla volta, la nuova creatura diventò cosciente. Prima di sé, poi dell’ambiente che la circondava. Arrivata a trenta metri di altezza, con una forma che ancora assomigliava a quella umana, la creatura si guardò attorno, cercando altri come lei. La sua visuale spaziava dall’ultravioletto all’infrarosso, mettendo in evidenza la presenza di Teleforce. In un sussulto di volontà espanse ancora la sua coscienza, arrivando ad abbracciare tutto il pianeta e spingendosi fino alle fasce di Van Allen.
Sola. Non aveva pari. Levò verso il cielo le sue appendici superiori ed estese filamenti azzurri in tutte le direzioni, pronta a collegarsi a tutte le sorgenti di Teleforce per riassorbirle dentro di sé.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:05

Eric Meson era sotto choc. In tutti i suoi anni da super aveva visto di tutto, era stato testimone e spesso causa di innumerevoli morti. Il flare di Teleforce di poco prima lo aveva lasciato scosso, sembrava aver portato via la sua capacità di concentrarsi e di controllare la sua armatura. In più si era abituato ad essere l’arma finale, il risolutore delle crisi peggiori. Eppure quella cosa, Ammit, aveva praticamente ignorato i suoi colpi e ora… ora era diventata qualcosa che Uranium non riusciva a comprendere. Dopo tanti anni Meson riscoprì cosa volesse dire avere paura. Libby scomparsa insieme a Mezzanotte, American Dream fatto a pezzi, tutti gli altri... e sentire dentro di sé la pressione del proprio potere cambiare.
«Eric? Uranium? Mi senti? Riesci a sentirmi?»
Lontana, la voce di Rushmore alla radio era troppo lontana. Meson crollò a sedere, incapace di continuare a combattere.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:10

«Rushmore, sto ascoltando la mente di Uranium. E’ nel panico, dobbiamo fare qualcosa alla svelta.»
«Non sai neppure quanto alla svelta,» Rushmore fissava due schermi del centro di controllo «i livelli di potenza di quella cosa sono completamente fuori scala e come se non bastasse da Washington è arrivato l’ordine di lancio. Lo vedi quello?» Indicò la sagoma nera di un sommergibile, appena emerso nell’oceano a duecento chilometri da Admiral City «Ecco la risposta del Presidente a tutti i problemi. SSBN-742, il Wyoming.»
Scanner lesse il resto nella mente dell’amico. Armi nucleari, missili MIRV multi testata. Romney aveva deciso di sacrificare Admiral City per fermare la nuova minaccia. No. Non glielo avrebbe permesso.
«Rushmore, mi occupo io del Wyoming. Tu aiuta Eric, possiamo ancora farcela!»
Scanner si distese a terra e proiettò la sua mente verso i quindici ufficiali del sommergibile. Doveva guadagnare tempo.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:10

La creatura aveva raggiunto la sua piena estensione, era intimamente connessa con ogni traccia di Teleforce sulla superficie del pianeta e si era spinta fino a grande profondità nella crosta terrestre nella sua ricerca. Era tempo di raccogliere, di riunire il tutto per crescere ancora e raggiungere così la sorgente dell’energia, in un altro strato della realtà.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:55

Rushmore aveva preso il controllo dell’armatura di Uranium, allontanandolo dalle immediate vicinanze della Salazar Tower. Eric continuava a non voler rispondere ai suoi appelli via radio e i livelli di radiazioni che emetteva stavano diventando preoccupanti. Le videocamere dell’armatura mostravano la creatura nella sua piena estensione e quei sottili filamenti che finivano con il perdersi negli strati alti dell’atmosfera lo preoccupavano. Allo stesso tempo seguiva i risultati dell’operato di Scanner; il telepate aveva avuto un’idea geniale. Sapendo che il protocollo del lancio di armi nucleari richiedeva la conferma dei codici da parte di due ufficiali a bordo aveva confuso sia il ricordo che la percezione di due cifre del codice, rendendolo così diverso per tutti e quindici gli ufficiali. Il comandante stava inviando messaggi sempre più confusi alla base di Groton. Improvvisamente lo schermo del controllo dell’armatura si bloccò, la scritta MANUAL OVERRIDE a lampeggiare in rosso.

Pentagon War Room
Washington, D.C.
23 Aprile 2013
Ore 00:16:00

Il presidente Romney era passato, insieme a tutto il suo staff, nella War Room sotterranea del Pentagono dove aveva trovato ad attenderlo i Segretari di Stato e della Difesa. Altri membri del governo, insieme al vice presidente Ryan, erano in volo verso il comando del NORAD. L’intero sistema militare americano era passato in Defcon-1. I principali leader mondiali stavano seguendo al situazione, ognuno seguendo i suoi piani di emergenza. Se la situazione a Puerto Rico fosse sfuggita di mano Romney era disposto a farla bombardare sia dai russi che dai cinesi, la verità non sarebbe mai arrivata all’opinione pubblica.
«Signor Presidente, il Wyoming è in posizione di lancio.»
«Perché non ha già sparato quei maledetti missili? Ho dato l’ordine esecutivo un quarto d’ora fa!»
«Signore, pare che ci siamo dei problemi con i codici di lancio. Stiamo attivando un secondo sommergibile ma ci vorrà ancora qualche tempo. Il Rhode Island sarà pronto al lancio tra undici minuti.»
«Va bene! Massa di incapaci, mi domando come avete sprecato i miliardi che costate ogni anno!»

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:16:00

Eric Meson aveva ritrovato se stesso. Aveva accettato di poter morire, di cadere come American Dream. Con un sussurro attivò la configurazione più estrema dell’armatura, ignorando una volta di più la voce concitata di Rushmore. Puntò entrambe le mani verso la creatura e chiuse gli occhi, lasciando che tutto il suo dolore, la sua rabbia e la sua frustrazione avessero la meglio sui condizionamenti che aveva appreso negli anni. Una volta Rushmore gli aveva detto di non essere in grado di calcolare a che livello di potenza potesse arrivare, era arrivato il momento di scoprirlo. L’aria attorno a lui iniziò a ionizzarsi, le sue mani a brillare di una luce verdeblu ultraterrena. I contatori Geiger dell’armatura andarono dritti fuori scala.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:16:05

La creatura cominciò ad evocare a sé il potere della Teleforce, attivando tutte le propaggini che aveva diffuso per il pianeta. In tutto il mondo i super umani sentirono improvvisamente un dolore acutissimo, un gelo terribile scendere nel profondo delle loro anime. In Giappone, in California, nelle Filippine, in Turchia, in Iran e in Cile iniziarono a prodursi scosse di terremoto. Quando il dolore arrivò alla mente di Uranium la reazione fu il rilascio della sua piena potenza.
Raggi gamma. Un fascio di energia erogato poco sotto la velocità della luce a una potenza devastante, petajoule concentrati su un’area ristrettissima. La creatura cercò di assorbire l’onda di energia, per una frazione di secondo passò dal blu a un bianco accecante, crescendo enormemente di statura quasi potesse lanciarsi verso la stratosfera. Poi la materia che la componeva collassò. Da neutroni, protoni ed elettroni fino a degradare in adroni, mesoni e barioni, fino a dissolversi del tutto. Il suo urlo di morte riecheggiò dalle frequenze radio fino agli ultravioletti mentre le particelle elementari che l’avevano composta venivano scagliate oltre gli strati superiori dell’atmosfera fino ad impattare con le fasce di Van Allen.
Per un brevissimo istante la Terra brillò di luce propria, un lampo azzurro-bianco.
Per lo stesso istante, nella mente di tutti i super del mondo arrivò un frammento della consapevolezza della creatura.

Pentagon War Room
Washington, D.C.
23 Aprile 2013
Ore 00:17:00

«Signor Presidente, novità da Admiral City. I satelliti hanno registrato un evento anomalo e ora quella creatura sembra essere svanita. Livelli di Teleforce poco sopra la norma, la radioattività ambientale ha avuto un picco fuori scala ma ora sembra essere ritornata allo standard.»
Romney non rispose, lo sguardo fisso sullo schermo principale. Il centro di Admiral City ripreso dall’orbita bassa.
«Signore, siamo a T meno dieci minuti per il lancio dal Rhode Island. Il Wyoming ha ripreso l’operatività ed è a T meno tre minuti. Signore? Proseguiamo con i lanci?»
«No.» La voce del Presidente era bassissima. «Annullare. Passiamo a Defcon-2.»

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:18:00

Rebel Yell faticava a tenere gli occhi aperti, il dolore alle tempie era quasi insopportabile. Attorno a lui il resto degli Old Timers si stava rialzando lentamente. C’era un silenzio surreale. Mosse qualche passo incerto, rischiando di inciampare sulle macerie. Nessuna traccia della creatura, sembrava non si muovesse nulla in tutta la zona. Rinfoderò le pistole.
«E’ finita.» Persino la sua voce aveva un eco strano.
«Che si fa ora?» Anche Shock to the System era riuscito ad alzarsi e si guardava attorno spaesato.
«Che facciamo? Ci diamo da fare.» Rebel si stava riprendendo.«Prima che arrivi la Guardia Nazionale passeranno parecchie ore, ci sono sicuramente moltissime persone che hanno bisogno di aiuto. Tiratevi su, forza!»
Poco lontano anche Stakanov e Musashi si erano rimessi in piedi. Il russo stava aiutando Boner a mettersi a sedere. Brawler e Sniper erano rimasti al suolo, apparentemente non operativi.  

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:18:00

Rushmore si era ripreso, aveva controllato le condizioni di Scanner che era ancora incosciente. Metà della strumentazione era partita ma lo schermo con la telemetria dell’armatura di Eric era ancora acceso. SYSTEM FAULT. Nessun dato dalle telecamere o dai sensori, persino il localizzatore GPS era andato. Mentre si dava da fare per riattivare più sistemi possibile teneva d’occhio le comunicazioni del Wyoming, fu un vero sollievo vederlo iniziare le manovre di allontanamento.
Altri schermi inquadravano porzioni diverse di Admiral City, zone in cui erano stati localizzati i Triari. Erano tutti a terra, apparentemente morti. Rushmore continuò a darsi da fare, cercando di costringere la sua mente lontano dal dolore. American Dream fatto a pezzi, Libby dispersa, Uranium probabilmente annientato, tutti gli altri…

Mar dei Caraibi
30 miglia a Nord di Puerto Bolivar, Colombia
Ore 00:18:00

Lady Liberty riprese conoscenza, spossata oltre ogni sua precedente esperienza. Attorno a lei c’erano tre persone, sconosciuti che la fissavano con aria preoccupata.
«Dove… dove sono?»
Le rispose il più giovane, in un inglese fortemente accentato.
«Sulla Madre de Dios signora, questo è un peschereccio. L’abbiamo vista venire giù dal cielo.»
Le tornò tutto alla mente, sequenze tanto dolorose quanto nitide. Doveva capire cosa era successo.
«Avete una radio? Un telefono satellitare?»

Pentagon War Room
Washington, D.C.
23 Aprile 2013
Ore 00:32:00

Il Presidente Romney era passato nella sala videoconferenze, da solo. Dai monitor lo fissavano Vladimir Putin, Hu Jintao e Manmohan Singh.
«Signori, possiamo dirci soddisfatti. Alla fine siamo riusciti a fermare Salazar e a disfarci di parecchi super umani. Stiamo già provvedendo a confiscare tutte le proprietà e le strutture delle Salazar Industries in territorio americano, immagino stiate facendo lo stesso nei vostri paesi.»
Cenni di assenso, sorrisi tirati. Fu Putin a rispondere.
«Come farà con la stampa? La decisione di bombardare Admiral City verrà fuori prima o poi, le sarà difficile rimanere in carica.»
Mitt Romney si versò da bere, alla faccia dei precetti mormoni. C’erano momenti in cui due dita di Bourbon era necessarie.
«Ci penserà Paul Ryan, il mio vice. Io continuerò il nostro lavoro da fuori. Scaricheremo tutte le responsabilità sui super e su Salazar.»
Alzò il bicchiere verso i capi di stato, un muto brindisi.
«Ho fatto quello che dovevo, la storia me ne renderà merito.»

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:55:00

Fu Stakanov a trovare Uranium, sul tetto di un palazzo vicino ai resti della Salazar Tower. L’armatura era annerita, la postura fetale. Il russo trovò un pannello di emergenza sul dorso, lo aprì a forza. All’interno un unico led verde pulsava debolmente.
«невероятный, è un miracolo.» Pensò Stakanov. «Quest’uomo è davvero difficile da uccidere.»      


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martedì 11 settembre 2012

Capitolo 22 (di Nicola Corticelli)









Chicago
Gennaio del 1973                                                                                                               

«È venuto anche oggi.» 
La voce di Ellie era una misto fra un risolino e bisbiglio.
L'altra ragazza, una giovane sulla ventina e dai lunghi capelli castani raccolti a coda di cavallo, si limitò appena a sollevare il capo dai fogli che stava leggendo.
«Come?» 
Ellie si avvicinò alla collega con fare complice e parlò ancorapiù a bassa voce: «Dai il nuovo arrivato della sicurezza, in questo ultimo periodo ha preso il vizio di gironzolare qua attorno.» 
E accompagnò la frase con un leggero cenno del capo.
La ragazza con la coda di cavallo volse lo sguardo su un giovane sui ventisei-ventisette anni con l'uniforme del servizio d'ordine della centrale.
«E allora?» 
«Per me è interessato a qualcuno nel nostro ufficio.» 
L'interlocutrice di Ellie si limitò a fare una smorfia, ma quest'ultima continuò imperterrita: «Vediamo se mi segue...» 
E detto questo uscì dalla stanza con un sorrisino stampato sul viso.
Rimasta sola, la ragazza si limitò a scuotere il capo e a continuare a leggere le scartoffie accumulate sulla sua scrivania.
La pace e la quiete durò solo pochi minuti.
«Salve.» 
Di nuovo sollevò lo sguardo e si ritrovò a fissarli in due penetranti iridi scuri.
«Mi permetta di presentarmi sono Jack Montague, il nuovo addetto alla sicurezza.» 
Allungò una mano e la donna meccanicamente la strinse.

***

Laboratorio centro START
22 aprile 2013  Ore 6:35

«Si può sapere dove è andato Blackjack?» 
Rushmore guardò Scanner/Cheveux d'Ange visibilmente preoccupato.
«Ha detto che usciva fuori a controllare una cosa e che sarebbe tornato subito.» 
«Non che mi dispiaccia che quel damerino della CIA se ne sia andato... ma manca da troppi minuti e la cosa non è un buon segno.» 
I due rimasero perplessi per qualche secondo a fissarsi e quasi furono colti di sorpresa quando una terza voce si insuò fra loro.
«Vi sono mancato?» 
L'uomo vestito di nero entrò nella trasportando sotto braccio e senza il corpo di un'altra senza alcuno sforzo.
«Signori ci tengo a sottolineare che non sono della CIA, ma un agente a contractor freelance.» 
Gettò la carcassa sul pavimento, continuando.
«La cosa normalmente mi farebbe incazzare, ma vi perdono perché eravate in apprensione per me.» 
Rushmore si chinò a osservare il cadavere sul pavimento.
«Perchè diavolo hai portato un cadavere di uno dei Triari qui?» 
«Toglili il cappuccio e capirai, uomo più intelligente del mondo.» 
Il super non fece obbiezioni e tolse l'indumento dalla testa del Triario.
«Ma è American Dream... o almeno ha le sue fattezze...» 
La voce di Rushmore tradì per qualche istante lo sgomento e anche Scanner/Cheveaux d'Ange fece un passo indietro.
Blackjack fece un sorrisino a mezza bocca.
«Quasi. È un clone, anzi lo sono tutti dei cloni, del nostro caro AD.» 
«Ma i Triari sono dotati di super-capacità, anche se non alla massima potenza, e le mutazioni da teleforce non sono replicabili geneticamente.» 
«Infatti hai ragione. Nei cloni sono stati immesse delle nano-macchine che ne potenziano la capacità a dismisura.» 
Rushmore sgranò gli occhi, ma ebbe la prontezza di spirito di afferrare un analizzatore da uno tavolini accanto a sé.
La scansione del corpo si protrasse per alcuni nel più assoluto silenzio.
«Hai ragione. Anche se il corpo è privo di vita le tracce dei naniti è chiara. Si può sapere come fai saperlo?» 
«Se è per questo ora so anche di peggio, ma è meglio che ti spieghi la reale natura dei miei poteri.» 

***

Chicago, 
Gennaio del 1973

«Le ho già detto di no.» 
Un sorriso gelido su un bel volto d'angelo.
«Ma è un no "mai e poi mai", o è un no "forse un domani".» 
La giovane donna non potè fare a meno di nascondere un sorriso.
«Non sono per le cose troppo perentorie, signor Montague.» 
La guardia sorrise di rimando, osservando la segretaria dell'ufficio amministrazione.
Ellie era appena uscita e lui, come al solito, era comparso dal nulla al suo cospetto.
Un'abitudine consolidata in quegli ultimi giorni.
«Facciamo così.» 
Montague si infilò una mano nella tasca dei pantaloni e estrasse un mazzo di carte.
«Giochiamocela.» 
La donna si accigliò visibilmente.
«Non si preoccupi niente di troppo complicato... A carta più alta. Se vinco io, lei uscirà a cena con me.» 
«Se vinco invece io, lei non mi importunerà più.» 
«Sta bene.» 
La guardia giurata estrasse per primo la carta e la mostrò: un Jack di picche.
«Tocca a lei.» 
La segretaria fece altrettanto: una donna di cuori.
«Pare che non sia destino.» 
«Già. Così sembra, signor Montague.» 
La guardia giurata fece spallucce e se ne andò.

***

Laboratorio Centro START    
22 aprile 2013  
Ore 6:40

«Cosa? Assorbi il pontenziale genetico degli esseri umani normali? Ma è mostruoso.» 
«Detto così, mi fai quasi un serial killer.» 
Blackjack cominciò a ridacchiare.
«Non è divertente.» 
Rimbrottò Rushmore guardando l'altro super.
«Sono d'accordo. Ma anche quello che Salazar è convinto di fare, non sarà piacevole... Produrre una seconda onda Teleforce che investirà tutto il pianeta, peccato che non funzionerà.» 
«Cosa intendi dire?» 
Blackjack rimase un secondo in silenzio.
«L'ho letto nelle informazioni genetiche di questo Triario. I naniti sono opera delle industrie Salazar, un nuovo tentativo di ottenere super senza Teleforce.» 
«E con questo?» 
«Non capisci Salazar ha fatto esperimenti con i naniti con i suoi due figli maschi. E questi ultimi hanno deciso di sabotare il progetto del padre. L'onda di Teleforce che si produrrà sarà corrotta e ucciderà tutti i super del pianeta.» 
Rushmore impallidì.
«E tu cosa vorresti fare?» 
«Con i tuoi sensori voglio che tu identifichi quanti più Triari qua attorno e mi faccia una mappa che io possa seguire.» 
«Tu sei pazzo, non farò una mostruosità del genere, non ti permetterò di acquisire tutto quel potere.» 
«Fallo!» Scanner/Cheveaux d'Ange quasi urlò quella parola, facendo ricordare agli altri due Super la sua presenza nella stanza.

***

Blackjack era appena uscito dal laboratorio e Rushmore si voltò verso l'altro Super rimasto.
«Ho fatto quanto mi hai chiesto senza obbiettare, ma, adesso che siamo soli, mi devi una spiegazione.» 
«Diciamo che ho trovato in lui una motivazione nobile, quando gli ho letto la mente... vuole salvare Libby.» 
«Perché?» 
Sul volto di Scanner/Cheveaux D'Ange comparve un sorriso.
«Diciamo che vuole una seconda chance.» 
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martedì 21 agosto 2012

Capitolo 19 (di Domenico Helldoom Attianese)




Laboratorio Centro START 
22 aprile 2013 
Ore 6:25  


Cheveaux d’Ange si era risvegliato, il suo corpo almeno.
«Non sono il francese, sono Scanner.»
«Come?» Blackjack era confuso. 
«Probabilmente avrà trasferito tutta la sua mente dentro di lui, forse perché altrimenti molti dettagli sarebbero andati persi», spiegò Rushmore. 
«E bravo il cervellone», rispose Scanner, col corpo del francese. 
«Visto che non sei morto, Dream è tornato normale?» 
 «No, Rushmore, ormai American Way è libero. I blocchi psichici sono saltati quando sono entrato in coma e Salazar ha trovato, non so come, il modo di soggiogarlo ai suoi ordini. Way è convinto di vedere Mezzanotte, che lui crede essere un certo Dave con cui sarebbe cresciuto. Non so come abbia fatto, ma Salazar controlla uno dei super più potenti in circolazione.» 
«American Dream è contro di noi…» 
«Sì, ma non è questo il problema più grande. Salazar e Mezzanotte stanno per fare la loro mossa, grazie ai poteri di Mezzanotte intendono far saltare Portorico e generare un’onda di Teleforce che si spargerà per tutto il pianeta.»

* * * 

Salazar Tower
22 aprile 2013
Ore 6.25

«Allora perché ci sei tu qui, papà?»
«Mezzanotte non è solo un nome, è un piano. Codice di sicurezza: Omega-Tesla-Geova-Super.» Salazar vide Bonnie guardare oltre le sue spalle. Un muro si divise in due alle sue parole e rivelò uno scheletro metallico collegato ad una postazione computerizzata. 
«Questo, Lisa, contiene il cervello di Maxwell, e questo» - disse, indicandogli il diamante che lo scheletro portava al collo- «contiene la sua anima. Mezzanotte è mantenuto in questo mondo da un supporto vitale e dal mio potere. Il mio potere è superiore a quello dei super creati dall’incidente, io sono stato esposto alla pietra intera. In parole semplici, posso controllare e manipolare le anime degli esseri viventi, posso sentirle e osservarle, comprenderle e alterarle.» 
Bonnie gli sembrava confusa. Non aveva mai fatto cenno a nessuno dei suoi poteri, ma ormai non aveva più senso nasconderli. 
«Forse capirai meglio così. Nightshifter, entra.» 
«Eddie, stai bene?» chiese Bonnie, preoccupata, vedendo entrare Eddie, dalla cui bocca colava una nebbia nera.  Salazar gli toccò la fronte, gli occhi si illuminarono di verde e Nightshifter uscì dal suo corpo, solidificandosi accanto a Salazar. 
«Sta benissimo, controllo la sua essenza ora, e gli ho fatto un upgrade. Voi due, come molti super, siete molto più potenti di quello che pensate.» disse Salazar e toccò la fronte di Bonnie. Anche i suoi occhi si illuminarono di verde e, come Eddie, si fermò in piedi di fronte allo scheletro. 
«Come lui, ora sei più potente e soggiogata a me. Ora calma, sento che cerchi di liberarti. Non puoi, mettiti il cuore in pace e ascolta. Voglio farti capire, voglio che almeno uno dei miei figli sia con me» disse, con un misto di speranza e dispiacere nella voce. 
«Che devo capire, sei un pazzo bastardo, papà» 
«Sssh» fu la risposta di Salazar, e Bonnie ammutolì. «Come stavo dicendo, io e Maxwell ci separammo dopo l’incidente del ‘73. La nascita dei super aveva creato in me un nuova speranza, un mondo che ci avrebbe uniti agli uomini e ci avrebbe permesso di progredire verso un futuro migliore. Maxwell capì, prima di me, che non sarebbe stato possibile e ognuno andò per la sua strada. 
Dopo l’incidente di Rodeo Drive mi ricontattò, disse che aveva scoperto qualcosa di terribile. 
Quando andai da lui, scoprii che stava morendo. Lo avevano contaminato con qualcosa creato apposta per i Super, e mi mostrò i piani dell’ONU che era riuscito a recuperare. 
Un virus chiamato “Piaga del superuomo”, campi di concentramento, bombardamento nucleare. Era quello che volevano fare nel caso fosse successo qualcosa di simile all’incidente del 2001 o a quello del 1973. 
Non potevo lasciarlo morire cosi, avevamo attraversato i secoli insieme, eravamo più che fratelli e cosi chiusi la sua anima in quel diamante e il suo cervello in quello scheletro. Portai ciò che rimaneva di lui qui, e andai a chiedere spiegazioni. 
Non negarono nulla, mi minacciarono e mi dissero che solo l’entusiasmo che gli uomini avevano per i super ci salvava ancora dalla nostra fine. 
Per anni meditai su cosa fare, pregando che non scoccasse qualche scintilla, ma non potevo attendere per sempre. 
Quei due psicopatici dei miei figli sono sempre più difficilmente contenibili.  
Quel bastardo di Yell è sempre più azzardato in quello che fa. La minaccia del risveglio di American Way, che ho fortunatamente arginato, prima che mostrasse al modo la sua follia. 
E questi sono solo alcuni dei pericoli che potrebbero scatenare contro i super l’ira e la paura di un intero pianeta. Certo, vorrei che tutti i super si unissero a me e non dovessero perire insieme a Portorico, ma molti non capirebbero. 
I Governi ci temono, vogliono distruggerci. E i super alleati ai governi, come lo START e la Fortress Europe, hanno tradito i loro simili. Quindi è ora di assumere il posto che ci spetta. 
Se tutti diventano Super, non avremo più nemici» disse Salazar, sinceramente dispiaciuto per quello che lui e Mezzanotte avrebbero dovuto fare ad alcuni dei loro simili. 
«Ed ora all’opera, ricreiamo un corpo a Maxwell» concluse. 

Toccò prima la fronte di Eddie, poi quella di Bonnie sintonizzando le loro anime e codificando i suoi ordini.
Si misero all’opera, mentre Salazar sentiva tutto quello che facevano. 
Prima Bonnie mutò il minerale dello scheletro da argento a calcio, mentre Eddie duplicava il DNA dal cervello creando il midollo. Mentre il lavoro di Bonnie era finito, Eddie continuava, cellula dopo cellula, a ricostruire il corpo. 
Reni, Polmoni, Cuore e tutti gli altri organi interni. Intanto uno shanghai di vene ed arterie si generava partendo dall’alto, mentre strati di cartilagine, muscoli e pelle iniziarono a ricoprire tutto lo scheletro.
Per ultimi creò gli occhi, di un azzurro intenso e dei lunghi capelli neri. 
Bonnie ed Eddie si spostarono e Salazar si avvicino al nuovo corpo. Staccò il diamante dal suo collo e la pietra andò in polvere nelle sue dita, lasciandogli un fumoso pugno di energia verde tra le mani. 
Con l’energia tra le mani, appoggiò i palmi al corpo e un’esplosione di Teleforce proveniente dal redivivo Maxwell stese Nightshifter, Eddie e Bonnie. 
Un sorriso si stampò sul volto di Maxwell, che abbracciò Salazar. «Finalmente ti sei reso conto che avevo ragione, eh Hal?» 
«Purtroppo sì, dobbiamo agire in fretta… ma prima mettiti qualcosa addosso» rispose Salazar sorridendo di rimando. 
«Ah, sì», rispose e semplicemente pensando riorganizzò gli atomi intorno a se in un nuovo costume. 
«Che te ne pare?» Sembravano due ragazzini che non si vedevano da tempo, pronti a giocare di nuovo insieme. 
A un gioco che avrebbe sconvolto un pianeta.
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lunedì 6 agosto 2012

Capitolo 18 (di Lorenzo Ladogana)




ADMIRAL CITY
22 Aprile 2013
Ore 6. 25 a.m

“Non c’è nemmeno una traccia di aria condizionata in questo furgone, che cazzo!” pensò Alex Ross. Avevano a disposizione le migliori tecnologie degli Stati Uniti che un furgone blindato potesse trasportare, e si era dovuto far prestare un ventilatore a batteria da un negozio a due isolati più avanti per non morire di rosolia.
Il tenente si faceva aria con un catalogo di costumi da bagno, seduto indecorosamente sulla sedia della sua postazione nel più grande del gruppo di veicoli militari impiantati nell’ampio parcheggio vicino a quel ramo della spiaggia. Il sole sarebbe sorto di nuovo di lì a poco, e l’effetto frescura dell’aria umida e salina proveniente dal mare sarebbe del tutto scomparso. Nemmeno la leggera coltre di nuvole che oscurava il cielo avrebbe avuto pietà di lui. 
Alex non riusciva a tollerare il caldo, ma quello che lo faceva sudare ancora di più era il nervosismo. Era bloccato da cinque ore tra una serie di cinque monitor che si aggiornavano ogni dieci secondi con messaggi provenienti da ogni angolo dello Stato, che andavano dai provvedimenti disciplinari intraprese per le chiusure delle linee aree, allo spostamento dei civili nelle zone più sicure dell’isola e sulle coste adiacenti, fino ai primi messaggi di appello delle Nazioni Unite sulla faccenda Admiral City.  
Da quando si erano mossi da Island Stone un ora e mezzo prima aveva ricevuto al bellezza di settantanove telefonate da più di venti ambasciate differenti, mentre arrivano notizie dei cosiddetti “rinforzi speciali” che l’Unione Europea, l’Egitto , il Giappone stavano inviando. Fortress Europe era entrata in azione già da più di due ore, mentre le altre delegazioni si stavano riunendo tutte ad Island Stone, attraverso la richiesta ufficiale del tenente colonello Marv Gordon. Marv non gli piaceva: era stato il suo mentore, se così si può dire, fin da quando era un ufficiale.  Aveva imparato ad odiarlo e rispettarlo per quei vent'anni, fino a quando, raggiunta una certa posizione di prestigio, non aveva colto al volo l’opportunità di mettere su una squadra da solo e chiudere con le sue stronzate. Marv era sicuramente un uomo intelligente e ancora molto in forma, nonostante avesse compiuto da poco sessant’anni, ma i suoi atteggiamenti razzisti ed arroganti gli avevano irrimediabilmente e tarlato il cervello, negli anni. Non ce lo vedeva proprio, pensò Ross, ad accogliere una delegazione del Grande Thot stappando una bottiglia di Champagne, sventolando a destra e a manca la protesi del braccio che qualche anonimo musulmano gli aveva fatto saltare nel corso della Guerra del Golfo . “Tanto per lui sono tutti uguali” ridacchiò il tenente.
Smise di pensarci e prese a scuotere il giornale più velocemente. Era stanco, aveva dolori di stomaco e soprattutto era solo. Mai come in quel momento si sentiva totalmente abbandonato a se stesso: Aveva solo tre o quattro uomini di cui si poteva fidare ciecamente,  mentre gli altri erano per lo più marionette, uomini di Gordon, ex-membri di scorte di polizia e di volti importanti della politica riciclati come unità di difesa, dopo essere stati imbottiti di droghe e steroidi sintetizzate in laboratorio dal nuovo acquisto della START, un biondino sudafricano che gli faceva venire la nausea.
“Queste non sono più faccende di sicurezza nazionale” – pensò – “Non sono più neanche guerre: stiamo giocando a fare le divinità. Mandiamo gli Dei a combattere al posto nostro, sperando che ci parino il sedere”. Pensò a quando abitava a Shanwee con i suoi genitori. Il Kansas era la nazione di Superman, e lui adorava leggere le sue storie sui fumetti che il padre Norman gli portava dopo il lavoro. Poi i Super divennero reali, e capì che non erano perfetti come l’immagine radiante dell’eroe sulla prima pagina di Action Comics, ma erano umani normali, negli aspetti peggiori e migliori del termine. Sorrise lievemente, pensando a Libby e a Matt. 
Fu allora che sentì un piccolo segnale luminoso dal suo computer, un messaggio su una linea privata. Non era una voce, ma una semplice serie di ticchettii sconnessi, l’uno dopo l’altro. Un codice Morse. 
W… J,R, L…”  Le stesse quattro lettere a ripetute a ciclo continuo. Rimase perplesso per un attimo, poi capì: era Karl.
Entro nella canale privato dello Start e vide che Rushmore stava cercando di inviargli un file: si era dimenticato del vecchio trucchetto dell’usare le quattro iniziali dei Presidenti dell’omonima montagna. 
In quel momento entrò il Tenente Millar. «Tenente Colonnello Ross, venga a vedere!»
«Non ora Mark!». Se Rushmore non gli aveva telefonato, ci doveva una motivazione molto grave.
«È davvero urgente! Venga!». Il tenente allora si alzò e si sporse fuori dai portelloni del furgone nero e bianco. Ci mise un po’ a comprendere cosa stava succedendo, ma poi focalizzò l’assurdità della cosa: stava nevicando.
«Come diavolo, come fa a nevicare in questo mese dell’anno?» A PORTORICO?
«Non lo so signore. Le temperature erano stabili fino a poco fa, poi i termometri hanno iniziato ad impazzire.» Disse sconcertato Millar.
Ross si toccò le braccia e si accorse di colpo che l’incredibile calo di temperatura era reale: aveva smesso di sudare e ora provava un certo fastidio alla pelle.
«Tutto questo è assurdo…»;  poi si volse verso la Salazar Tower: il crepitio dell’energia sulla sommità esplosa della struttura risplendeva bluastro, occasionalmente. «Deve essere opera della Teleforce. Tutto quanto quello che sta succedendo ora deve essere stato causato da qualcosa che viene dalla torre. Forse Rushmore…» disse, e si ricordò del messaggio del professore, che nel frattempo era caduto sul pavimento. Lo raccolse e lo lesse attentamente.
«Tenente Colonello che ordini devo dare agli uomini?», gli chiese Millar, ma Alex Ross non lo stava ascoltando, perché in quell’esatto momento leggendo ciò che Cheveux D’Ange aveva estratto dalla mente del Professor Scanner, e che egli aveva preso sondando al mente di Mezzanotte.  E a dirla tutta, adesso non si sentiva tanto bene nemmeno lui adesso.
«Dì… dì… agli uomini di caricare tutto nei furgonie di prepararsi a partire», disse con un filo di voce il tenente colonello, tenendosi con una mano lo stomaco in subbuglio.
«Adesso Tenente Ross? Ma non dovremmo…» 
«ORA, Tenente Millar», esplose Ross, riprendendosi. Mise il foglio in tasca e rientrò nel furgone. Si diede una botta sulla pancia e si impose di rimanere calmo.
«Sissignore» disse Millar, risentito, e andò a chiamare gli ufficiali.
Alex spense il ventilatore, chiuse i portelloni del furgone e si sedette sul cruscotto, incredulo. Aveva abbandonato il Kansas seguendo il sentiero dei mattoni dorati per entrare nella Guardia Nazionale, si era fatto le ossa a Sarajevo, in Iraq, in Afghanistan e in Libia. Eppure niente era paragonabile a ciò ora sapeva, nemmeno l’incidente di Rodeo Drive. Mezzanotte era davvero nella torre. Era umano, vivo e terribile. E se entro un ora non fosse stato fermato, Admiral City e l’intera Porto Rico sarebbero scomparse dalla faccia della Terra.
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martedì 17 luglio 2012

Capitolo 15 (di Gian De Steja)



Laboratorio
Centro START
22 aprile 2013
ore 6:20

Blackjack entrò nella stanza del professore senza bussare, come sua abitudine.
«Professore, cosa diavolo sta succedendo là fuo...»
Rushmore era chinato sul corpo del francese. Gli stava iniettando il siero neuronale con la pistola a veicolazione transdermica di sua invenzione.
«Chiuda la porta Blackjack. Per favore.»
Il nuovo arrivato osservò l'inaspettata scena con malcelato stupore. Il professor Scanner riverso sul lettino in una smorfia inanimata di dolore. La macchina dell'ECG rivelava impietosa lo stato del decesso.
«Ma Scanner è... È morto? E Cheveaux d’Ange...»
«Scanner è morto, ma il francese è ancora vivo. L'ha usato come veicolo per passarci le informazioni, come avevo previsto, ma ha rischiato di fare una brutta fine.» Il professore, con occhi velati di tristezza, guardò per qualche secondo il corpo dello stimato collega e amico. Poi riprese: «Spero di aver limitato i danni, il siero è ancora in via di sperimentazione e le conseguenze di un attacco telepatico di quel genere sono imprevedibili. Senza Cheveaux d’Ange non sapremo mai se Mezzanotte è ancora sotto controllo.»
«E il progetto come prosegue? Ho percepito il contatto.» Blackjack sfilò dal pastrano un grosso sigaro e lo accese con un rapido gesto dello zippo.
«Il contatto con i super è stabilito. Il catalizzatore è stato efficace e a quanto pare, per ora, Salazar ha il controllo della situazione. Intorno alla Torre si stanno concentrando le attenzioni di tutti i super ma non sappiamo ancora se Mezzanotte ha mangiato la foglia. Stakanov è in arrivo con i golem di Angela Solheim.»
«E Rebel Yell?»
«Non pervenuto. Sono stati avvistati nei dintorni della torre alcuni dei suoi uomini più fidati. Li teniamo sott'occhio e prima o poi si farà vivo anche lui.»
«Avete più avuto notizie di Uranium?»
Il professore scostò le tende del grosso finestrone del laboratorio, indicando qualcosa in alto. «Non ancora, ma dal colore del cielo direi che sta combattendo con qualche osso duro. Non credo che uno di quei Triari possa mettere in difficoltà Uranium.»
«Cazzo, questa non ci voleva. Ora cosa facciamo?»
«Aspettiamo che si svegli il francese, senza le informazioni di Scanner siamo fottuti.»

***

Admiral City
San Antonio Canal
22 Aprile 2013
Ore 5.15 AM

«Uranium, mi senti? Sono Angela Solheim, tutto bene lì?» La trasmittente della nuova tuta progettata da Rushmore funzionava a meraviglia.
«Ciao dolcezza. Diciamo che potrebbe andare meglio, questo tizio è davvero una brutta gatta da pelare. I due bambocci li ho disintegrati in un attimo; alcuni di quegli sfigati le stanno prendendo di santa ragione da un bulletto di periferia. Ma lui è diverso: è veloce, è dannatamente veloce. Credo sia un teleporter.»
«Hai bisogno di aiuto?»
«Dolcezza, io sono Uranium, non un super qualunque. Il mio problema è di riuscire a controllarmi, se solo riuscissi a portarlo in qualche posto un po' isolato, lo faccio a pezzi in due secondi.»
L'avversario come punto sul vivo da quest'ultima affermazione sorrise malignamente e d'improvviso sparì, con la sicura intenzione di riappare alle spalle di Uranium. Un trucco utilizzato più volte durante lo scontro e spesso andato a buon fine. Il super decise di agire d'anticipo e sorprendere il teleporter girandosi di spalle, ma questo apparve sopra di lui riuscendo a colpirlo con un pesante cazzotto e facendolo rovinare a terra.
«Uranium, ho mandato Taser in supporto, arriverà al più presto. E' un drone di nuova generazione, un golem per la precisione, ti sarà d'aiuto.»
«Un Drone? Non voglio nessun cazzo di Drone, io lavoro da solo e non ho bisogno di aiut...» Un'altra sberla tremenda, seguita da una stridula risata canzonatoria lo fece interrompere. La trasmissione era persa.
«Ma tu, chi cazzo sei?» Disse Uranium, pulendosi con il dorso della mano il sangue sul labbro superiore. Il teleporter si limitò a riproporre l'odioso ghigno, tirando fuori due pugnali sottili infilati ai lati degli stivaloni neri, ed esibendoli con sprezzo, come per dire: ora facciamo sul serio.
In quel momento comparve Taser che rimase per un po' a fluttuare sopra le loro teste, come studiando il teatro dello scontro: «Nome in codice Uranium, livello Teleforce: 4256. Stato: Vivo. Ordine riassegnato: Eliminare.» Il golem puntò il dito contro di lui e da esso partirono un paio di spari. Uranium sbalordito reagì con incredibile tempestività. Con i suoi poteri riuscì a deviare i proiettili elettrici, conficcandoli nel petto dell'attonito teleporter, che si accasciò a terra in preda alle convulsioni.
«Ora basta con queste stronzate.» Uranium schizzò in volo passando vicino al drone, ma senza toccarlo. Taser prese a seguirlo senza riuscire a tenerne il passo e nel frattempo il teleporter, che si era liberato dalla trappola elettrica, cercava di recuperare terreno su di loro, non volando, bensì teletrasportandosi freneticamente verso l'alto e percorrendo diversi metri alla volta. Uranium, che viaggiava ad una velocità decisamente maggiore degli altri due, attese che il teleporter raggiungesse il drone e poi iniziò a precipitare buttandosi a capofitto verso di loro. Quando ritenne di trovarsi più o meno equidistante dai due giocò la sua mossa preferita. «Bye bye, sfigati!». Un lampo di luce gialla esplose dal corpo di Uranium, e un'onda di energia mortale si diffuse tutto intorno per un centinaio di metri. Il drone rimase incenerito quasi all'istante, mentre l'altro cercò invano di resistere teletrasportandosi di qualche metro in direzione opposta a quella di Uranium, ma il potere delle radiazioni lo avvolse in una morsa fatale, bruciando la sua pelle e penetrando nelle ossa, fino a lasciarne nient'altro che polvere.
«Beh, piacere di averti conosciuto, peccato che ci siamo neanche presentati.» Un sorriso beffardo e compiaciuto si disegnò nel volto provato del supereroe dello START.
«Pronto Angela. Pronto? Porca puttana dolcezza, ma che cosa mi combini? Quel Golem ha cercato di uccidermi!»
«Cosa? Ma che stai dicendo Eric? Smettila di scherzare...»
«Non sto scherzando, mi voleva uccidere. O ha avuto ordini da voi, o qualcosa gli ha fritto quei quattro bulloni che si trovava al posto del cervello.»
«Cazzo, ma abbiamo inviato altri quattro golem in missione alla torre. E uno è con Stakanov. Sarà meglio verificare, io da qui inizio a monitorar...»
«Dolcezza, lo sai che mi piace quando mi chiami Eric?»
«Senti, qua la situazione è seria, non c'è niente da scherzare... Eric!»
«Eh, dillo a me. Va beh, do una ripulita qua intorno e mi precipito alla torre. Baci baci.»
Uranium raccolse le mani una dentro l'altra, in un gesto teatrale e del tutto inutile, riassorbendo gli scarti di radioattività nell'aria, per poi sfrecciare in direzione della Salazar Tower.
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martedì 10 luglio 2012

Capitolo 14 (di Cervello Bacato)


 

Admiral City
Nelle vicinanze della Salazar Tower
22 aprile 2013
ore 06.17 AM

Vomitò copiosamente sui tre cadaveri che gli giacevano innanzi. Tre sagome nere e senza vita, di cui una del tutto simile ad un sacco nero della spazzatura: accennata forma umanoide, lingua fine e tortuosa che fuoriusciva da una smorfia contratta di dolore.
Ho rischiato grosso col Triario... rimuginò tra sè il superumano, sputando i residui di saliva densa che gli infestavano la bocca di un sapore orrendo. Sapere che di mezzo c'è quello squilibrato di Nightshifter mi inquieta. Chissà che dirà il cervellone...
Un boato improvviso gli fece alzare la testa al cielo.
«E quelli cosa...!?» .

***

Salazar Tower
Quinto piano
22 aprile 2013
ore 06.15

«Rock!... Bzzz... senti?...bzz.. Rockster, mi senti!? ..bz.. Archer. Riesci a sentirmi!?» .
«Ti sento, ora ti sento. Ma che cazzo sta succedendo qui? Sento delle...».
«Ascoltami bene! E' successa un..bzz.. assurd...bzz.»
Sentiva male ma ne era certo: la voce del suo compagno tremava, era sconvolto.
«Ho ricevuto immagini da uno dei droni di Rushmore, in perlustrazione..bzz.. torre. American Dream è bzz traditore! Bzb....bz.ha ucciso Sun e forse anche Stray è... bzz...»
Il pilota s'interruppe e senza alcun contegno lasciò spazio solo ai singhiozzi.
«Ma che cazzo stai dicendo?! Il lurido bastardo cosa?!», urlò quel ''Big Show'' alla sua tuta aderente in cui era incorporata la ricetrasmittente.
«Devi riportarli fuori e bzb... Solo Waver e Versor... aiuto... Non... bzz...cazzate! Hai capito..bzz? La mia Stray... bzbz...»
Rockster troncò la conversazione e sbriciolò senza il minimo sforzo la parete su cui si reggeva. Rabbia. La sua stazza cresceva a vista d'occhio. Guardò il pavimento, i piani inferiori. Da pochi minuti a quella parte riusciva a percepire quelle presenze. Una in particolare lo attraeva. Alzò un piede, pronto a sbatterlo per sfondare i metri che lo separavano da Lui.
American Dream, chi altri se non quel figlio di troia!
Lo stivale in pelle si fermò a pochi centimetri dall'impatto.
Dove te ne voli Riccioli d'oro?... Stavolta ti faccio il culo!
La Rabbia aumentava. La sua massa era più che raddoppiata. Il bestione corse demolendo ogni cosa gli si parasse davanti, fuoriuscendo dalla torre e piombando cinque piani più giù, davanti all'entrata dell'edificio. Lì, decine e decine di membri delle forze dell'ordine. In disparte, un rottame col fucile e un teppista dall'aria sfigata. Non si curò di loro, si piegò su se stesso flettendo le ginocchia nude, ora larghe quanto un'intera persona. La Rabbia esplose. Il rinculo gli formò tutt'attorno una voragine profonda qualche metro e in un area di cento, tutti caddero a terra, incapaci di mantenere l'equilibrio per l'inatteso movimento sussultorio del terreno. Rockster vide la città sotto di lui farsi piccola, l'onda d'urto dissolversi, le luci allontanarsi.
Ti vedo, ti prendo e ti squarto con le mie mani pezzo di merda!
Riflessi fulminei e potenza esplosiva, una manciata di secondi dopo stava stringendo a sè AD, intercettato durante il suo volo. Lo fissò con gli occhi iniettati di sangue.
«La pagherai, cane! Ti squart...»
Non finì la frase. Incredulo, fissò un secondo American Dream, che avanzava fulmineo dalla Salazar Tower.

***

Sommità della Salazar Tower
22 aprile 2013
06.14

Immobile fra le macerie, una figura incappucciata, coperta da capo a piedi da una pesante tunica ebano. Una smorfia indefinita e per un attimo, uno spiraglio di potentissima luce da quel cenno scoperto di viso. Nightshifter gli si materializzò davanti. Il suo ventre di oscurità fumosa espulse American Dream da un gomitolo di fili d'ombra.
Questo si alzò da terra lentamente, confuso. Tastò il pavimento. Impossibile!... Lo picchiettò con le nocche. Lo bucò come fosse neve. Alla personale soddisfazione poi, seguì stupore e ammiraizione. Non appena lo vide, comprese ciò che realmente era diventato Dave. Un Dio... Uno vero!
Uccidi Rockster.
Uccidi Uranium.
Come me.
Come noi.
Sei molto di più.
Gli altri Sei...
quei vecchi
si prostreranno.
Adesso sai.
Amico mio...

Ora Matt capiva ogni cosa, sul suo amico e su sè stesso. Non disse nulla. Nessun risentimento. Matt capiva... Spiccò il volo col cuore in gola, lasciandosi luce e ombra alle spalle. Non sarò un Dio gracile!
Mezzanotte in uno sbuffo d'ombra, svanì nel buio, così com'era comparso. Mezzanotte, sempre immobile, fissò il futuro divenuto presente.
Déjà-vu... Questa volta Yell, perirete!
Il suo sorriso accecante accolse le prime luci dell'alba.

***

Laboratorio
centro START
22 aprile 2013
ore 6:15

«Oh, no! No! Non è affatto come pensavamo!», disse Rushmore accarezzandosi il pizzetto sale e pepe.
«La testa, la testa argh... Mi sta esplodendo cosa cazzo mi ha fatto?!»
Rushmore fissò il biondino con un espressione apparentemente priva d'interesse. Aveva da poco cominciato a contorcersi sulla sedia in preda ai dolori, probabilmente cercando di uscire da quel rompicapo di pensieri che Scanner gli aveva trasmesso. Gli occhi impazziti, i denti digrignati che si consumavano.
Due menti in una. Non reggerà.
Uno dei sensori su uno schermo squillò forte.
La CIA è arrivata. Lui mi sarà d'aiuto.
L'uomo più intelligente del mondo si fece triste. Scrutò il francese, sentendosi ancora una volta un verme. Le sue intenzioni erano al sicuro. Nessun telepate al mondo avrebbe mai potuto scrutargli il cranio. C'era da perdersi in quel cervello fuori dal comune.
Se Scanner ha fatto quel che ha fatto, è per mancanza d'alternative adatte. Un cenno di logica in un infinità di scelte improbabili. Lo ha fatto per me, lui solo ne sapeva l'utilità e in quell'istante ha così ben deciso. Sarà comunque semplice giustificare la cosa. Il mio destino dopotutto, è una condanna nel buio, nella solitudine. Niente dolce musica, per me... E sia. Altri due Super, per il segreto di Mezzanotte. Altri due Super nella mente suprema.
«Cheveaux non temere», riprese poi, sembrando rincuorare il telepate e posandogli delicatamente le mani sul capo. «Non sentirai più dolore, lo giuro!»
Un minuto, soltanto uno.
Cheveaux D'Ange ora giaceva senza vita fra le braccia del professore.
Impulsi, pensieri veloci, ricordi, sangue informazioni dati nervi parole dolore frasi immagini numeri date foto...
Dave!... E' molto di più, da molto più tempo. Evitare la verità d'altronde, non equivale a mentire.
Un sorriso amaro gli accarezzò le labbra. In quel momento Blackjack, il Super della CIA, lo raggiunse.

***
Stanza personale di Karl Rushmore,
Centro START
20 Maggio 1981

«Allora Matt, parlami di quei sogni», disse la new entry dello Start, nonchè l'uomo più intelligente del mondo. Si aggiustò gli spessi occhiali da vista sul naso aquilino, mentre sedeva comodo di fronte al lettino cui giaceva disteso il compagno.
American Dream sembrava a disagio. Il suo viso tradiva un turbamento che Rushmore mai si sarebbe aspettato dal più potente superumano conosciuto.
«Questi incubi... Mi riportano a quel giorno in cui l'Ombra... Ero confuso capisci?! Una parte di me voleva di più, voleva sfogare quell'impotenza, mentre l'altra sapeva quanto fosse sbagliato. Ho ucciso... Cristo se ho ucciso...! Quella Cosa mi ha indicato la via...»
Schizofrenia, disturbi della personalità... le possibilità si susseguirono nella mente di Karl.
AD s'interruppe un momento, percorrendo con lo sguardo la piccola stanza circondata da quegl'insoliti monitor piatti e pieni di grafici pulsanti di luce. Deglutì rumorosamente, incrociando gli occhi curiosi del professore. Poi riprese.
«L'Ombra sapeva del '73, lo sapeva da molto prima...»
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martedì 12 giugno 2012

Capitolo 10 (di Cuk)



Salazar Tower.
Admiral City
22 aprile 2013
Ore 06:10 A.M.

L'ascensore si apri e Bonnie si trovò in un cilindro trasparente, in una stanza in penombra nei sotterranei.
Colonne di metallo sorreggevano il soffitto e un uomo massiccio si muoveva tra computer e controlli.
Bonnie si gettò contro il cristallo che la rinchiudeva,battendo i pugni
«Padre! Padre! Fammi uscire di qui!»
Suo padre, il viso senza tempo illuminato dalla luce fredda dei monitor, la guardò e sorrise.
«Benvenuta, figlia mia» disse. Poi tornò a concentrarsi sul suo lavoro. « Il cristallo è per tua protezione. Sii paziente, l'ospite d'onore non è ancora arrivato.»
Bonnie diede un'ultima spallata prima di ammettere, massaggiandosi la spalla, che per lei era troppo. Si rese conto anche di un'altra cosa. Una pulsazione proveniva dalle colonne attorno a suo padre, una sintonia che le risuonava dentro, e cresceva.
«Cosa stai facendo, padre?» gridò.
La porta si spalancò. Fluttuando entrò American Dream. Accasciata sulla sua spalla c’era una donna vestita coi colori di Fortress Europe, senza sensi. Col pugno destro stringeva il corpo di Sunlight, che strisciava sul pavimento lasciando una scia rossa.
«Ame...!» l'urlo le si spense in gola. American Dream l’aveva sempre intimorita: non si poteva stare nella stessa stanza senza essere schiacciati dal senso della sua presenza,ma ora… Bonnie non sapeva cosa gli fosse successo, ma la sua aura era travolgente e il suo viso…
Bonnie fu improvvisamente contenta dello spesso cristallo tra lei e loro.
American Dream posò i corpi a terra.
Suo padre aveva un’espressione triste in viso. « Non si poteva evitare ? » chiese indicando Sunlight.
«No, Salazar. L'idiota ha lottato fino all'ultimo».
Suo padre sospirò.
All'improvviso, uscendo da un bozzolo di tenebra più nera delle ombre della sala, apparve una donna, trascinando una svenuta Lady Liberty per i capelli .
Scarlett Johansson?!? Poi Bonnie notò il fumo nero che usciva dalla bocca dell'attrice a ogni respiro. NightShifter.
«Libby! » gridò American Dream
Scarlett sollevò Lady liberty e la lanciò verso American Dream, che la prese al volo, stringendola protettivo.
«Non ti azzardare mai più a toccarla, animale.»
«Ti ho crocefisso una volta, bello.» disse l'attirce grattandosi una natica. «Se non ti è bastato posso rifarlo.»
«Hai crocefisso American Dream, coglione. Toccala ancora e io ti faccio a pezzi.»
«BASTA!» disse suo padre. «È arrivato.»
Dalla porta spalancata entrò un Triario. Sottobraccio portava Dehydra, priva di sensi. E davanti a lui, zoppicante, pesto e gonfio, camminava un ragazzo.
«Eddie! Eddie! »Bonnie si getto di nuovo contro il vetro, pur sapendo che era inutile.
«Ben arrivato, Eddie» disse suo padre . «Ti stavamo aspettando.»
Il Triario spinse Eddie verso suo padre.
Eddie barcollò, avvicinandosi; Bonnie lo vide cercare di vedere qualcosa attraverso gli occhi gonfi. Le sue labbra spaccate si mossero.
« Sei… sei tu Mezzanotte?» biascicò.
Suo padre sorrise divertito «Oh Eddie. Ancora non hai capito chi è Mezzanotte?»
Tirò una leva, e con un ronzio Bonnie vide tutte le colonne illuminarsi, una bianca luce vibrante, che pulsava a ritmo con quando sentiva dentro. Teleforce.
«Padre! Padre cosa stai facendo?!»
«Finisco quello che ho cominciato 40 anni fa.» disse suo padre. E tirò un'altra leva.
Ci fu un tuono, e fulmini sfrigolanti saettarono dalle colonne centrando Eddie in pieno petto.
Bonnie gridò. Eddie era a braccia spalancate, scosso dall'energia che fluiva. Bonnie socchiuse gli occhi, la luce era troppo intensa, il rombo copriva ogni cosa. Vide perfino American Dream arretrare di un passo, coprendosi il volto.
E infine una sfera di luce argentea si sprigionò da Eddie. Una luce densa e pesante, che la colpì e la trapassò come una cosa viva, continuando a crescere e ad espandersi al di fuori del sotterraneo. Per un istante Bonnie fu tutt'uno con essa, e la sentì continuare nella sua corsa, sempre più lontano, sempre più veloce, avvolgendo ogni cosa con la sua luce argentata.
Poi la luce scomparve, e lei si accasciò nel suo cilindro. Cercò Eddie, ma era ancora abbagliata, non vedeva niente, solo ombre.
«Gli altri Sei?» sentì dire a suo padre «Ora li percepisci?»
«Sì» disse American Dream.
«Vai allora.»
Bonnie svenne.

***

Laboratorio,
centro START.
22 aprile 2013
Ore 06:15 A.M.

Cheveaux d’Ange si rialzò dal pavimento del laboratorio. Davanti agli occhi gli ballavano lampi neri, e la testa risuonava ancora come una campana. Quella luce argentata era scomparsa di colpo così come era arrivata. Rushmore si stava alzando a sua volta, malfermo sulle gambe.
«Professore? Tutto bene?» chiese Cheveaux d’Ange.
Rushmore si passò una mano sul cranio rasato.
«Affascinante! Io… » Rushmore si interruppe, ondeggiando come un ubriaco.
Cheveaux d’Ange corse a sorreggerlo, anche se sentiva di aver bisogno di qualcuno che sorreggesse lui.
«Piano, piano prof. Ma che diavolo è stato?»
Si appoggiarono al bio-lettino dove Scanner stava sdraiato immobile.
«Oh, teleforce, francese. Un’ondata di energia pura. E» si portò una mano alla tempia «non senti niente di diverso? »
Cheveaux d'Ange lo guardò.
Diverso? Sentiva le menti delle persone nell’edificio, come sempre. E poi si accorse di qualcos’altro. Un senso di presenza. Non altre menti, no. Ma percepiva altre persone, la loro essenza. Circa duecento, forse meno. E alcune erano lontanissime, ben oltre la portata della sua telepatia.
«Cosa? Chi sono?» chiese.
«Ah, francese, davvero non capisci? Siamo noi, ragazzo. È teleforce. Sono gli altri super. Siamo collegati, ora».
«Ma perché? che significa?».
Rushmore sorrise.
«Non ne ho la minima idea. Non è affascinante?».
E d’un tratto Scanner si sussultò, facendoli sobbalzare. Sbatté la testa e piedi contro il letto, sollevandosi e inarcandosi in preda alle convulsioni. Schiuma bianca gli sprizzò dalle labbra.
«Scanner! Scanner! » Chiamò Cheveaux d’Ange, afferrandolo per le spalle, cercando di fermare quella crisi.
«Ragazzo, attento. Potrebbe... »
Scanner di scatto afferrò la testa di Cheveaux d’Ange tra le mani, spalancando gli occhi. Cheveaux d’Ange sentì la mente di Scanner avvolgere la sua e si inarcò cercando di allontanarsi. Scanner stava trasmettendo, inviando. Cheveaux d’Ange cercò di staccarsi, ma quegli occhi lo tenevano inchiodato Sentiva un sussurro, parole inintelligibili che gli riversavano nel cranio. Urlò.
E poi Scanner si accasciò. Dagli occhi e dalle orecchie gli colava sangue nero. Era morto.
Ma il suo messaggio era arrivato. Cheveaux d’Ange si aggrappò a Rushmore, stordito.
«Oh, no! No! Non è affatto come pensavamo!»
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martedì 24 aprile 2012

Capitolo 3 (di Paolo Ungheri)



Admiral City
22 aprile 2013
Ore 4.28 A.M.


Il flyer si avvicinava silenzioso; sotto di lui, Admiral City aveva l'aspetto di una megalopoli illuminata a giorno e fustigata da numerosi disordini.
Per le strade si vedevano chiaramente pattuglie di polizia a sirene spiegate, che correvano come tanti insettini tentando inutilmente di arginare quella che, a tutti gli effetti, era palesemente una situazione fuori controllo.
Archer, seduto ai comandi del mezzo, fissò lo schermo, una sorta di pannello a tre dimensioni che gli offriva una perfetta visuale del perimetro circostante.
«Arrivo previsto fra dodici minuti. Direzione Sud-Sud ovest.»
«Non vedo l'ora...» disse una voce alle sue spalle.
I quattro posti erano occupati da altrettante figure, incamerate in tute dall'aspetto flessibile che rilucevano di strani e cangianti riflessi metallici.
«Ti conviene non sottovalutare la cosa, Rockster.» A parlare era un biondino, occhi glaciali e sguardo serio.
«Sottovalutare? Non ho intenzione di farlo, ho solo una gran voglia di scendere e mettere fine a questo casino...»
«Lo Start è già entrato in azione?» chiese il biondino, diretto ad Archer.
«Sì, secondo i dati che stiamo ricevendo. American Dream si è diretto verso la Salazar Tower, seguito da Libby. Uranium pare sia impegnato in qualcosa di grosso a San Antonio Canal... ne sta parlando anche la ACN...»
«Perfetto, così finiremo per non incontrare ostacoli...»
«Ostacoli?» proruppe Rockster. «Quali ostacoli? Non vedo l'ora d'incontrare Dream e scoprire una volta per tutte chi sia il più forte fra noi due...»
«Vedi di darti una calmata, Rockster, non sono loro i nostri nemici, ricordalo.»
«Sì, sì, ho capito. Però non mi sembra giusto che abbiano loro tutta l'attenzione. L'unica fortuna che hanno avuto è che questo casino sia scoppiato proprio a casa loro...»
«Fortuna?» Era una voce femminile ad aver parlato.
«Sei troppo permalosa Stray. Voglio solo divertirmi un po'...»
«Non siamo qui per divertirci,» esclamò Sunlight, l'unico rimasto in silenzio fino ad ora ed evidentemente a capo della squadra, «voglio che sia ben chiaro. Non ammetterò nessun tipo di stupidaggini, ne improvvisazioni personali. Chiaro?»
«Signorsì, signore!» rispose ironico Rockster.
«Salazar Tower in avvicinamento...» interruppe il pilota.
Dimostrando un esperta conoscenza dei comandi fece una virata, posizionandosi a circa cinquecento metri di distanza dalla torre. «Da qui in poi siete soli...»
«Ok,» ordinò Sunlight, «andiamo!»
I quattro si slacciarono le cinture di sicurezza che li ancorava ai sedili e si alzarono; sulle tute, più o meno all'altezza della spalla destra, spiccava un simbolo rotondo, creato incrociando una F e una E.
Un portello sull'esterno si aprì, facendo entrare una folata di aria sferzante. Il primo a lanciarsi fu Rockster, a cui seguì Stray e il biondino. Il quarto attese qualche secondo, poi si rivolse al pilota.
«Trovati un posto tranquillo e rimani in linea, non è detto che non avremo bisogno di contattarti.»
«Tranquillo Sunlight, so come badare a me stesso. Tu, piuttosto, cerca di controllare Rockster, non vorrei facesse qualche cazzata...»
«Non la farà.»
E detto questo si lanciò dal portello, tuffandosi nel cuore oscuro di una città che stava per vivere uno dei suoi momenti peggiori.

***

Rushmore fissava i dati che scorrevano su uno degli schermi del tank corazzato. Aveva già dedotto che anche gli europei si sarebbero mossi e alla fine le sue supposizioni si erano rivelate fondate.
I quattro puntini luminosi gli indicavano che avevano scelto il Parco de las Palomas, una scelta azzardata vista la vicinanza alla torre. Ma non ne fu stupito, conosceva bene l'intraprendenza che contraddistingueva i membri di Fortress Europe e sperava che questo non causasse ancora più problemi.
Si affrettò a comunicare la notizia a tutti i Super dello START, eccezion fatta per American Dream che una volta avvicinatosi alla Salazar Tower era uscito dal raggio d'azione dei comunicatori.
Poi torno coi pensieri al problema di Scanner...
Attivando uno dei sensori nel bracciolo della poltrona si mise in comunicazione con il centro dello START.
«Qui Rushmore, ci sono novità?»
«No, nessuna, il professor Scanner è sempre stazionario... è in coma, non credo ci siano molte possibilità che si riprenda...»
«Grazie...» rispose Rushmore, evidentemente non contento di quella prospettiva.
Scanner era l'unico che, forse, poteva dare una risposta sull'identità di Mezzanotte e ora si trovava in un bio-lettino, privo di coscienza e, con ogni probabilità, a un passo dalla morte... No, le cose non stavano andando bene.

***

Eddie correva a perdifiato, maledendo il giorno in cui aveva deciso di trasferirsi in quella cazzo di città.
Certo, avrebbe potuto scegliere New York, Londra, o magari Mosca, invece si era ficcato in una situazione che, adesso, non presentava molte vie d'uscita.
E dire che aveva sempre cercato di stare lontano dai guai...
Fra tutti i mutati (non gli piaceva definirsi un Super, lo trovava altisonante e anche un po' di cattivo gusto) lui era quello che ci aveva rimesso di più, a suo parere. Non possedeva la superforza di American Dream, ne la velocità di Libby. No, quelle figate erano ad appannaggio dei veri supereroi. Il suo potere era qualcosa di infimo, di così lontano dal concetto di potere, che anche lui faticava a definirlo tale.
E a chi potrebbe interessare qualcuno che sa come accelerare la crescita di una pianta di basilico?, si chiese mentre tentava di raggiungere un luogo sicuro.
Le strade, così come ogni quartiere di Admiral City, erano un caos interminabile e, come se non bastasse quello che stava accadendo alla Torre, sembrava che in giro ci fosse una schiera pronta a seminare scompiglio ovunque.
Stava per arrivare al suo appartamento, quando qualcosa si mosse davanti a lui.
Era un ombra, che guizzava sulle pareti dei palazzi come saltando, apparentemente sfidando tutte le leggi sulla gravità. Fece un paio di evoluzioni, continuando ad aggrapparsi ad appigli invisibili, e dopo qualche istante atterrò in mezzo alla via senza produrre il minimo rumore.
Era una forma umanoide, scura, inginocchiata a terra e con il capo piegato. Indossava una sorta di tuta, lucida, dall'aspetto viscoso e resistente. Alzò la testa, rivelando un solo occhio luminoso; un puntino rosso che brillava nel buio come una pietra preziosa.
«Mezzanotte...»
Aveva solo bisbigliato, ma fu abbastanza per inquietare Eddie.
«Senti amico,» disse Eddie, «non voglio problemi...»
«Tu... Super... Mezzanotte esige...»
Poi scattò, veloce, fendendo l'aria con un sibilo.
Eddie, colto di sorpresa, si preparò a rispolverare quelle lezioni di Tae Kwon Doo che aveva preso qualche anno prima, dubitando comunque gli sarebbero state d'aiuto...

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martedì 3 aprile 2012

Guida all'universo di Due minuti a Mezzanotte




Quella che segue è una breve descrizione dello scenario mondiale, della cronologia e dei fatti/personaggi salienti che caratterizzano l'universo di Due minuti a mezzanotte.
Sono dati spicci, a disposizione di voi che scriverete i capitoli del racconto. Sentitevi liberi di:

  • Utilizzarli;
  • Ampliarli;
  • Modificarli;
  • Se necessario, stravolgerli.


Cronaca breve di un quarantennio


Anno 2013.
Il mondo di Due minuti a mezzanotte è il nostro. Più o meno.
La crisi economica impazza, la guerra al terrorismo vive di alti e bassi dal settembre de 2001, quando un camion pieno di esplosivo al fosforo mischiato a polvere d'uranio impoverito  si è fatto saltare in Rodeo Drive, causando quasi mille morti. Al Qaeda ha rivendicato l'attentato e da allora il mondo non è stato più lo stesso.
Ma in realtà il mondo era già cambiato nel 1973.

1973.
Crisi energetica causata dalla Guerra del Kippur: l'economia planetaria è al tappeto, il prezzo del petrolio sale alle stelle. Mentre i Capi di Stato cercano soluzione politiche, un industriale visionario, il portoricano Hal Salazar, finanzia degli esperimenti sull'utilizzo di energia alternativa, basandosi sugli studi di Nikola Tesla. In otto centrali dislocate su tre diversi continenti la sperimentazione produce una certa quantità di Teleforce, una nuova, misteriosa fonte di energia. Essa entra in contatto con centosessanta esseri umani presenti nelle otto fabbriche, dotandoli di quelli che vengono definiti volgarmente superpoteri.
Purtroppo il processo s'interrompe all'improvviso, lasciando le centrali non più operative e senza più capacità di produrre ulteriore Teleforce. Ma al mondo ora ci sono dei superuomini in possesso di incredibili capacità fisiche e mentali. I paesi che ospitano le centrali delle Salazar Enterprises fanno a gara per accaparrarsi i servizi dei Super. Alcuni si danno alla macchia. Altri pensano di sfruttare i loro poteri per fini personali o criminali.

Admiral City e un mondo di Super




C'è chi dice che Hal Salazar abbia volutamente sabotato gli esperimenti sulla Teleforce dopo aver visto ciò che essi avevano causato.
Diversi blog cospirazionisti sostengono che i due figli di Salazar, Theodor e Tito, venderanno il brevetto al miglior offerente al momento della morte del padre, che nel 2013 ha oramai settantanove anni compiuti.
Nel mentre il vecchio magnate ha impiegato buona parte del suo enorme patrimonio per acquistare e migliorare la città in cui è nato e cresciuto, San Juan.
Grazie al suo intervento la capitale di Portorico conta oramai 920.000 abitanti, piazzandosi all'undicesimo posto tra le città più popolose degli Stati Uniti, tra San José e Detroit. Non solo: San Juan è ora una città moderna, piena di grattacieli, ricca e prospera. I suoi abitanti formano un mix etnico tipico delle grandi metropoli occidentali: meticci, bianchi, ispanici, afroamericani e immigrati cinesi, giapponesi e cubani costituiscono il melting pot della città.
Nel 1984 San Juan ha cambiato nome su proposta di Salazar. Ora è nota anche (soprattutto) come Admiral City, in onore del padre di Hal, l'ammiraglio Ramon Salazar, che costruì le fortune di famiglia grazie a dei misteriosi “viaggi d'affari” nel Mar Caraibico.

Admiral City è un centro mondiale di cultura, arte e ricerca scientifica. In molti la definiscono “la New York delle Antille”.
La città, come il resto di Portorico, è soggetta alla giurisdizione degli Stati Uniti d'America, pur godendo di un grado di autonomia simile a quello di uno stato federato dell'unione.
Ad Admiral City ha sede uno dei due soli gruppi supereroistici riconosciuti dalle Nazioni Unite, lo START. Esso appartiene de facto all'U.S. Army e viene ritenuto da molti il “cane da guardia” del presidente Romney nei confronti delle Salazar Enterprises. Nessuno alla Casa Bianca desidera altri colpi di testa come quello che nel '73 portò alla sperimentazione non concordata della Teleforce. A ogni modo lo START viene utilizzato come gruppo d'intervento speciale in varie parti d'America e del mondo.

Ora però è arrivato Mezzanotte e il mondo ora rischia di cambiare ancora. O forse di distruggersi per sempre.

Geopolitica spiccia




Non c'è granché di diverso rispetto al nostro universo, ma qualcosina sì.
Dalle ceneri dell'Unione Sovietica si è salvata la Repubblica Socialista di Ucraina e Bielorussia, un monoblocco comunista old style, che non disdegna di fare affari con terroristi anti-occidentali e altri simpatici soggetti. Tuttavia l'economia della RSUB è così provata e vetusta da non rappresentare un vero pericolo per il resto del mondo.
Se non fosse per quelle testate nucleari sovietiche rimaste nei silos ucraini...

Cina e India sono le superpotenze emergenti, proprio come le conosciamo. Pare che gli Indiani abbiano un'unità segreta di Super, creata nell'ultimo decennio grazie all'ingegneria genetica e non con gli esperimenti sulla Teleforce.

Il Medio Oriente è uguale al nostro, con l'Iraq “liberato” recentemente dalla dittatura di Saddam e l'Iran impegnato in una corsa al nucleare che preoccupa l'Occidente.
In Egitto le prime elezioni libere dopo il regime di Mubarak sono state recentemente vinte da uno dei Super “nati” dagli esperimenti del '73, Wael Ghaly, conosciuto come il Grande Thot.

In Europa la crisi economica sta colpendo duro, proprio come succede nel nostro universo. La Grecia è stata dichiarata in default a fine 2012 ed è caduta in preda al caos. Al momento è controllata da un commissario nominato da Bruxelles, ma è stato necessario l'invio di una Missione di Pace per mantenere l'ordine pubblico.
A Bruxelles c'è la sede del secondo e ultimo gruppo supereroistico riconosciuto a livello internazionale, la Fortress Europe.

I Super


Dei centosessanta Super “nati” nel 1973, ben centocinquantaquattro sono ancora vivi. Quarantacinque sono attualmente alla macchia (quaranta di questi sono ricercati per vari reati e crimini).
Una cinquantina fanno invece parti di gruppi, associazioni o compagnie di supereroi, ma solo due di tali gruppi sono internazionalmente riconosciuti (lo START e Fortress Europe).  
Altri interpretano il ruolo di eroi solitari, vigilantes o giustizieri.
Ci sono Super più forti e Super più deboli. Ci sono anche giustizieri senza alcun potere che si limitano a emulare gli eroi nati dalle centrali Salazar.
La Teleforce ha regalato poteri e talenti diversi ai vari Super, dal volo alla superforza, dalla rigenerazione ai laser oculari, dalla telepatia alla telecinesi etc etc. Ci sono però due caratteristiche comuni a tutti quanti:  
  • I Super invecchiano invecchiano dieci volte più lentamente dei normali esseri umani. Dal 1973 al 2013 sono fisicamente invecchiati di soli quattro anni.
  • I Super hanno una maggiore resistenza a ferite, fatica e dolore, pur non essendone affatto immuni.

Lo START



È l'unità di Super al servizio dell'U.S. Army e, subalternamente, dell'ONU.
Nasce nel 1976 e inizialmente conta tre Super nati dagli esperimenti con la Teleforce: American Dream, Uranium, Libby.
Nel 1981 si unisce un quarto e ultimo membro, Rushmore.
American Dream viene considerato “il più potente eroe vivente”. I cospirazionisti sostengono che sia l'unico Super nato molto prima degli incidenti degli anni '70. Qualcuno pensa che si tratti di un fratello illegittimo del padre di Hal Salazar. Altri sostengono che fu proprio l'ammiraglio Ramon Salazar a portarlo a casa da uno dei suoi misteriosi viaggi per mare.
Uranium è “la bomba atomica umana”; il suo potere è il controllo delle radiazioni di ogni genere e tipo. Indossa sempre un'armatura speciale che gli permette di interagire col mondo esterno.
Libby (in foto) “Lady Liberty” è la paladina dei valori di libertà e democrazia. È la fidanzata storica di American Dream. A differenza del suo compagno non vola e al posto della superforza è dotata di supervelocità.
Rushmore è uno scienziato geniale, col quoziente d'intelligenza in continua crescita, nonché un inventore provetto.

Imitatori, wannabe, Girini




L'avvento dei Super nel 1973 ha cambiato, tra le altre cose, le regole sociali del nostro mondo. Alcuni di questi sovraumani - così come vengono scientificamente chiamati i Super - hanno poteri tanto grandi e notevoli da apparire semidivini, se paragonati al normale homo sapiens sapiens.
Molti di loro sono diventati icone nazionali, venerati come rockstar,  seguiti dai paparazzi, contesi dai brand come testimonial e dai governi come protettori e "deterrenti superumani".
Tutto ciò ha anche aperto nuove prospettive e nuove ambizioni anche nel cosiddetto uomo comune: ci sarà un giorno in cui nasceranno nuovi Super? E' possibile diventarlo, anche senza conoscere il segreto della Teleforce?
C'è chi non ha aspettato le risposte, preferendo cercarsele da solo. Non potento replicare gli esperimenti di Hal Salazar, molti aspiranti supereroi (o supercriminali) hanno tentato altre strade per poter imitare i loro idoli. E' così che è nata quella che gli psicologici chiamano Sindrome dell'Imitatore.
Gli Imitatori ricorrono a espedienti, spesso rischiosi e spericolati, per aumentare le loro doti fisiche e mentali: doping estremo, potenziamenti chirurgici, cure ormonali, tecnologia sperimentale etc etc.
I risultati variano molto da caso a caso, ma solo in rarissime eccezioni i risultati sono lontanamente paragonabili ai talenti di cui dispongono i veri Super.



Ben diverso è il caso dei Girini.
Questo è un termine coniato da Rushmore, l'uomo dall'intelligenza poliedrica, Super del team americano START.
E' dal 1973 che le autorità mondiali monitorano diversi scienziati, specialmente quelli legati in qualche modo ad Hal Salazar e alle teorie di Nikola Tesla. La domanda cruciale è: esiste qualcuno che può in qualche modo aver replicato gli esperimenti con la Teleforce del magnate portoricano? Se la risposta più logica sembra essere no, ci sono alcuni episodi che a quanto pare costituiscono importanti eccezioni.
Parliamo di Super molto meno conosciuti - spesso del tutto ignoti anche alle autorità - che si sono manifestati anche parecchi anni dopo l'evento del 1973. Sono casi rarissimi, spesso difficili perfino da scoprire e da localizzare, ma la loro esistenza è data per certa da tutti coloro che studiano i sovraumani, compreso il Centro Sorveglianza e Ricerca (CeSoR) di Caguas, Portorico, autorità mondiale in questo campo di studi.
Quanti sono? Impossibile dirlo. Pochissimi, questo è certo. Hanno differenze sostanziali coi loro "fratelli maggiori" nati durante gli esperimenti del 1973? Impossibile dirlo. C'è la possibilità che qualcuno di essi sia stato creato tramite tecnologie diverse da quelle relative alla Teleforce? Impossibile dirlo.
La persona che si sta maggiormente occupando di questo genere di ricerche è il già citato professor Rushmore dello START. A lui si deve la definizione informale di questi fantomantici Super non catalogati nei database mondiali: i Girini.


L'arrivo di Mezzanotte


22 aprile 2013.
Notte.
Quattro ore prima degli eventi narrati nel capitolo 1.
Di punto in bianco, nel cuore di una nottata tiepida, qualcosa è piombato sulla sommità della Salazar Tower, il grattacielo più alto di Admiral City (350 metri, 65 piani, sede delle omonime industrie), distruggendo un paio di piani e prendendo possesso dell'edificio. Al contempo nel resto della città si sono verificati una serie di attacchi/attentati di origine ignota, che hanno gettato nel caos un quartiere dopo l'altro. 
La creatura che ha occupato Salazar Tower è a sua volta sconosciuta, forse di origine non umana. Il Professor Scanner, il più abile telepate vivente, è riuscito soltanto a percepire e a comunicare al Sindaco di Admiral City il nome con cui questa terribile entità si identifica: Mezzanotte. Quindi Scanner è stramazzato, colpito da ictus multipli, ridotto a un vegetale.
Mezzanotte ha respinto e distrutto le unità di pronto intervento di Polizia ed Esercito accorse sul posto. I suoi misteriosi tirapiedi stanno ingaggiando scontri in diversi aree di Admiral City. Qualcuno parla di mostri, altri di umanoidi dotati di superpoteri. Il presidente Romney ha già decretato lo stato di allerta DEFCON 3, e la situazione sembra volgere al peggio.

Chi/cosa è Mezzanotte? Perché ha attacco la città? Da dove è venuto? Chi lo ha mandato? Chi lo fermerà?