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lunedì 24 dicembre 2012

I Regali di Natale di 2MM


Auguri, cari lettori di Due Minuti a Mezzanotte!
Per questo Natale, qualche regalino è infine arrivato anche dal mondo parallelo dove abitano i nostri amati Super.
Prima di tutto vi segnaliamo l'uscita della preview di un nuovo spin-off, B-Team, scritto a due mani da Alessandro Girola e Germano M.
Verrà pubblicato a inizio 2013, ma al momento potete già scaricare gratuitamente i primi due capitoli dai blog dei rispettivi autori, qui e qui.
Sempre dall'ideatore di 2MM potete scaricare il racconto Quando Sibir sconfisse il Natale, di circa 3000 parole.
Nel caso ve lo foste persi, recuperate il racconto in due puntate, Fra le rovine di Admiral City, scritto da Davide Mana. Dove si può leggerlo? Facile: ecco il capitolo uno, e a seguire il capitolo due.
Per ora è tutto.
Di nuovo Buon Natale a tutti. Ci si rivede da queste parti il due gennaio 2013, mi raccomando!

martedì 10 aprile 2012

Capitolo 1 (di Alessandro Girola)




Admiral City
22 aprile 2013
Ore 4.13 AM

Il mare attorno a Island Stone rifletteva le luci degli elicotteri militari in volo sopra Admiral City.
Libby era concentrata sui movimenti che scorgeva sulla spiaggia, a duecento metri dall'isola che ospitava la sede dello START. Oltre alle auto della polizia e ai mezzi della Guardia Nazionale c'erano dei giovani che avevano colto l'occasione per improvvisare una sorta di rave party lungo l'esclusivo tratto di spiaggia di Ocean Park.
Forse non si rendevano conto della gravità della situazione? Eppure bastava osservare il filo di fumo che si sollevava dalla Salazar Tower, nel bel mezzo del Central Business District. Per non parlare degli spari, delle sirene e degli allarmi che risuonavano in buona parte dei venti distretti di Admiral City. Nonostante ciò quei ragazzi ricchi di Santurce se la spassavano saltellando attorno a un improvvisato falò. Un paio di loro stavano perfino cercando di surfare, a dispetto delle motovedette di pattuglia a pochi metri di distanza. Libby si augurò un duro intervento delle forze dell'ordine, anche se in realtà avevano ben altro di cui occuparsi.
«La signorina è stata messa al sicuro.» Il tenente colonnello Ross sbucò alle sue spalle facendola sobbalzare. L'ufficiale di collegamento tra l'Esercito e lo START indossava l'uniforme operativa dei Ranger. Il berretto nascondeva gli occhi dell'uomo ma il suo umore cupo era percepibile dal tono di voce e dal passo rigido con cui si muoveva nella sala panoramica della base.
«La signorina?», domandò Libby, presa da altri pensieri.
«La Johansson. L'attrice. L'hanno prelevata dall'Hilton e scortata al sicuro, al distretto di polizia di Hato Rey.»
«Cristo Alex, credi che in questo momento m'importi qualcosa di quella donna?» Sì pentì subito di quanto aveva appena detto. Scarlett era ad Admiral City da una settimana, con lo specifico compito di conoscere di persona “la donna più veloce del mondo”. A Hollywood stavano girando un film su di lei e all'attrice di Match Point toccava interpretare il suo ruolo, anche se fisicamente si somigliavano poco. «Mi spiace...»
«Non preoccuparti», tagliò corto il militare. «Intendo dire: non preoccuparti per Matt.» Alex Ross era uno dei pochi privilegiati a poter chiamare American Dream con un nome normale, anche se “Matt” era in realtà uno pseudonimo fittizio attribuitogli da Clinton durante la sua presidenza. Al buon Bill non riusciva proprio di chiamare il più grande eroe americano col suo altisonante nickname da Super. Il fatto era un altro: nessuno conosceva il vero nome di American Dream. Forse nemmeno lui stesso.
«Non lo avete ancora localizzato». Quella di Libby era un'affermazione, non una domanda.
«In sala tattica i ragazzi si stanno dando da fare.»
«È stato un errore mandarlo da solo.» La ragazza torturò i bracciali in spandex porpora del suo costume. Di solito per scaricare la tensione faceva una corsetta. Opzione non praticabile in una situazione di DEFCON 3.  
«È sempre andato da solo e se l'è sempre cavata. Questa volta non farà eccezione.»
«Questa volta è diverso», ribadì Libby. «Quell'essere, Mezzanotte... non è un Super come gli altri.»
Il viso asciutto del tenente colonnello si animò con l'ombra di un sorriso. «Ora sei diventata una telepate?» Poi, ricordando la sfortunata fine fatta dal Professor Scanner, Ross si rabbuiò di nuovo. «Dài, raggiungimi in sala tattica. Vediamo che fare.»

La piccola squadra operativa di sostegno allo START era in piena emergenza. Dieci Ranger sorvegliavano gli accessi alla piccola base di Island Stone, mentre il personale tecnico, altri dieci militari al comando di Ross, rappresentavano il collegamento costante coi reparti in attività ad Admiral City.
«Siamo un bersaglio sensibile», spiegò l'ufficiale, accompagnando Libby davanti a una lunga fila di monitor ad altissima definizione. «Tuttavia pare che per il momento l'intero quartiere di Ocean Park non sia stato attaccato.»
«Hanno paura di voi», suggerì il tenente Millar, l'addetto alle comunicazioni.
«Se avessero paura dello START non avrebbero attaccato proprio questa città», replicò Ross. «Senza offesa, Libby.»
La ragazza scrollò le spalle. Si specchiò nell'unico monitor spento. Costume porpora, stivali color cobalto, occhiali Nike da centometrista, linea speciale disegnata apposta per lei. Nascose a stento una smorfia. «Abbiamo scoperto qualcosa sugli aggressori?»
Millar digitò qualcosa e indicò lo schermo al plasma alla sua destra. Comparve un video registrato in modalità notturna, molto confuso, girato da una combat cam. Una didascalia identificava l'artefice di quel filmato: il caporale Valdivia della Puerto Rico National Guard. Era impegnato col suo plotone in un intervento nei pressi di un minimarket nel distretto di Monacillo Urbano. Le riprese mostravano l'avvicinamento dei soldati a un paio di bersagli nascosti al buio, all'interno dell'edificio. Libby notò due sagome, poco più che ombre stagliate nell'oscurità, verso cui il plotone convergeva. L'ufficiale al comando fece appena in tempo a intimare la resa quando i due bersagli si mossero a velocità incredibile, travolgendo scaffali e banconi. Una velocità non pari a quella di Libby, ma senz'altro sovrumana.
Seguirono spari, urla, imprecazioni, quindi di nuovo silenzio. Il caporale volò qualche metro più in là, colpito da una forza micidiale, quindi rimase steso a terra, moribondo. Una sequenza di fotogrammi ripresi per caso, mentre Valdivia giaceva immobile a terra, mostravano uno degli aggressori che si allontanava. Millar effettuò un fermo immagine. Il frame era confuso ma si vedeva comunque una sagoma umanoide, così nera che pareva rivestita da capo a piedi da una tuta riflettente color pece o da una vernice lucida.
«Ne è stato abbattuto qualcuno?»
Ross scosse la testa. «Potrebbero essercene più di cento, ma al momento non siamo riusciti ad avere la meglio su nessuno di essi.»
Libby si avvicinò al monitor. Il video era ancora in stand-by sul fotogramma. «Cosa sono? I Super Jihadisti che la CIA ci ha mandato a cercare in Pakistan tre anni fa?»
«La NSA lo esclude. Al Qaeda non ha mai più fatto progressi in quel campo.»
«Comunisti ucraini? Nazione Ariana?»
L'ufficiale scosse il capo. «Nessuna rivendicazione. Forse i cinesi potrebbero avere una qualche tecnologia del genere, ma non hanno motivi per attaccarci.» Ross si chinò e caricò una slide fotografica su un altro computer. Comparvero immagini aeree che mostravano la sommità devastata della Salazar Tower. Il grattacielo era un crepitare di energia elettrica. Fulmini e saette generate dal punto d'impatto – da Mezzanotte – avevano abbattuto ogni velivolo che aveva cercato di intervenire sul luogo. A Libby ricordava le scene finali del primo Ghostbusters, tranne per il fatto che questa volta non si trattava di un film.
«Non abbiamo riprese o foto del tizio», interloquì il tenente Millar. «Di Mezzanotte.»
«Aggiungici pure che alcune gang di latinos della vecchia San Juan ne stanno approfittando che razziare e fare casini, così avrai il quadro preciso», concluse Ross.
«Uranium e Rushmore?» La ragazza si maledì per l'ennesima volta. Al momento dell'attacco era a Tampa, reduce da un evento benefico. Quando Ross l'aveva convocata d'urgenza i suoi compagni di team erano già entrati in azione. Un solo giorno d'assenza dallo START era bastata per isolarla dalla squadra. Da Matt.
«Rushmore è in laboratorio. Sta cercando di adattare i suoi droni al campo elettrico della Salazar Tower. Uranium è coi ragazzi della Guardia Nazionale. Stanno dando la caccia a tre aggressori in nero, a San Antonio Canal. Al porto.»
Libby inforcò gli occhiali. Sfiorò un comando tattile, impostandoli sulla modalità notturna. «Io vado a cercare American Dream.»
«Non puoi», sospirò Ross. «I Federali...»
«Davvero vuoi tentare di fermarmi?»
Il tenente colonnello si spostò di lato. Ovviamente non avrebbe mosso un dito contro di lei. Non perché sapeva di esserle inferiore nonostante l'addestramento e i ragazzi che aveva al suo comando, bensì perché lei era prima di tutto una sua amica. «Altri Super stanno entrando in gioco. Pare che a breve ne arriveranno anche da fuori.»
Libby s'incamminò verso l'uscita. Altri Super? Se dal Pentagono non lo avevano impedito, la faccenda doveva essere davvero seria. «Cercherò di stare attenta.»
«Un'ultima cosa.»
La ragazza si fermò sulla soglia della passerella esterna. La tiepida brezza notturna le portò gli odori di Ocean Park: la puzza di gasolio dei natanti, il fumo dei falò sulla spiaggia, l'effluvio salmastro del mare. Si voltò verso Ross. «Dimmi.»
«Gli esperti stanno registrando un accumularsi di energia insolita nel grattacielo dei Salazar.»
«Che intendi per insolita
Il militare s'irrigidì. «Teleforce. Una fottuta onda di Teleforce che sembra generarsi da dentro l'edificio.»
Libby sentì un brivido lungo la schiena ma si limitò a passarsi una mano tra i capelli scuri. «Alex, teniamoci aggiornati via radio.» Prima che Ross potesse rispondere la ragazza richiuse il portello e sparì nella notte di Admiral City.
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