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domenica 27 aprile 2014

Un futuro per 2MM



Un mese e mezzo fa accennavo alla realizzazione di una serie di concept basati su uno o più possibili "what if" dell'universo di Due Minuti a Mezzanotte. Si tratta del progetto 0MM:2MM, di cui vedete anche l'header in cima a questa pagina.
L'iniziativa ha stentato a decollare, pur avendo raccolto non pochi commenti entusiasti. Al momento è in stand-by, ma prima o poi la riprenderemo in modo più coordinato.
Detto ciò, 2MM non si ferma mai del tutto.
Anche se al momento non è prevista una terza Round Robin, ci sono diversi progetti collaterali che continuano a crescere, magari in gran segreto o con un'insolita discrezione.
L'ambientazione parallela/alternativa di 2MM, Darkest, è uno di questi progetti in via di sviluppo.

martedì 11 marzo 2014

Super ucronici (1): Uranium, radioattivo, non-morto e traslato



Se vi siete persi la puntata precedente, leggetevi questo articolo: 0MM-2MM Alternate Universes.
Leggetevi anche i commenti, che hanno dato il via a una preziosa, succulenta, interessante discussione.
Discussione che, tra l'altro, è ancora aperta, finché non decreterò il contrario.
Le buone idee sullo sviluppo di storie ucroniche riguardanti l'universo supereroistico di 2MM si accumulano. Alla fine credo che sceglierò quelle che paiono essere le migliori, e vedremo se e come svilupparle.
Con racconti brevi? Con una mini-round robin? Con tavole grafiche? In nessun modo pratico? 
Tutto è ancora da decidere. 

Io stesso sto cercando di immaginare delle versioni alternative dei Super più famosi di 2MM. Mi è di grande aiuto la mole immensa di materiale "tematico" reperibile su siti come Tumblr e Pinterest. Su quest'ultimo social (a proposito, mi trovate qui), ho per esempio scovato l'immagine che vedete qui sopra, a inizio post. Mi sembra perfetta per Uranium, l'uomo atomico del team START di 2MM. O meglio, per una sua versione ucronico/alternativa.

mercoledì 17 luglio 2013

Capitolo 22 - Stagione 2 (di Nicola Corticelli)


22 ottobre 2013
Ore 7.30
Nei pressi di Vathy, Grecia

Uranium guardò gli indicatori della tuta con la coda dell'occhio, mentre continuava il suo volo; in condizioni ottimali le spie sarebbero state tutte di colore verde, adesso però la situazione era critica. Lo schermo del casco era un nugolo di aloni arancioni: giroscopi, servomeccanismi, scudo protettivo e contenitivo erano sul punto di collassare.
Sta giocando con noi come il gatto con il topo”.
La voce di Scanner risuonò nella sua testa.
«Già... ma sarà difficile che la tuta possa resistere a un altro colpo diretto così forte.»
Eric tremò dentro di sé, consapevole che anche lo stesso Scanner avrebbe percepito la medesima sensazione: era un dato di fatto che senza l'ausilio della tutta sarebbe stato difficile gestire il suo potere, specie in quest'ultimo periodo.
«Eric mi ricevi?»
«Ross sei ancora vivo!»
Anche attraverso le scariche statiche la voce di Uranium era piena di un sollievo sincero misto alla sorpresa.
«A stento, ma sì. Situazione?»
«Ho ancora Loxias alle calcagna e la mia tuta è quasi del tutto compromessa.»
La comunicazione rimase muta per qualche secondo.
«Eric riesce a individuare la mia posizione?»
«Sì, il radar tattico è una delle poche cose che funziona a dovere. Hai qualcosa in mente?»
«Vieni qui. Ho una sorpresina per il tuo fastidioso inseguitore.»

22 aprile 2013
Ore 7.30
Admiral City

134
Blackjack lasciò cadere l'ennesimo triario al suolo: il cadavere vestito di nero si accasciò sull'asfalto come un sacco della spazzatura, disarticolato e scomposto.
Questo era l'ultimo”.
La mappa fornitagli da Rushmore si era dimostrata accurata e efficace: i cloni depotenziati di American Dream rimasti, quasi un centinaio, avevano aggiunto il loro potenziale genetico a quello di Blackjack.
Forza, velocità e capacità fisiche (oltre ai ricordi) si erano sommate a quelle del Super.
Ora devo andare ad aiutare Libby”.
Il Super fece appena in tempo a voltarsi verso la Salazar Tower, che, quasi fosse tutto previsto da un oscuro regista, la costruzione fu scossa da un tremito evidente, mentre dalla struttura cresceva a vista d'occhio un albero dalle proporzioni colossali.
«Cosa diavolo?»
Blackjack non riuscì a trattenere l'imprecazione e nel contempo si mise a correre a tutta velocità verso il palazzo in lontananza.
La velocità del Super era pazzesca (probabilmente rivaleggiante con quella di Lady Liberty), ma i suoi sensi potenziati di 134 esseri umani gli permisero di percepire sulla sua sinistra una serie di esplosioni.
Era ormai giunto alla sua meta e Blackjack sentì una strana sensazione pervadergli il corpo costringendolo a fermarsi.
Il formicolio divenne un prurito e un nome comparve nella mente del Super come un marchio a fuoco.
Ammit”.

22 ottobre 2013
Ore 7.35
Nei pressi di Vathy, Grecia

Uranium atterrò al fianco del drone-armatura di Ross e si voltò di scatto pronto a ricevere il loro ospite.
«Spero che tu sappia quella che stai facendo.»
«In realtà la mia è l'ennesima mossa disperata di un disperato.»
La sincerità dell'esternazione di Ross strappò un sorriso a Uranium.
I due uomini attesero l'arrivo del Dio del Sole: Loxias toccò il suolo a pochi metri di distanza e subito comparve al suo fianco una bambina bionda.
«Alla fine hai smesso di correre uomo.»
Il corpo del neo incarnato Apollo era circondato da un alone lucente e con sorriso smagliante sul volto continuò: «Ora basta giocare. È tempo che veniate purificati dal sacro fuoco del divino Sole.»
«È mai possibile che tutti i Super più potenti siano sempre dei pazzi megalomani.»
Il riecheggiare di questa frase sembrò congelare l'azione per qualche istante, mentre con una lentezza irreale le quattro figure si voltarono su una quinta emergente dall'oscurità.
Il nuovo venuto era decisamente male in arnese; le vesti semi-carbonizzate lasciavano scoperte ampi spazi di pelle: il derma esposto era un dedalo di ustioni di vario grado che rigeneravano a vista d'occhio.
Ross sobbalzò. “Blackjack!”.
«E così sei ancora vivo. Ma è una cosa a cui si può porre rimedio con estrema facilità.»
Detto questo Loxias alzò un palmo con fare teatrale puntandolo in direzione di Blackjack.
Questi, per tutta risposta, si mosse a una velocità impressionante afferrando per il polso il Dio del Sole da una mano e la bambina per un braccio dall'altra.
Uranium e Ross osservarono la scena come ipnotizzati, mentre la voce di Scanner risuonava nelle loro menti: “Rimanete immobili! Blackjack sa quello che fa.
Intanto la bambina si divincolava nella morsa del Super, mentre Loxias guardava il nuovo venuto perdendo la maschera celestiale e mostrando per la prima volta una collera molto terrena.
«Come osi toccarmi con le tue mani blasfeme...»
L'alone di luce attorno a Loxias aumentò la sua intensità e la mano di Blackjack a contatto con il Dio del Sole iniziò a sfrigolare come della carne a cuocere su una griglia.
Quest'ultimo si mise a ridacchiare: «La tua arroganza non ha limiti... Ci conosci tutti. Spencer Grant ti ha informato bene sui nostri poteri e sai benissimo che il mio è quello di bere il codice genetico degli esseri umani comuni acquisendo le loro capacità...»
Blackjack si fermò un attimo fissando negli occhi prima la Pizia e poi Loxias.
Nessun tentennamento nonostante il dolore atroce.
«Ma da quando sono stato toccato da Ammit posso farlo anche con i soggetti dotati di Teleforce...»
Ciò detto gli altri due Super cominciarono a urlare come ossessi, mentre Blackjack dava libero sfogo alla sua nuova capacità assorbendo i loro poteri e la loro vita.
Alla fine, dopo quello che parve essere un'eternità, le grida cessarono e due corpi esamini caddero al suolo.
Blackjack si voltò sugli altri due membri dello START; lo stesso Ross non poté evitare di fare un passo indietro a quello vista.
Il Super parve non notare la cosa e rimase immobile.
«Perché non ci hai detto nulla del tuo nuovo potere?»
Uranium fu il primo a spezzare quell'imbarazzane silenzio.
«Gli anni mi hanno insegnato che è meglio mantenere un profilo basso.»
«E adesso?»

Blackjack si limitò a rispondere: «E adesso andiamo a fare il culo al redivivo American Dream.»
- - -

Capitolo scritto da Nicola Corticelli 

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Grafica a cura di Giordano Efrodini

mercoledì 3 luglio 2013

Capitolo 20 - Stagione 2 (di Gianluca Santini)


22 Ottobre 2013, 05:20
Nei pressi di Vathy, Grecia

I loro passi erano interrotti di tanto in tanto dall’incessabile entusiasmo di Mercury.
«Ce l’ho fatta, ce l’ho fatta! Mai trasportata tanta gente tutta insieme.»
«E dacci un taglio, l’abbiamo capito» lo rimproverò Blackjack.
Scanner lo guardò, il ragazzo sembrava preoccupato. Nella sua mente vedeva di nuovo le immagini trasmesse nel televisore.
"Per cosa stiamo combattendo? Cosa ci facciamo qui?"
L’aria era carica di tensione. La voce amplificata di Ross spezzò di nuovo il silenzio.
«Dovrebbe essere tra poco.»
«Cosa?» domandò Uranium.
«Il punto di incontro con i Super inviati da Fortress Europe. Dovrebbero essere due uomini, a quanto so.»
La sua voce non fece in tempo a spegnersi che due corpi caddero davanti a loro. Due cadaveri, carbonizzati e puzzolenti. I volti anneriti erano irriconoscibili, fermi in un’espressione di dolore e sofferenza. Le mani ritorte in posizioni innaturali. Sulle tute che indossavano erano ancora visibili le lettere F.E.
«Merda» commentò Blackjack.
Sollevarono lo sguardo, ritrovandosi di fronte a qualcosa che spezzò loro il fiato.
L’uomo che indossava il mantello rosso era accompagnato da una bambina. Il suo sguardo era diverso da tutti quelli che avevano mai visto in vita loro. Era uno sguardo che andava oltre.
Non riuscirono a pensare, a guardare, a tentare una difesa. Non erano preparati. Loxias scomparve in ipervelocità, per riapparire di fronte a Mercury. La mano del Dio si posò sulla fronte dell’uomo, e l’uomo si sciolse.
Scanner guardò inorridito mentre il suo compagno diventava un’informe pozza di liquido rossastro. Sentì nella mente degli altri – e nella sua – la paura, il ribrezzo, l’orrore. Vide con la coda dell’occhio che Blackjack si chinava a vomitare.
Loxias alzò l’altra mano e un’ondata di luce si generò a partire da quelle dita.
Scanner aveva sentito qualcosa nella mente della bambina e quel qualcosa lo aveva portato a lanciarsi verso sinistra. Sentì le urla di dolore di Blackjack e Ross. Il bagliore non si era ancora attenuato, ma quelle urla non sembravano smettere mai. Erano grida terribili, che Scanner non avrebbe mai pensato di ricondurre alle corde vocali umane. Dietro di sé sentì che anche Uranium era scampato al pericoloso attacco.
Il Dio mosse il braccio verso di loro e il bagliore si spostò.
Scanner vide il compagno alzarsi in volo e mentre sentiva che il bagliore stava per investirlo guardò intensamente nella direzione dell’Uomo Atomico.

Uranium sfrecciò nel cielo, allontanandosi il più velocemente possibile da quel luogo. Era impressionato da quello che aveva visto. Admiral City, in confronto, era un parco giochi.
«Come si uccide un Dio?»
"Un modo deve esistere, per quanto forte non è un Dio."
Il pensiero era apparso nella sua mente, non gli apparteneva. Rabbrividì, poi pensò al suo compagno.
«Scanner?»
"Sì, sono io."
«Sei ancora vivo allora?»
"Sì, ma anche questa volta per sopravvivere mi sono dovuto trasferire in un altro corpo."
«Quale? Dove sei? Dobbiamo incontrarci.»
La voce nella sua mente non rispose subito. Uranium quasi temette per la vita dell’amico, poteva essere stato individuato da Loxias.
"Loxias non mi può individuare. Io sono dentro di te, Eric."

* * *

22 Ottobre 2013, 05:40
Korinthos - Sede centrale della Hypotetical Inc.

Sibir ripensava allo scontro avuto con Hestia, ai morti tra i soldati che la stavano accompagnando in quella missione. E sperava di ritrovarsi di fronte all’orientale, per sistemarla una volta per tutte. La ragazza era battuta in ritirata appena si era accorta che Sibir stava caricando il plasma a un livello tale da poterla ferire. Al primo segno di cedimento aveva abbandonato il terreno dello scontro, per Sibir questo era un segno di debolezza troppo evidente.
Il silenzio dell’edificio era innaturale, nessuno si aggirava per i corridoi, a parte lei e i superstiti tra i militari russi.
Sibir fece scivolare un piccolo quantitativo di plasma nell’incavo della mano, pronta a lanciarlo appena la situazione l’avrebbe richiesto. Lo sentiva nell’aria, qualcosa stava per accadere.
Giunsero davanti a una porta, l’ennesima, e la oltrepassarono seguendo lo stesso ordine di cammino. A metà del nuovo corridoio Sibir vide delle sbarre metalliche sulla parete di destra.
Qualcosa accadde. I soldati della Hypotetical Inc. apparvero alle loro spalle, oltre la porta che gli ultimi militari russi stavano superando in quel momento. Gli spari ruppero il silenzio, l’imboscata andò a buon fine. Sibir vide cadere in pozze di sangue i suoi compagni.
Senza pensarci, distese il braccio verso gli assalitori e lanciò il plasma che aveva caricato. Un sorriso gelido si formò sul suo volto, mentre i soldati morivano di fronte a lei.
Rimasta sola avanzò verso le sbarre e guardò all’interno. Riconobbe la prigioniera.
«Buffo, Lady Liberty non è libera.»
Dentro la gabbia vide Libby avanzare verso di lei. Negli occhi dell’americana c’era solamente il desiderio di uscire, di fare qualcosa.
«Non è il tempo per vecchi rancori, Sibir. Qui la situazione si aggrava ogni momento di più. Dobbiamo aiutarci a vicenda.»
Sibir non rispose, annuendo impercettibilmente con la testa. Fece colare una piccola goccia di plasma sulla serratura delle sbarre. Qualche secondo dopo Lady Liberty era di nuovo libera.
«Grazie, Sibir, a buon rendere. Andiamo, non c’è più tempo da perdere.»
«Non così in fretta, ragazze!»
L’urlo proveniva dalla fine del corridoio. Hestia sorrideva verso di loro, alcune fiammelle crepitavano sulle dita delle mani.
«Be’, gli effetti del siero dovrebbero essere passati da un pezzo.»
La russa sentì appena la voce di Libby, poi vide solo una scia di colore attraversare tutto il corridoio. Infine un rumore secco, di ossa spezzate. Sibir raggiunse Libby mentre il corpo di Hestia scivolava a terra privo di vita.
«Lei era mia.»
Libby le sorrise in modo strano.
«Vorrà dire che la prossima la lascio a te.»
«Dobbiamo trovare Kedives.»
Le due Super si guardarono, poi avanzarono oltre il cadavere.

* * *

22 Ottobre 2013, 05:13
Korinthos, Grecia

Erano sbarcati a metà mattina. L’uomo l’aveva accompagnata in un piccolo albergo, accogliente, ma non molto arredato. Nella camera in cui si trovavano ora, e in cui avevano trascorso la giornata e la notte in un silenzio imbarazzante, Valerie poteva ammirare solamente il letto, due anonimi comodini, un armadio e una pianta ornamentale. Il giusto indispensabile per non far sentire a disagio gli ospiti.
Vide che Bannon la stava osservando, stava per aprire bocca e parlare. Lei lo anticipò. La sua voce appariva dura, arrabbiata, ma dentro di sé era un caos di emozioni. Con le dita delle mani torceva le maniche della felpa, scaricando lo stress di quei giorni.
«No, adesso basta. Adesso mi ascolti tu. Mi hai presa con te, ma non so nemmeno chi sei o per chi lavori, anche se visto in che città mi hai portata posso ben immaginarlo. Sei un uomo di Kedives?»
«Lo ero. Avevo degli ordini dalla Hypotetical Security, in effetti, ma ora sto seguendo altre direttive.»
«Altre direttive che guarda caso ci portano nella stessa città in cui ha sede la Hypotetical Inc.?»
L’uomo non rispose. Valerie inspirò profondamente.
«Non sono così scema come tu pensi. Ho ascoltato dentro la villa, anche se stavo giocando con il cane. E ho ascoltato sulla barca. E se ora mi stai cercando di fregare, be’, sappi che non so se ho voglia di trattenermi dall’eruttare.»
«Non ti sto fregando, Valerie.»
«Voglio rivelare tutto sulla Hypotetical, sui loro esperimenti, sui loro piani. Se possibile, fermarla di persona.»
«Perché?»
Valerie tentò di rispondere, ma dovette fare ordine nella sua mente. Le mani andarono al volto, coprirono gli occhi per qualche secondo. Poi affondarono nella massa di capelli rossi. Si sistemò qualche ciocca, infine fissò Bannon.
«Sono un esperimento di Grant. Uno dei primi, i più imperfetti. Sapevo che avrei manifestato dei poteri, ma non sapevo quando o quali. Nel mio DNA oltre all’eredità biologica dei miei genitori ci sono corredi genetici appartenenti a diversi Super, tra cui Ammit e altri Super europei. Era questo che intendeva quell’Aran quando stavate parlando nella villa.»
Fece un pausa, chinò la testa ed espirò.
«Sono un cocktail uscito male» disse amaramente.
Poteva sentire la voglia di Bannon di rispondere, ma l’uomo non ce la faceva. Valerie lasciò che una lacrima le corresse attraverso la guancia, poi risollevò lo sguardo.
«Allora, mi aiuti o stai dalla loro parte?»

* * *

22 Ottobre 2013, 05:25
Nei pressi di Vathy, Grecia

Uranium non riuscì a replicare subito, stupito e disorientato.
"Eric, tu sei il solo tra noi che può avere una possibilità contro Loxias. Hai visto con quanta facilità ha annientato gli altri."
«Io dubito.»
"Dopo il Flare sei più potente. E ora ci sono anche io. Formiamo una bella squadra."
«Riesci a leggere la mente di quel Dio?»
"No, purtroppo. Ma riesco a percepire qualcosa nella mente della bambina, lei vede quello che Loxias farà."
«E come facciamo a sapere che quelle immagini sono affidabili? Potrebbe essere un trucco.»
La voce di Scanner fece un pausa.
"Non possiamo saperlo. Ma dobbiamo tentare. Almeno per la nostra vita ha senso combattere."
Uranium rallentò, poi si fermò a mezz’aria.
«Va bene. Cosa facciamo quindi?»

* * *

22 Ottobre 2013, 05:16
Korinthos, Grecia

Bannon tirò un sospiro, sorrise, poi annuì.
«Va bene, puoi contare su di me. Chiamo un vecchio amico, ci aiuterà anche lui. È uno che sa come risolvere le questioni.»
Così dicendo si voltò ed estrasse il telefono satellitare. Compose a memoria il numero e attese la risposta.
«Sì?»
«Rebel, sono io. Dove sei?»
«In volo. Ero in Egitto, ma qualcuno ha risolto la situazione prima di me.»
«Uh, non sapevo che tu potessi volare.»
«Sto ridendo, Bannon. Cosa c’è?»
«Sono a Korinthos, dobbiamo risolvere una volta per tutte la questione greca.»
«Il mio volo è per la Grecia. Atterrerò fra poco. Non ci metterò molto a raggiungerti.»
«Efficiente come al solito, Rebel.»
Dall’altra parte non giunse alcuna risposta, solo il silenzio che segnalava la chiusura della comunicazione. Dietro di sé Bannon sentì, flebile, la voce di Valerie.
«Grazie.»

- - -

Capitolo scritto da Gianluca Santini (Nella mente di Redrum blog) 

 
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Grafica a cura di Giordano Efrodini

mercoledì 5 giugno 2013

Capitolo 17 - Stagione 2 (di Marina Belli)


22 ottobre 2013, ore 05.05
Korinthos
Sede Centrale della Hypotetical Inc., livello -4

Le piantine di Clark sono più che affidabili.
Sibir e gli spetsnaz procedono con cautela, se svoltano a sinistra e seguono il corridoio per altre tre intersezioni, saranno al laboratorio di Grant.
L’uomo in testa si appoggia contro il muro, sbircia oltre l’angolo e emette un verso strozzato.
Si tira indietro con il capo avvolto dalle fiamme, incespica e cade a terra.
Sibir lancia un dardo di plasma oltre l’angolo, si affaccia.
Una ragazzina dai tratti orientali attende dall’altro lato del corridoio, fasciata in una tuta nera con inserti color fuoco.
«Sibir!» esclama la ragazzina, sorridente da orecchio a orecchio.
Le risponde con due dardi di plasma che si sciolgono quando la colpiscono. La ragazza non smette di sorridere e cantilena:
«Roses are red, violets are blue, my name is Hestia, and I will burn you!»
I disegni sulla tuta si animano mentre Hestia solleva le braccia, diventano lingue di fuoco che schizzano come proiettili verso Sibir.
Sarà una notte interessante.

* * *

22 ottobre 2013, ore 05.09
Korinthos
Sede Centrale della Hypotetical Inc., ufficio del presidente

Il tritono distrae Kedives dall’andamento della borsa di Tokyo.
«Mi dica, Pavel.» dice alla stanza vuota.
La voce echeggia nell’ufficio, liscia come seta:
«Gli americani hanno messo in moto Settembre.»
«Ha registrato tutto.»
«Come sempre, signore.»
«Bene. Si tenga pronto.»
«Sì, signore. La polizia riferisce che due persone, probabilmente Super, sono fuggite dalle rovine del laboratorio di Agia Paraskevi. Ne hanno perso le tracce. E Hestia ha disubbidito all’ordine di non attaccare Sibir.»
Kedives storce la bocca, va al mobiletto bar.
«Come sta andando?»
«Si stanno studiando. Le mando il feed?»
«Perché no.»
La voce di Pavel tace, le immagini di un corridoio di uno dei livelli sotterranei, ripreso da due angolazioni diverse, si affiancano a quelle di telegiornali vari. Hestia ha fatto esattamente quel che le aveva detto di non fare. Impossibile resistere alla tentazione di scontrarsi con qualcuno di simile. La capisce. Meglio di sfidare un simile c’è solo giocare allo stesso gioco dei bulli, con le stesse regole, nella speranza di prenderli a calci in culo.
Kedives si versa un dito di scotch, poi chiama:
«Pavel.»
«Sì?»
«Loxias?»
«È uscito, da circa…»
«Non importa da quanto sia uscito. Dove è andato?»
«Non lo ha specificato. La Pizia è con lui, ha detto…» Pavel si interrompe, sostituito da una registrazione della voce distaccata della Pizia che annuncia:
«I cinque americani si sono meritati il caldo benvenuto da parte di Loxias.»
Silenzio.
«Devo richiamarlo?» domanda Pavel, neutro.
«No. Sa quel che fa.»
Su uno degli schermi, Hestia è avvolta da fiamme dalle punte verde scuro e le lancia a manciate verso Sibir e i suoi accompagnatori.
«Ah, Pavel? Mi mostri anche un feed dei sensori strutturali. Non vogliamo che ci crolli l’edificio sotto il culo, come quel coglione di Salazar, vero?»
«No signore!» esclama Pavel. Ride pure. Da segnare sul calendario.

* * *


Island Stone, Admiral City, Puertorico
21 ottobre 2013, ore 22.40

«Era anche ora!» sbuffa Blackjack quando la voce di Ross, amplificata dalla Drakkar 1, annuncia che hanno il via libera definitivo, dopo quella stronzata del “all'arrivo dovete attendere il nostro segnale, prima di mettere piede sul suolo greco”.
Scanner non ha bisogno di guardare Blackjack o gli altri per sapere che anche loro pensano che è passato troppo poco tra l’annuncio della telefonata anonima in tv e il via libera definitivo. Che è tutto molto sospetto.
Quello che si pone meno domande sulle circostanze è Mercury, impegnato a immaginare la Grecia, e a chiedersi se morirà un’altra volta.
«Forza, venite tutti qui!» chiama Jolly. «Più vicini, e ora prendetevi per mano. Non lasciate la presa, non agitatevi, non vomitate nelle armature. Niente uscite di sicurezza, niente aperitivi, ma sarà divertente, giuro! È la prima volta che trasporto così tante persone in una sola volta!»
«Non suona rassicurante, Teddy!» esclama Uranium.
Il teleporter non fa in tempo a rispondere. Dalla tv rimasta accesa, arriva un bip prolungato che li fa girare tutti.
Qualche secondo di monoscopio con al centro una maschera bianca ridente, segnata da baffetti sottili e pizzetto neri, poi compare il viso di una donna dai capelli grigi che parla in camera, come se fosse impegnata in una videoconferenza. Una barra rossa alla base dell’inquadratura reca la scritta: Christina Cielo, vicesegretario alla Difesa USA, 21 ottobre, ore 15.
«Non me ne frega assolutamente nulla se lei reputa inopportuno l'intervento del team di superumani dello START in territorio greco. Quello che le sto dando è un ordine. Se le faccio il favore di discutere la faccenda è solo per motivi di ordine pratico.»
La voce di Ross, fuoricampo:
«Stiamo già ricevendo accuse di aver violato la sovranità territoriale greca e...»
«Non me ne importa un cazzo delle accuse di quei fotticapre! Inoltre lo staff del presidente sta lavorando per rendere sacrosanto l'intervento del nostro team superumano in loco.»
Il viso della Cielo viene sostituito dal rogo del Garden per una manciata di secondi.
Scanner si volta a guardare Ross nell’armatura, torna a dargli le spalle.
«Abbiamo tutto ciò che serve per avanzare la necessità di esportare un po' di democrazia.» annuncia sicura la donna. Di nuovo il Garden, torna il viso serio della Cielo:
«Con gli imbecilli del Ram Dao che stanno combinando casini su casini nell'area mediterranea, noi siamo ragionevolmente certi di poter accusare Kedives e i suoi di supporto attivo al terrorismo internazionale metaumano.»
«Ma non c'è uno straccio di prova a sostegno di questa teoria bizantina.»
«La posta in gioco è molto alta.»
Cinque secondi con due bambini che si rincorrono davanti ai gradini del Partenone.
«Ora che gli ingranaggi si sono messi in moto possiamo fare soltanto due cose: lasciare a quel bastardo di Kedives e a chi si schiererà con lui l'esclusiva sullo sviluppo di applicazioni a base di Teleforce, oppure intervenire e sottrarre alla Hypo i risultati di anni di esperimenti.»
«Per il bene del paese». Ribatte la voce di Ross, ironica.
«Per il bene del paese, del mondo, degli uomini di buona volontà. La veda come vuole. L'importante è che le ricerche di» interferenza audio e video «Kedives non diventino di proprietà di nostri... diretti concorrenti.»
Una donna inginocchiata a terra piange a pochi metri dal Madison Square Garden.
Split screen.
Sulla destra una sala operativa. Christina Cielo, militari in uniforme e uomini e donne in abiti civili. Sulla sinistra la webcam di un portatile inquadra un cinquantenne ispanico in camicia hawaiana seduto su un divano di pelle bianca e impegnato a battere sulla tastiera con aria concentrata. Sotto entrambe le inquadrature, la data 21 ottobre 2013 e l’ora: 22.00.
La Cielo sospira: «Diamo il via all’operazione Settembre.»
«Sissignore.» dice uno degli uomini nella stanza con lei, prima di prendere un cellulare e fare un numero. L’uomo sulla sinistra pochi istanti dopo si immobilizza al suono di una canzonetta pop.
Porta all’orecchio un antiquato cellulare.
«Le sere di settembre di solito sono miti.» dice il militare sulla destra.
«Io però preferisco il caldo dell’estate.» risponde l’uomo sulla sinistra.
«Speriamo che non piova.»
Il militare chiude la comunicazione e getta a terra il telefono, lo fracassano a pedate. Sull’altra metà dello schermo, l’uomo al computer chiude gli occhi. Quando li riapre, la mano con cui regge il cellulare è illuminata di azzurro.
La Cielo si sposta verso la porta:
«Io vado ad avvisare il segretario e il presidente. Tenetemi costantemente informata sugli sviluppi.»
L’ispanico porta l’apparecchio all’orecchio, attende, occhi socchiusi per la concentrazione, poi annuncia:
«Al Garden stasera sorgerà il fuoco di Loxias.»
Riattacca senza aspettare risposta, prende dal taschino della hawaiana quello che sembra un telecomando per garage. Di nuovo ha la mano avvolta da luce azzurra. Clicca il tasto centrale del telecomando e sussurra:
«Boom.»
La Stanza Ovale, inquadratura alta dalla sinistra della scrivania presidenziale. Lo staff e il presidente sono voltati verso la porta da cui è appena entrata Christina Cielo.
«Settembre?» domanda Romney.
«È iniziato Signore.» risponde lei.
Immagini di repertorio di Rodeo Drive, il cratere fumante dell’esplosione visto dall’alto.
Torna l’inquadratura dello staff presidenziale. Romney annuncia:
«Siamo nuovamente costretti a farci carico di un pesante fardello, confidiamo in nostro Signore che ci aiuti a sopportarlo e ci sia vicino in questo difficile momento. E che soprattutto ci perdoni per le vite innocenti che siamo costretti a sacrificare.»
Lo schermo della tv diventa nero, con in sovraimpressione una scritta:
Scusate l’interruzione. Spero abbiate gradito l’esportazione di un po’ di verità nella vostra grande nazione.
Nessuno parla, sebbene Scanner senta ondate di paranoia, inquietudine e ribrezzo annegare la stanza.
«Ditemi che partiamo lo stesso!» esclama Mercury, senza smettere di sorridere.
«Sì.» sputa Ross.
«Si va, allora!»

* * *

22 ottobre 2013, ore 05.55
Korinthos
Sede Centrale della Hypotetical Inc., ufficio del presidente

«Un po’ teatrale, ma d’effetto, Pavel.»
«Grazie. Per averlo messo insieme così in fretta, sono piuttosto soddisfatto del risultato.»
«Ci sono già reazioni?»
«Twitter e Facebook stanno impazzendo. Oh, c’è già anche una gif animata su Tumblr!»
Pavel la proietta sullo schermo, a fianco a Hestia che batte in ritirata senza smettere di sorridere: Christina Cielo ripete ancora e ancora il labiale di “Non me ne importa un cazzo delle accuse di quei fotticapre!”, occhi sgranati e ghigno iroso.
Kedives solleva il bicchiere in direzione della gif.
«Alla popolarità del tuo capo e alle tue chance di trovare un qualsiasi lavoro d’ora in poi, Christina!»
Nulla è più dolce che prendere a calci un bullo!
- - -

Capitolo scritto da Marina Belli (Space of Entropy blog)

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Grafica a cura di Giordano Efrodini

mercoledì 3 aprile 2013

Capitolo 8 - Stagione 2 (di Massimo Mazzoni)


2 Ottobre 2013
Cabo rojo, Playa Sucia,
Portorico

«Ciao Eric, ti ho sentito, vieni pure avanti, quale buon vento ti porta qui?»
L'uomo era seduto su una poltrona di vimini con un grande schienale rotondo che nascondeva tutta la persona, tranne i piedi, bianchi immacolati.
«Vento cattivo...» disse una voce amplificata.
Eric si avvicinò e urtò qualcosa a terra: era un anfibio, slacciato, l'altro era caduto di sotto dal patio di legno, nella sabbia.
«Attento a non ammaccarti l'armatura nuova!»
Si appoggiò alla balaustra e osservò il mare azzurro, che diventava trasparente in prossimità della spiaggia, bianca da abbagliare.
Si trovavano in una piccola baia, chiusa da due propaggini di terra ricca di vegetazione, sulla destra un basso promontorio con un faro.
Chiuse gli occhi: i microfoni gli rimandarono la risacca delle onde, placida, rilassante.
«Come ti trovi qui?»
«Non lo senti?»
Eric si voltò, la sua maschera trasparente rifletteva i raggi obliqui del tramonto.
«Ah, sei isolato lì dentro, scusa.»
«Non ti preoccupare, e comunque ho l'aria condizionata.»
Una debole risata dell'altro, che poi aggiunse: «Mi trovo bene dai, lo sai come si chiama la spiaggia?»
L'altro scosse il casco a destra e a sinistra.
«Playa sucia, cioè spiaggia sporca, mi piace razzolarci.»
«Non ne dubito.»
Alcuni gabbiani passarono stridendo a pelo d'acqua, evitando i pochi bagnanti che ancora si attardavano prima dell'aperitivo.
«Non ci siamo più visti... Da Aprile.»
L'uomo posò sul tavolino basso un bicchiere con del liquido rosso sul fondo e una fetta di lime come guarnizione.
«Già, come stai? Ti sei ripreso?» Poi aggiunse, rivolto a un cameriere: «Un altro Planter's Punch, por favor.»
«Io sto bene, ma non mi sembra lo stesso, per te, non hai combinato niente da allora, a parte gli incontri clandestini.»
Una risata cristallina.
«Non è un bel modo di ringraziarmi per averti salvato la vita, quello di venirmi a fare le prediche! E poi ultimamente la boxe serve a sfogarmi.»
«Non sono venuto per ringraziarti, ma per chiederti un favore.»
L'altro finì il suo drink e lo lasciò al cameriere, che gliene diede un altro uguale.
«Sentiamo, Super irriconoscente.» disse, buttando giù un lungo sorso.
«Hai sentito della Grecia?»
«Ah, allora non è un favore, è un'ordine dello START!»
«Abbiamo bisogno anche di te!»
«Senza Matt è dura, eh?»
«Non fare così.»
«Così come? Sto facendo qualche osservazione, dai, continua, prova a convincermi.»
***

Due ore dopo.

L'uomo si fermò davanti  al letto sfatto: tra le lenzuola scatole di pizza, tovaglioli e magliette con le gore sotto le ascelle.
Vi lasciò cadere sopra la sacca dell'Adidas e prese a ficcarci dentro indumenti appallottolati e sacchetti chiusi con lo scotch; poi soppesò un fagotto di velluto nero.
Lo aprì, rivelando un tirapugni cromato e una lunga catena che terminava con una stella rossa, premette il suo centro e cinque rasoi affusolati  scattarono fuori dalle cinque punte.
Soddisfatto, toccò di nuovo il meccanismo per nascondere le lame e mise il fagotto in una tasca interna della borsa.
Guardò l'orologio da polso.
Aprì la cassettiera: la felpa era piena di strappi, bruciature, macchie scure sulle parti rosse.
Buttò l'indumento sul letto, accanto alla borsa.
Prese un cellulare satellitare e fece una chiamata.
«Gioventù in azione, sezione di Calgary.»
«Devo parlare con lei, sono Alex.»
«Chi desidera, prego?»
«So del progetto, devo parlare con la Dottoressa Angela Solheim.»
Alcuni secondi di esitazione nella voce squillante dall'altra parte.
«Mi spiace ma ha sbagliato numero, qui non lavora nessuna...»
«Va bene, dica alla dottoressa che non lavora da voi che sto andando in Grecia, parto tra un'ora, lei sa come raggiungermi, se vuole.»
«Ma cosa...»
Spense il cellulare e se lo ficcò in tasca.
Andò all'armadio e prese una sacca da vestiti appesa a una gruccia.
L'aprì sul letto, un fazzoletto appallottolato cadde sulla moquette, la punta di un preservativo uscì dalla carta.
Era una tuta di gomma nera, con cappuccio,  sul davanti una decorazione in rilievo rossa, lucida, semirigida.
Vi picchiò le nocche, sembrava plastica ma era mille volte più resistente.
Era la parte superiore di uno scheletro.
Guardò la tuta rovinata, sospirò e cercò di piegare quella nuova per metterla nella borsa.
***

20 Ottobre 2013 - ore 23.30
Centro Ricerche della Hypotetical Inc.
Agia Paraskevi – Atene
Grecia

Stakanov sentì che lei era entrata in azione quando gli giunse il tipico scrocchiare di sedano di un'articolazione slogata, forse quella di un collo.
Poi due colpi rapidi, il clangore di un'arma che cadeva a terra, seguito dal rimbombo di un corpo che colpiva qualcosa, infine il sibilo gorgogliante dell'aria che usciva dai polmoni.
Li fa a pezzi!
Un fruscio prolungato poi ecco il blip della serratura magnetica che si apriva.
Stakanov si alzò dal riparo e corse verso il basso edificio di cemento, cercò di evitare le telecamere, passando vicino ai corpi dei due sorveglianti, probabilmente messi lì proprio per non essere visti.
Sentì i passi rapidi di lei, difficili da percepire singolarmente, che sembravano un unico suono, ritmico.
«Non così in fretta, giovane!»
Era una voce maschile, baritonale.
Quasi contemporaneamente sentì una scarica elettrostatica, poi un crepitio prolungato.
Yobanji, questo è un altro Super!
«Starcrusher?!» disse la ragazza.
Sfiorando il muro percorse un corridoio in ombra e arrivò a delle scale che scendevano giù.
«Miss Liberty, lei è appena entrata in un’area non autorizzata. Devo pregarla di allontanarsi immediatamente.» disse la voce maschile.
Le scariche elettriche erano vicine, ormai.
E infatti ne vide una, che avvolgeva come un serpente viola la balaustra delle scale, accanto a Libby.
La Super indossava una tutina di spandex nera, con inserti grigi e Stakanov non poté fare a meno di osservarla, ammirato.
Poi un improvviso senso di colpa per quello che era stato American Dream, lo fece desistere.
L'altro era un uomo di colore con un completo chiaro, estivo, continui flussi di energia viola partivano e ritornavano crepitando dal suo corpo.
Non è Starcrusher.
«Fossi in te mi leverei dai piedi. Non ti hanno insegnato che giocare con l’elettricità può essere pericoloso, girino?»
Nello stesso momento in cui Libby accennò a muoversi una scarica si staccò dalla ringhiera e la colpì sfrigolando al fianco.
Una propaggine si avvicinò a Stakanov, che si nascose dietro l'angolo della parete.
«Fossi in te non sarei così spavalda, come vedi noi girini ci sappiamo difendere.»
Intervengo?
Fece un passo poi si bloccò, in ascolto.
Percepì lo stridere delle suole di gomma sul pavimento, poi un urto ovattato che fece tremare la ringhiera e sussultare leggermente il pavimento.
Meglio di no.
Il crepitare delle scariche si attutì di colpo e poi diventò quasi impercettibile, prima di scomparire, sovrastato da altri rumori: uno scricchiolio di ossa spezzate e una rapidissima serie, quasi ininterrotta di colpi che sembravano lo scalpiccio di un bambino che giocava nel fango.
Yobanji!
Stakanov si gettò per le scale e sul pianerottolo c'era Libby, inginocchiata sul falso Starcrusher.
Gli mancava parte della testa.
«Mio Dio, cosa mi sta succedendo?» disse, cercando di pulirsi una poltiglia rossiccia dalle mani guantate .
«Già, che macello...»
Lei si voltò e in un attimo quelle mani luride erano attorno alla sua gola.
«S, sono dello...dello Stttart! Fe...ferma!»
Stakanov si divincolò e si liberò, proprio quando pensava di soffocare.
Dette un paio di colpi di tosse, piegato in due.
«Sei Stakanov? Quello di Admiral City?» chiese lei, pulendosi col fazzoletto tolto dal taschino del cadavere.
«Forse ancora per poco.»
«Scusami.» E gli porse il foulard.
«Non ti preoccupare, ultimamente succede anche a me...»
«Sei uno dei rimpiazzi?»
«Una specie di consulente esterno temporaneo»
Estrasse da una tasca della tuta da scheletro una sim e la porse all'altra, che la mise in un lettore inserito negli occhiali.
Dopo alcuni istanti annuì, si mise il visore sui capelli e lo scrutò con un sopracciglio alzato: «Dunque eri tu che mi seguivi, in questi giorni.»
«Sono stato discreto, dai.»
«E questo è il tuo famoso modo di ballare? Ti fai mettere le mani addosso dalla prima Super che passa?»
«Beh, solo se è simpatica come te e poi, mia cara, conosco anche balli più piacevoli di questo.»
Gli occhi verdi di lei scintillarono nella penombra.
«Non so se con me saresti al sicuro, tovarish Stakanov.»
Non se la tira più? La missione si fa interessante, come aveva detto Eric.
Libby controllò le tasche dell'abito di lino del super massacrato.
«Questo lo conoscevi, per caso?»
«No, ma aveva i poteri di Starcrusher.»
«Hanno già iniziato ad impiegarli, maledizione!»
Recuperò un tesserino magnetico, poi si voltò e tornò in ipervelocità, lasciando una scia scura, mentre giungeva in un attimo in fondo alle sei rampe di scale.
«Aspetta!»
Libby sussurrò, mentre passava la scheda nel lettore della porta blindata: «Probabilmente tra meno di dieci secondi suonerà l'allarme, non ho tempo di farti da badante, ci vediamo nel laboratorio!»
«Dobbiamo solo sabotare il progetto di Grant, niente questioni personali.»
«Sei qui per questo, no?»
Poi una interferenza ad alta frequenza sovrastò le ultime parole di Libby, che rientrò in ipervelocità
Forse non sarà così interessante, la missione.
- - -

Capitolo scritto da Massimo Mazzoni (Cose Morte blog)


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mercoledì 27 marzo 2013

Capitolo 7 - Stagione 2 (di Gian De Steja)


14 ottobre 2013 - Ore 10:35 
Québec City (Canada)

“Il cadavere di un uomo è stato trovato all’interno di un vecchio edificio nella periferia di Glifada, vicino a Atene. Si tratta di Dimitros Filippou, vicedirettore dello EYP, il Servizio Nazionale per l'Informazione. L’uomo, ricercato dalla polizia dopo essere fuggito dagli arresti domiciliari, era incriminato per…”

Qualcuno stava bussando alla porta. Libby spense il televisore. La visita di Blackjack di qualche settimana prima le aveva messo addosso uno strano senso di inquietudine e ansia. Che sia di nuovo Blackjack? Questa volta io…
Libby aprì la porta e rimase piacevolmente colpita dall’inaspettata visita: davanti a lei c’era Eric Meson, conosciuto ai più come Uranium, il vecchio collega dello START che non vedeva da quasi sei mesi. Senza dire una parola i due si strinsero in un abbraccio sincero, poi Libby gli fece cenno di entrare.
«Eric, come stai? Non hai una bella cera.» Uranium era tirato in volto e sembrava decisamente invecchiato rispetto al loro ultimo incontro. Pur conservando il proprio indiscutibile fascino, fra la chioma corvina erano spuntati numerosi capelli bianchi e il volto era solcato da due visibili occhiaie, probabile testimonianza di notti insonni.
«Ho passato un periodo d’inferno dopo l’incidente alla torre, Libby. Non so se per colpa del Flare di Teleforce o di Ammit, i miei poteri si sono amplificati e ho avuto parecchie difficoltà a controllarli per molto tempo.» Lei lo guardava con compassione. Comprendeva le difficoltà di Eric, perché anche lei e molti altri super avevano percepito un cambiamento nelle proprie abilità. Certamente però, i suoi poteri erano molto più governabili e meno pericolosi di quelli dell’amico.
«Inoltre,» proseguì Uranium «ho la sensazione di perdere il controllo più facilmente, come se avessi una rabbia repressa che talvolta necessito di sfogare. Rushmore dice che ci vorrà ancora un po’ di tempo prima di tornare alla normalità e grazie al suo aiuto ora va molto meglio rispetto a prima. Forse ha ragione lui.
Lo START mi ha fornito questi guanti speciali che mi aiutano nell’autocontrollo e una nuova armatura molto più potente... e fighissima.» Un occhiolino accompagnato da un accenno di sorriso illuminò il suo volto, diradando un po’ di nebbie dall’animo di Libby.
«Allora, dimmi un po’, come vanno le cose allo START? Ho saputo che avete ingaggiato forze fresche fra le vostre fila…»
«Le cose non vanno granché bene. So che Blackjack è stato qui e so che hai rifiutato di tornare con noi, quindi sarai informata della situazione Greca. Stanno scoppiando dei casini che presto ci troveremo fra capo e collo. Abbiamo organizzato un meeting con Fortress Europe per la settimana prossima, per decidere il da farsi. Loxias è una brutta gatta da pelare e ha il popolo dalla sua: è un megalomane che va in giro vestito come il Dio Apollo e pare che fra i tanti poteri abbia l’abilità di curare la gente e di affascinarla col suo charme.» Uranium guardò Libby per qualche attimo con apprensione, come se si aspettasse un suo intervento. Poi riprese con un’espressione fra il severo e il supplichevole: «Te lo devo proprio chiedere?»
«No, non ce n’è bisogno. Deciderò se riprendere il mio vecchio posto nello START a breve; prima devo fare luce su una faccenda di vitale importanza e non ho certo bisogno che l’apparato burocratico americano mi tarpi le ali. Cosa sai tu di Spencer Grant?» 


20 Ottobre 2013 – ore 23.35
Centro Ricerche della Hypotetical Inc.
Agia Paraskevi – Atene
Grecia

«Fossi in te mi leverei dai piedi. Non ti hanno insegnato che giocare con l’elettricità può essere pericoloso, girino?» Appena Libby prova a scattare per colpire l’uomo che ha davanti, la scarica violacea la colpisce di sorpresa spuntando dalla ringhiera al suo fianco e facendola crollare a terra dal dolore.
«Fossi in te non sarei così spavalda, come vedi noi girini ci sappiamo difendere.»
Senza dargli il tempo di portare un altro attacco, Libby balza addosso al nemico. In una piccola frazione di secondo la super riesce a individuare uno dei tanti punti deboli del corpo umano. L’obiettivo dichiarato è la gola: il pomo di Adamo, per la precisione. Senza neanche rendersi conto dell’accaduto, l’uomo viene sbattuto a terra per la potenza del colpo, senza possibilità di reagire. Le scariche si spengono immediatamente, come una lampada al plasma a cui hanno staccato la spina. Libby, in piena spinta adrenalinica si getta sul corpo inerme e atterra con un ginocchio sulla cassa toracica del malcapitato, provocando un sinistro rumore di ossa spezzate. Poi, una serie impressionante di pugni a catena sul volto dell’uomo, esauriscono definitivamente le sue speranze di sopravvivenza.
La donna guarda sgomenta il volto devastato della vittima e le proprie mani lordate di sangue e di pezzi di faccia. «Mio Dio, cosa mi sta succedendo?»
- - -

Capitolo scritto da Gian De Steja (Dio disse Kung blog)


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martedì 11 dicembre 2012

Capitolo 34 (di Angelo Benuzzi)



Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:00

Ammit si rialzò, l’impulso cieco della fame sopraffatto da una nuova sensazione. Tremava tutta, sussulti sempre più violenti che sembravano poterla smembrare da un momento all’altro. Attorno a lei si diffuse una vibrazione, una nota cupa a limite degli infrasuoni. Un punto luminosissimo, azzurro-bianco, si manifestò all’altezza del suo petto. I residui di consapevolezza di Isabelle, il nucleo di istinti che costituivano l’identità di Ammit morirono in quel momento, annientati dalla luce insostenibile della Teleforce.
L’energia assorbita aveva raggiunto la massa critica, oltre al limite sostenibile per un essere umano, oltre alle possibilità di un qualsiasi essere vivente basato sulla chimica del carbonio. In pochi secondi il punto si espanse fino a saturare la forma-Ammit e cominciò a crescere. Mentre cresceva, un metro alla volta, la nuova creatura diventò cosciente. Prima di sé, poi dell’ambiente che la circondava. Arrivata a trenta metri di altezza, con una forma che ancora assomigliava a quella umana, la creatura si guardò attorno, cercando altri come lei. La sua visuale spaziava dall’ultravioletto all’infrarosso, mettendo in evidenza la presenza di Teleforce. In un sussulto di volontà espanse ancora la sua coscienza, arrivando ad abbracciare tutto il pianeta e spingendosi fino alle fasce di Van Allen.
Sola. Non aveva pari. Levò verso il cielo le sue appendici superiori ed estese filamenti azzurri in tutte le direzioni, pronta a collegarsi a tutte le sorgenti di Teleforce per riassorbirle dentro di sé.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:05

Eric Meson era sotto choc. In tutti i suoi anni da super aveva visto di tutto, era stato testimone e spesso causa di innumerevoli morti. Il flare di Teleforce di poco prima lo aveva lasciato scosso, sembrava aver portato via la sua capacità di concentrarsi e di controllare la sua armatura. In più si era abituato ad essere l’arma finale, il risolutore delle crisi peggiori. Eppure quella cosa, Ammit, aveva praticamente ignorato i suoi colpi e ora… ora era diventata qualcosa che Uranium non riusciva a comprendere. Dopo tanti anni Meson riscoprì cosa volesse dire avere paura. Libby scomparsa insieme a Mezzanotte, American Dream fatto a pezzi, tutti gli altri... e sentire dentro di sé la pressione del proprio potere cambiare.
«Eric? Uranium? Mi senti? Riesci a sentirmi?»
Lontana, la voce di Rushmore alla radio era troppo lontana. Meson crollò a sedere, incapace di continuare a combattere.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:10

«Rushmore, sto ascoltando la mente di Uranium. E’ nel panico, dobbiamo fare qualcosa alla svelta.»
«Non sai neppure quanto alla svelta,» Rushmore fissava due schermi del centro di controllo «i livelli di potenza di quella cosa sono completamente fuori scala e come se non bastasse da Washington è arrivato l’ordine di lancio. Lo vedi quello?» Indicò la sagoma nera di un sommergibile, appena emerso nell’oceano a duecento chilometri da Admiral City «Ecco la risposta del Presidente a tutti i problemi. SSBN-742, il Wyoming.»
Scanner lesse il resto nella mente dell’amico. Armi nucleari, missili MIRV multi testata. Romney aveva deciso di sacrificare Admiral City per fermare la nuova minaccia. No. Non glielo avrebbe permesso.
«Rushmore, mi occupo io del Wyoming. Tu aiuta Eric, possiamo ancora farcela!»
Scanner si distese a terra e proiettò la sua mente verso i quindici ufficiali del sommergibile. Doveva guadagnare tempo.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:10

La creatura aveva raggiunto la sua piena estensione, era intimamente connessa con ogni traccia di Teleforce sulla superficie del pianeta e si era spinta fino a grande profondità nella crosta terrestre nella sua ricerca. Era tempo di raccogliere, di riunire il tutto per crescere ancora e raggiungere così la sorgente dell’energia, in un altro strato della realtà.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:15:55

Rushmore aveva preso il controllo dell’armatura di Uranium, allontanandolo dalle immediate vicinanze della Salazar Tower. Eric continuava a non voler rispondere ai suoi appelli via radio e i livelli di radiazioni che emetteva stavano diventando preoccupanti. Le videocamere dell’armatura mostravano la creatura nella sua piena estensione e quei sottili filamenti che finivano con il perdersi negli strati alti dell’atmosfera lo preoccupavano. Allo stesso tempo seguiva i risultati dell’operato di Scanner; il telepate aveva avuto un’idea geniale. Sapendo che il protocollo del lancio di armi nucleari richiedeva la conferma dei codici da parte di due ufficiali a bordo aveva confuso sia il ricordo che la percezione di due cifre del codice, rendendolo così diverso per tutti e quindici gli ufficiali. Il comandante stava inviando messaggi sempre più confusi alla base di Groton. Improvvisamente lo schermo del controllo dell’armatura si bloccò, la scritta MANUAL OVERRIDE a lampeggiare in rosso.

Pentagon War Room
Washington, D.C.
23 Aprile 2013
Ore 00:16:00

Il presidente Romney era passato, insieme a tutto il suo staff, nella War Room sotterranea del Pentagono dove aveva trovato ad attenderlo i Segretari di Stato e della Difesa. Altri membri del governo, insieme al vice presidente Ryan, erano in volo verso il comando del NORAD. L’intero sistema militare americano era passato in Defcon-1. I principali leader mondiali stavano seguendo al situazione, ognuno seguendo i suoi piani di emergenza. Se la situazione a Puerto Rico fosse sfuggita di mano Romney era disposto a farla bombardare sia dai russi che dai cinesi, la verità non sarebbe mai arrivata all’opinione pubblica.
«Signor Presidente, il Wyoming è in posizione di lancio.»
«Perché non ha già sparato quei maledetti missili? Ho dato l’ordine esecutivo un quarto d’ora fa!»
«Signore, pare che ci siamo dei problemi con i codici di lancio. Stiamo attivando un secondo sommergibile ma ci vorrà ancora qualche tempo. Il Rhode Island sarà pronto al lancio tra undici minuti.»
«Va bene! Massa di incapaci, mi domando come avete sprecato i miliardi che costate ogni anno!»

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:16:00

Eric Meson aveva ritrovato se stesso. Aveva accettato di poter morire, di cadere come American Dream. Con un sussurro attivò la configurazione più estrema dell’armatura, ignorando una volta di più la voce concitata di Rushmore. Puntò entrambe le mani verso la creatura e chiuse gli occhi, lasciando che tutto il suo dolore, la sua rabbia e la sua frustrazione avessero la meglio sui condizionamenti che aveva appreso negli anni. Una volta Rushmore gli aveva detto di non essere in grado di calcolare a che livello di potenza potesse arrivare, era arrivato il momento di scoprirlo. L’aria attorno a lui iniziò a ionizzarsi, le sue mani a brillare di una luce verdeblu ultraterrena. I contatori Geiger dell’armatura andarono dritti fuori scala.

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:16:05

La creatura cominciò ad evocare a sé il potere della Teleforce, attivando tutte le propaggini che aveva diffuso per il pianeta. In tutto il mondo i super umani sentirono improvvisamente un dolore acutissimo, un gelo terribile scendere nel profondo delle loro anime. In Giappone, in California, nelle Filippine, in Turchia, in Iran e in Cile iniziarono a prodursi scosse di terremoto. Quando il dolore arrivò alla mente di Uranium la reazione fu il rilascio della sua piena potenza.
Raggi gamma. Un fascio di energia erogato poco sotto la velocità della luce a una potenza devastante, petajoule concentrati su un’area ristrettissima. La creatura cercò di assorbire l’onda di energia, per una frazione di secondo passò dal blu a un bianco accecante, crescendo enormemente di statura quasi potesse lanciarsi verso la stratosfera. Poi la materia che la componeva collassò. Da neutroni, protoni ed elettroni fino a degradare in adroni, mesoni e barioni, fino a dissolversi del tutto. Il suo urlo di morte riecheggiò dalle frequenze radio fino agli ultravioletti mentre le particelle elementari che l’avevano composta venivano scagliate oltre gli strati superiori dell’atmosfera fino ad impattare con le fasce di Van Allen.
Per un brevissimo istante la Terra brillò di luce propria, un lampo azzurro-bianco.
Per lo stesso istante, nella mente di tutti i super del mondo arrivò un frammento della consapevolezza della creatura.

Pentagon War Room
Washington, D.C.
23 Aprile 2013
Ore 00:17:00

«Signor Presidente, novità da Admiral City. I satelliti hanno registrato un evento anomalo e ora quella creatura sembra essere svanita. Livelli di Teleforce poco sopra la norma, la radioattività ambientale ha avuto un picco fuori scala ma ora sembra essere ritornata allo standard.»
Romney non rispose, lo sguardo fisso sullo schermo principale. Il centro di Admiral City ripreso dall’orbita bassa.
«Signore, siamo a T meno dieci minuti per il lancio dal Rhode Island. Il Wyoming ha ripreso l’operatività ed è a T meno tre minuti. Signore? Proseguiamo con i lanci?»
«No.» La voce del Presidente era bassissima. «Annullare. Passiamo a Defcon-2.»

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:18:00

Rebel Yell faticava a tenere gli occhi aperti, il dolore alle tempie era quasi insopportabile. Attorno a lui il resto degli Old Timers si stava rialzando lentamente. C’era un silenzio surreale. Mosse qualche passo incerto, rischiando di inciampare sulle macerie. Nessuna traccia della creatura, sembrava non si muovesse nulla in tutta la zona. Rinfoderò le pistole.
«E’ finita.» Persino la sua voce aveva un eco strano.
«Che si fa ora?» Anche Shock to the System era riuscito ad alzarsi e si guardava attorno spaesato.
«Che facciamo? Ci diamo da fare.» Rebel si stava riprendendo.«Prima che arrivi la Guardia Nazionale passeranno parecchie ore, ci sono sicuramente moltissime persone che hanno bisogno di aiuto. Tiratevi su, forza!»
Poco lontano anche Stakanov e Musashi si erano rimessi in piedi. Il russo stava aiutando Boner a mettersi a sedere. Brawler e Sniper erano rimasti al suolo, apparentemente non operativi.  

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:18:00

Rushmore si era ripreso, aveva controllato le condizioni di Scanner che era ancora incosciente. Metà della strumentazione era partita ma lo schermo con la telemetria dell’armatura di Eric era ancora acceso. SYSTEM FAULT. Nessun dato dalle telecamere o dai sensori, persino il localizzatore GPS era andato. Mentre si dava da fare per riattivare più sistemi possibile teneva d’occhio le comunicazioni del Wyoming, fu un vero sollievo vederlo iniziare le manovre di allontanamento.
Altri schermi inquadravano porzioni diverse di Admiral City, zone in cui erano stati localizzati i Triari. Erano tutti a terra, apparentemente morti. Rushmore continuò a darsi da fare, cercando di costringere la sua mente lontano dal dolore. American Dream fatto a pezzi, Libby dispersa, Uranium probabilmente annientato, tutti gli altri…

Mar dei Caraibi
30 miglia a Nord di Puerto Bolivar, Colombia
Ore 00:18:00

Lady Liberty riprese conoscenza, spossata oltre ogni sua precedente esperienza. Attorno a lei c’erano tre persone, sconosciuti che la fissavano con aria preoccupata.
«Dove… dove sono?»
Le rispose il più giovane, in un inglese fortemente accentato.
«Sulla Madre de Dios signora, questo è un peschereccio. L’abbiamo vista venire giù dal cielo.»
Le tornò tutto alla mente, sequenze tanto dolorose quanto nitide. Doveva capire cosa era successo.
«Avete una radio? Un telefono satellitare?»

Pentagon War Room
Washington, D.C.
23 Aprile 2013
Ore 00:32:00

Il Presidente Romney era passato nella sala videoconferenze, da solo. Dai monitor lo fissavano Vladimir Putin, Hu Jintao e Manmohan Singh.
«Signori, possiamo dirci soddisfatti. Alla fine siamo riusciti a fermare Salazar e a disfarci di parecchi super umani. Stiamo già provvedendo a confiscare tutte le proprietà e le strutture delle Salazar Industries in territorio americano, immagino stiate facendo lo stesso nei vostri paesi.»
Cenni di assenso, sorrisi tirati. Fu Putin a rispondere.
«Come farà con la stampa? La decisione di bombardare Admiral City verrà fuori prima o poi, le sarà difficile rimanere in carica.»
Mitt Romney si versò da bere, alla faccia dei precetti mormoni. C’erano momenti in cui due dita di Bourbon era necessarie.
«Ci penserà Paul Ryan, il mio vice. Io continuerò il nostro lavoro da fuori. Scaricheremo tutte le responsabilità sui super e su Salazar.»
Alzò il bicchiere verso i capi di stato, un muto brindisi.
«Ho fatto quello che dovevo, la storia me ne renderà merito.»

Admiral City
23 Aprile 2013
Ore 00:55:00

Fu Stakanov a trovare Uranium, sul tetto di un palazzo vicino ai resti della Salazar Tower. L’armatura era annerita, la postura fetale. Il russo trovò un pannello di emergenza sul dorso, lo aprì a forza. All’interno un unico led verde pulsava debolmente.
«невероятный, è un miracolo.» Pensò Stakanov. «Quest’uomo è davvero difficile da uccidere.»      


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