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martedì 25 settembre 2012

Capitolo 24 (di Gherardo Psicopompo)




Un punto imprecisato sopra l’Oceano Atlantico
12.000 metri di altezza
22 Aprile 2013
Ora di Admiral City: 06.45

Wael Ghaly comandò silenziosamente a uno dei canopi che lo avevano seguito in quel viaggio di portargli il telefono satellitare.
Se lo rigirò per un po’ tra le mani, pregustando la chiamata che lo avrebbe portato un po’ più vicino al suo obiettivo. Doveva aspettare ancora almeno un’ora prima di atterrare ad Admiral City, quindi tanto valeva non affrettare le cose.
Assaporò lentamente l’ultimo goccio di karkadè ghiacciato.
Compose il numero.
Dopo il secondo squillo, un agitatissimo tenente Alex Ross rispose al telefono.
«Tenente colonnello Alex Ross. Chi parla?»
«Io e lei non ci conosciamo di persona, tenente Ross. Tuttavia io ho sentito molto parlare di lei. E lei di me.»
«Senti amico, questo non è il momento...»
«Oh, io invece credo proprio che lo sia. Vede, tenente Ross, io so che voi di Admiral City avete un grosso problema. E forse posso fare qualcosa per aiutarvi a risolverlo.»
Un lunghissimo momento di silenzio precedette la domanda di Alex Ross.
«Chi è lei?»
«Quasi tutti mi conoscono come il Grande Toth.»
«Lei è il signor Ghaly? Il presidente Egiziano?»
«Precisamente. Dunque, tenente Ross, dicevamo di quel problema...»
«Lei cosa sa?»
«Tutto, sostengono alcuni. La verità è che so molte cose. E tra queste c’è il fatto che presto avrete una bella patata bollente per le mani. Una patata di teleforce, per essere più precisi.»
«E... ? »
«E io vi posso offrire qualcuno disposto a mangiarla in un sol boccone, quella patata. Senza paura di scottarsi la lingua.»
Passarono ancora alcuni secondi di silenzio, durante i quali il tenente Alex Ross probabilmente cercava con lo sguardo un suggerimento dai suoi superiori, mentre Wael Ghaly sorseggiava soddisfatto un nuovo bicchiere di karkadè.
«Immagino che questo... aiuto non giunga da parte sua in  via del tutto disinteressata. O sbaglio, signor presidente?»
«Voi americani non andate tanto per il sottile, vero? È un peccato che vi sfugga in questo modo il piacere della trattativa.»
«Dunque?»
«Dunque, vi offro uno scambio, niente di più semplice.»
«Uno scambio tra il suo provvidenziale mangiatore di patate bollenti e... ?»
«E Angela Solheim.»

***

Admiral City,  Salazar Tower
Ore 07:10
«Svegliati! Eddie, svegliati maledizione!»
La voce gli giungeva lontana e ovattata, quando aprì gli occhi vide solo immagini sfocate. Lentamente si sforzò di riprendere conoscenza, mentre sentiva che qualcuno lo scuoteva e lo prendeva a schiaffi.
«Andiamo! In piedi!»
«La delicatezza non è mai stato il tuo forte, eh Bonnie?»
Bonnie smise di prenderlo a schiaffi e lo aiutò ad alzarsi.
«Non è il momento, Eddie! Dobbiamo sbrigarci, Mezzanotte se n’è andato via! Con mio padre! Erano diretti in cima alla torre...»
«E tu che vorresti fare? Fermarli? Da sola?»
«Con te!»
«Io al massimo posso far crescere un gigantesco fagiolo magico fino in cima al palazzo, lo sai.»
«Piantala di fare l’idiota! Il momento dell’autocommiserazione è finito. Dobbiamo muoverci Eddie, prima che sia troppo tardi!»
«Va bene, ricevuto, andiamo a farci ammazzare.»
«Prima, mentre venivo qui, ho visto Uranium che si dirigeva verso i piani alti della torre. Potremmo trovare anche lui, spiegargli come stanno le cose e farci dare una mano.»
Eddie e Bonnie si diressero verso il corridoio che conduceva agli ascensori, ma prima che potessero arrivare all’imboccatura del passaggio una voce dietro di loro gli fece gelare il sangue.
«Dove credete di andare, ragazzi?»
I due si voltarono, e si trovarono davanti American Dream, con i lineamenti distorti da un ghigno mostruoso e fumo nero che gli usciva dalla bocca.
«Nightshifter!»
«Mi dispiace ragazzi, ma i capi non vogliono interferenze lassù. Non costringetemi a trattenervi con la forza.»
American Dream scattò in avanti a supervelocità non appena si accorse che il suo sterno stava cominciando a spingere per uscire fuori dal petto. Riconobbe immediatamente il potere di Bonnie, e in meno di un secondo piombò su di lei colpendola con una spallata e scaraventandola contro il muro, a qualche metro di distanza.
Pezzi d’intonaco si staccarono per la violenza dell’impatto.
«Bonnie!»
Eddie si precipitò verso di lei per cercare di soccorrerla. American Dream/Nightshifter li guardava da lontano con un sorriso sprezzante stampato in faccia.
«Tranquillo Ed...» la voce di Bonnie era un sussurro strozzato, mentre Eddie le teneva la testa tra le braccia «indurisco sempre un po’ le mie ossa prima di uno scontro. Non mi ha fatto poi così male.»
Il sangue che Eddie si ritrovava sulle mani e l’orecchio quasi spappolato di Bonnie facevano pensare il contrario.
«Pezzo di merda...»
Eddie si accorse solo in quel momento che stava stringendo in mano un orecchino di Bonnie. Era sporco di sangue, e Eddie lo osservava incuriosito mentre mutava, nel palmo della sua mano. Improvvisamente, l’oggetto era come scosso da brividi, lo vide ingrossarsi, gonfiarsi, farsi viscido e verdastro. Poi spuntarono le prime due zampe. Poi altre due. Quando, inorridito, Eddie lo lasciò cadere a terra imprecando, si accorse che era una rana.
Eddie e Bonnie la osservarono saltare via, verso il fondo della sala.
«Eddie ma che cazzo...»
«Sono stato io? L’ho fatta io quella... Cosa?»
Eddie si guardava i palmi delle mani, incredulo.
American Dream, dal canto suo, sembrava non aver nemmeno notato la scena. Se ne stava all’imboccatura del corridoio, dove si trovavano i due ragazzi prima che lui schiantasse Bonnie contro il muro.
«Sai? Credo che mi sia venuta un’idea.» disse Eddie mentre si slacciava le scarpe.
«Che?»
«Lasciami fare. Devo sperimentare. È solo sperimentando che i grandi geni della storia hanno fatto quello che hanno fatto.»
Strinse tra le mani una delle sue scarpe, si concentrò, e un attimo dopo teneva in mano una ghianda. Se la rigirò soddisfatto tra l’indice e il pollice.
Poi fece lo stesso con l’altra scarpa.
«Ah-a! Fortissimo!»
«Ma si può sapere che cazzo fai?» Bonnie si era spazientita, e cercava di rialzarsi, mentre da sopra la spalla di Eddie sbirciava American Dream che faceva la guardia all’imboccatura del corridoio.
«Credo che sia successo qualcosa... Al mio “dono”, intendo.»
«Che cosa? »
«Il mio potere... Credo si sia evoluto.»
«Sei un Pokemon adesso? »
«Non scherzare. Se ho capito bene come funziona, ora posso davvero “dare la vita”. Posso trasformare in qualcosa di organico ciò che non lo è! »
«Tu... Puoi fare cosa?! »
«Te l’ho detto! Posso farlo! Trasformo gli oggetti in piante, in frutti, persino in animali! Guarda!»
Si staccò un bottone, che improvvisamente diventò una mosca e volò via.
«Visto? Ora vieni, aggrappati a me, e non preoccuparti. Ce ne andiamo da qui.» 
Appoggiò a terra una delle due ghiande, e mise l’altra in tasca.
«Ehi amico! Non ti secca se facciamo un salto su, vero? »
American Dream si voltò verso di loro, giusto in tempo per vedere delle gigantesche radici spuntare sotto i piedi di Eddie e Bonnie, che un attimo dopo erano spariti, inghiottiti da fronde immense. Una sequoia gigantesca era cresciuta a velocità sorprendente nell’angolo della stanza. E continuava a crescere, senza fermarsi. Le radici spaccavano il pavimento, formando crepe e rigonfiamenti. Il tronco diventava sempre più largo e più alto, le fronde più fitte.
Nel giro di qualche secondo i rami più alti avevano raggiunto il soffitto e lo avevano riempito di crepe. Poi lo avevano sfondato.
«Merda!»
Nightshifter si alzò in volo, sfondando il soffitto e ritrovandosi al piano superiore.
Al centro della stanza, non lontano dal buco nel pavimento, cresceva una seconda quercia che arrivava al piano superiore.
«Ti diverti, eh, Prezzemolino?» e passò al piano superiore, sempre sfondando il soffitto.
Si guardò intorno, cercando tracce dei due fuggitivi nella sala deserta.
Nel frattempo, nascosti tra le fronde della prima sequoia, Eddie e Bonnie pensavano a come sfruttare il vantaggio dell’effetto sorpresa.

***

Admiral City
Nel cielo sopra al centro START
22 Aprile 2013
Ore 07.50

«Dunque abbiamo un accordo?»
«Così sembrerebbe, signor Ghaly.»
«Ora da questo aereo verrà calata una cassa in titanio, direttamente sopra l’eliporto del vostro quartier generale. Nella cassa c’è la vostra... soluzione. D’ora in poi ci riferiremo a lei come Ammit. Uno dei miei uomini scenderà per mostrarvi come controllarla. È fondamentale la presenza di uno dei vostri telepati.»
«Bene.»
«Dopodiché, io e i miei uomini avremo la piena libertà di utilizzare qualunque mezzo...»
«A patto di non nuocere ai civili.»
«Naturalmente. Qualunque mezzo, dicevo, per prelevare dal suo laboratorio la dottoressa Solheim e tutto il contenuto del laboratorio stesso.»
«Esattamente.» la voce del tenente Ross tradiva la sua disapprovazione per ciò che era stato deciso malgrado la sua ferma decisione di opporsi alla trattativa con il Grande Toth.
«Senza nessuna interferenza da parte vostra, né della vostra squadra di Super.»
«Sì.»
«Molto bene, tenente. Iniziamo la procedura per il trasferimento di Ammit.»
Wael Ghaly riagganciò e si concesse un sorriso soddisfatto. Poi comandò mentalmente a uno dei suoi canopi, opportunamente equipaggiato con una tuta policarbonica che lo proteggesse dal potere di Isabelle, e con il volto coperto da una maschera che raffigurava la testa del dio Anubis, di scendere insieme ad Isabelle.
«E’ davvero un peccato. Non si prova nessun gusto a intavolare trattative con chi non apprezza fino in fondo questa nobile arte.» 
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martedì 17 luglio 2012

Capitolo 15 (di Gian De Steja)



Laboratorio
Centro START
22 aprile 2013
ore 6:20

Blackjack entrò nella stanza del professore senza bussare, come sua abitudine.
«Professore, cosa diavolo sta succedendo là fuo...»
Rushmore era chinato sul corpo del francese. Gli stava iniettando il siero neuronale con la pistola a veicolazione transdermica di sua invenzione.
«Chiuda la porta Blackjack. Per favore.»
Il nuovo arrivato osservò l'inaspettata scena con malcelato stupore. Il professor Scanner riverso sul lettino in una smorfia inanimata di dolore. La macchina dell'ECG rivelava impietosa lo stato del decesso.
«Ma Scanner è... È morto? E Cheveaux d’Ange...»
«Scanner è morto, ma il francese è ancora vivo. L'ha usato come veicolo per passarci le informazioni, come avevo previsto, ma ha rischiato di fare una brutta fine.» Il professore, con occhi velati di tristezza, guardò per qualche secondo il corpo dello stimato collega e amico. Poi riprese: «Spero di aver limitato i danni, il siero è ancora in via di sperimentazione e le conseguenze di un attacco telepatico di quel genere sono imprevedibili. Senza Cheveaux d’Ange non sapremo mai se Mezzanotte è ancora sotto controllo.»
«E il progetto come prosegue? Ho percepito il contatto.» Blackjack sfilò dal pastrano un grosso sigaro e lo accese con un rapido gesto dello zippo.
«Il contatto con i super è stabilito. Il catalizzatore è stato efficace e a quanto pare, per ora, Salazar ha il controllo della situazione. Intorno alla Torre si stanno concentrando le attenzioni di tutti i super ma non sappiamo ancora se Mezzanotte ha mangiato la foglia. Stakanov è in arrivo con i golem di Angela Solheim.»
«E Rebel Yell?»
«Non pervenuto. Sono stati avvistati nei dintorni della torre alcuni dei suoi uomini più fidati. Li teniamo sott'occhio e prima o poi si farà vivo anche lui.»
«Avete più avuto notizie di Uranium?»
Il professore scostò le tende del grosso finestrone del laboratorio, indicando qualcosa in alto. «Non ancora, ma dal colore del cielo direi che sta combattendo con qualche osso duro. Non credo che uno di quei Triari possa mettere in difficoltà Uranium.»
«Cazzo, questa non ci voleva. Ora cosa facciamo?»
«Aspettiamo che si svegli il francese, senza le informazioni di Scanner siamo fottuti.»

***

Admiral City
San Antonio Canal
22 Aprile 2013
Ore 5.15 AM

«Uranium, mi senti? Sono Angela Solheim, tutto bene lì?» La trasmittente della nuova tuta progettata da Rushmore funzionava a meraviglia.
«Ciao dolcezza. Diciamo che potrebbe andare meglio, questo tizio è davvero una brutta gatta da pelare. I due bambocci li ho disintegrati in un attimo; alcuni di quegli sfigati le stanno prendendo di santa ragione da un bulletto di periferia. Ma lui è diverso: è veloce, è dannatamente veloce. Credo sia un teleporter.»
«Hai bisogno di aiuto?»
«Dolcezza, io sono Uranium, non un super qualunque. Il mio problema è di riuscire a controllarmi, se solo riuscissi a portarlo in qualche posto un po' isolato, lo faccio a pezzi in due secondi.»
L'avversario come punto sul vivo da quest'ultima affermazione sorrise malignamente e d'improvviso sparì, con la sicura intenzione di riappare alle spalle di Uranium. Un trucco utilizzato più volte durante lo scontro e spesso andato a buon fine. Il super decise di agire d'anticipo e sorprendere il teleporter girandosi di spalle, ma questo apparve sopra di lui riuscendo a colpirlo con un pesante cazzotto e facendolo rovinare a terra.
«Uranium, ho mandato Taser in supporto, arriverà al più presto. E' un drone di nuova generazione, un golem per la precisione, ti sarà d'aiuto.»
«Un Drone? Non voglio nessun cazzo di Drone, io lavoro da solo e non ho bisogno di aiut...» Un'altra sberla tremenda, seguita da una stridula risata canzonatoria lo fece interrompere. La trasmissione era persa.
«Ma tu, chi cazzo sei?» Disse Uranium, pulendosi con il dorso della mano il sangue sul labbro superiore. Il teleporter si limitò a riproporre l'odioso ghigno, tirando fuori due pugnali sottili infilati ai lati degli stivaloni neri, ed esibendoli con sprezzo, come per dire: ora facciamo sul serio.
In quel momento comparve Taser che rimase per un po' a fluttuare sopra le loro teste, come studiando il teatro dello scontro: «Nome in codice Uranium, livello Teleforce: 4256. Stato: Vivo. Ordine riassegnato: Eliminare.» Il golem puntò il dito contro di lui e da esso partirono un paio di spari. Uranium sbalordito reagì con incredibile tempestività. Con i suoi poteri riuscì a deviare i proiettili elettrici, conficcandoli nel petto dell'attonito teleporter, che si accasciò a terra in preda alle convulsioni.
«Ora basta con queste stronzate.» Uranium schizzò in volo passando vicino al drone, ma senza toccarlo. Taser prese a seguirlo senza riuscire a tenerne il passo e nel frattempo il teleporter, che si era liberato dalla trappola elettrica, cercava di recuperare terreno su di loro, non volando, bensì teletrasportandosi freneticamente verso l'alto e percorrendo diversi metri alla volta. Uranium, che viaggiava ad una velocità decisamente maggiore degli altri due, attese che il teleporter raggiungesse il drone e poi iniziò a precipitare buttandosi a capofitto verso di loro. Quando ritenne di trovarsi più o meno equidistante dai due giocò la sua mossa preferita. «Bye bye, sfigati!». Un lampo di luce gialla esplose dal corpo di Uranium, e un'onda di energia mortale si diffuse tutto intorno per un centinaio di metri. Il drone rimase incenerito quasi all'istante, mentre l'altro cercò invano di resistere teletrasportandosi di qualche metro in direzione opposta a quella di Uranium, ma il potere delle radiazioni lo avvolse in una morsa fatale, bruciando la sua pelle e penetrando nelle ossa, fino a lasciarne nient'altro che polvere.
«Beh, piacere di averti conosciuto, peccato che ci siamo neanche presentati.» Un sorriso beffardo e compiaciuto si disegnò nel volto provato del supereroe dello START.
«Pronto Angela. Pronto? Porca puttana dolcezza, ma che cosa mi combini? Quel Golem ha cercato di uccidermi!»
«Cosa? Ma che stai dicendo Eric? Smettila di scherzare...»
«Non sto scherzando, mi voleva uccidere. O ha avuto ordini da voi, o qualcosa gli ha fritto quei quattro bulloni che si trovava al posto del cervello.»
«Cazzo, ma abbiamo inviato altri quattro golem in missione alla torre. E uno è con Stakanov. Sarà meglio verificare, io da qui inizio a monitorar...»
«Dolcezza, lo sai che mi piace quando mi chiami Eric?»
«Senti, qua la situazione è seria, non c'è niente da scherzare... Eric!»
«Eh, dillo a me. Va beh, do una ripulita qua intorno e mi precipito alla torre. Baci baci.»
Uranium raccolse le mani una dentro l'altra, in un gesto teatrale e del tutto inutile, riassorbendo gli scarti di radioattività nell'aria, per poi sfrecciare in direzione della Salazar Tower.
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martedì 19 giugno 2012

Capitolo 11 (di Mr. Giobblin)



Admiral City
San Antonio Canal
22 Aprile 2013
Ore 6.08 AM

Alexsej stava combattendo da ormai quasi due ore. Aveva perso il conto di quanti avversari aveva battuto: la zona era disseminata di corpi neri, macerie e rottami. Ma quelli continuavano ad arrivare, inarrestabili, incuranti dei colpi ricevuti.
Non si divertiva così da anni.
«Ci tenete davvero a stare con me, vero?» esclamò Alexsej colpendo uno dei gommosi con un potente calcio allo stomaco e schivando il pugno del suo compagno.
«Mi avete fatto scappare la reporter!» Abbattè anche il secondo con un montante alla mascella.
Le due figure vestite di nero si accasciarono al suolo.
«E state giù, maledizione!»
Alexsej si sedette sul cofano di un’auto distrutta godendosi la quiete. Non si vedeva anima viva nei dintorni. Lo scontro tra Uranium e il tizio in armatura aveva provocato notevoli danni, e anche i più curiosi (compresa la sexy reporter) avevano dovuto battere in ritirata prima di essere vaporizzati.
«Merda…» La felpa era strappata in più punti, e neanche gli anfibi erano in buone condizioni. «Lo sapevo, avrei dovuto indossare la tuta da combattimento. Scommetto che quelle fighette dello START non hanno mai problemi del genere.»
Il suono di passi veloci lo riscosse dai suoi pensieri. Si voltò rapidamente.
Un altro dei gommosi si stava avvicinando alla sua posizione con sempre maggiore velocità.
«Ti pareva… mai un attimo di pace.» Alexsej si alzò, si spazzò la polvere dalle ginocchia, e fece scrocchiare le nocche.
«Ehi tu, Gommoso! Ti faccio un indovinello: combatte come un idiota, ha l’alito che puzza e i denti fracassati. Chi è?»
«MEZZANOTTE!» gridò il suo avversario, balzandogli addosso.
«Sbagliato.» Alexsej lo colpì con un pugno al volto, dopodiché gli afferrò la testa e sferrò due rapide ginocchiate.
«Date tutti la stessa risposta. Non è neanche più divertente.»
Il gommoso si rialzò lentamente, sibilando.
«Oh, andiamo. Dovresti imparare dai tuoi compari. Sono Stakanov, e posso ballare per tutta la…»
Una scarica di energia luminosa avvolse Alexsej, accecandolo con un fortissimo bagliore argenteo. La sua testa si riempì di voci, e per un singolo istante percepì numerose presenze lontane, voci incomprensibili. Gridò, inginocchiandosi e reggendo la testa con le mani.
La luce svanì quasi subito lasciandolo privo di forze.
«Tu… Super…» sibilò il gommoso.
«Muori
Alexsej sollevò il capo, cercando di mettere a fuoco l’avversario. Era completamente indifeso. Tentò di alzare un braccio per difendersi, ma gli sembrava di muoversi al rallentatore.
Chiuse gli occhi aspettando il colpo di grazia.
Dopo qualche secondo, li riaprì.
Il gommoso era accasciato a terra di fronte a lui, privo di gran parte della testa.
Alexsej si rialzò con cautela, cercando di ignorare il mal di testa e la vista traballante.
Il suo avversario era decisamente morto. Ma chi lo aveva eliminato?
«Alexsej Stakanov» esclamò una voce metallica alle sue spalle. Alexsej si voltò.
Si trovò di fronte una specie di robot umanoide armato con un enorme fucile.
«Nome in codice Stakanov, conosciuto anche come Red Skeleton. Livello Teleforce: 987. Stato: Vivo
«E tu… tu chi diavolo sei?»
Per tutta risposta, l’occhio centrale del robot si illuminò proiettando un fascio di luce sul terreno.
«Cos…» Alexsej arretrò istintivamente. «Un momento… è un ologramma quello?»
Dal fascio di luce emerse una piccola figura che divenne via via più nitida.
«Da quanto tempo, Alexsej.»

***

«Angela… Angela Solheim?»
«In persona.» La ragazza nell’ologramma era vestita con una tuta stealth nera e grigia, e i suoi capelli erano bianchi come la neve. «Felice di sapere che sei vivo.»
«Ma che diavolo…?»
«Parli della luce? Ha colpito anche me. L’effetto dovrebbe svanire a momenti.»
Aveva ragione: la vista e l’udito di Alexsej si erano stabilizzati, e non percepiva più le presenze con la stessa intensità.
«Che cos’era?»
«Sto ancora cercando di capirlo. L’unica cosa certa è che veniva dalla Salazar Tower. Sei solo?»
«Sì, ora sì. C’era Uranium con me, fino ad un paio di ore fa… se ne è volato via con un tizio in armatura nera. Non l’ho più visto.»
«L’ho già contattato, tranquillo. E’ conciato male, ma uno dei miei Golem è con lui.»
«Golem?»
«Lunga storia. Questo è Sniper, a proposito. Credo ti abbia appena salvato la vita.»
Alexsej osservò il robot e appoggiò la mano sulla corazza bronzea.
«Grazie, amico.»
«Non mi tocchi, per cortesia
«Ma che roba è? Non è metallo.»
«E’ un composto a base di calcio di mia invenzione. Più resistente dell’acciaio.»
Alexsej ritirò la mano e soppesò il Golem con lo sguardo.
«Se la cava con quel fucile, a quanto ho visto.»
«Ogni Golem è specializzato in un determinato ambito. Sniper è un cecchino senza pari, e il suo fucile al plasma è letale. L’ho inviato ad Admiral City insieme ad altre sei unità per contribuire a respingere Mezzanotte e i suoi tirapiedi.»
«Perché non sei venuta di persona? Ti ho visto combattere. Faremmo scintille insieme…»
«Sarei venuta, ma ci sono state… complicazioni.»
«In che senso?»
«I Triari. Mezzanotte ha attaccato anche il mio centro di ricerca. Li stiamo respingendo, ma temo che presto dovrò abbandonare il laboratorio.»
«Merda.»
«Già. Non so come, ma uno dei suoi ha manovrato uno dei miei collaboratori più stretti e manomesso le difese. Come se non bastasse, ci stavano sottraendo dati da mesi. Vorrei sbagliarmi, ma il fascio di luce di poco fa… temo abbiano usato le mie ricerche per crearlo.»
«Mi dispiace.»
«Non ti preoccupare. Troverò una soluzione. Nel frattempo, dovresti fare una cosa per me.»
«E’ sempre un piacere lavorare sotto il tuo comando!» disse Alexsej con un ghigno.
«Metti insieme una squadra. Recupera Uranium e cerca i miei Golem. I più vicini sono Blaster e Brawler. Dovete entrare nella Salazar Tower e cercare Eddie Simmons.»
«Eddie? Mr. Basilico? Che gli è successo?»
«Lo hanno portato dentro la torre. Non ho tempo per spiegare, ma grazie a lui le mie ricerche hanno fatto passi da gigante. E’ un Super unico, e credo che Mezzanotte lo stia sfruttando per il suo piano.»
«Non possono pensarci i professionisti, tipo AD o Lady Liberty?»
«Non sono ancora usciti dalla torre… Brutto segno. Qualunque cosa li stia trattenendo deve essere molto potente.»
Alexsej sospirò.
«Come minimo dovrai uscire con me una volta che questa storia sarà conclusa. L’ultima volta è stata divertente.»
Angela sorrise.
«Contaci, Alexsej. Ora devo andare. E stai attento. Temo che questo sia solo l’inizio.»
L’ologramma svanì, lasciando soli Alexsej e Sniper.
«Vecchio mio… questo potrebbe essere l’inizio di una splendida amicizia.»

***

Prigione di Massima Sicurezza CeSoR
Caguas
Ore 6.18 AM

Camminando lentamente tra i resti fumanti della prigione, Psiblade inspirò aria libera per la prima volta dopo anni.
«Muoviti, Magmarus. Non abbiamo tutto il giorno».
Un uomo si avvicinò, sorreggendo una gigantesca figura.
«Calma, bella. Indovina chi altro ho liberato dalla criostasi.»
«Non ci credo… Starcrusher!»
Il gigante sollevò lo sguardo.
«Stavamo giusto per volare verso Admiral City. Ho percepito un bel po’ di cose interessanti. Che hai voglia di fare?»
Starcrusher mosse qualche passo incerto, poi inspirò profondamente.
Il suo corpo venne avvolto da scariche elettriche purpuree.
«Uccidere… uccidere American Dream
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