Visualizzazione post con etichetta blackjack. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blackjack. Mostra tutti i post

mercoledì 17 luglio 2013

Capitolo 22 - Stagione 2 (di Nicola Corticelli)


22 ottobre 2013
Ore 7.30
Nei pressi di Vathy, Grecia

Uranium guardò gli indicatori della tuta con la coda dell'occhio, mentre continuava il suo volo; in condizioni ottimali le spie sarebbero state tutte di colore verde, adesso però la situazione era critica. Lo schermo del casco era un nugolo di aloni arancioni: giroscopi, servomeccanismi, scudo protettivo e contenitivo erano sul punto di collassare.
Sta giocando con noi come il gatto con il topo”.
La voce di Scanner risuonò nella sua testa.
«Già... ma sarà difficile che la tuta possa resistere a un altro colpo diretto così forte.»
Eric tremò dentro di sé, consapevole che anche lo stesso Scanner avrebbe percepito la medesima sensazione: era un dato di fatto che senza l'ausilio della tutta sarebbe stato difficile gestire il suo potere, specie in quest'ultimo periodo.
«Eric mi ricevi?»
«Ross sei ancora vivo!»
Anche attraverso le scariche statiche la voce di Uranium era piena di un sollievo sincero misto alla sorpresa.
«A stento, ma sì. Situazione?»
«Ho ancora Loxias alle calcagna e la mia tuta è quasi del tutto compromessa.»
La comunicazione rimase muta per qualche secondo.
«Eric riesce a individuare la mia posizione?»
«Sì, il radar tattico è una delle poche cose che funziona a dovere. Hai qualcosa in mente?»
«Vieni qui. Ho una sorpresina per il tuo fastidioso inseguitore.»

22 aprile 2013
Ore 7.30
Admiral City

134
Blackjack lasciò cadere l'ennesimo triario al suolo: il cadavere vestito di nero si accasciò sull'asfalto come un sacco della spazzatura, disarticolato e scomposto.
Questo era l'ultimo”.
La mappa fornitagli da Rushmore si era dimostrata accurata e efficace: i cloni depotenziati di American Dream rimasti, quasi un centinaio, avevano aggiunto il loro potenziale genetico a quello di Blackjack.
Forza, velocità e capacità fisiche (oltre ai ricordi) si erano sommate a quelle del Super.
Ora devo andare ad aiutare Libby”.
Il Super fece appena in tempo a voltarsi verso la Salazar Tower, che, quasi fosse tutto previsto da un oscuro regista, la costruzione fu scossa da un tremito evidente, mentre dalla struttura cresceva a vista d'occhio un albero dalle proporzioni colossali.
«Cosa diavolo?»
Blackjack non riuscì a trattenere l'imprecazione e nel contempo si mise a correre a tutta velocità verso il palazzo in lontananza.
La velocità del Super era pazzesca (probabilmente rivaleggiante con quella di Lady Liberty), ma i suoi sensi potenziati di 134 esseri umani gli permisero di percepire sulla sua sinistra una serie di esplosioni.
Era ormai giunto alla sua meta e Blackjack sentì una strana sensazione pervadergli il corpo costringendolo a fermarsi.
Il formicolio divenne un prurito e un nome comparve nella mente del Super come un marchio a fuoco.
Ammit”.

22 ottobre 2013
Ore 7.35
Nei pressi di Vathy, Grecia

Uranium atterrò al fianco del drone-armatura di Ross e si voltò di scatto pronto a ricevere il loro ospite.
«Spero che tu sappia quella che stai facendo.»
«In realtà la mia è l'ennesima mossa disperata di un disperato.»
La sincerità dell'esternazione di Ross strappò un sorriso a Uranium.
I due uomini attesero l'arrivo del Dio del Sole: Loxias toccò il suolo a pochi metri di distanza e subito comparve al suo fianco una bambina bionda.
«Alla fine hai smesso di correre uomo.»
Il corpo del neo incarnato Apollo era circondato da un alone lucente e con sorriso smagliante sul volto continuò: «Ora basta giocare. È tempo che veniate purificati dal sacro fuoco del divino Sole.»
«È mai possibile che tutti i Super più potenti siano sempre dei pazzi megalomani.»
Il riecheggiare di questa frase sembrò congelare l'azione per qualche istante, mentre con una lentezza irreale le quattro figure si voltarono su una quinta emergente dall'oscurità.
Il nuovo venuto era decisamente male in arnese; le vesti semi-carbonizzate lasciavano scoperte ampi spazi di pelle: il derma esposto era un dedalo di ustioni di vario grado che rigeneravano a vista d'occhio.
Ross sobbalzò. “Blackjack!”.
«E così sei ancora vivo. Ma è una cosa a cui si può porre rimedio con estrema facilità.»
Detto questo Loxias alzò un palmo con fare teatrale puntandolo in direzione di Blackjack.
Questi, per tutta risposta, si mosse a una velocità impressionante afferrando per il polso il Dio del Sole da una mano e la bambina per un braccio dall'altra.
Uranium e Ross osservarono la scena come ipnotizzati, mentre la voce di Scanner risuonava nelle loro menti: “Rimanete immobili! Blackjack sa quello che fa.
Intanto la bambina si divincolava nella morsa del Super, mentre Loxias guardava il nuovo venuto perdendo la maschera celestiale e mostrando per la prima volta una collera molto terrena.
«Come osi toccarmi con le tue mani blasfeme...»
L'alone di luce attorno a Loxias aumentò la sua intensità e la mano di Blackjack a contatto con il Dio del Sole iniziò a sfrigolare come della carne a cuocere su una griglia.
Quest'ultimo si mise a ridacchiare: «La tua arroganza non ha limiti... Ci conosci tutti. Spencer Grant ti ha informato bene sui nostri poteri e sai benissimo che il mio è quello di bere il codice genetico degli esseri umani comuni acquisendo le loro capacità...»
Blackjack si fermò un attimo fissando negli occhi prima la Pizia e poi Loxias.
Nessun tentennamento nonostante il dolore atroce.
«Ma da quando sono stato toccato da Ammit posso farlo anche con i soggetti dotati di Teleforce...»
Ciò detto gli altri due Super cominciarono a urlare come ossessi, mentre Blackjack dava libero sfogo alla sua nuova capacità assorbendo i loro poteri e la loro vita.
Alla fine, dopo quello che parve essere un'eternità, le grida cessarono e due corpi esamini caddero al suolo.
Blackjack si voltò sugli altri due membri dello START; lo stesso Ross non poté evitare di fare un passo indietro a quello vista.
Il Super parve non notare la cosa e rimase immobile.
«Perché non ci hai detto nulla del tuo nuovo potere?»
Uranium fu il primo a spezzare quell'imbarazzane silenzio.
«Gli anni mi hanno insegnato che è meglio mantenere un profilo basso.»
«E adesso?»

Blackjack si limitò a rispondere: «E adesso andiamo a fare il culo al redivivo American Dream.»
- - -

Capitolo scritto da Nicola Corticelli 

Scarica il capitolo in versione ebook:

- Epub
- Mobi

Impaginazione a cura di EbookAndBook
Grafica a cura di Giordano Efrodini

martedì 8 gennaio 2013

Capitolo 0 - Stagione 2 (di Alessandro Girola)



2 ottobre 2013
Quebec City


Pessimo rum, giocatori d'azzardo, Hell's Angels, strade desolate che attraversano il deserto.
Per sparire dalla circolazione, Blackjack si era sempre immaginato un posto del genere. Magari in Messico, nel Nevada o al limite a Santo Domingo, se proprio non ci si voleva allontanare troppo da Portorico.
Evidentemente Blackjack non era Libby.
La ragazza aveva scelto una tranquilla villetta sulle rive del San Lorenzo, a Quebec City. Dalla finestra della sua cucina si vedeva la sagoma imponente dello Château Frontenac, con la sua architettura da castello delle fiabe, abbarbicato nella città alta. La casa era arredata in modo spartano. Un rifugio provvisorio, a tutti gli effetti. Non mancavano tuttavia delle composizioni di fiori secchi, inseriti in quadri e vassoi di vetro, disseminati su mensole e tavoli.
«Così ti guadagni da vivere facendo questi lavoretti di bricolage?», le domandò, sorseggiando il tè caldo.
«Piantala con le stronzate», tagliò corto Libby. «Lo START sa benissimo dove sono, perciò utilizzo i miei fondi personali per... per fare quello che mi pare.» Sventolò una mano in aria, come per allontanare una mosca fastidiosa. Che poi era il parere che doveva avere del suo inaspettato ospite.
Blackjack annuì e soffiò sulla tazza. Libby indossava dei jeans a zampa d'elefante e una felpa dei Quebec City Amiral, la squadra di calcio locale. La trovava ugualmente affascinante, anche senza il suo celeberrimo costume blu e rosso da Super governativo. «Come ti trovi qui? Sei cresciuta a Chicago e hai vissuto ad Admiral City. Ammetterai che è un bel cambiamento.»
«Ho detto basta stronzate.» La ragazza si decise a sedersi davanti a Blackjack. «So perché ti hanno mandato qui.»
«Sono passati più di cinque mesi e...»
«Sono fuori.»
«Non si è mai fuori da cose del genere.»
Libby fece una smorfia. Non sembravano esserci più cicatrici del suo scontro con Mezzanotte. L'unica particolarità della sua pelle era rappresentata dalle solite lentiggini. Le cure staminali di Rushmore hanno funzionato bene, pensò l'uomo.
«Ti hanno fatto entrare nello START?», domandò lei.
«Io e altri riservisti, momentaneamente. Sai, dopo la tua defezione e la...» Blackjack si bloccò, imbarazzato.
«La morte di Matt, di American Dream. Dillo pure. I giornali non hanno parlato di altro per settimane.» Gli occhi della ragazza s'indurirono. La marea di idiozie pubblicate dai media vicini alla Casa Bianca l'avevano senz'altro ferita.
«Vengo per conto di Ross, di Rushmore, di Uranium. Di amici, insomma. Ciò che sta accadendo in Europa coinvolgerà anche lo START. Ciò che ne rimane. Siamo già in preallarme e...»
«Hanno mandato te per convincermi a tornare.»
«Sì.» Inutile girarci intorno.
Libby si rigirò un ricciolo castano tra le dita, nervosa. «Come potete lavorare ancora per Romney, dopo tutte le porcate che abbiamo scoperto?»
«Sciogliere lo START equivarrebbe a fare il loro gioco. Ci sono poteri si stanno riequilibrando, e forse qualcuno si è accorto che non si può fare a meno di noi, non a cuor leggero.»
«Noi, Loro...» La Super scosse la testa. «Non voglio saperne nulla. Non ora.»
«In Grecia...»
«Quegli sciacalli che hanno comprato la Grecia fanno parte di un'altra corporazione, come lo era la Salazar Enterprises. Io ne ho piene le scatole di intrighi e complotti. Soprattutto se ad andarci di mezzo sono gli innocenti e i giusti.»
Brava ragazza, ti sei tenuta informata. Blackjack lo valutò un buon segnale. «La Hypothetical Incorporated è molto più pericolosa della Salazar. Hanno tramato nell'ombra per anni, e ora se ne son saltati fuori con una disponibilità economica, finanziaria e scientifica da far impallidire molti altri colossi internazionali.»
«Non me ne frega nulla.» Libby gli strappò la tazza dalle mani. Stava per congedarlo. «Anzi, se vuoi proprio saperlo, non mi spiace affatto che in Grecia si siano ripresi la sovranità popolare. Immagino che anche Rebel Yell sarà contento. Quando ho accettato di indossare quel cazzo di costume, credevo di difendere dei valori. Oh, no, non ero del tutto ingenua. Però credevo che anche lo schifo avesse un limite.»
Blackjack rimase seduto. Non era il momento di buttarla sul patriottico, anche perché era lui il primo a non credere più a certe cose. Non dopo l'Evento Mezzanotte, comunque. «È possibile, anzi, molto probabile, che ciò che sta mettendo in atto la Hypothetical Incorporated causerà ulteriori guai.»
«A chi? Al nuovo ordine mondiale che Romney sta progettando dal giorno della sua elezione?»
«All'umanità.»
Libby fece una secca risata, sarcastica. «C'è sempre un supercattivo che deve essere fermato dall'intervento dei buoni. Solo che questa volta i cattivi sono gli stessi che di solito chiedono l'intervento dei buoni. Ti piace il mio gioco di parole? Ora vattene. Ho sbagliato a farti entrare.»
«Ti ricordi di Spencer Grant, alias Ulysses?»
La ragazza lo squadrò, perplessa. «Il braccio destro di Rushmore? Quello che sperimentava la possibilità di creare superumani partendo dagli embrioni?»
«Il dottor Frankenstein. Lo chiamavate così.»
«Lo START l'ha sbattuto fuori nel 1984, quando abbiamo scoperto il suo laboratorio di mostri. Che cazzo c'entra ora?»
«La CIA ha il ragionevolmente sospetto che Grant faccia parte del team che ha in gestione il progetto di superumani della Hypothetical Incorporated.»
Libby strabuzzò gli occhi. «C'è lui dietro la creazione di quella specie di Messia che ha sbattuto i Caschi Blu fuori dalla Grecia?»
«Non da solo, comunque sì.» Blackjack si alzò e sbirciò fuori dalla finestra. Quebec City era una città molto pittoresca e tranquilla, simile a un angolo di Francia trapiantato in Canada. Libby e Matt avevano trascorso qui una delle loro rarissime vacanze insieme, nel 1989. La ragazza conservava dei ricordi preziosi legati a quel posto. Il suo esilio non era casuale, ma erano dettagli che potevano essere colti soltanto da chi considerava Lady Liberty un essere umano, una donna con dei sentimenti, e non solo un'icona nazionale dotata di superpoteri.
«Dove vuoi arrivare?», chiese Libby.
«Quando fu congedato dal dipartimento scientifico dello START, Spencer Grant rubò i campioni genetici di trentaquattro Super, quindi sparì.»
La ragazza lo raggiunse alla finestra. O meglio: entrò in ipervelocità e istantaneamente riapparve a fianco di Blackjack, che non l'aveva nemmeno vista muoversi. Lo guardò negli occhi «Ha anche i nostri?»
«Sì.»
«Anche quello di Matt?»
«Sì.»
Libby gli afferrò il braccio. «Quindi il Messia della Hypothetical...»
«Non è che così semplice», la interruppe lui. «Non lo è mai, giusto? Non dimenticarti poi degli effetti collaterali del Flare dell'Evento Mezzanotte.» Blackjack indicò il portatile della Super, appoggiato sul piccolo divano del soggiorno. «O devo forse pensare che in questi mesi non hai consultato i blog degli appassionati delle teorie del complotto?»
Libby incrociò si rabbuiò. Incrociò le braccia al petto e arretrò di un passo, sulle difensive. Forse anche lei...? Blackjack non osò nemmeno completare il pensiero. Magari avrebbe provato a chiedere qualcosa a Rushmore, pur sapendo che il genio del team START non gli avrebbe mai rivelato nulla. L'ultimo che ha avuto a che fare con gli esami clinici di Libby è proprio il sapientone.
Cercando di mantenere la sua maschera dura, Lady Liberty gli puntò contro un dito. «Te lo chiederò un'ultima volta: cosa volete da me?»
«Abbiamo appena mandato uno dei nostri in Grecia, in incognito. Ross vorrebbe che tu lo raggiungessi.»
«Pensate di scatenare una guerra? Di certo non una rivolta. Il consenso nei confronti dei nuovi governanti è altissimo.»
Blackjack si strinse nelle spalle. «Non ti dirò nulla finché non mi confermerai il tuo ritorno in squadra.»
«E allora vattene. Se credevi di convincermi coi tuoi ricatti psicologici, sbagliavi. Dì a Ross di lasciarmi in pace.»
L'uomo sospirò e si avviò verso la porta. Sapeva che quell'incontro sarebbe finito così, ma era certo di aver impiantato qualcosa di utile nella testa di Libby: il seme del dubbio.
Tornerai.
C'era solo da sperare che si decidesse a farlo prima che qualcuno, molto sopra l'autorità del tenente colonnello Ross, iniziasse a considerarla un rischio per la sicurezza nazionale. 
- - - 
Scarica il file in formato ePub o in formato Mobi.
Impaginato da Alessandro Girola.


Questo è un piccolo assaggio della nuova stagione di 2MM, che avrà inizio in una data ancora imprecisata di febbraio.
Consideratelo un capitolo 0, una pre-season.
Il titolo della seconda stagione, come già saprete, è Due Minuti a Mezzanotte - Nativity. Verrà identificato anche con l'acronimo 2MMN.
Ci si rilegge fra qualche settimana!

martedì 11 settembre 2012

Capitolo 22 (di Nicola Corticelli)









Chicago
Gennaio del 1973                                                                                                               

«È venuto anche oggi.» 
La voce di Ellie era una misto fra un risolino e bisbiglio.
L'altra ragazza, una giovane sulla ventina e dai lunghi capelli castani raccolti a coda di cavallo, si limitò appena a sollevare il capo dai fogli che stava leggendo.
«Come?» 
Ellie si avvicinò alla collega con fare complice e parlò ancorapiù a bassa voce: «Dai il nuovo arrivato della sicurezza, in questo ultimo periodo ha preso il vizio di gironzolare qua attorno.» 
E accompagnò la frase con un leggero cenno del capo.
La ragazza con la coda di cavallo volse lo sguardo su un giovane sui ventisei-ventisette anni con l'uniforme del servizio d'ordine della centrale.
«E allora?» 
«Per me è interessato a qualcuno nel nostro ufficio.» 
L'interlocutrice di Ellie si limitò a fare una smorfia, ma quest'ultima continuò imperterrita: «Vediamo se mi segue...» 
E detto questo uscì dalla stanza con un sorrisino stampato sul viso.
Rimasta sola, la ragazza si limitò a scuotere il capo e a continuare a leggere le scartoffie accumulate sulla sua scrivania.
La pace e la quiete durò solo pochi minuti.
«Salve.» 
Di nuovo sollevò lo sguardo e si ritrovò a fissarli in due penetranti iridi scuri.
«Mi permetta di presentarmi sono Jack Montague, il nuovo addetto alla sicurezza.» 
Allungò una mano e la donna meccanicamente la strinse.

***

Laboratorio centro START
22 aprile 2013  Ore 6:35

«Si può sapere dove è andato Blackjack?» 
Rushmore guardò Scanner/Cheveux d'Ange visibilmente preoccupato.
«Ha detto che usciva fuori a controllare una cosa e che sarebbe tornato subito.» 
«Non che mi dispiaccia che quel damerino della CIA se ne sia andato... ma manca da troppi minuti e la cosa non è un buon segno.» 
I due rimasero perplessi per qualche secondo a fissarsi e quasi furono colti di sorpresa quando una terza voce si insuò fra loro.
«Vi sono mancato?» 
L'uomo vestito di nero entrò nella trasportando sotto braccio e senza il corpo di un'altra senza alcuno sforzo.
«Signori ci tengo a sottolineare che non sono della CIA, ma un agente a contractor freelance.» 
Gettò la carcassa sul pavimento, continuando.
«La cosa normalmente mi farebbe incazzare, ma vi perdono perché eravate in apprensione per me.» 
Rushmore si chinò a osservare il cadavere sul pavimento.
«Perchè diavolo hai portato un cadavere di uno dei Triari qui?» 
«Toglili il cappuccio e capirai, uomo più intelligente del mondo.» 
Il super non fece obbiezioni e tolse l'indumento dalla testa del Triario.
«Ma è American Dream... o almeno ha le sue fattezze...» 
La voce di Rushmore tradì per qualche istante lo sgomento e anche Scanner/Cheveaux d'Ange fece un passo indietro.
Blackjack fece un sorrisino a mezza bocca.
«Quasi. È un clone, anzi lo sono tutti dei cloni, del nostro caro AD.» 
«Ma i Triari sono dotati di super-capacità, anche se non alla massima potenza, e le mutazioni da teleforce non sono replicabili geneticamente.» 
«Infatti hai ragione. Nei cloni sono stati immesse delle nano-macchine che ne potenziano la capacità a dismisura.» 
Rushmore sgranò gli occhi, ma ebbe la prontezza di spirito di afferrare un analizzatore da uno tavolini accanto a sé.
La scansione del corpo si protrasse per alcuni nel più assoluto silenzio.
«Hai ragione. Anche se il corpo è privo di vita le tracce dei naniti è chiara. Si può sapere come fai saperlo?» 
«Se è per questo ora so anche di peggio, ma è meglio che ti spieghi la reale natura dei miei poteri.» 

***

Chicago, 
Gennaio del 1973

«Le ho già detto di no.» 
Un sorriso gelido su un bel volto d'angelo.
«Ma è un no "mai e poi mai", o è un no "forse un domani".» 
La giovane donna non potè fare a meno di nascondere un sorriso.
«Non sono per le cose troppo perentorie, signor Montague.» 
La guardia sorrise di rimando, osservando la segretaria dell'ufficio amministrazione.
Ellie era appena uscita e lui, come al solito, era comparso dal nulla al suo cospetto.
Un'abitudine consolidata in quegli ultimi giorni.
«Facciamo così.» 
Montague si infilò una mano nella tasca dei pantaloni e estrasse un mazzo di carte.
«Giochiamocela.» 
La donna si accigliò visibilmente.
«Non si preoccupi niente di troppo complicato... A carta più alta. Se vinco io, lei uscirà a cena con me.» 
«Se vinco invece io, lei non mi importunerà più.» 
«Sta bene.» 
La guardia giurata estrasse per primo la carta e la mostrò: un Jack di picche.
«Tocca a lei.» 
La segretaria fece altrettanto: una donna di cuori.
«Pare che non sia destino.» 
«Già. Così sembra, signor Montague.» 
La guardia giurata fece spallucce e se ne andò.

***

Laboratorio Centro START    
22 aprile 2013  
Ore 6:40

«Cosa? Assorbi il pontenziale genetico degli esseri umani normali? Ma è mostruoso.» 
«Detto così, mi fai quasi un serial killer.» 
Blackjack cominciò a ridacchiare.
«Non è divertente.» 
Rimbrottò Rushmore guardando l'altro super.
«Sono d'accordo. Ma anche quello che Salazar è convinto di fare, non sarà piacevole... Produrre una seconda onda Teleforce che investirà tutto il pianeta, peccato che non funzionerà.» 
«Cosa intendi dire?» 
Blackjack rimase un secondo in silenzio.
«L'ho letto nelle informazioni genetiche di questo Triario. I naniti sono opera delle industrie Salazar, un nuovo tentativo di ottenere super senza Teleforce.» 
«E con questo?» 
«Non capisci Salazar ha fatto esperimenti con i naniti con i suoi due figli maschi. E questi ultimi hanno deciso di sabotare il progetto del padre. L'onda di Teleforce che si produrrà sarà corrotta e ucciderà tutti i super del pianeta.» 
Rushmore impallidì.
«E tu cosa vorresti fare?» 
«Con i tuoi sensori voglio che tu identifichi quanti più Triari qua attorno e mi faccia una mappa che io possa seguire.» 
«Tu sei pazzo, non farò una mostruosità del genere, non ti permetterò di acquisire tutto quel potere.» 
«Fallo!» Scanner/Cheveaux d'Ange quasi urlò quella parola, facendo ricordare agli altri due Super la sua presenza nella stanza.

***

Blackjack era appena uscito dal laboratorio e Rushmore si voltò verso l'altro Super rimasto.
«Ho fatto quanto mi hai chiesto senza obbiettare, ma, adesso che siamo soli, mi devi una spiegazione.» 
«Diciamo che ho trovato in lui una motivazione nobile, quando gli ho letto la mente... vuole salvare Libby.» 
«Perché?» 
Sul volto di Scanner/Cheveaux D'Ange comparve un sorriso.
«Diciamo che vuole una seconda chance.» 
- - -
Scarica Due minuti a Mezzanotte in formato ePub o in formato Mobi aggiornato di settimana in settimana! (Impaginato da Matteo Poropat)

martedì 17 luglio 2012

Capitolo 15 (di Gian De Steja)



Laboratorio
Centro START
22 aprile 2013
ore 6:20

Blackjack entrò nella stanza del professore senza bussare, come sua abitudine.
«Professore, cosa diavolo sta succedendo là fuo...»
Rushmore era chinato sul corpo del francese. Gli stava iniettando il siero neuronale con la pistola a veicolazione transdermica di sua invenzione.
«Chiuda la porta Blackjack. Per favore.»
Il nuovo arrivato osservò l'inaspettata scena con malcelato stupore. Il professor Scanner riverso sul lettino in una smorfia inanimata di dolore. La macchina dell'ECG rivelava impietosa lo stato del decesso.
«Ma Scanner è... È morto? E Cheveaux d’Ange...»
«Scanner è morto, ma il francese è ancora vivo. L'ha usato come veicolo per passarci le informazioni, come avevo previsto, ma ha rischiato di fare una brutta fine.» Il professore, con occhi velati di tristezza, guardò per qualche secondo il corpo dello stimato collega e amico. Poi riprese: «Spero di aver limitato i danni, il siero è ancora in via di sperimentazione e le conseguenze di un attacco telepatico di quel genere sono imprevedibili. Senza Cheveaux d’Ange non sapremo mai se Mezzanotte è ancora sotto controllo.»
«E il progetto come prosegue? Ho percepito il contatto.» Blackjack sfilò dal pastrano un grosso sigaro e lo accese con un rapido gesto dello zippo.
«Il contatto con i super è stabilito. Il catalizzatore è stato efficace e a quanto pare, per ora, Salazar ha il controllo della situazione. Intorno alla Torre si stanno concentrando le attenzioni di tutti i super ma non sappiamo ancora se Mezzanotte ha mangiato la foglia. Stakanov è in arrivo con i golem di Angela Solheim.»
«E Rebel Yell?»
«Non pervenuto. Sono stati avvistati nei dintorni della torre alcuni dei suoi uomini più fidati. Li teniamo sott'occhio e prima o poi si farà vivo anche lui.»
«Avete più avuto notizie di Uranium?»
Il professore scostò le tende del grosso finestrone del laboratorio, indicando qualcosa in alto. «Non ancora, ma dal colore del cielo direi che sta combattendo con qualche osso duro. Non credo che uno di quei Triari possa mettere in difficoltà Uranium.»
«Cazzo, questa non ci voleva. Ora cosa facciamo?»
«Aspettiamo che si svegli il francese, senza le informazioni di Scanner siamo fottuti.»

***

Admiral City
San Antonio Canal
22 Aprile 2013
Ore 5.15 AM

«Uranium, mi senti? Sono Angela Solheim, tutto bene lì?» La trasmittente della nuova tuta progettata da Rushmore funzionava a meraviglia.
«Ciao dolcezza. Diciamo che potrebbe andare meglio, questo tizio è davvero una brutta gatta da pelare. I due bambocci li ho disintegrati in un attimo; alcuni di quegli sfigati le stanno prendendo di santa ragione da un bulletto di periferia. Ma lui è diverso: è veloce, è dannatamente veloce. Credo sia un teleporter.»
«Hai bisogno di aiuto?»
«Dolcezza, io sono Uranium, non un super qualunque. Il mio problema è di riuscire a controllarmi, se solo riuscissi a portarlo in qualche posto un po' isolato, lo faccio a pezzi in due secondi.»
L'avversario come punto sul vivo da quest'ultima affermazione sorrise malignamente e d'improvviso sparì, con la sicura intenzione di riappare alle spalle di Uranium. Un trucco utilizzato più volte durante lo scontro e spesso andato a buon fine. Il super decise di agire d'anticipo e sorprendere il teleporter girandosi di spalle, ma questo apparve sopra di lui riuscendo a colpirlo con un pesante cazzotto e facendolo rovinare a terra.
«Uranium, ho mandato Taser in supporto, arriverà al più presto. E' un drone di nuova generazione, un golem per la precisione, ti sarà d'aiuto.»
«Un Drone? Non voglio nessun cazzo di Drone, io lavoro da solo e non ho bisogno di aiut...» Un'altra sberla tremenda, seguita da una stridula risata canzonatoria lo fece interrompere. La trasmissione era persa.
«Ma tu, chi cazzo sei?» Disse Uranium, pulendosi con il dorso della mano il sangue sul labbro superiore. Il teleporter si limitò a riproporre l'odioso ghigno, tirando fuori due pugnali sottili infilati ai lati degli stivaloni neri, ed esibendoli con sprezzo, come per dire: ora facciamo sul serio.
In quel momento comparve Taser che rimase per un po' a fluttuare sopra le loro teste, come studiando il teatro dello scontro: «Nome in codice Uranium, livello Teleforce: 4256. Stato: Vivo. Ordine riassegnato: Eliminare.» Il golem puntò il dito contro di lui e da esso partirono un paio di spari. Uranium sbalordito reagì con incredibile tempestività. Con i suoi poteri riuscì a deviare i proiettili elettrici, conficcandoli nel petto dell'attonito teleporter, che si accasciò a terra in preda alle convulsioni.
«Ora basta con queste stronzate.» Uranium schizzò in volo passando vicino al drone, ma senza toccarlo. Taser prese a seguirlo senza riuscire a tenerne il passo e nel frattempo il teleporter, che si era liberato dalla trappola elettrica, cercava di recuperare terreno su di loro, non volando, bensì teletrasportandosi freneticamente verso l'alto e percorrendo diversi metri alla volta. Uranium, che viaggiava ad una velocità decisamente maggiore degli altri due, attese che il teleporter raggiungesse il drone e poi iniziò a precipitare buttandosi a capofitto verso di loro. Quando ritenne di trovarsi più o meno equidistante dai due giocò la sua mossa preferita. «Bye bye, sfigati!». Un lampo di luce gialla esplose dal corpo di Uranium, e un'onda di energia mortale si diffuse tutto intorno per un centinaio di metri. Il drone rimase incenerito quasi all'istante, mentre l'altro cercò invano di resistere teletrasportandosi di qualche metro in direzione opposta a quella di Uranium, ma il potere delle radiazioni lo avvolse in una morsa fatale, bruciando la sua pelle e penetrando nelle ossa, fino a lasciarne nient'altro che polvere.
«Beh, piacere di averti conosciuto, peccato che ci siamo neanche presentati.» Un sorriso beffardo e compiaciuto si disegnò nel volto provato del supereroe dello START.
«Pronto Angela. Pronto? Porca puttana dolcezza, ma che cosa mi combini? Quel Golem ha cercato di uccidermi!»
«Cosa? Ma che stai dicendo Eric? Smettila di scherzare...»
«Non sto scherzando, mi voleva uccidere. O ha avuto ordini da voi, o qualcosa gli ha fritto quei quattro bulloni che si trovava al posto del cervello.»
«Cazzo, ma abbiamo inviato altri quattro golem in missione alla torre. E uno è con Stakanov. Sarà meglio verificare, io da qui inizio a monitorar...»
«Dolcezza, lo sai che mi piace quando mi chiami Eric?»
«Senti, qua la situazione è seria, non c'è niente da scherzare... Eric!»
«Eh, dillo a me. Va beh, do una ripulita qua intorno e mi precipito alla torre. Baci baci.»
Uranium raccolse le mani una dentro l'altra, in un gesto teatrale e del tutto inutile, riassorbendo gli scarti di radioattività nell'aria, per poi sfrecciare in direzione della Salazar Tower.
- - -
Scarica Due minuti a Mezzanotte in formato ePub o in formato Mobi aggiornato di settimana in settimana! (Impaginato da Matteo Poropat)