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lunedì 6 agosto 2012

Capitolo 18 (di Lorenzo Ladogana)




ADMIRAL CITY
22 Aprile 2013
Ore 6. 25 a.m

“Non c’è nemmeno una traccia di aria condizionata in questo furgone, che cazzo!” pensò Alex Ross. Avevano a disposizione le migliori tecnologie degli Stati Uniti che un furgone blindato potesse trasportare, e si era dovuto far prestare un ventilatore a batteria da un negozio a due isolati più avanti per non morire di rosolia.
Il tenente si faceva aria con un catalogo di costumi da bagno, seduto indecorosamente sulla sedia della sua postazione nel più grande del gruppo di veicoli militari impiantati nell’ampio parcheggio vicino a quel ramo della spiaggia. Il sole sarebbe sorto di nuovo di lì a poco, e l’effetto frescura dell’aria umida e salina proveniente dal mare sarebbe del tutto scomparso. Nemmeno la leggera coltre di nuvole che oscurava il cielo avrebbe avuto pietà di lui. 
Alex non riusciva a tollerare il caldo, ma quello che lo faceva sudare ancora di più era il nervosismo. Era bloccato da cinque ore tra una serie di cinque monitor che si aggiornavano ogni dieci secondi con messaggi provenienti da ogni angolo dello Stato, che andavano dai provvedimenti disciplinari intraprese per le chiusure delle linee aree, allo spostamento dei civili nelle zone più sicure dell’isola e sulle coste adiacenti, fino ai primi messaggi di appello delle Nazioni Unite sulla faccenda Admiral City.  
Da quando si erano mossi da Island Stone un ora e mezzo prima aveva ricevuto al bellezza di settantanove telefonate da più di venti ambasciate differenti, mentre arrivano notizie dei cosiddetti “rinforzi speciali” che l’Unione Europea, l’Egitto , il Giappone stavano inviando. Fortress Europe era entrata in azione già da più di due ore, mentre le altre delegazioni si stavano riunendo tutte ad Island Stone, attraverso la richiesta ufficiale del tenente colonello Marv Gordon. Marv non gli piaceva: era stato il suo mentore, se così si può dire, fin da quando era un ufficiale.  Aveva imparato ad odiarlo e rispettarlo per quei vent'anni, fino a quando, raggiunta una certa posizione di prestigio, non aveva colto al volo l’opportunità di mettere su una squadra da solo e chiudere con le sue stronzate. Marv era sicuramente un uomo intelligente e ancora molto in forma, nonostante avesse compiuto da poco sessant’anni, ma i suoi atteggiamenti razzisti ed arroganti gli avevano irrimediabilmente e tarlato il cervello, negli anni. Non ce lo vedeva proprio, pensò Ross, ad accogliere una delegazione del Grande Thot stappando una bottiglia di Champagne, sventolando a destra e a manca la protesi del braccio che qualche anonimo musulmano gli aveva fatto saltare nel corso della Guerra del Golfo . “Tanto per lui sono tutti uguali” ridacchiò il tenente.
Smise di pensarci e prese a scuotere il giornale più velocemente. Era stanco, aveva dolori di stomaco e soprattutto era solo. Mai come in quel momento si sentiva totalmente abbandonato a se stesso: Aveva solo tre o quattro uomini di cui si poteva fidare ciecamente,  mentre gli altri erano per lo più marionette, uomini di Gordon, ex-membri di scorte di polizia e di volti importanti della politica riciclati come unità di difesa, dopo essere stati imbottiti di droghe e steroidi sintetizzate in laboratorio dal nuovo acquisto della START, un biondino sudafricano che gli faceva venire la nausea.
“Queste non sono più faccende di sicurezza nazionale” – pensò – “Non sono più neanche guerre: stiamo giocando a fare le divinità. Mandiamo gli Dei a combattere al posto nostro, sperando che ci parino il sedere”. Pensò a quando abitava a Shanwee con i suoi genitori. Il Kansas era la nazione di Superman, e lui adorava leggere le sue storie sui fumetti che il padre Norman gli portava dopo il lavoro. Poi i Super divennero reali, e capì che non erano perfetti come l’immagine radiante dell’eroe sulla prima pagina di Action Comics, ma erano umani normali, negli aspetti peggiori e migliori del termine. Sorrise lievemente, pensando a Libby e a Matt. 
Fu allora che sentì un piccolo segnale luminoso dal suo computer, un messaggio su una linea privata. Non era una voce, ma una semplice serie di ticchettii sconnessi, l’uno dopo l’altro. Un codice Morse. 
W… J,R, L…”  Le stesse quattro lettere a ripetute a ciclo continuo. Rimase perplesso per un attimo, poi capì: era Karl.
Entro nella canale privato dello Start e vide che Rushmore stava cercando di inviargli un file: si era dimenticato del vecchio trucchetto dell’usare le quattro iniziali dei Presidenti dell’omonima montagna. 
In quel momento entrò il Tenente Millar. «Tenente Colonnello Ross, venga a vedere!»
«Non ora Mark!». Se Rushmore non gli aveva telefonato, ci doveva una motivazione molto grave.
«È davvero urgente! Venga!». Il tenente allora si alzò e si sporse fuori dai portelloni del furgone nero e bianco. Ci mise un po’ a comprendere cosa stava succedendo, ma poi focalizzò l’assurdità della cosa: stava nevicando.
«Come diavolo, come fa a nevicare in questo mese dell’anno?» A PORTORICO?
«Non lo so signore. Le temperature erano stabili fino a poco fa, poi i termometri hanno iniziato ad impazzire.» Disse sconcertato Millar.
Ross si toccò le braccia e si accorse di colpo che l’incredibile calo di temperatura era reale: aveva smesso di sudare e ora provava un certo fastidio alla pelle.
«Tutto questo è assurdo…»;  poi si volse verso la Salazar Tower: il crepitio dell’energia sulla sommità esplosa della struttura risplendeva bluastro, occasionalmente. «Deve essere opera della Teleforce. Tutto quanto quello che sta succedendo ora deve essere stato causato da qualcosa che viene dalla torre. Forse Rushmore…» disse, e si ricordò del messaggio del professore, che nel frattempo era caduto sul pavimento. Lo raccolse e lo lesse attentamente.
«Tenente Colonello che ordini devo dare agli uomini?», gli chiese Millar, ma Alex Ross non lo stava ascoltando, perché in quell’esatto momento leggendo ciò che Cheveux D’Ange aveva estratto dalla mente del Professor Scanner, e che egli aveva preso sondando al mente di Mezzanotte.  E a dirla tutta, adesso non si sentiva tanto bene nemmeno lui adesso.
«Dì… dì… agli uomini di caricare tutto nei furgonie di prepararsi a partire», disse con un filo di voce il tenente colonello, tenendosi con una mano lo stomaco in subbuglio.
«Adesso Tenente Ross? Ma non dovremmo…» 
«ORA, Tenente Millar», esplose Ross, riprendendosi. Mise il foglio in tasca e rientrò nel furgone. Si diede una botta sulla pancia e si impose di rimanere calmo.
«Sissignore» disse Millar, risentito, e andò a chiamare gli ufficiali.
Alex spense il ventilatore, chiuse i portelloni del furgone e si sedette sul cruscotto, incredulo. Aveva abbandonato il Kansas seguendo il sentiero dei mattoni dorati per entrare nella Guardia Nazionale, si era fatto le ossa a Sarajevo, in Iraq, in Afghanistan e in Libia. Eppure niente era paragonabile a ciò ora sapeva, nemmeno l’incidente di Rodeo Drive. Mezzanotte era davvero nella torre. Era umano, vivo e terribile. E se entro un ora non fosse stato fermato, Admiral City e l’intera Porto Rico sarebbero scomparse dalla faccia della Terra.
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martedì 3 luglio 2012

Capitolo 13 (di Cily)



American Way si sentiva molto bene. Finalmente Mezzanotte era tornato!
Da molto tempo non si sentiva così pieno di energie.
Certo era strano chiamarlo Mezzanotte.
Per lui era sempre Dave.
Forse perchè, nonostante fosse passato tanto tempo, aveva ancora la battuta pungente e quel suo sorrisetto ironico.
Eppoi quegli occhi straordinariamente brillanti.
Erano come quelli di suo padre, anche i suoi occhi avevano brillato fino alla fine.
Suo padre.
Quell'uomo mite che gli aveva insegnato ad andare in bicicletta, che lo portava alle partite di football e che gli aveva spiegato la differenza tra il bene e il male.
Quando Matt gli aveva detto di avere dei poteri speciali e che avrebbe aderito al programma START, lui lo aveva guardato con la stessa fierezza di quando aveva cominciato a lavorare come operaio nella centrale sperimentale della Teleforce.
Per lui Matt era sempre un eroe, qualsiasi cosa facesse, anche prima che avesse i poteri.
«Figliolo sono felice che tu abbia capacità così grandi. Però ricorda, non ci sono talenti più utili di altri.
Qualunque sia la cosa che ti riesce bene, mettila a servizio del mondo e sarai veramente felice.»
Bei principi certamente, ma suo padre era solo un contadino con la testa piena di fantasie e non avrebbe mai capito l'inferno che Matt aveva attraversato per colpa di quei poteri.
Se non avesse avuto Dave sarebbe impazzito.
Ma ciò che era più importante, sarebbe morto se non ci fosse stato Dave il giorno dell'esplosione.
Lavoravano entrambi nella centrale sperimentale e avevano affrontato insieme il periodo di apprendistato.
Quando c'era stata l'esplosione della Teleforce loro due erano vicinissimi al settore da cui si era sprigionata l'energia.
Dave lo aveva preso per un braccio e lo aveva tirato con forza.
«Amico dobbiamo filarcela, qui esplode tutto!»
«Ma le procedure di evacuazione prevedono che attendiamo soccorsi. Ora verranno a prenderci!»
«Tra poco la Teleforce ci cuocerà talmente bene che diventeremo fluorescenti e, credimi, nessuno ci vorrà nemmeno sfiorare.»
Avevano infranto le raccomandazioni di sicurezza e si erano messi in salvo.
Molti dei loro colleghi, rispettosi delle procedure avevano atteso i soccorsi e erano morti ustionati, altri avevano sviluppato dei tumori fulminanti per essere rimasti troppo tempo esposti alle radiazioni.
Inizialmente le istituzioni avevano offerto ai sopravvissuti cure mediche e controlli approfonditi e Matt ne era stato felice.
Aveva cominciato a soffrire di emicranie frequenti durante le quali non riusciva più a parlare. Quando l'emicrania passava, si addormentava e si risvegliava due o tre giorni dopo.
Anche Dave stava male. Soffriva di una febbre che non passava mai e che ogni due o tre giorni saliva a 40.
Inoltre aveva avuto episodi di amnesia in cui si era trovato in luoghi sconosciuti senza sapere come ci fosse arrivato.
Poi un giorno Matt aveva sentito i pensieri nella mente del giovane dottorino che lo stava visitando e lo aveva raccontato all'amico.
«Anche io riesco a fare delle cose strane con la mente,» gli aveva risposto Dave «Riesco a scaldare gli oggetti. Non tutti però. Quelli arrotondati non riesco a raggiungerli, ma quelli con angoli e punte posso farli diventare molto molto caldi.»
I medici avevano detto che la Teleforce aveva causato mutazioni importanti del sistema nervoso in tutti i sopravvissuti, ma solo Dave e Matt avevano sviluppato certe capacità.
La comunità scientifica li aveva convinti ad aderire ad un programma di test per conoscere e sviluppare i poteri.
Matt si era messo nelle loro mani con fiducia cieca non immaginando quel che sarebbe successo.
Loro lo avevano spremuto come un limone.
Volevano vedere fino a che punto arrivavano i suoi poteri, volevano che imparasse a utilizzarli correttamente e efficacemente ma non avevano pazienza, perciò lo sottoponevano a sedute frequenti ed estenuanti. Non erano mai contenti e ne volevano sempre di più.
A loro non importava che il giorno dopo Matt avrebbe avuto delle fitte così forti alle tempie da desiderare di aprirsi la testa in due con un martello e che i dolori alle ossa sarebbero stati così intensi che gli sarebbe stato impossibile alzarsi dal letto.
Per fortuna c'era Dave.
Anche quando era sfinito, Dave passava per fare quattro chiacchiere e bere una birra.
Una volta Dave lo aveva trovato solo in casa, steso a terra nel disperato tentativo di trascinarsi fino al bagno.
«Non preoccuparti Matt,», gli aveva detto. «Domani andrò io al tuo posto.»
«Ma domani è la tua giornata di riposo.»
«Ci sono un paio di cosette che sono rimaste in sospeso e che voglio riuscire a fare. Sai come si dice, batti il ferro finchè è caldo.»
Nonostante il tono spavaldo, Dave era pallidissimo e gli tremavano le mani.
Però Dave non si lamentava mai, anzi si spingeva sempre fino al limite ed era riuscito a fare facilmente cose che a Matt avevano richiesto molto esercizio.
Una volta Dave aveva liberato così tanto il suo potere che il cilindro di metallo si era liquefatto e l'aria della stanza era diventata così rovente che i due osservatori che prendevano appunti si erano ustionati.
«Se la sono voluta», aveva commentato Dave allegramente. «Glielo ho letto in faccia che pensavano che non ce l'avrei fatta.»
Dave aveva sempre voglia di scherzare ma l'ultima volta che si erano visti era teso e cupo.
E non scherzava affatto.
«Questa non è vita. Tutti i giorni eseguiamo ordini, andiamo di qua e di là per risolvere i loro casini internazionali e i loro disastri ambientali. Il fatto che possiamo salvare il mondo non vuol dire che dobbiamo farlo in continuazione. Andiamocene!»
«Non posso venire con te, Dave,» aveva risposto Matt abbassando gli occhi.
«Dimmi che non hai mai pensato di ucciderti pur di liberarti di questa vita assurda.»
Per la verità Matt ci aveva pensato tante volte.
«Anche a me non piace farmi sparare addosso ma non posso lasciare mio padre. Ha solo me.»
Nonostante fosse certo della sua scelta quando Dave era partito Matt si era sentito terribilmente stupido e la squadra dei Super non aveva guarito la sua solitudine.
Ora Dave era tornato.
I pensieri di American Way furono interrotti dalle vibrazioni della mente di Mezzanotte.
«Matt ricordati che stiamo solo facendo ciò che va fatto. Quello che abbiamo scoperto è gravissimo. Gli altri Super sono troppo sciocchi per capire, ma tu e io sappiamo come andrà a finire se non facciamo qualcosa. Dobbiamo fermarli!»
Matt pensò a quanti Super avrebbe dovuto ancora uccidere e gli tornò alla mente Libby.
Lei non avrebbe capito e non si sarebbe piegata, ma lui non l'avrebbe uccisa.
Non avrebbe mai potuto farle del male.
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martedì 10 aprile 2012

Capitolo 1 (di Alessandro Girola)




Admiral City
22 aprile 2013
Ore 4.13 AM

Il mare attorno a Island Stone rifletteva le luci degli elicotteri militari in volo sopra Admiral City.
Libby era concentrata sui movimenti che scorgeva sulla spiaggia, a duecento metri dall'isola che ospitava la sede dello START. Oltre alle auto della polizia e ai mezzi della Guardia Nazionale c'erano dei giovani che avevano colto l'occasione per improvvisare una sorta di rave party lungo l'esclusivo tratto di spiaggia di Ocean Park.
Forse non si rendevano conto della gravità della situazione? Eppure bastava osservare il filo di fumo che si sollevava dalla Salazar Tower, nel bel mezzo del Central Business District. Per non parlare degli spari, delle sirene e degli allarmi che risuonavano in buona parte dei venti distretti di Admiral City. Nonostante ciò quei ragazzi ricchi di Santurce se la spassavano saltellando attorno a un improvvisato falò. Un paio di loro stavano perfino cercando di surfare, a dispetto delle motovedette di pattuglia a pochi metri di distanza. Libby si augurò un duro intervento delle forze dell'ordine, anche se in realtà avevano ben altro di cui occuparsi.
«La signorina è stata messa al sicuro.» Il tenente colonnello Ross sbucò alle sue spalle facendola sobbalzare. L'ufficiale di collegamento tra l'Esercito e lo START indossava l'uniforme operativa dei Ranger. Il berretto nascondeva gli occhi dell'uomo ma il suo umore cupo era percepibile dal tono di voce e dal passo rigido con cui si muoveva nella sala panoramica della base.
«La signorina?», domandò Libby, presa da altri pensieri.
«La Johansson. L'attrice. L'hanno prelevata dall'Hilton e scortata al sicuro, al distretto di polizia di Hato Rey.»
«Cristo Alex, credi che in questo momento m'importi qualcosa di quella donna?» Sì pentì subito di quanto aveva appena detto. Scarlett era ad Admiral City da una settimana, con lo specifico compito di conoscere di persona “la donna più veloce del mondo”. A Hollywood stavano girando un film su di lei e all'attrice di Match Point toccava interpretare il suo ruolo, anche se fisicamente si somigliavano poco. «Mi spiace...»
«Non preoccuparti», tagliò corto il militare. «Intendo dire: non preoccuparti per Matt.» Alex Ross era uno dei pochi privilegiati a poter chiamare American Dream con un nome normale, anche se “Matt” era in realtà uno pseudonimo fittizio attribuitogli da Clinton durante la sua presidenza. Al buon Bill non riusciva proprio di chiamare il più grande eroe americano col suo altisonante nickname da Super. Il fatto era un altro: nessuno conosceva il vero nome di American Dream. Forse nemmeno lui stesso.
«Non lo avete ancora localizzato». Quella di Libby era un'affermazione, non una domanda.
«In sala tattica i ragazzi si stanno dando da fare.»
«È stato un errore mandarlo da solo.» La ragazza torturò i bracciali in spandex porpora del suo costume. Di solito per scaricare la tensione faceva una corsetta. Opzione non praticabile in una situazione di DEFCON 3.  
«È sempre andato da solo e se l'è sempre cavata. Questa volta non farà eccezione.»
«Questa volta è diverso», ribadì Libby. «Quell'essere, Mezzanotte... non è un Super come gli altri.»
Il viso asciutto del tenente colonnello si animò con l'ombra di un sorriso. «Ora sei diventata una telepate?» Poi, ricordando la sfortunata fine fatta dal Professor Scanner, Ross si rabbuiò di nuovo. «Dài, raggiungimi in sala tattica. Vediamo che fare.»

La piccola squadra operativa di sostegno allo START era in piena emergenza. Dieci Ranger sorvegliavano gli accessi alla piccola base di Island Stone, mentre il personale tecnico, altri dieci militari al comando di Ross, rappresentavano il collegamento costante coi reparti in attività ad Admiral City.
«Siamo un bersaglio sensibile», spiegò l'ufficiale, accompagnando Libby davanti a una lunga fila di monitor ad altissima definizione. «Tuttavia pare che per il momento l'intero quartiere di Ocean Park non sia stato attaccato.»
«Hanno paura di voi», suggerì il tenente Millar, l'addetto alle comunicazioni.
«Se avessero paura dello START non avrebbero attaccato proprio questa città», replicò Ross. «Senza offesa, Libby.»
La ragazza scrollò le spalle. Si specchiò nell'unico monitor spento. Costume porpora, stivali color cobalto, occhiali Nike da centometrista, linea speciale disegnata apposta per lei. Nascose a stento una smorfia. «Abbiamo scoperto qualcosa sugli aggressori?»
Millar digitò qualcosa e indicò lo schermo al plasma alla sua destra. Comparve un video registrato in modalità notturna, molto confuso, girato da una combat cam. Una didascalia identificava l'artefice di quel filmato: il caporale Valdivia della Puerto Rico National Guard. Era impegnato col suo plotone in un intervento nei pressi di un minimarket nel distretto di Monacillo Urbano. Le riprese mostravano l'avvicinamento dei soldati a un paio di bersagli nascosti al buio, all'interno dell'edificio. Libby notò due sagome, poco più che ombre stagliate nell'oscurità, verso cui il plotone convergeva. L'ufficiale al comando fece appena in tempo a intimare la resa quando i due bersagli si mossero a velocità incredibile, travolgendo scaffali e banconi. Una velocità non pari a quella di Libby, ma senz'altro sovrumana.
Seguirono spari, urla, imprecazioni, quindi di nuovo silenzio. Il caporale volò qualche metro più in là, colpito da una forza micidiale, quindi rimase steso a terra, moribondo. Una sequenza di fotogrammi ripresi per caso, mentre Valdivia giaceva immobile a terra, mostravano uno degli aggressori che si allontanava. Millar effettuò un fermo immagine. Il frame era confuso ma si vedeva comunque una sagoma umanoide, così nera che pareva rivestita da capo a piedi da una tuta riflettente color pece o da una vernice lucida.
«Ne è stato abbattuto qualcuno?»
Ross scosse la testa. «Potrebbero essercene più di cento, ma al momento non siamo riusciti ad avere la meglio su nessuno di essi.»
Libby si avvicinò al monitor. Il video era ancora in stand-by sul fotogramma. «Cosa sono? I Super Jihadisti che la CIA ci ha mandato a cercare in Pakistan tre anni fa?»
«La NSA lo esclude. Al Qaeda non ha mai più fatto progressi in quel campo.»
«Comunisti ucraini? Nazione Ariana?»
L'ufficiale scosse il capo. «Nessuna rivendicazione. Forse i cinesi potrebbero avere una qualche tecnologia del genere, ma non hanno motivi per attaccarci.» Ross si chinò e caricò una slide fotografica su un altro computer. Comparvero immagini aeree che mostravano la sommità devastata della Salazar Tower. Il grattacielo era un crepitare di energia elettrica. Fulmini e saette generate dal punto d'impatto – da Mezzanotte – avevano abbattuto ogni velivolo che aveva cercato di intervenire sul luogo. A Libby ricordava le scene finali del primo Ghostbusters, tranne per il fatto che questa volta non si trattava di un film.
«Non abbiamo riprese o foto del tizio», interloquì il tenente Millar. «Di Mezzanotte.»
«Aggiungici pure che alcune gang di latinos della vecchia San Juan ne stanno approfittando che razziare e fare casini, così avrai il quadro preciso», concluse Ross.
«Uranium e Rushmore?» La ragazza si maledì per l'ennesima volta. Al momento dell'attacco era a Tampa, reduce da un evento benefico. Quando Ross l'aveva convocata d'urgenza i suoi compagni di team erano già entrati in azione. Un solo giorno d'assenza dallo START era bastata per isolarla dalla squadra. Da Matt.
«Rushmore è in laboratorio. Sta cercando di adattare i suoi droni al campo elettrico della Salazar Tower. Uranium è coi ragazzi della Guardia Nazionale. Stanno dando la caccia a tre aggressori in nero, a San Antonio Canal. Al porto.»
Libby inforcò gli occhiali. Sfiorò un comando tattile, impostandoli sulla modalità notturna. «Io vado a cercare American Dream.»
«Non puoi», sospirò Ross. «I Federali...»
«Davvero vuoi tentare di fermarmi?»
Il tenente colonnello si spostò di lato. Ovviamente non avrebbe mosso un dito contro di lei. Non perché sapeva di esserle inferiore nonostante l'addestramento e i ragazzi che aveva al suo comando, bensì perché lei era prima di tutto una sua amica. «Altri Super stanno entrando in gioco. Pare che a breve ne arriveranno anche da fuori.»
Libby s'incamminò verso l'uscita. Altri Super? Se dal Pentagono non lo avevano impedito, la faccenda doveva essere davvero seria. «Cercherò di stare attenta.»
«Un'ultima cosa.»
La ragazza si fermò sulla soglia della passerella esterna. La tiepida brezza notturna le portò gli odori di Ocean Park: la puzza di gasolio dei natanti, il fumo dei falò sulla spiaggia, l'effluvio salmastro del mare. Si voltò verso Ross. «Dimmi.»
«Gli esperti stanno registrando un accumularsi di energia insolita nel grattacielo dei Salazar.»
«Che intendi per insolita
Il militare s'irrigidì. «Teleforce. Una fottuta onda di Teleforce che sembra generarsi da dentro l'edificio.»
Libby sentì un brivido lungo la schiena ma si limitò a passarsi una mano tra i capelli scuri. «Alex, teniamoci aggiornati via radio.» Prima che Ross potesse rispondere la ragazza richiuse il portello e sparì nella notte di Admiral City.
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martedì 3 aprile 2012

Guida all'universo di Due minuti a Mezzanotte




Quella che segue è una breve descrizione dello scenario mondiale, della cronologia e dei fatti/personaggi salienti che caratterizzano l'universo di Due minuti a mezzanotte.
Sono dati spicci, a disposizione di voi che scriverete i capitoli del racconto. Sentitevi liberi di:

  • Utilizzarli;
  • Ampliarli;
  • Modificarli;
  • Se necessario, stravolgerli.


Cronaca breve di un quarantennio


Anno 2013.
Il mondo di Due minuti a mezzanotte è il nostro. Più o meno.
La crisi economica impazza, la guerra al terrorismo vive di alti e bassi dal settembre de 2001, quando un camion pieno di esplosivo al fosforo mischiato a polvere d'uranio impoverito  si è fatto saltare in Rodeo Drive, causando quasi mille morti. Al Qaeda ha rivendicato l'attentato e da allora il mondo non è stato più lo stesso.
Ma in realtà il mondo era già cambiato nel 1973.

1973.
Crisi energetica causata dalla Guerra del Kippur: l'economia planetaria è al tappeto, il prezzo del petrolio sale alle stelle. Mentre i Capi di Stato cercano soluzione politiche, un industriale visionario, il portoricano Hal Salazar, finanzia degli esperimenti sull'utilizzo di energia alternativa, basandosi sugli studi di Nikola Tesla. In otto centrali dislocate su tre diversi continenti la sperimentazione produce una certa quantità di Teleforce, una nuova, misteriosa fonte di energia. Essa entra in contatto con centosessanta esseri umani presenti nelle otto fabbriche, dotandoli di quelli che vengono definiti volgarmente superpoteri.
Purtroppo il processo s'interrompe all'improvviso, lasciando le centrali non più operative e senza più capacità di produrre ulteriore Teleforce. Ma al mondo ora ci sono dei superuomini in possesso di incredibili capacità fisiche e mentali. I paesi che ospitano le centrali delle Salazar Enterprises fanno a gara per accaparrarsi i servizi dei Super. Alcuni si danno alla macchia. Altri pensano di sfruttare i loro poteri per fini personali o criminali.

Admiral City e un mondo di Super




C'è chi dice che Hal Salazar abbia volutamente sabotato gli esperimenti sulla Teleforce dopo aver visto ciò che essi avevano causato.
Diversi blog cospirazionisti sostengono che i due figli di Salazar, Theodor e Tito, venderanno il brevetto al miglior offerente al momento della morte del padre, che nel 2013 ha oramai settantanove anni compiuti.
Nel mentre il vecchio magnate ha impiegato buona parte del suo enorme patrimonio per acquistare e migliorare la città in cui è nato e cresciuto, San Juan.
Grazie al suo intervento la capitale di Portorico conta oramai 920.000 abitanti, piazzandosi all'undicesimo posto tra le città più popolose degli Stati Uniti, tra San José e Detroit. Non solo: San Juan è ora una città moderna, piena di grattacieli, ricca e prospera. I suoi abitanti formano un mix etnico tipico delle grandi metropoli occidentali: meticci, bianchi, ispanici, afroamericani e immigrati cinesi, giapponesi e cubani costituiscono il melting pot della città.
Nel 1984 San Juan ha cambiato nome su proposta di Salazar. Ora è nota anche (soprattutto) come Admiral City, in onore del padre di Hal, l'ammiraglio Ramon Salazar, che costruì le fortune di famiglia grazie a dei misteriosi “viaggi d'affari” nel Mar Caraibico.

Admiral City è un centro mondiale di cultura, arte e ricerca scientifica. In molti la definiscono “la New York delle Antille”.
La città, come il resto di Portorico, è soggetta alla giurisdizione degli Stati Uniti d'America, pur godendo di un grado di autonomia simile a quello di uno stato federato dell'unione.
Ad Admiral City ha sede uno dei due soli gruppi supereroistici riconosciuti dalle Nazioni Unite, lo START. Esso appartiene de facto all'U.S. Army e viene ritenuto da molti il “cane da guardia” del presidente Romney nei confronti delle Salazar Enterprises. Nessuno alla Casa Bianca desidera altri colpi di testa come quello che nel '73 portò alla sperimentazione non concordata della Teleforce. A ogni modo lo START viene utilizzato come gruppo d'intervento speciale in varie parti d'America e del mondo.

Ora però è arrivato Mezzanotte e il mondo ora rischia di cambiare ancora. O forse di distruggersi per sempre.

Geopolitica spiccia




Non c'è granché di diverso rispetto al nostro universo, ma qualcosina sì.
Dalle ceneri dell'Unione Sovietica si è salvata la Repubblica Socialista di Ucraina e Bielorussia, un monoblocco comunista old style, che non disdegna di fare affari con terroristi anti-occidentali e altri simpatici soggetti. Tuttavia l'economia della RSUB è così provata e vetusta da non rappresentare un vero pericolo per il resto del mondo.
Se non fosse per quelle testate nucleari sovietiche rimaste nei silos ucraini...

Cina e India sono le superpotenze emergenti, proprio come le conosciamo. Pare che gli Indiani abbiano un'unità segreta di Super, creata nell'ultimo decennio grazie all'ingegneria genetica e non con gli esperimenti sulla Teleforce.

Il Medio Oriente è uguale al nostro, con l'Iraq “liberato” recentemente dalla dittatura di Saddam e l'Iran impegnato in una corsa al nucleare che preoccupa l'Occidente.
In Egitto le prime elezioni libere dopo il regime di Mubarak sono state recentemente vinte da uno dei Super “nati” dagli esperimenti del '73, Wael Ghaly, conosciuto come il Grande Thot.

In Europa la crisi economica sta colpendo duro, proprio come succede nel nostro universo. La Grecia è stata dichiarata in default a fine 2012 ed è caduta in preda al caos. Al momento è controllata da un commissario nominato da Bruxelles, ma è stato necessario l'invio di una Missione di Pace per mantenere l'ordine pubblico.
A Bruxelles c'è la sede del secondo e ultimo gruppo supereroistico riconosciuto a livello internazionale, la Fortress Europe.

I Super


Dei centosessanta Super “nati” nel 1973, ben centocinquantaquattro sono ancora vivi. Quarantacinque sono attualmente alla macchia (quaranta di questi sono ricercati per vari reati e crimini).
Una cinquantina fanno invece parti di gruppi, associazioni o compagnie di supereroi, ma solo due di tali gruppi sono internazionalmente riconosciuti (lo START e Fortress Europe).  
Altri interpretano il ruolo di eroi solitari, vigilantes o giustizieri.
Ci sono Super più forti e Super più deboli. Ci sono anche giustizieri senza alcun potere che si limitano a emulare gli eroi nati dalle centrali Salazar.
La Teleforce ha regalato poteri e talenti diversi ai vari Super, dal volo alla superforza, dalla rigenerazione ai laser oculari, dalla telepatia alla telecinesi etc etc. Ci sono però due caratteristiche comuni a tutti quanti:  
  • I Super invecchiano invecchiano dieci volte più lentamente dei normali esseri umani. Dal 1973 al 2013 sono fisicamente invecchiati di soli quattro anni.
  • I Super hanno una maggiore resistenza a ferite, fatica e dolore, pur non essendone affatto immuni.

Lo START



È l'unità di Super al servizio dell'U.S. Army e, subalternamente, dell'ONU.
Nasce nel 1976 e inizialmente conta tre Super nati dagli esperimenti con la Teleforce: American Dream, Uranium, Libby.
Nel 1981 si unisce un quarto e ultimo membro, Rushmore.
American Dream viene considerato “il più potente eroe vivente”. I cospirazionisti sostengono che sia l'unico Super nato molto prima degli incidenti degli anni '70. Qualcuno pensa che si tratti di un fratello illegittimo del padre di Hal Salazar. Altri sostengono che fu proprio l'ammiraglio Ramon Salazar a portarlo a casa da uno dei suoi misteriosi viaggi per mare.
Uranium è “la bomba atomica umana”; il suo potere è il controllo delle radiazioni di ogni genere e tipo. Indossa sempre un'armatura speciale che gli permette di interagire col mondo esterno.
Libby (in foto) “Lady Liberty” è la paladina dei valori di libertà e democrazia. È la fidanzata storica di American Dream. A differenza del suo compagno non vola e al posto della superforza è dotata di supervelocità.
Rushmore è uno scienziato geniale, col quoziente d'intelligenza in continua crescita, nonché un inventore provetto.

Imitatori, wannabe, Girini




L'avvento dei Super nel 1973 ha cambiato, tra le altre cose, le regole sociali del nostro mondo. Alcuni di questi sovraumani - così come vengono scientificamente chiamati i Super - hanno poteri tanto grandi e notevoli da apparire semidivini, se paragonati al normale homo sapiens sapiens.
Molti di loro sono diventati icone nazionali, venerati come rockstar,  seguiti dai paparazzi, contesi dai brand come testimonial e dai governi come protettori e "deterrenti superumani".
Tutto ciò ha anche aperto nuove prospettive e nuove ambizioni anche nel cosiddetto uomo comune: ci sarà un giorno in cui nasceranno nuovi Super? E' possibile diventarlo, anche senza conoscere il segreto della Teleforce?
C'è chi non ha aspettato le risposte, preferendo cercarsele da solo. Non potento replicare gli esperimenti di Hal Salazar, molti aspiranti supereroi (o supercriminali) hanno tentato altre strade per poter imitare i loro idoli. E' così che è nata quella che gli psicologici chiamano Sindrome dell'Imitatore.
Gli Imitatori ricorrono a espedienti, spesso rischiosi e spericolati, per aumentare le loro doti fisiche e mentali: doping estremo, potenziamenti chirurgici, cure ormonali, tecnologia sperimentale etc etc.
I risultati variano molto da caso a caso, ma solo in rarissime eccezioni i risultati sono lontanamente paragonabili ai talenti di cui dispongono i veri Super.



Ben diverso è il caso dei Girini.
Questo è un termine coniato da Rushmore, l'uomo dall'intelligenza poliedrica, Super del team americano START.
E' dal 1973 che le autorità mondiali monitorano diversi scienziati, specialmente quelli legati in qualche modo ad Hal Salazar e alle teorie di Nikola Tesla. La domanda cruciale è: esiste qualcuno che può in qualche modo aver replicato gli esperimenti con la Teleforce del magnate portoricano? Se la risposta più logica sembra essere no, ci sono alcuni episodi che a quanto pare costituiscono importanti eccezioni.
Parliamo di Super molto meno conosciuti - spesso del tutto ignoti anche alle autorità - che si sono manifestati anche parecchi anni dopo l'evento del 1973. Sono casi rarissimi, spesso difficili perfino da scoprire e da localizzare, ma la loro esistenza è data per certa da tutti coloro che studiano i sovraumani, compreso il Centro Sorveglianza e Ricerca (CeSoR) di Caguas, Portorico, autorità mondiale in questo campo di studi.
Quanti sono? Impossibile dirlo. Pochissimi, questo è certo. Hanno differenze sostanziali coi loro "fratelli maggiori" nati durante gli esperimenti del 1973? Impossibile dirlo. C'è la possibilità che qualcuno di essi sia stato creato tramite tecnologie diverse da quelle relative alla Teleforce? Impossibile dirlo.
La persona che si sta maggiormente occupando di questo genere di ricerche è il già citato professor Rushmore dello START. A lui si deve la definizione informale di questi fantomantici Super non catalogati nei database mondiali: i Girini.


L'arrivo di Mezzanotte


22 aprile 2013.
Notte.
Quattro ore prima degli eventi narrati nel capitolo 1.
Di punto in bianco, nel cuore di una nottata tiepida, qualcosa è piombato sulla sommità della Salazar Tower, il grattacielo più alto di Admiral City (350 metri, 65 piani, sede delle omonime industrie), distruggendo un paio di piani e prendendo possesso dell'edificio. Al contempo nel resto della città si sono verificati una serie di attacchi/attentati di origine ignota, che hanno gettato nel caos un quartiere dopo l'altro. 
La creatura che ha occupato Salazar Tower è a sua volta sconosciuta, forse di origine non umana. Il Professor Scanner, il più abile telepate vivente, è riuscito soltanto a percepire e a comunicare al Sindaco di Admiral City il nome con cui questa terribile entità si identifica: Mezzanotte. Quindi Scanner è stramazzato, colpito da ictus multipli, ridotto a un vegetale.
Mezzanotte ha respinto e distrutto le unità di pronto intervento di Polizia ed Esercito accorse sul posto. I suoi misteriosi tirapiedi stanno ingaggiando scontri in diversi aree di Admiral City. Qualcuno parla di mostri, altri di umanoidi dotati di superpoteri. Il presidente Romney ha già decretato lo stato di allerta DEFCON 3, e la situazione sembra volgere al peggio.

Chi/cosa è Mezzanotte? Perché ha attacco la città? Da dove è venuto? Chi lo ha mandato? Chi lo fermerà?