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mercoledì 5 giugno 2013

Capitolo 17 - Stagione 2 (di Marina Belli)


22 ottobre 2013, ore 05.05
Korinthos
Sede Centrale della Hypotetical Inc., livello -4

Le piantine di Clark sono più che affidabili.
Sibir e gli spetsnaz procedono con cautela, se svoltano a sinistra e seguono il corridoio per altre tre intersezioni, saranno al laboratorio di Grant.
L’uomo in testa si appoggia contro il muro, sbircia oltre l’angolo e emette un verso strozzato.
Si tira indietro con il capo avvolto dalle fiamme, incespica e cade a terra.
Sibir lancia un dardo di plasma oltre l’angolo, si affaccia.
Una ragazzina dai tratti orientali attende dall’altro lato del corridoio, fasciata in una tuta nera con inserti color fuoco.
«Sibir!» esclama la ragazzina, sorridente da orecchio a orecchio.
Le risponde con due dardi di plasma che si sciolgono quando la colpiscono. La ragazza non smette di sorridere e cantilena:
«Roses are red, violets are blue, my name is Hestia, and I will burn you!»
I disegni sulla tuta si animano mentre Hestia solleva le braccia, diventano lingue di fuoco che schizzano come proiettili verso Sibir.
Sarà una notte interessante.

* * *

22 ottobre 2013, ore 05.09
Korinthos
Sede Centrale della Hypotetical Inc., ufficio del presidente

Il tritono distrae Kedives dall’andamento della borsa di Tokyo.
«Mi dica, Pavel.» dice alla stanza vuota.
La voce echeggia nell’ufficio, liscia come seta:
«Gli americani hanno messo in moto Settembre.»
«Ha registrato tutto.»
«Come sempre, signore.»
«Bene. Si tenga pronto.»
«Sì, signore. La polizia riferisce che due persone, probabilmente Super, sono fuggite dalle rovine del laboratorio di Agia Paraskevi. Ne hanno perso le tracce. E Hestia ha disubbidito all’ordine di non attaccare Sibir.»
Kedives storce la bocca, va al mobiletto bar.
«Come sta andando?»
«Si stanno studiando. Le mando il feed?»
«Perché no.»
La voce di Pavel tace, le immagini di un corridoio di uno dei livelli sotterranei, ripreso da due angolazioni diverse, si affiancano a quelle di telegiornali vari. Hestia ha fatto esattamente quel che le aveva detto di non fare. Impossibile resistere alla tentazione di scontrarsi con qualcuno di simile. La capisce. Meglio di sfidare un simile c’è solo giocare allo stesso gioco dei bulli, con le stesse regole, nella speranza di prenderli a calci in culo.
Kedives si versa un dito di scotch, poi chiama:
«Pavel.»
«Sì?»
«Loxias?»
«È uscito, da circa…»
«Non importa da quanto sia uscito. Dove è andato?»
«Non lo ha specificato. La Pizia è con lui, ha detto…» Pavel si interrompe, sostituito da una registrazione della voce distaccata della Pizia che annuncia:
«I cinque americani si sono meritati il caldo benvenuto da parte di Loxias.»
Silenzio.
«Devo richiamarlo?» domanda Pavel, neutro.
«No. Sa quel che fa.»
Su uno degli schermi, Hestia è avvolta da fiamme dalle punte verde scuro e le lancia a manciate verso Sibir e i suoi accompagnatori.
«Ah, Pavel? Mi mostri anche un feed dei sensori strutturali. Non vogliamo che ci crolli l’edificio sotto il culo, come quel coglione di Salazar, vero?»
«No signore!» esclama Pavel. Ride pure. Da segnare sul calendario.

* * *


Island Stone, Admiral City, Puertorico
21 ottobre 2013, ore 22.40

«Era anche ora!» sbuffa Blackjack quando la voce di Ross, amplificata dalla Drakkar 1, annuncia che hanno il via libera definitivo, dopo quella stronzata del “all'arrivo dovete attendere il nostro segnale, prima di mettere piede sul suolo greco”.
Scanner non ha bisogno di guardare Blackjack o gli altri per sapere che anche loro pensano che è passato troppo poco tra l’annuncio della telefonata anonima in tv e il via libera definitivo. Che è tutto molto sospetto.
Quello che si pone meno domande sulle circostanze è Mercury, impegnato a immaginare la Grecia, e a chiedersi se morirà un’altra volta.
«Forza, venite tutti qui!» chiama Jolly. «Più vicini, e ora prendetevi per mano. Non lasciate la presa, non agitatevi, non vomitate nelle armature. Niente uscite di sicurezza, niente aperitivi, ma sarà divertente, giuro! È la prima volta che trasporto così tante persone in una sola volta!»
«Non suona rassicurante, Teddy!» esclama Uranium.
Il teleporter non fa in tempo a rispondere. Dalla tv rimasta accesa, arriva un bip prolungato che li fa girare tutti.
Qualche secondo di monoscopio con al centro una maschera bianca ridente, segnata da baffetti sottili e pizzetto neri, poi compare il viso di una donna dai capelli grigi che parla in camera, come se fosse impegnata in una videoconferenza. Una barra rossa alla base dell’inquadratura reca la scritta: Christina Cielo, vicesegretario alla Difesa USA, 21 ottobre, ore 15.
«Non me ne frega assolutamente nulla se lei reputa inopportuno l'intervento del team di superumani dello START in territorio greco. Quello che le sto dando è un ordine. Se le faccio il favore di discutere la faccenda è solo per motivi di ordine pratico.»
La voce di Ross, fuoricampo:
«Stiamo già ricevendo accuse di aver violato la sovranità territoriale greca e...»
«Non me ne importa un cazzo delle accuse di quei fotticapre! Inoltre lo staff del presidente sta lavorando per rendere sacrosanto l'intervento del nostro team superumano in loco.»
Il viso della Cielo viene sostituito dal rogo del Garden per una manciata di secondi.
Scanner si volta a guardare Ross nell’armatura, torna a dargli le spalle.
«Abbiamo tutto ciò che serve per avanzare la necessità di esportare un po' di democrazia.» annuncia sicura la donna. Di nuovo il Garden, torna il viso serio della Cielo:
«Con gli imbecilli del Ram Dao che stanno combinando casini su casini nell'area mediterranea, noi siamo ragionevolmente certi di poter accusare Kedives e i suoi di supporto attivo al terrorismo internazionale metaumano.»
«Ma non c'è uno straccio di prova a sostegno di questa teoria bizantina.»
«La posta in gioco è molto alta.»
Cinque secondi con due bambini che si rincorrono davanti ai gradini del Partenone.
«Ora che gli ingranaggi si sono messi in moto possiamo fare soltanto due cose: lasciare a quel bastardo di Kedives e a chi si schiererà con lui l'esclusiva sullo sviluppo di applicazioni a base di Teleforce, oppure intervenire e sottrarre alla Hypo i risultati di anni di esperimenti.»
«Per il bene del paese». Ribatte la voce di Ross, ironica.
«Per il bene del paese, del mondo, degli uomini di buona volontà. La veda come vuole. L'importante è che le ricerche di» interferenza audio e video «Kedives non diventino di proprietà di nostri... diretti concorrenti.»
Una donna inginocchiata a terra piange a pochi metri dal Madison Square Garden.
Split screen.
Sulla destra una sala operativa. Christina Cielo, militari in uniforme e uomini e donne in abiti civili. Sulla sinistra la webcam di un portatile inquadra un cinquantenne ispanico in camicia hawaiana seduto su un divano di pelle bianca e impegnato a battere sulla tastiera con aria concentrata. Sotto entrambe le inquadrature, la data 21 ottobre 2013 e l’ora: 22.00.
La Cielo sospira: «Diamo il via all’operazione Settembre.»
«Sissignore.» dice uno degli uomini nella stanza con lei, prima di prendere un cellulare e fare un numero. L’uomo sulla sinistra pochi istanti dopo si immobilizza al suono di una canzonetta pop.
Porta all’orecchio un antiquato cellulare.
«Le sere di settembre di solito sono miti.» dice il militare sulla destra.
«Io però preferisco il caldo dell’estate.» risponde l’uomo sulla sinistra.
«Speriamo che non piova.»
Il militare chiude la comunicazione e getta a terra il telefono, lo fracassano a pedate. Sull’altra metà dello schermo, l’uomo al computer chiude gli occhi. Quando li riapre, la mano con cui regge il cellulare è illuminata di azzurro.
La Cielo si sposta verso la porta:
«Io vado ad avvisare il segretario e il presidente. Tenetemi costantemente informata sugli sviluppi.»
L’ispanico porta l’apparecchio all’orecchio, attende, occhi socchiusi per la concentrazione, poi annuncia:
«Al Garden stasera sorgerà il fuoco di Loxias.»
Riattacca senza aspettare risposta, prende dal taschino della hawaiana quello che sembra un telecomando per garage. Di nuovo ha la mano avvolta da luce azzurra. Clicca il tasto centrale del telecomando e sussurra:
«Boom.»
La Stanza Ovale, inquadratura alta dalla sinistra della scrivania presidenziale. Lo staff e il presidente sono voltati verso la porta da cui è appena entrata Christina Cielo.
«Settembre?» domanda Romney.
«È iniziato Signore.» risponde lei.
Immagini di repertorio di Rodeo Drive, il cratere fumante dell’esplosione visto dall’alto.
Torna l’inquadratura dello staff presidenziale. Romney annuncia:
«Siamo nuovamente costretti a farci carico di un pesante fardello, confidiamo in nostro Signore che ci aiuti a sopportarlo e ci sia vicino in questo difficile momento. E che soprattutto ci perdoni per le vite innocenti che siamo costretti a sacrificare.»
Lo schermo della tv diventa nero, con in sovraimpressione una scritta:
Scusate l’interruzione. Spero abbiate gradito l’esportazione di un po’ di verità nella vostra grande nazione.
Nessuno parla, sebbene Scanner senta ondate di paranoia, inquietudine e ribrezzo annegare la stanza.
«Ditemi che partiamo lo stesso!» esclama Mercury, senza smettere di sorridere.
«Sì.» sputa Ross.
«Si va, allora!»

* * *

22 ottobre 2013, ore 05.55
Korinthos
Sede Centrale della Hypotetical Inc., ufficio del presidente

«Un po’ teatrale, ma d’effetto, Pavel.»
«Grazie. Per averlo messo insieme così in fretta, sono piuttosto soddisfatto del risultato.»
«Ci sono già reazioni?»
«Twitter e Facebook stanno impazzendo. Oh, c’è già anche una gif animata su Tumblr!»
Pavel la proietta sullo schermo, a fianco a Hestia che batte in ritirata senza smettere di sorridere: Christina Cielo ripete ancora e ancora il labiale di “Non me ne importa un cazzo delle accuse di quei fotticapre!”, occhi sgranati e ghigno iroso.
Kedives solleva il bicchiere in direzione della gif.
«Alla popolarità del tuo capo e alle tue chance di trovare un qualsiasi lavoro d’ora in poi, Christina!»
Nulla è più dolce che prendere a calci un bullo!
- - -

Capitolo scritto da Marina Belli (Space of Entropy blog)

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Impaginazione a cura di eBookAndBook
Grafica a cura di Giordano Efrodini

mercoledì 22 maggio 2013

Capitolo 15 - Stagione 2 (di Masca Micilina)


New York 
21 ottobre 2013 ore 22.01

«Times cronaca, buona sera come posso esserle utile? »
«Daily News, buonasera.»
«Buonasera New York Post, con chi desidera parlare? »
….
«Al Garden stasera sorgerà il fuoco di Loxias.» Click.
….
«Come? Ma chi parla?»
«Cos’è uno scherzo?»
«Pronto, pronto?»

***

Alba del 21 Ottobre 2013.
Egitto, Il Cairo.
Palazzo del Grande Toth.

Arrivare al Sarcofago fu facile. I Canopi e i pochi girini che aveva incontrato giacevano a terra, carbonizzati. Non avevano opposto resistenza, anzi pareva che il loro sguardo avvolto dalle fiamme fosse pervaso da una sorta di estasi mistica.
Sembrava fossero contenti di morire.
Wael guardò Agni da sotto la maschera.
Sorrise. Un sorriso vestito di rassegnazione.
«Ciao campione! Non fa bene alla pelle stare sempre a mollo, sai?»
Toth sbuffò.
«Mi spiace, non ti capisco. Sai, non parlo la lingua delle bolle»
«Dipendesse da me, ti ridurrei un crostino, ma sei fortunato. Scommetto che non sai di avere un amico. Un grande amico, perché solo un amico del cuore potrebbe farti un regalo come questo.»
Con teatralità estrasse dalla cintura ignifuga una fialetta. La ruppe e la versò nel sarcofago in cui giaceva il grande Toth.
«Una piccola cura ricostituente.»
Lo sguardo di Wael tradì la sua sorpresa e le domande che si stavano facendo largo nella sua mente.
«Quando uscirai dal bagnetto, ricordati del tuo caro amico Mitt che ti ha inviato questo piccolo dono per farsi perdonare.»
E con la teatralità che lo caratterizzava Agni se ne andò.
Fuori dal palazzo respirò a pieni polmoni l’aria satura di monossido di carbonio. Gli sembrò aria di montagna.
Lo sguardo di Toth gli aveva gelato il sangue nelle vene.
Non aveva mai provato una paura simile in tutta la sua vita.
Ormai il più era fatto. Ora bastava sparire e al diavolo Toth,  Ram Dao e tutti quei pazzi scatenati. D’ora in poi si sarebbe goduto i soldi, tanti soldi, che il big boss aveva versato sul suo conto svizzero.
Gli girava la testa, doveva essersi stancato parecchio perché non si sentiva molto bene.

***

Washington D.C.
Casa Bianca
21 ottobre 2013 Ore 22.00

Christina Cielo odiava viaggiare, soprattutto quando era costretta a farlo senza preavviso e in fretta. Il trasferimento da Island Stone a Washington era stato veloce ma dannatamente scomodo. Si massaggiò lentamente le tempie. Odiava quei giorni. La facevano sentire debole e non le piaceva quella sensazione: la debolezza è dei perdenti. Lei era abituata a vincere e quel dannato mal di testa le faceva ricordare che era sempre e solo un essere umano. E come tale avrebbe potuto anche fallire. Ma non questa volta.
Si alzò, uscì dall’ufficio e scese nella sala operativa.
«Aggiornatemi sulla situazione.»
«Il colonnello Ross e la sua squadra sono in partenza, Signore.»
«Bene, confermi loro che all’arrivo devono attendere il nostro segnale prima di posare i loro dannati piedi sul territorio greco.»
«Sissignore.»
Il soldato diede la conferma alla squadra in partenza.
Il vice segretario sospirò: «Diamo il via all’operazione Settembre .»
«Sissignore.»
L’operatore prese un cellulare usa e getta e compose un breve numero. Attese qualche istante e poi disse: «Le sere di settembre di solito sono miti.» Attese la risposta e aggiunse «Speriamo che non piova.». Chiuse la comunicazione e gettò a terra il telefono. Un soldato si fece avanti e con due precisi colpi di stivale fracassò l’apparecchio.
«Io vado ad avvisare il segretario e il presidente. Tenetemi costantemente informata sugli sviluppi.»
Christina uscì dalla sala riunioni smozzicando parole veloci.
Il piantone scattò sugli attenti ma la donna lo ignorò. Il soldato giurò di averla sentita mormorare  …doni e abbia pietà di noi.

***



New York City
Madison Square Garden
21 ottobre 2013 Ore 22.15

Il Madison Square Garden è imballato. Pieno in ogni ordine di posto. Ventimila persone stanno cantando insieme ai Coldplay nell’encore di quello che Rolling Stone ha definito lo show più bello degli ultimi dieci anni.
In the night, the stormy night,
She closed her eyes.
In the night, the stormy night,
Away she flied.
And dreamed of para-para-paradise,
Para-para-paradise,
Para-para-paradise,
Whoa-oh-oh oh-oooh oh-oh-oh.

I braccialetti luminosi che ogni spettatore ha ricevuto all’ingresso si accendono e si spengono all’unisono seguendo il ritmo della canzone. Il pubblico canta, salta e balla. L’aria è satura di divertimento e di adrenalina.
Paradise sta per finire e i braccialetti si accendono e si spengono sempre più velocemente.
Al colpo finale del rullante si accendono per l’ultima volta.
Poi non si spengono più.
E iniziano a prendere fuoco.

***

Washington D.C.
Casa Bianca
21 ottobre 2013 Ore 22.15

«Settembre? »
«E iniziato Signore»
«Qualcuno accenda la tv. Il pacco è stato consegnato? »
«Sì Signor Presidente.»
«E il corriere?»
«Tra qualche ora non esisterà più nessun corriere.»
«Bene, speriamo solo di aver fatto la scelta giusta. Altrimenti siamo tutti morti.»
Nessuno osò ribattere.
«E quando dico tutti, non parlo solo di noi, ma dell’intero popolo Americano se non riusciremo a convincere Toth a stare dalla nostra parte. Siamo nuovamente costretti a farci carico di un pesante fardello, confidiamo in nostro Signore che ci aiuti a sopportarlo e ci sia vicino in questo difficile momento. E che soprattutto ci perdoni per le vite innocenti che siamo costretti a sacrificare.»
«Signore, ci siamo.»
«Alzi il volume.»

***

Alba del 21 Ottobre 2013.
Egitto, Il Cairo.
Palazzo del Grande Toth.

Wael Ghaly se ne stava seduto sul bordo del sarcofago e rideva.
Fino a pochi minuti prima era sicuro di morire. Quando aveva visto quell’idiota entrare aveva pensato che tutto fosse finito. Invece il liquido ambrato che aveva buttato nell’arca si era lentamente mescolato sprigionando una debole luce che aveva invaso tutto il sarcofago. Pochi secondi e il suo corpo aveva prosciugato tutto il liquido ridandogli un’energia che non sentiva da tempo immemore.
Forse non era stata la scelta giusta quella di ritirarsi in esilio mentre il suo popolo stava lentamente decadendo. Decadimento che stava intaccando lo stesso Toth che, ormai vinto dal tedio, era diventato l’ombra di se stesso. La felicità che induceva attraverso il suo potere non era altro che una droga. Un re non si comporta così con il suo popolo e nemmeno un Dio. Aveva sbagliato. Di nuovo.
E di nuovo si trovava tra i piedi quel bastardo di Romney che aveva trovato il modo di rimetterlo in gioco pur sapendo di rischiare la sua stessa vita.
Perché?
Non era ancora al massimo, ma poteva reggersi in piedi e concentrarsi come non gli capitava da molto tempo. Aveva l’occasione di tornare, non come prima, ma più forte e più potente. Bastava richiamare a sé le parti che aveva sparpagliato in giro per il mondo: doveva richiamare i canopi. Il loro potere, il SUO potere, insieme alla parte di Ammit che ora albergava in lui lo avrebbe fatto risorgere. Lo avrebbero reso simile a un Dio. Un Dio che avrebbe fatto rinascere il suo popolo e lo avrebbe portato alla conquista del mondo.
Prima però doveva fare una visita al suo nuovo amico.
Intanto, nel mondo, i Wael Ghaly stavano iniziando a morire.
A ogni morte anche il vero Wael o quello che rimaneva della sua parte umana moriva.
Mentre il Grande Toth nasceva a nuova vita.

***

Washington D.C.
Sala Ovale della Casa Bianca
21 ottobre 2013 Ore 22.35

Il televisore led appeso alla parete emanava una flebile luce rossastra.
I pochi astanti, in piedi, ascoltavano il giornalista che concitatamente leggeva notizie su notizie quasi mangiandosi le parole. Era visibilmente scosso.
«…l’accesso al Garden è impossibile. Le fiamme, come potete vedere alle mie spalle, sono altissime…I vigili del fuoco non possono fare nulla se non cercare di circoscrivere l’incendio. E’ stato richiesto l’intervento dei Canadair. E’ ancora troppo presto per capire quali possano essere state le cause. Non ci sono state esplosioni, quindi si esclude per il momento l’ipotesi di una o più bombe. Inquietanti voci, non confermate, parlano di persone che prendevano fuoco spontaneamente. Qualcun altro parla di un difetto nei braccialetti elettronici che sono stati dati agli spettatori e che erano parte integrante dello show. Al momento non si può ancora quantificare il numero delle vittime, che però sembra altissimo. Ricordiamo che si stava svolgendo il concerto del gruppo pop britannico dei Coldplay e che il Madison Square Garden era esaurito con quasi ventimila presenze.»
Nessuno parlava.
Romney si diresse verso il bar e si versò una dose abbondante di Wild Turkey. Fece per chiudere la bottiglia ma si fermò. Prese altri bicchieri e disse: «Non penso di sbagliare se dico che ne avete bisogno anche voi.»
Intanto sullo schermo il giornalista continuava a ricevere agenzie su agenzie. Le leggeva pedissequamente intercalando la lettura con sembra, pare e da confermare.
A un certo punto si bloccò e mise una mano sull’auricolare per capire meglio che cosa gli stavano dicendo.
Sbiancò visibilmente e quando ricominciò a parlare gli uscì un balbettio
«M-m-m- mi è arrivata una notizia che è data per confermata. Questa sera alle 21 circa, quindi poco prima dello scoppio dell’incendio allo stadio, il New York Times, il Daily News e il New York Post hanno ricevuto contemporaneamente, ripeto contemporaneamente una telefonata che avvisava dell’imminente tragedia. Le autorità sono ancora caute ma pare proprio che ci troviamo di fronte ad un attentato. E sperando di essere smentito si tratta di un attentato dalle dimensioni apocalittiche per quanto riguarda il numero di vittime. »

«Ripeto: è confermata la notizia di una telefonata fatta contemporaneamente alle tre principali testate della nostra città. Telefonata che avrebbe previsto l’incendio.»
Il ministro della difesa prese il telecomando e cambiò canale. Stessa scena, stesse parole.
Il Presidente degli Stati Uniti ingoiò un generoso sorso di whisky.
Posò il bicchiere e disse:
«Signori, date l’ordine. Abbiamo il pretesto per invadere la Grecia.»
- - -

Capitolo scritto da Masca Micilina (Silverfish Imperetrix blog)

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Grafica a cura di Giordano Efrodini

mercoledì 15 maggio 2013

Capitolo 14 - Stagione 2 (di Miss Marvel)



21 ottobre
Island Stone - Admiral City
Portorico

Le dita guantate del tenente colonnello Alex Ross tambureggiavano sempre più nervosamente sulla scrivania del suo ufficio. La sua interlocutrice lo osservava di rimando dallo schermo ultrapiatto del computer, ignorando l'irritazione dell'ufficiale START.
Christina Cielo era una bella ma austera donna di mezza età. Aveva i capelli orgogliosamente grigi, perfettamente pettinati, e dei freddi, impenetrabili occhi azzurri. Tutto in lei suggeriva eleganza e autocontrollo.
La verità però era ben diversa.
«Ross, non me ne frega assolutamente nulla se lei reputa inopportuno l'intervento del team di superumani dello START in territorio greco. Quello che le sto dando è un ordine. Se le faccio il favore di discutere la faccenda è solo per motivi di ordine pratico.»
Alex pensò a una caterva di insulti da rivolgere al vicesegretario alla Difesa, ma si trattenne. «Stiamo già ricevendo accuse di aver violato la sovranità territoriale greca e...»
«Non me ne importa un cazzo delle accuse di quei fotticapre! Inoltre lo staff del presidente sta lavorando per rendere sacrosanto l'intervento del nostro team superumano in loco.»
«E come, di grazia?», replicò Ross, spazientito.
«Oh, andiamo... Siamo da tempo in contatto coi partiti ellenici dell'opposizione, specialmente con quelli che Kedives ha dichiarato illegali. Abbiamo tutto ciò che serve per avanzare la necessità di esportare un po' di democrazia.»
«La nostra sarà comunque un'azione grave e senza precedenti.»
«Cazzate. Con gli imbecilli del Ram Dao che stanno combinando casini su casini nell'area mediterranea, noi siamo ragionevolmente certi di poter accusare Kedives e i suoi di supporto attivo al terrorismo internazionale metaumano.»
«Ma non c'è uno straccio di prova a sostegno di questa teoria bizantina.» Ross si morse il labbro subito dopo aver parlato. Sapeva benissimo che i falchi del governo Romney se ne fregavano di certi dettagli.
«La posta in gioco è molto alta», gli spiegò la Cielo. Sospirò e si passò una mano sugli occhi. Lo stress doveva essere parecchio anche per una donna di ferro come lei. «La Hypothetical di Kedives ha sviluppato una tecnologia per creare, clonare o comunque per produrre superumani. Loxias ne è l'esempio più eccelso, ma non è il solo. Nemmeno quello stronzo di Salazar era mai arrivato a tanto. In fondo, pur essendo un antico e astuto figlio di puttana, non aveva a disposizione una fonte di Teleforce antica e naturale come quella che la Hypo ha trovato a Delfi.»
«Vuole forse farmi credere che...»
«Zitto e ascolti. Ora che gli ingranaggi si sono messi in moto possiamo fare soltanto due cose: lasciare a quel bastardo di Kedives e a chi si schiererà con lui l'esclusiva sullo sviluppo di applicazioni a base di Teleforce, oppure intervenire e sottrarre alla Hypo i risultati di anni di esperimenti.»
«Per il bene del paese», interloquì l'ufficiale dello START, non senza ironia.
«Per il bene del paese, del mondo, degli uomini di buona volontà. La veda come vuole. L'importante è che che le ricerche di Spencer Grant e di Kedives non diventino di proprietà di nostri... diretti concorrenti.»
«A tal proposito mi sono giunte segnalazioni di attività dell'Unità S russa in terra ellenica.»
Christina Cielo annuì. «Come vede è proprio l'urgenza a spingerci all'azione.»
«Il mio team è ridotto all'osso.»
«Se quella troietta mestruata non avesse agito di testa sua, coinvolgendo anche il signor Stakanov nella sua assurda ricerca di vendetta, la situazione sarebbe diversa.»
Alex fu ferito da quelle parole. Nonostante tutto continuava a considerarsi un grande amico di Libby. Però la vicesegretario non aveva tutti i torti. «Fortress Europe interverrà?»
«Un loro agente ad Atene, nome in codice Clark, li ha già traditi. A quanto pare questo Super ha delle informazioni importanti in suo possesso. Fortress Europe unirà un paio di suoi elementi al suo team, colonnello. Cercare Clark sarà però il loro focus primario.»
«Qualche suggerimento sulla composizione del nostro gruppo?», le chiese, esausto da quel colloquio.
«Ci sarà senz'altro Uranium, forse l'unico che può tenere testa a Loxias.»
«Sarà come spostare un'arma nucleare in territorio non belligerante.»
«E sia.»
«Vada avanti.»
«Blackjack. Scanner. Teddy Mercury.»
Oh Cristo...
«E infine lei», conclude la Cielo.
«Io? E che potrei fare tra questi fenomeni?»
«Manca un leader. Uranium non lo è, e nemmeno Scanner, non con quel casino che ha in testa dopo l'Evento Mezzanotte. Ross, questa sarà la sua occasione per testare l'esoscheletro Drakkar 1 progettato da Rushmore. Dovrebbe metterla alla pari di un Super di medio livello.»
«Rassicurante.»
«Prepari tutto e non si preoccupi del come arriverete a destinazione. Mercury penserà al viaggio.»
«Non vedo l'ora», mugugnò l'ufficiale, quindi si prese la soddisfazione di scollegare il computer. Come aveva detto quella strega della Cielo c'era molto da fare, e pochissimo tempo per farlo.

- - -

21 ottobre 2013 ore 03:20
Canale di Korinthos  - profondità – 12 mt

Sibir non poteva usare i suoi poteri sotto acqua e si stava facendo trascinare verso la costa da un mini propulsore subacqueo. Il funzionamento elettrico non produceva nessun rumore, lei e gli altri commandos erano solo ombre nel mare nero.
Il sistema di navigazione li avrebbe portati direttamente al punto di inserzione primario, uno sbocco dei condotti di refrigerazione dal quale penetrare direttamente ai laboratori, questo secondo i piani di costruzione del centro di comando della Hypotetical Inc. fornitegli da Clark.
Nessuno aveva verificato le informazioni, non c'era tempo sopratutto dopo che aveva saputo di Libby.
Cosa ci faceva lì quella smorfiosa, questo era un lavoro da soldati.
Davanti agli occhi passò veloce l'immagine di American  Dream.
Si concentrò sul display del sistema inerziale, mancavano pochi metri al target.

- - -

21 ottobre 2013 ore 04:20
Mar Egeo

Bannon decise che fosse giunto il momento di vedere le carte che aveva in mano.
Estrasse dalla tasca un compatto telefono satellitare e compose un numero dalla rubrica.
«Bannon, fatemi parlare con il capo.»
«Attenda» la voce all'altro lato era completamente inespressiva forse solo una nota di tedio poteva far trapelare la sua origine umana.
«Dove cazzo sei?» Kedives aveva urlato così forte da costringere Bannon a scostare l'apparecchio dal viso.
«In mare» la risposta rimase nei normali toni della conversazione
«Hai la ragazza?» la voce del Premier Greco era ancora incrinata da una nota di apprensione
«È qui con me, ma noi dobbiamo parlare.»
Bannon cercò un altra sigaretta
«Parliamo quanto cazzo vuoi, se è un problema di soldi dimmelo subito. Ma adesso vieni subito qui, siamo in un grandissimo casino»
«Tu sei in un casino, non io»
Bannon rimise il telefono in tasca, coprì la sigaretta con le mani per cercare di accenderla contrastando il vento gelido della notte.
Valerie continuava a dormire come se nulla fosse.

- - -



21 ottobre 2013 ore 04:29
Canale di Korinthos  - Punto di Inserzione Primaria

Il sistema inerziale di navigazione aveva portato Sibir e gli altri nel posto indicato dalle mappe. La bocca metallica del canale di scarico dei flussi di raffreddamento alla base della sede della Hypothetical Inc.
Avevano 15 minuti prima che il sistema si resettasse e cambiasse il movimento di flusso. Due spetsnaz si misero al lavoro con la fiamma ossidrica sui bulloni che mantenevano la grata di protezione in posizione.

30 secondi all'inversione del flusso

I bulloni cedettero trascinando la grata nelle profondità. Sibir controllò il cronometro e si infilò nel tubo oscuro come le viscere dell' inferno. Pinneggiò velocemente, le mani guantate trovarono una scaletta di metallo dopo pochi secondi, afferrò il gradino, tolse le pinne ed iniziò a salire.
Il condotto aveva una luce sulla verticale, secondo le informazioni avrebbe dovuto sbucare in una cisterna di servizio.
Sibir aprì la copertura e si sporse con la testa fuori dal bordo metallico.
Una scarica di proiettili si schiantò sulla paratia, facendo volare scintille ovunque.
«Merda!» Sibir ritrasse la testa un attimo prima di essere colpita.
Mise mano alla cintura e staccò due granate a frammentazione, un lancio a parabola per coprire il locale.
Si abbassò e strinse la testa tra le braccia.
Il tubo di metallo vibrò con violenza scosso dall'esplosione, senza aspettare lanciò altri due fumogeni.
Fece forza sul bordo e si proiettò fuori con una capriola.
Fanculo all'effetto sorpresa.
Il locale era ancora invaso dal fumo chimico, tracce di mirini laser attraversavano la nebbia bianca e spessa.
Sibir lanciò brevi scariche di plasma incandescente dove vedeva le luci dei laser.
Cercava di risparmiare le forze, di conservare energia.
Le urla le confermavano di aver fatto centro; nel frattempo gli altri componenti del team erano usciti dal tubo e si erano disposti a coprire il perimetro.
Gli spari silenziati si facevano sempre più radi.
Il primo passo era fatto.
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Capitolo scritto da Miss Marvel

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