Admiral City
Independence Boulevard
22 Aprile 2013
Ore 7.00 AM
Un uomo stava osservando le scariche elettriche partire dai suoi palmi e friggere i fiocchi di neve.
Un altro piangeva lacrime di fuoco sul corpo inerme di Psiblade. «Bastardi, vi ammazzerò tutti come dei cani».
«È stata uccisa da un arma da taglio, oserei dire da una spada. QUELLA spada», gli fece notare amaramente Starcrusher.
Magmaurus scatenò il suo potere, il capo completamente avvolto dalle fiamme, la pelle che ribolliva come lava. Una torcia umana.
L’urlo «MUSASHI KENSEI!!!» riempì l’isolato.
***
Admiral City
Sunrise Boulevard
22 Aprile 2013
Ore 7.40 AM
Rogerio era pronto con la telecamera in spalla, aspettava solo un cenno di Maria che si stava rassettando il vestito. Lei mosse il capo e si posizionò davanti alle macerie e alle squadre di pronto intervento. La spia del teleobiettivo divenne rossa.
«Qui Maria Espantoso per la ACN, siamo in diretta da Sunrise Boulevard, Admiral City, nei pressi della Torre Salazar, dove è in atto un attacco terroristico di impronta superumana. Si sono verificati numerosi attentati per tutta la città, l’evacuazione procede lentamente ma le forze dell’ordine si sono subito attivate per dare sostegno alla cittadinanza. È previsto a breve l'intervento dell'esercito, voci non confermate parlano di svariati aiuti provenienti anche dall'estero.»
La gente in strada era in preda al panico e correva in mezzo alle macchine, cercando di allontanarsi il più possibile dal centro città. Poliziotti spaesati cercavano di bloccare le auto che ormai intasavano la carreggiata per permettere il passaggio alle ambulanze gremite di feriti. I vigili del fuoco cercavano feriti nelle macerie e spengevano i roghi che spuntavano tra le palazzine. La situazione era peggio di Rodeo Drive.
«Le temperature hanno subito una irrealistica impennata verso il basso. Un inspiegabile fenomeno atmosferico. È aprile e a Puerto Rico sta nevicando. Neve rossa, come il sangue. Questa è una giornata indelebile per la storia dell’umanità.»
La città era immersa da una spaventosa luce purpurea che proveniva dalle nuvole. Era sicuramente peggio di Rodeo Drive.
«Ricordo infine ai nostri telespettatori che è possibile aiutare chi ha perso casa o lavoro. E' sufficiente inviare un sms o fare una telefonata al numero della solidarietà 555-HELP, per fare una donazione alla popolazione di Admiral City. Ora vi riproporremo il video esclusivo degli attacchi avvenuti questa notte nella zona portuale. A presto per un aggiornamento, qui Maria Esposito per la ACN, Grazie.»
Appena si spense la spia, la giornalista disse entusiasta al suo cameraman «Quest’anno il Pulitzer è nostro!», ma Rogerio era più impegnato a vedere verso l’alto che ad ascoltare la collega.
Una serie di caccia sfrecciava davanti e ai lati di un cargo militare. Maria strizzo gli occhi e si concentrò sulla carlinga dell'aereo da trasporto: scritte in arabo e un curioso disegno stilizzato raffigurante un pennuto.
***
Admiral City
Nei Pressi della sede START
22 Aprile 2013
Ore 7.20 AM
«Per me è una stupidaggine quella che stiamo facendo. Vuoi lo START? Vai alla Torre e lì troverai sicuramente chi cerchi», disse Stakanov mentre il van continuava a sfrecciare sulle strade della città.
Musashi, alla guida, in rigoroso silenzio.
Stakanov continuò «Deve essere successo qualcosa di grosso alla Torre, ma qualcosa di grosso veramente, io e il mio amico di latta c’eravamo sotto, insieme a svariati sbirri, e PUFF, ci siamo ritrovati TUTTI teletrasportati in mezzo alla città, come se qualcuno non ci volesse intorno…» . Il samurai non fece una piega.
Il ragazzo si girò verso Sniper, alzò le braccia in segno di resa. Il golem non si mosse.
«…e poi l’hai vista quella neve rossa che sta scendendo in centro città? Viene dalla Torre, amico. Dalla TORRE. Tu stai andando nella parte opposta.»
Allontanandosi dal centro la neve si diradava e le temperature ritornavano primaverili. Sembrava quasi non fosse successo nulla.
«Ammettilo, stai scappando. Eri in galera con quella brutta ceffa. Sei un delinquente.» disse Stakanov spazientito.
«No.» Rispose Musashi. «Dovevo parlare con qualcuno rinchiuso al CeSoR, nessuna possibilità di usare canali legali. Il modo più veloce per farlo era di farmi mettere dentro.»
«Almeno hai trovato quello che cercavi?»
«No».
Nell’abitacolo ci fu un momento di silenzio imbarazzante interrotto dalla risata sguaiata di Stakanov che trovava la situazione, in un certo modo, divertente. Subito dopo sentì uno strano fischio provenire dall’esterno.
«Ehi, Musashi hai sentito questo fisc…» Un esplosione davanti al van interrupe la conversazione.
Kensei sterzò cercando di evitare le fiamme e, diradatosi il fumo, vide un carro armato ad un centinaio di metri di distanza con il cannone che puntava il camioncino. Decise di sterzare dentro ad un vicolo e mettersi al riparo.
«Allora il discorso è semplice, noi non ammazziamo le persone normali, capito?». Il samurai si rivolse al ragazzo.
«Tranquillo, tu apri il carro come una scatoletta e io ballo un po’ di disco come negli anni ‘70», rispose Alexsej ma Musashi era già uscito.
Il ragazzo si girò verso il golem, gli diede due amichevoli schiaffetti sulla faccia «Bello, stai di guardia al furgone, ok?».
Sniper stritolò in malo modo il fucile ma, vedendo il sorriso del ragazzo, annuì.
Stakanov iniziò a correre, tirandosi il cappuccio fin sopra la testa. Lo scheletro rosso in azione.
Il samurai aveva già tagliato a fettine il cannone e ora stava incidendo la parte superiore della torretta.
Lo scheletro rosso saltò sul carro e con un calcio fece volare via la parte tagliata della corazza, scoperchiando completamente l’abitacolo. All’interno c’erano due militari rannicchiati e impauriti che parlavano un idioma a lui conosciuto.
«Merda, ma questi sono militari russi. Che cosa ci fann…» Alexsej rimase ammutolito. A mezzo chilometro di distanza stavano sopraggiungendo una moltitudine di mezzi militari di svariato tipo con insegne provenienti da tutto il mondo.
«E non vorrei dirtelo ma quelli là non sono solo russi», disse il ragazzo.
«Io se fossi in te non mi concentrerei sui militari quanto su quello che abbiamo sopra le nostre teste», gli fece notare Musashi.
Stakanov alzò lo sguardo. Pur con il suo superudito non li aveva sentiti arrivare. Una miriade di Triari era appollaiata sui tetti dei palazzi. Pronti ad attaccare.
Alexsej si girò accigliato verso il samurai «Te lo avevo detto che non bisognava andare allo START.»
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