Admiral City.
Salazar Tower.
Ore 08. 30 A.M.
Salazar Tower.
Ore 08. 30 A.M.
A Eddie pareva che il tempo impiegato per scendere dalla sequoia fosse stato eterno, adesso che finalmente avevano raggiunto il pavimento Bonnie si era appoggiata a lui.
Nonostante avesse smesso di sanguinare la ragazza le sembrava fin troppo pallida.
«Sei sicura di stare bene?»
«Sì certo, non preoccuparti. Dobbiamo raggiungere mio padre.»
Fugacemente Eddie scrutò la Super, le vesti lacerate dallo scontro con American Dream gli dimostrarono che Bonnie stesse mentendo, il volto, specialmente vicino all'orecchio strappato era una unica, intera, maschera di sangue.
Nonostante tutto lei gli sembrava ancora bellissima.
«Non puoi muoverti in queste condizioni. Il colpo che American Dream ti ha dato è stato troppo forte perfino per te, dobbiamo trovare il modo di medicarti.»
«Lo hai visto anche tu quello non era American Dream. Non più perlomeno».
«Non m'interessa, poteva essere perfino lo spirito dei natali passati strafatto di acidi, ma tu non vai da nessuna parte se prima non ti medichiamo. Adesso prendiamo il primo ascensore che troviamo e ce la svignamo da qui.»
Incurante delle proteste di lei, Eddie la trascinò lungo i corridoi. Solo dopo notò il particolare che non stesse compiendo sforzi nel portare una Super infinitamente più forte di lui.
Era il fatto che stesse calpestando in continuazione i frammenti di vetro delle finestre distrutte praticamente a piedi nudi senza tagliarsi minimamente che lo preoccupò. E molto anche.
«Bonnie, forse non è ancora finita, forse il mio potere sta ancora cambiando».
La ragazza gli sembrava se possibile ancora più pallida ed emaciata di prima, anche solo aprire la bocca pareva gli procurasse sforzi indicibili.
Solo che se anche Bonnie rispose qualcosa il ragazzo non fece in tempo a sentire.
Perché quello fu il momento in cui giunse il lampo.
Istintivamente il giovane Super chiuse gli occhi, ancora più istintivamente strinse a sé la ragazza come per proteggerla dalla luce improvvisa.
Quando i due Super si decisero a riaprire gli occhi trovarono il buio della notte ad attenderli.
«Guarda guarda chi abbiamo qui».
Starcrusher fece un passo in avanti.
Lanciando la prima scarica.
* * *
Tetto della Salazar Tower.
Ore 11.45 P.M
Nightshifter osservava estasiato il panorama davanti a lui, totalmente dimentico della presenza di Salazar. Da Admiral City giungevano in continuazione voci, urla di spavento, rumori causati da incidenti di macchina, sirene di allarmi improvvisi. La maggior parte della città era ancora al buio, i suoi abitanti sorpresi dal cambio temporale si riversavano per le strade come formiche a cui qualcuno avesse appena distrutto il formicaio.
E quelle formiche non avevano ancora capito che quello era solo l'inizio, pensava divertito.
«Non siamo ancora al completo, manca mia figlia. Portami Bonnie».
«Certo che te la porterò», rise Nightshifter giocando ancora con la voce e col corpo di Scarlett Johansson. «Abbiamo una questione in sospeso con la ragazzina.»
C'era però un altra questione da chiudere. E anche in fretta.
L'uomo Atomico si stava avvicinando.
«Noi due dobbiamo parlare.»
No, decisamente quelle formiche laggiù non sapevano ancora quello che li aspettava.
La creatura dai molti corpi assaporò il momento. Presto, molto presto la caccia si sarebbe conclusa.
Un urlo bestiale partì dal profondo del suo essere.
Ogni singolo frammento di sé stesso gli rispose.
* * *
Periferia di Admiral City.
Ore 11.46 P.M
Ammit urlò in preda al dolore. Il cambio temporale aveva finito di sconvolgere il suo già precario equilibrio. Alle orecchie dell'essere risuonavano ovunque urla angosciate di gente spaventata.
Non che questo importasse. Ad Ammit non interessava nulla del cielo, nulla nemmeno della terra che calpestava.
Che fosse libera o prigioniera gli occhi di Ammit vedevano sempre solo in due sfumature: il rosso della rabbia e il buio della sua fame.
Arrivavano odori da lontano, odori di vite rinchiuse in quella torre di debole cemento si staglia sullo sfondo , vite che Ammit era disposta a prendere tutte pur di saziare la sua brama.
Mentre la osservava Rebel Yell non poteva fare a meno di sorprendersi. La cosa dalle forme cangianti sotto di lui non ha più niente dell'essere umano.
«Una volta eri così bella Isabelle, la donna più bella che avessi mai visto.»
Cancellando i ricordi e anche il dolore Rebel estrasse entrambe le pistole e si preparò per andare incontro alla creatura.
* * *
Il mondo attorno a Eddie sembrò esplodere, il colpo aveva scaraventato Bonnie lontano da lui; la ragazza boccheggiava, pareva perfino che avesse perso completamente i suoi poteri. Starcrusher non pago di averla colpita con la scarica uno dopo l'altro le assestava calci sullo stomaco sempre più forti.
«Mi ricordo di te! Tu eri una di quelle puttanelle che stava sempre al seguito di American Dream. Bene, che che effetto fa essere adesso dalla parte dei perdenti?»
Ignorando le fitte di dolore che gli esplodevano da ogni parte del corpo, Eddie trovò la forza di rialzarsi.
«Lasciala stare verme!»
«Ma guarda lo schiavetto si è risvegliato, cosa pensi di farmi? Insegnarmi a far crescere le petunie? C'è qualcosa di più grande che è dalla mia parte.»
Bagliori violacei fuoriuscirono minacciosi dal corpo del criminale.
La prima scarica sfiorò appena la tempia sinistra di Eddie, mentre la seconda parve conficcare Eddie nel muro.
Puntellandosi sulle gambe, il ragazzo riuscì appena a mantenersi in piedi, il dolore della spalla gli risultava insopportabile, le tempie gli martellavano cantiche di derisione.
Costretto ad appoggiarsi al muro per sorreggersi, un detrito appuntito stretto nella mano, Eddie subì un ulteriore colpo dal gigantesco evaso.
«Cosa conti di fare adesso? Prova a venirmi a prendere, sfigato. Siamo solo tu ed io.»
Starcrusher rise ancora una volta, un globo di luce violaceo gli si stava formando rapidamente nella mano, mentre si avvicinava verso il Super.
«Vedi sfigato, ci sono cose che non concepiresti nemmeno che stanno giocando a fare gli dei in giro là fuori, cose che mi hanno lasciato ammazzare American Dream. Cose che vi schiacceranno tutti quanti sempre e comunque. Adesso te lo richiedo, come pensi di fermarmi?»
Eddie spalle al muro si stava preparando a lanciare il detrito, silenziosamente salutò Bonnie che cercava ancora di rialzarsi; rimpianse anche di non averla potuta salutare per bene.
Rimpianse anche di non averla mai nemmeno baciata.
E poi inspiegabilmente rise in faccia al suo avversario
«Ma certo che ti fermerò io», facendo una linguaccia.
E spaccò il detrito sulla fronte di Starcrusher.
«Ma che cazzo credi di fare? Credi che basti questo per farmi male?»
«Credo di averti appena ammazzato. Non con la pietra,no. Quella è stata solo una divertente aggiunta, vedi ho appena scoperto che mi basta toccare le cose per trasformarle, e si dà il caso che ti abbia appena toccato.»
Eddie alzò la mano mimando un saluto ironico, Starcrusher vacillò, per un attimo sembrò gonfiarsi, gli occhi esplosero mentre radici di quercia fuoriuscivano dalle orbite vuote, le dita si deformarono tramutandosi in fiori violacei, dalla gigantesca bocca i denti vennero sfrattati da talee grigiastre.
Con un ultimo gorgoglio l'informe ammasso che una volta era Starcrusher si accasciò definitivamente a terra. Eddie rimase in piedi, in silenzio, tutto l'accaduto gli sembrava un unico immenso incubo nemmeno sognato da lui ma da un estraneo.
Fu Bonnie ad infrangere la pesante cappa di silenzio.
«Eddie, ma come hai fatto?»
La figlia di Salazar lentamente era riuscita a rialzarsi e cercò di stringere a sé il giovane Super dai cui occhi riteneva di aver carpito una profonda tristezza, ma l'altro l'allontanò da lui.
«No Bonnie non mi toccare. Stammi lontana!»
«Ma, Eddie, perché?»
«Ho capito cosa mi sta succedendo, ho capito anche perché non riuscivi a riprendere le forze dopo lo scontro con American Dream e perché le ossa non ti si calcificavano più: sono io! E' colpa mia! Sto cambiando e anche il mio potere lo sta facendo. Non so se è una cosa che ho sempre avuto latente o se è stato causato da tuo padre quando ha pasticciato col mio cervello. Ma adesso ho capito che riesco a trasformare gli oggetti e le persone in altri organismi solo perché prosciugo la forza vitale di chi mi sta vicino. Non ti avvicinare Bonnie perché ero io che ti stavo ammazzando!»
* * *
Salazar Tower.
Ore. 11.55 P.M
Teddy Mercury era convinto ormai di averle ormai viste tutte nel corso della folle giornata trascorsa ad Admiral City. Quando si materializzò nell'ultimo corridoio scoprì di essersi sbagliato: tra le macerie e le scene di distruzione, il Super chiamato Jolly quasi inciampò in una Bonnie rannicchiata in posizione fetale. Nel momento in cui le poggiò una mano sulla spalla si rese conto che la ragazza stava piangendo
«E' opera tua ?» le chiese mentre indicava il maleodorante ammasso di rami, ossa e da cui facevano capolino frammenti insanguinati della tuta di Starcrusher.
«No. E' stato Eddie.»
«E lui dov'è adesso?»
«E' andato a cercare Salazar e Mezzanotte, ha detto che vuole ammazzare mio padre. Si è convinto che per colpa loro lui sta diventando un mostro come Mezzanotte».
«Perfetto,» mormorò tra sé e sé il Jolly «Proprio quello di cui avevamo bisogno in questo momento: un altro Super impazzito e incontrollabile a spasso dentro questa maledetta Torre».
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