mercoledì 20 febbraio 2013

Capitolo 2 - Stagione 2 (di Giovanni Grotto)


Jackson riaprì lentamente gli occhi e si ritrovò disteso nel buio più assoluto. Dopo qualche istante di smarrimento cercò di rialzarsi, ma i suoi polsi e le sue caviglie erano saldamente legati.
«Ehilà?» gridò con voce roca. La sete era terribile. L’unico suono nelle vicinanze era un ronzio insistente, causato forse da un generatore.
«C’è nessuno?»
Un fascio di luce improvviso lo abbagliò, costringendolo a chiudere gli occhi.
«Bentornato fra noi, Jackson.» disse una voce femminile. Jackson cercò di mettere a fuoco la vista, e scoprì di essere disteso su di un tavolo metallico, con pesanti legacci che impedivano ogni suo movimento. Non riusciva a vedere la proprietaria della voce, immersa nell’oscurità al di fuori del cerchio di luce.
«Chi…chi sei? Dove mi trovo?» chiese Jackson.
«Esattamente dove dovresti essere. Stavi cercando qualcosa… e hai trovato
me.»
La donna si avvicinò al tavolo, il suo volto finalmente rivelato dalla luce. Jackson sgranò gli occhi ed emise un gemito.
«Tu?… non è possibile…
tu sei morta!»
- - -

Laboratorio Segreto NIMBUS
Calgary, Canada
Una settimana prima.

«Ne hai ancora per molto?»
«Piantala di rompere, Jackson…dammi una sigaretta, piuttosto.» esclamò Tabitha.
«Sono alquanto occupato a godermi il panorama, al momento.» rispose Jackson, impegnato a guardare il sedere di Tabitha. «Vederti a quattro zampe, infilata in quel macchinario… uuh, cosa non ti farei!»
L’ingegnere si rialzò sbuffando.
«Primo, a nessuno interessa sapere cosa mi faresti. Secondo, sei proprio sicuro di non aver niente di meglio da fare? Hai davvero intenzione di ciondolare quaggiù tutto il giorno guardandomi il culo?»
«Possibile.» Jackson allungò una sigaretta all’amica. «In realtà sto aspettando direttive dal Grande Capo, che dovrebbe contattarmi a momenti… pensavo di dare una controllata ai Golem, per ammazzare un po’ il tempo. Novità?»
«Novità… beh, seguimi.» Tabitha iniziò a camminare, con Jackson che la seguiva fischiettando.
«Come puoi vedere la nuova serie è pronta» Tabitha indicò una fila di possenti automi sostenuti da un intrico di cavi.
«Ciao Shen! Ehi, Pablo! Martina, come va?» Jackson salutò uno per uno i vari ingegneri che sciamavano per il laboratorio. «Ottimo design, devo dire. Mi piacciono davvero. Sicura che non daranno di matto questa volta?»
«
Hah! Dopo Admiral City abbiamo potenziato praticamente ogni cosa. Il Boss ci ha messo anima e corpo… i nuovi modelli sono a prova di hacker, hanno un nucleo Teleforce efficientissimo, e sono dotati di uno scudo telecinetico che li protegge da ogni tentativo di attacco o controllo.»
«Mi pare un po’ esagerato, no?»
Tabitha lo guardò fisso negli occhi.
«Dopo Admiral City
niente è troppo esagerato. Niente. E tu dovresti saperlo meglio di me.»
Jackson inspirò profondamente.
«Beh, diciamo che… uuh, guarda che grosso, quello! Non sapevo ci fossero anche dei
mecha in costruzione… e-ah!- guarda un po’ chi c’è! Come te la passi?» Jackson si affrettò verso un Golem seduto contro una parete, a fianco di un imponente fucile.
«Ah, quello? Sta benissimo, completamente ripreso. Un lavoraccio. L’ho spento perché non la finiva più di blaterare. Continua col tuo discorso.»
«Uhm… al laboratorio dei piani alti se ne sentono di tutti i colori. Eventi strani in giro per tutto il mondo, disastri, rivolte… i governi ovviamente cercano di insabbiare tutto, ma la situazione è alquanto preoccupante. Solo questa settimana abbiamo avuto…» Jackson estrasse un tablet dalla giacca ed inforcò gli occhiali. «Dunque… un’invasione di zombie (testuali parole) in un villaggio australiano, un paesino del Kansas dove tutti gli abitanti hanno la stessa faccia, un’intera città italiana svanita nel nulla, scontri tra Super non identificati nelle banlieuses parigine, una terrificante esplosione di energia in Polonia e… un numero spropositato di testimoni oculari che giurano di aver visto Magmarus, Starcrusher, American Dream e decine di altri Super defunti.»
«Com’è possibile?»
«Non lo è. Il problema è che il numero di superumani è aumentato a dismisura, e continua ad aumentare… probabilmente esistono persone dai poteri simili a quelli dei vecchi Super.»
«Bel casino. Ma tranquillo, i nostri Golem possono tener testa a qualsiasi cosa. E in caso di emergenza possiamo far conto sui tuoi straordinari poteri, no?» disse Tabitha sghignazzando.
«Ci tengo a farti sapere che proprio ieri ho sollevato ben cinque chili.
Con la mia mente, donna!» ribattè Jackson.
Tabitha rise e fece per rispondere, quando il tablet di Jackson cominciò a vibrare.
«E’ lei. E’ il Boss.» disse Jackson, affrettandosi a leggere il messaggio.
«Che dice? E’ ancora a Dubai? Ha trovato qualcosa?»
«Bla bla bla…tutto bene, torna in settimana… ah!»
«Che c’è?»
«Ha trovato un segnale. Un generatore Tesla che corrisponde ai nostri modelli è stato attivato.»
«Dove?»
«Calcutta», disse Jackson correndo via. «Devo andare a Calcutta!»
 - - -

Calcutta, India
Oggi.

«Kareema Gupta… »
«Conosci il mio nome, giovane. Ne sono onorata.»
«Il progetto CLOUD… l’esplosione…come?»
«Angela ti ha parlato di me. Che dolce… mi manca tanto, sai?»
Kareema indossava un camice da laboratorio sbrindellato, ma nonostante il vestito malridotto sembrava ancora bella e giovane come nelle foto degli archivi CLOUD. Jackson notò lo sguardo febbrile della donna, che lo osservava come un predatore fa con la sua preda…come se dovesse trattenersi per non divorarlo.
Jackson ricordò immediatamente che Kareema, prima dell’incidente ai laboratori CLOUD, possedeva poteri incontrollabili che la rendevano estremamente pericolosa. Un vampiro che si cibava involontariamente di ogni forma di energia… e lui era steso su di un tavolo, inerme.
«Lei ha fatto molto per me. Ha cercato di curarmi, di curare gli altri…è sempre stata determinata. Come sta? No, non dirmelo. Non ora.»
Il ronzio si fece più forte.
«Quel giorno… quando il reattore Tesla esplose… non sono morta. Sono
rinata.» La donna girò intorno al tavolo, posizionando le sue dita affusolate sulle spalle di Jackson.
«Ma quello è stato solo l’inizio. No, non agitarti. E’ inutile, credimi.»
«Cosa vuole da me?» Jackson cercò freneticamente di liberarsi, di aprire i legacci col suo potere. Ma la sua telecinesi non era abbastanza forte.
«Ti spiegherò tutto con calma. Ora vorrei mostrarti una cosa.»
Le luci della sala si accesero all’improvviso, illuminando una folla di figure incappucciate che iniziarono immediatamente a cantilenare una lugubre nenia. Un gigantesco reattore Tesla torreggiava al centro, poco distante dal tavolo.
«
Cristo…»
Gli incappucciati riempivano ogni metro della grande sala, circondando il reattore e il tavolo su cui Jackson era steso.
«Il nostro generatore Tesla… come ha fatto…?»
«Sono una scienziata, ricordi? Col giusto progetto e i giusti materiali posso replicare ogni vostro esperimento… e andare oltre.»
Jackson riconobbe il modello: era lo stesso tipo di generatore di Teleforce che aveva contribuito a costruire all’interno del progetto NIMBUS. Angela Solheim aveva creato il generatore basandosi sul macchinario originale di Hal Salazar, perfezionandolo esponenzialmente.
«Ma questo significa che…
lei ha rubato i progetti quando i Triari ci hanno attaccato?»
«Ho approfittato della confusione per prendere ciò che mi occorreva. Dovreste ringraziarmi, ho eliminato numerosi Triari mentre mi facevo strada per i laboratori.»
La nenia continuava, insistente, mentre il ronzio cresceva. Jackson cominciò a distinguere delle parole.
«
Jai mata Kali, jai mata Ammit! Kali Ammite, namo namah!»« Chi sono queste persone?»
«Quella che vedi è l’avanguardia del mio esercito. I Figli di Ammit. Gli Araldi della Fine!»
Ammit, pensò Jackson con un brivido. L’entità che aveva quasi divorato ogni forma di vita sulla Terra… prima di essere definitivamente distrutta da Uranium.
«Ammit è morta. Che intenzioni avete?»
«Ammit ci ha mostrato la via. Prima di morire la Dea ha toccato le nostre menti… ha curato tutti noi, ci ha curati come nessuno scienziato avrebbe mai potuto fare. Ha condiviso la Sua saggezza… e la Sua Fame… e ha generato milioni di figli.»
«Ciò che dice non ha senso. Lei è pazza!»
«NO!»gridò la donna, con una voce gutturale. La stretta sulle spalle di Jackson si fece dolorosa.
«La Dea mi ha mostrato la via. Lei
parla nella mia testa! Noi siamo legione, e siamo affamati.»
In un battito di ciglia Kareema tornò di fronte a Jackson… ma il suo aspetto era disumano. La pelle era diventata bluastra, zanne affilate riempivano la sua bocca, gli occhi ardevano come braci… e il suo corpo
cresceva. Un secondo paio di braccia artigliate spuntò dal suo torace con un disgustoso rumore di ossa spaccate. Jackson era terrorizzato, ma allo stesso tempo ipnotizzato dalla creatura demoniaca.

«
Dio… cosa le è successo?»
La creatura sogghignò, mentre il suo corpo continuava a crescere e filamenti di materia scura si estendevano dalle sue spalle come tentacoli.
«La Dea mi ha dato una nuova vita… un nuovo corpo. Una nuova famiglia, una nuova missione.»
«AMMIT! KALI! AMMIT! KALI!» gridarono in coro gli incappucciati.
«La prego… lei è una scienziata…Angela Solheim ha cercato di salvarla…»
Kareema ruggì, spargendo bava viscosa ovunque.
Jackson capì che il mostro di fronte a lui era completamente folle, e di essere completamente alla sua mercé.
A meno che…
Concentrando ogni oncia di energia rimasta Jackson tastò con la mente la sua giacca… trovando infine il trasmettitore d’emergenza,accuratamente nascosto all’interno del taschino.
Con questo posso chiamare la cavalleria.
Kareema riprese a parlare.
«Angela Solheim ha fallito. Mi ha dimenticata. E ha mandato te, un suo lacchè, a cercare il generatore al posto suo…ma non importa. La vendetta non è il mio scopo.Tu mi dirai tutto ciò che sai.
Ogni cosa. O morirai dolorosamente, così come moriranno tutti i nemici di Ammit. Io sono Ram Dao, la Spada della Dea, e nessuno si metterà sulla mia strada!»
- - - 

Capitolo scritto da Giovanni Grotto (Minuetto Express blog)


 









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mercoledì 13 febbraio 2013

Capitolo 1 - Stagione 2 (di Alessandro Girola)



13 ottobre 2013, ore 1.15 p.m.
Glifada (Atene)
Grecia


Le acque del Golfo di Saronico erano quiete. L'autunno non sembrava voler turbare il susseguirsi di giornate tiepide e soleggiate, una vera benedizione per quei turisti che seguitavano a recarsi in Grecia, nonostante tutte le difficoltà sorte negli ultimi mesi.
Clark osservava la spiaggia di Glifada, la Beverly Hills dell'Egeo. Dal ristorante in cui lui e il suo compagno di fuga si trovavano, godevano di una splendida vista sul mare. C'erano anziani a spasso sulla battigia, podisti che sprintavano in entrambe le direzioni, addetti alla pulizia che setacciavano la spiaggia in cerca di rifiuti.
Dal lato opposto, quello che dava sul centro urbano vero e proprio, il traffico cittadino viveva un momento di tregua, corrispondente all'ora di pranzo. Una camionetta della polizia transitò per la seconda volta lungo la strada principale, questa volta da nord verso sud. Procedeva lentamente, coi finestrini abbassati. I due agenti a bordo si guardavano attorno, attenti.
«Li ho notati anch'io, mister Clark», mormorò Dimitros Filippou, pulendosi la bocca col tovagliolo. Un gesto che ripeteva spesso, per nascondere il suo volto.
«Stia tranquillo. Finché siamo seduti qui fuori non possono vederci.» Clark sorseggiò quel che rimaneva della sua retsina, tranquillo. «Le è piaciuto il mangiare?»
Filippou calò un pugno sul tavolo, richiamando l'indesiderata attenzione della coppia che seduta alla loro destra. Il greco rivolse loro un'occhiata irritata, inducendoli a farsi i fatti loro, quindi si dedicò al suo commensale. «Piantiamola con questo cazzeggio. Fortress Europe mi ha promesso un'estrazione rapida e sicura, invece siamo qui da due ore, mentre la polizia di tutta Atene ci cerca.»
«Io l'ho fatta scappare dalla sua villa fortificata, a dispetto del servizio di sorveglianza e di tutto il resto. Mi ha visto all'opera, giusto? Crede che qualche bolso agente di periferia possa preoccuparmi?»
«Solo perché lei è un Super, non creda di poter fare tutto. I Caschi Blu che i contractors della Hypothetical Incorporated e Loxias hanno sbattuto fuori dalla Grecia potrebbero insegnarle qualcosa. Soprattutto Loxias.» Lo sguardo si Filippou si perse per un attimo in ricordi spiacevoli, che lo indussero di nuovo a pulirsi col tovagliolo. Il greco, vicedirettore dello EYP, il Servizio Nazionale per l'Informazione, era un cinquantenne tarchiato, capelli sale e pepe, occhi neri, lineamenti un po' grossolani. Sembrava più un manager di medio livello, che non un importante dirigente dell'intelligence greca.
«Il tempo di farti qualche domanda e chiuderò la missione, Dimitros. Posso darti del tu, vero?»
«Non era previsto uno scambio di informazioni in loco, mister Clark. Io non so nemmeno chi è lei. Conosco bene gli effettivi di Fortress Europe, compresi i patetici rimpiazzi assunti dopo la strage di Admiral City. Lei non è nei miei file.»
«Solo perché ho trascorso quindici anni in un carcere di massima sicurezza, a Marsiglia, Dimitros. Solo per quello.»
«Mi stai prendendo per il culo.»
Il Super sorrise. «Finalmente siamo passati al tu!»
«Brutto idiota, aborto della natura, smettila di trattarmi come una pedina. Qui sono io quello importante, non tu. Se non mi porti al sicuro ora, immediatamente, chiamerò Kedives e ti farò arrestare per sequestro. In fondo è ciò che abbiamo inscenato, no? Quindi mi basta poco per cambiare le carte in tavola.»
Filippou fece per prendere il BlackBerry appoggiato davanti a sé. Clark gli bloccò il polso, stringendolo con forza. «Sai perché mi chiamano così, e non con qualche stupido pseudonimo da ragazzo in calzamaglia?»
«Così come», replicò Dimitros, spaventato. «Clark?»
«Esatto. Il perché è presto detto: assomiglio all'attore di Via col Vento. Non trovi anche tu?»
«A Gable? L'ho notato subito. Ma ora che c'entra...»
«Ho anche più o meno la stessa età di Gable, anche se il mio nome una volta era diverso. Sono nato a Bruges nel 1904. Sono sopravvissuto a due guerre mondiali, alla Guerra Fredda e molte altre cazzate. Se pensi di essere in grado di spaventarmi, tu, piccolo burocrate doppiogiochista, evidentemente non sai con chi hai a che fare.» Lo lasciò andare.
Filippou si ritrasse sulla sedia, impressionato. Si versò dell'acqua e la trangugiò. «Bene, e sia. Chiedimi quello che vuoi, purché questa farsa finisca presto.»
«Le informazioni che vuoi vendere a Fortress Europe e all'Europol sono le stesse contenute nella chiavetta dati che hai in tasca?»
Il greco aprì la bocca per negare, ma poi intuì che sarebbe stato inutile. Prese la chiave USB dalla tasca della giacca e la posò sul tavolo. «Non c'è tutto. Alcune cose sono solo qui.» Si toccò la tempia.
«Nemmeno tu sai granché sulla Hypothetical Incorporated, vero? Loro sono venuti, hanno di fatto comprato questo paese, piazzando al governo voi altri, mediocri funzionari di una delle tante amministrazioni che hanno trascinato la Grecia al lastrico.»
«Non ti permetto di...»
«Hai ragione, non importa. Rispondi solo alle mie domande: cosa ne sai del progetto superumano di Kedives?»
«Nulla di specifico. Il Primo Ministro Kedives, in qualità di proprietario della Hypothetical, non ha mai condiviso granché con noi esterni alla sua società.»
«Sai se nel suo staff ristretto c'è uno scienziato americano?»
«Ce ne sono parecchi.»
«Spencer Grant?», specificò Clark.
Filippou si rabbuiò. «Un freddo figlio di puttana. Non conosco le sue competenze specifiche, ma fa parte importante del team ristretto che si è occupato della creazione di Loxias.»
«Perché Loxias è stato creato?»
«Così ci è stato detto, anche se il popolino tende a immaginarlo come a una reincarnazione del Dio Apollo.» Dimitros ridacchiò, mostrando disprezzo per le persone che in teoria avrebbe dovuto proteggere e servire.
«Ce ne sono altri, vero? Meno potenti di Loxias, ma comunque pericolosi.»
«Altri Super? Sì.»
Clark annuì. Era una conferma non necessaria, ma comunque utile. Si lisciò i baffetti, pensieroso. «Il paese è pacificato. La nuova politica economica di Kedives, che guarda ai suoi amici, verso est, promette tempi migliori per la Grecia, almeno a livello di stabilità finanziaria. A che vi servono altri Super?»
«Nel caso l'Unione Europea decidesse di intervenire per restituire la democrazia al popolo», affermò Filippou, in tono secco.
«Menti.»
«Ne parlerò coi tuoi superiori, non con te. Non con un gregario.»
«Senza di me non andrai da nessuna parte.»
«I patti...»
«Sono cambiati.»
Il greco si mosse a disagio sulla sedia. «Progettano un intervento armato, extraterritoriale.»
Clark drizzò le orecchie. «Che genere di intervento armato?»
«Non del genere che viene discusso con noi esterni. Tutto ciò che conosco l'ho appreso a mio rischio e pericolo. Sapendo che prima o poi mi sarei venduto a qualcuno più sano di mente rispetto a Kedives.»
«Che buon cuore», ironizzò Clark. «Che altro hai scoperto? Quali sono le mire della Hypothetical Incorporated?»
Filippou tormentò ancora il tovagliolo, ma alla fine rispose. «L'Europa, credo.»
«I tuoi padroni non sono terroristi, bensì imprenditori. Mi vuoi far credere che manderanno in giro i loro Super a compiere attentati suicidi? Per quale motivo? Destabilizzazione?»
«Potere. Fuori dalla Grecia c'è chi comincia a guardare con simpatia a quanto è successo qui. La ricetta alla crisi mondiale? Un piano economico nuovo di zecca, gestito da dei geniali visionari. E se serviranno le maniere forti per smantellare il vecchio sistema plutocratico... beh che problema c'è?»
«Conoscevo due tizi che facevano discorsi del genere, negli anni Trenta.»
«Sei fuori strada. Le ideologie del passato non rappresentano nemmeno un po' l'utopia di Kedives.»
«Tu lo credi. E comunque non importa.» Clark afferrò la chiavetta dati e la fece sparire nella tasca della sua giacchetta di lino. «Ora andiamocene.»



Passeggiarono lungo la battigia, verso sud, dove la spiaggia confluiva verso l'area periferica del comune di Glifada, facente parte della suddivisione amministrativa di Atene Meridionale.
Vista l'ora non c'era molta gente in giro. I turisti erano perlopiù di una certa età, francesi o inglesi, più qualche italiano. Erano persone che non badavano al consiglio diffuso dai loro governi, ossia di non recarsi in Grecia, non da quando quel paese era entrato nella lista degli stati canaglia. Dal canto suo il Primo Ministro Kedives non aveva affatto chiuso al turismo, affermando che lui non era nemico degli europei, bensì di chi li comandava.
Di tedeschi tuttavia non se ne vedevano da settimane. Avevano paura dell'accoglienza che i greci potevano riservare loro, dopo anni in cui il governo di Berlino li aveva costretti a patire stenti e vessazioni, per colpa della Crisi. In compenso si vedevano sempre più spesso russi, kazaki e azeri, rappresentati del ceto benestante dei rispettivi paesi.
Clark e Dimitros passavano inosservati, confondendosi tra i turisti, che parlavano una gran varietà di lingue, tranne il greco. Raggiunsero il punto più distante della spiaggia, dove il panorama del lungomare non era più occupato da locali di lusso, ristoranti e negozi, bensì da condomini e vecchie case, appartenenti all'epoca in cui Glifada non era ancora uno dei quartieri-bene di Atene.
Attraversarono la strada. Clark condusse Filippou dietro a un tozzo edificio in muratura, che poteva avere quasi un secolo di vita, forse di più. Si addentrarono in un rione altrettanto vecchio, che mostrava ancora i segni degli anni di miseria che avevano portato la Grecia al fallimento e al commissariamento. Finestre chiuse, cartelli di Vendesi lasciati ad arrugginire sulle porte, insegne scolorite di alberghetti mai più riaperti: tutto trasmetteva un senso di abbandono. Non si vedeva nessuno in giro, se non qualche gatto randagio.
«Dove stiamo andando?», bofonchiò Dimitros, stanco di camminare. «L'estrazione avverrà in questo letamaio?»
Clark non rispose. Passò sotto la serranda alzata per metà di una locanda, fuori attività da chissà quanto tempo. Il greco lo seguì, attento a non strapparsi la giacca contro il metallo rugginoso.
L'interno era spoglio e misero, senza più mobilio né altro. Ben diverso dalle strutture di lusso della vicina Glifada. Il Super sapeva che tutto faceva parte dell'opera di maquillage messa in atto dal nuovo governo. Spazzare la polvere sotto il tappeto e mostrare efficienza là, dove il mondo esterno era solito guardare.
«Ora basta», esclamò Filippou. «Io di qui non mi muovo, se non per lasciare il paese.»
Clark scattò all'improvviso e lo afferrò al collo, spingendolo contro il muro. Lo sollevò da terra senza sforzo, aumentando pian piano la presa con le dita d'acciaio, nascoste sotto lo strato di pelle trapiantata. I suoi occhi brillarono di rosso, come succedeva ogni volta che aumentava l'emissione di Teleforce del nucleo centrale. Un piccolo difetto di fabbricazione che risaliva al progetto originario di suo padre, il professor George Moore, a cui stranamente nessuno era riuscito mai a porre rimedio. Nemmeno gli scienziati tedeschi di Fortress Europe, che pure lo avevano esaminato e messo a punto, prima di offrirgli quella missione. La realtà è che nessuno era ancora riuscito a scoprire il segreto della sua creazione.
«Cosa... cosa sei... maledetto?», riuscì a balbettare Dimitros, mentre soffocava sbavando.
«Mi spiace, per te non ci sarà nessuna estrazione.» Clark aumentò la stretta e con uno schiocco secco spezzò il collo al greco, depositando poi in un angolo buio della stanza. Lo troveranno per primi i ratti, calcolò.
Ignorando il cadavere si rigirò tra le dita la chiavetta USB. Mentre camminavano l'aveva già scansionata da cima a fondo grazie al lettore tattile, esaminandone i dati. Il codice cifrato di protezione, software militare obsoleto di qualche anno, non gli aveva dato particolari problemi. Ora aveva parecchie informazioni preziose, e almeno tre o quattro idee alternative su come utilizzarle.
C'era una cosa che Dimitros Filippou non gli aveva detto, documentandolo però sui file che aveva con sé. Gli americani avevano infiltrato dei loro agenti, dei Super, ad Atene. Secondo gli agenti dell'EYP, che lavoravano rubando dati all'intelligence alle loro controparti dell'Hypothetical Incorporated, non era da escludere il tentativo di un colpo di stato manovrato dallo START, e appoggiato dalle opposizioni al regime di Kedives.
Clark intascò la chiavetta. Interessante, rifletté. Gli yankee pensano a golpe qui, proprio mentre la Hypothetical progetta di fare qualcosa di simile nel cuore dell'Europa. Ci sarà da divertirsi.
Ora doveva soltanto di scegliere da che parte stare. Considerando come lo avevano trattato i tirapiedi di Fortress Europe negli ultimi quindici anni, qualche dubbio lo aveva.
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martedì 5 febbraio 2013

Ordine d'Ingaggio - Season Two (Nativity)

 
Questo è l'ordine di scrittura di Due minuti a mezzanotte - Nativity. Volgarmente detta "Season Two". Oppure, in acronimo, 2MMN.
Le regole di partecipazione, invio etc etc le trovate qui. Sono le stesse della Season One, con qualche minimo aggiustamento, che riassumo qui. 
  • Gli estremi delle parole da utilizzare per ogni capitolo non sono più 500 (minimo) e 1000 (massimo), bensì 700 (minimo) e 1500 (massimo). Fanno eccezione il capitolo iniziale e quello finale, che possono arrivare fino a 2000 parole totali.
  • Il giorno di pubblicazione dei capitoli è stato spostato da martedì a mercoledì. Quindi ciascun capitolo dovrà essere consegnato al sottoscritto entro le ore 16.00 (Fuso orario dell'Europa Centrale) di ogni martedì. Se riuscite a farlo prima, tanto meglio!
  • Tutto riparte da dov'è finita la season one. Quindi gli eventi occorsi in precedenza vanno tenuti in considerazione in fase di scrittura. 

Importante: Per i dialoghi utilizzate le caporali basse: « per aprirli e » per chiuderli.
Importante (2): NON mandatemi file DOCX per nessun motivo. Come scritto nel regolamento, i soli file che accetto saranno: .rtf, .doc .odt.
La mail per inviare il vostro capitolo è: dueminutiamezzanotte@yahoo.it
 
Prima di lasciarvi all'ordine di scrittura vi chiedo cortesemente di confermare la presa visione del documento e di aver annotato il vostro turno d'ingaggio. Per farlo basterà un commento in questo post. Chi non lo farà entro sette giorni a partire da oggi verrà cancellato dal progetto. 

Per conoscere il vostro turno di scrittura vi basta dare un'occhiata: il mio primo capitolo è previsto per mercoledì 13 febbraio, da lì in poi si va di settimana in settimana, in ordine progressivo.

Ordine d'ingaggio 2MM - Nativity 

 

1. Alessandro Girola (mercoledì 13 febbraio 2013 - data di inizio della RR) 

2. Giovanni Grotto  

3. Davide Mana

4. Il Moro

5. Massimo Bencivenga

6. Gherardo Psicopompo

7. Gian De Steja

8. Massimo Mazzoni

9. Salomon Xeno

10. Giordano Efrodini

11. Nick Parisi

12. Germano Hell Greco

13. Cristiano Pugno

14. Marcello Nicolini Miss Marvel

15. Masca Micilina

16. Fra Moretta

17. Marina Belli

18. Valerio Villa

19. Matteo Poropat

20. Domenico Attianese Smiley

21. Gianluca Santini

22. Lorenzo Ladogana Ione di Chio

23. Nicola Corticelli

24. Antonio Monteleone

25. Paolo Ungheri

26. Angelo Sommobuta Cavallaro

27. Angelo Benuzzi

 

Nota: Alcuni partecipanti sono indicati con un asterisco (*) perché non sono ancora certo della loro volontà di partecipare a questa seconda stagione di 2MM. Chiedo loro di darmi conferma o rifiuto a riguardo. A me farebbe piacere averli in squadra ;-)



lunedì 21 gennaio 2013

Intervista esclusiva a Libby!


L'idea di Antonio Monteleone è talmente curiosa e simpatica che merita una segnalazione speciale, qui sul sito ufficiale di Due Minuti a Mezzanotte.
La Bottega delle Idee usate, il blog di Antonio, ospita oggi un'intervista a Libby, una delle protagoniste passate, presenti e future della Round Robin. La potete leggere integralmente qui.
Oltre a questo gioco metaletterario, davvero divertente e particolare, Monteleone ci racconta la sua esperienza da affezionato lettore di 2MM, attraverso una recensione equilibrata.
E comunque, visto che l'hype vi piace tanto, nelle risposte della nostra cara Libby potrete trovare qualche piccola indicazione su fatti e/o persone che potrebbero palesarsi nella season 2, Nativity (acronimo ufficiale: 2MMN - giusto per ricordarvelo).
Alla prossima!

giovedì 17 gennaio 2013

Il banner di 2MMN!


In attesa di altri dettagli sulla season two di Due Minuti a Mezzanotte, ci sembrava scortese lasciarvi a secco di news e anticipazioni. Quindi oggi vi sveliamo il banner di 2MM-Nativity (d'ora in poi 2MMN). Lo vedete là in alto, e qui, in un dettaglio. L'ha disegnato Giordano Efrodini, già autore di tante cover degli spin-off di questo progetto.
Ovviamente non si tratta di un banner ideato a caso, ma queste cose le scopriremo soltanto leggendo. Non mancheranno anche altre innovazioni, sempre e livello grafico. Quindi da qui a febbraio ogni tanto alzate gli occhi lassù, per scoprire se c'è qualche sorpresina...

martedì 8 gennaio 2013

Capitolo 0 - Stagione 2 (di Alessandro Girola)



2 ottobre 2013
Quebec City


Pessimo rum, giocatori d'azzardo, Hell's Angels, strade desolate che attraversano il deserto.
Per sparire dalla circolazione, Blackjack si era sempre immaginato un posto del genere. Magari in Messico, nel Nevada o al limite a Santo Domingo, se proprio non ci si voleva allontanare troppo da Portorico.
Evidentemente Blackjack non era Libby.
La ragazza aveva scelto una tranquilla villetta sulle rive del San Lorenzo, a Quebec City. Dalla finestra della sua cucina si vedeva la sagoma imponente dello Château Frontenac, con la sua architettura da castello delle fiabe, abbarbicato nella città alta. La casa era arredata in modo spartano. Un rifugio provvisorio, a tutti gli effetti. Non mancavano tuttavia delle composizioni di fiori secchi, inseriti in quadri e vassoi di vetro, disseminati su mensole e tavoli.
«Così ti guadagni da vivere facendo questi lavoretti di bricolage?», le domandò, sorseggiando il tè caldo.
«Piantala con le stronzate», tagliò corto Libby. «Lo START sa benissimo dove sono, perciò utilizzo i miei fondi personali per... per fare quello che mi pare.» Sventolò una mano in aria, come per allontanare una mosca fastidiosa. Che poi era il parere che doveva avere del suo inaspettato ospite.
Blackjack annuì e soffiò sulla tazza. Libby indossava dei jeans a zampa d'elefante e una felpa dei Quebec City Amiral, la squadra di calcio locale. La trovava ugualmente affascinante, anche senza il suo celeberrimo costume blu e rosso da Super governativo. «Come ti trovi qui? Sei cresciuta a Chicago e hai vissuto ad Admiral City. Ammetterai che è un bel cambiamento.»
«Ho detto basta stronzate.» La ragazza si decise a sedersi davanti a Blackjack. «So perché ti hanno mandato qui.»
«Sono passati più di cinque mesi e...»
«Sono fuori.»
«Non si è mai fuori da cose del genere.»
Libby fece una smorfia. Non sembravano esserci più cicatrici del suo scontro con Mezzanotte. L'unica particolarità della sua pelle era rappresentata dalle solite lentiggini. Le cure staminali di Rushmore hanno funzionato bene, pensò l'uomo.
«Ti hanno fatto entrare nello START?», domandò lei.
«Io e altri riservisti, momentaneamente. Sai, dopo la tua defezione e la...» Blackjack si bloccò, imbarazzato.
«La morte di Matt, di American Dream. Dillo pure. I giornali non hanno parlato di altro per settimane.» Gli occhi della ragazza s'indurirono. La marea di idiozie pubblicate dai media vicini alla Casa Bianca l'avevano senz'altro ferita.
«Vengo per conto di Ross, di Rushmore, di Uranium. Di amici, insomma. Ciò che sta accadendo in Europa coinvolgerà anche lo START. Ciò che ne rimane. Siamo già in preallarme e...»
«Hanno mandato te per convincermi a tornare.»
«Sì.» Inutile girarci intorno.
Libby si rigirò un ricciolo castano tra le dita, nervosa. «Come potete lavorare ancora per Romney, dopo tutte le porcate che abbiamo scoperto?»
«Sciogliere lo START equivarrebbe a fare il loro gioco. Ci sono poteri si stanno riequilibrando, e forse qualcuno si è accorto che non si può fare a meno di noi, non a cuor leggero.»
«Noi, Loro...» La Super scosse la testa. «Non voglio saperne nulla. Non ora.»
«In Grecia...»
«Quegli sciacalli che hanno comprato la Grecia fanno parte di un'altra corporazione, come lo era la Salazar Enterprises. Io ne ho piene le scatole di intrighi e complotti. Soprattutto se ad andarci di mezzo sono gli innocenti e i giusti.»
Brava ragazza, ti sei tenuta informata. Blackjack lo valutò un buon segnale. «La Hypothetical Incorporated è molto più pericolosa della Salazar. Hanno tramato nell'ombra per anni, e ora se ne son saltati fuori con una disponibilità economica, finanziaria e scientifica da far impallidire molti altri colossi internazionali.»
«Non me ne frega nulla.» Libby gli strappò la tazza dalle mani. Stava per congedarlo. «Anzi, se vuoi proprio saperlo, non mi spiace affatto che in Grecia si siano ripresi la sovranità popolare. Immagino che anche Rebel Yell sarà contento. Quando ho accettato di indossare quel cazzo di costume, credevo di difendere dei valori. Oh, no, non ero del tutto ingenua. Però credevo che anche lo schifo avesse un limite.»
Blackjack rimase seduto. Non era il momento di buttarla sul patriottico, anche perché era lui il primo a non credere più a certe cose. Non dopo l'Evento Mezzanotte, comunque. «È possibile, anzi, molto probabile, che ciò che sta mettendo in atto la Hypothetical Incorporated causerà ulteriori guai.»
«A chi? Al nuovo ordine mondiale che Romney sta progettando dal giorno della sua elezione?»
«All'umanità.»
Libby fece una secca risata, sarcastica. «C'è sempre un supercattivo che deve essere fermato dall'intervento dei buoni. Solo che questa volta i cattivi sono gli stessi che di solito chiedono l'intervento dei buoni. Ti piace il mio gioco di parole? Ora vattene. Ho sbagliato a farti entrare.»
«Ti ricordi di Spencer Grant, alias Ulysses?»
La ragazza lo squadrò, perplessa. «Il braccio destro di Rushmore? Quello che sperimentava la possibilità di creare superumani partendo dagli embrioni?»
«Il dottor Frankenstein. Lo chiamavate così.»
«Lo START l'ha sbattuto fuori nel 1984, quando abbiamo scoperto il suo laboratorio di mostri. Che cazzo c'entra ora?»
«La CIA ha il ragionevolmente sospetto che Grant faccia parte del team che ha in gestione il progetto di superumani della Hypothetical Incorporated.»
Libby strabuzzò gli occhi. «C'è lui dietro la creazione di quella specie di Messia che ha sbattuto i Caschi Blu fuori dalla Grecia?»
«Non da solo, comunque sì.» Blackjack si alzò e sbirciò fuori dalla finestra. Quebec City era una città molto pittoresca e tranquilla, simile a un angolo di Francia trapiantato in Canada. Libby e Matt avevano trascorso qui una delle loro rarissime vacanze insieme, nel 1989. La ragazza conservava dei ricordi preziosi legati a quel posto. Il suo esilio non era casuale, ma erano dettagli che potevano essere colti soltanto da chi considerava Lady Liberty un essere umano, una donna con dei sentimenti, e non solo un'icona nazionale dotata di superpoteri.
«Dove vuoi arrivare?», chiese Libby.
«Quando fu congedato dal dipartimento scientifico dello START, Spencer Grant rubò i campioni genetici di trentaquattro Super, quindi sparì.»
La ragazza lo raggiunse alla finestra. O meglio: entrò in ipervelocità e istantaneamente riapparve a fianco di Blackjack, che non l'aveva nemmeno vista muoversi. Lo guardò negli occhi «Ha anche i nostri?»
«Sì.»
«Anche quello di Matt?»
«Sì.»
Libby gli afferrò il braccio. «Quindi il Messia della Hypothetical...»
«Non è che così semplice», la interruppe lui. «Non lo è mai, giusto? Non dimenticarti poi degli effetti collaterali del Flare dell'Evento Mezzanotte.» Blackjack indicò il portatile della Super, appoggiato sul piccolo divano del soggiorno. «O devo forse pensare che in questi mesi non hai consultato i blog degli appassionati delle teorie del complotto?»
Libby incrociò si rabbuiò. Incrociò le braccia al petto e arretrò di un passo, sulle difensive. Forse anche lei...? Blackjack non osò nemmeno completare il pensiero. Magari avrebbe provato a chiedere qualcosa a Rushmore, pur sapendo che il genio del team START non gli avrebbe mai rivelato nulla. L'ultimo che ha avuto a che fare con gli esami clinici di Libby è proprio il sapientone.
Cercando di mantenere la sua maschera dura, Lady Liberty gli puntò contro un dito. «Te lo chiederò un'ultima volta: cosa volete da me?»
«Abbiamo appena mandato uno dei nostri in Grecia, in incognito. Ross vorrebbe che tu lo raggiungessi.»
«Pensate di scatenare una guerra? Di certo non una rivolta. Il consenso nei confronti dei nuovi governanti è altissimo.»
Blackjack si strinse nelle spalle. «Non ti dirò nulla finché non mi confermerai il tuo ritorno in squadra.»
«E allora vattene. Se credevi di convincermi coi tuoi ricatti psicologici, sbagliavi. Dì a Ross di lasciarmi in pace.»
L'uomo sospirò e si avviò verso la porta. Sapeva che quell'incontro sarebbe finito così, ma era certo di aver impiantato qualcosa di utile nella testa di Libby: il seme del dubbio.
Tornerai.
C'era solo da sperare che si decidesse a farlo prima che qualcuno, molto sopra l'autorità del tenente colonnello Ross, iniziasse a considerarla un rischio per la sicurezza nazionale. 
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Impaginato da Alessandro Girola.


Questo è un piccolo assaggio della nuova stagione di 2MM, che avrà inizio in una data ancora imprecisata di febbraio.
Consideratelo un capitolo 0, una pre-season.
Il titolo della seconda stagione, come già saprete, è Due Minuti a Mezzanotte - Nativity. Verrà identificato anche con l'acronimo 2MMN.
Ci si rilegge fra qualche settimana!

mercoledì 2 gennaio 2013

Season 2: il Trailer



Va in onda oggi, in contemporanea su questo blog e su Plutonia Experiment, il trailer della season 2 di Due Minuti a Mezzanotte, che s'intitolerà 2MM - Nativity.
Oltre al filmato, che potete vedere qui sotto, vi rimando alle considerazioni che faccio sul mio blog, per scoprire qualcosina in più sulle nuove avventure che attendono i Super di 2MM. Gli elementi sono ancora pochini, ma siete liberi di fare le vostre considerazioni.
Dopo l'Epifania pubblicherò - salvo imprevisti - un capitolo pre-season, qualcosa a metà tra l'hype e il giusto raccordo tra quanto è avvenuto e quanto ancora dovrà avvenire.
Poi a febbraio ripartirà la giostra...